All'alba della Cartomanzia - Esoterismo e Misteri

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All'alba della Cartomanzia

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All'alba della Cartomanzia



Durante un lavoro di ricerca su temi esoterici mi sono casualmente imbattuto in alcuni testi che trattano il tema della cartomanzia.
E' un argomento piuttosto ampio e variegato che può essere trattato da molteplici punti di vista, su più livelli e tematiche specifiche.
In questo caso parlerò della cartomanzia da un punto di vista storico e più specificatamente dell'epoca nella quale si è cominciato ad utilizzare le carte da gioco per fare divinazione.
Quello che mi ha convinto a scrivere questa nota è stata la presa di coscienza che vi è molta confusione, generata per lo più dal fatto che gli storici, eseguendo accuratamente le proprie ricerche, come è giusto che sia, non hanno potuto o voluto tenere in debita considerazione il semplice fatto che non tutti gli appassionati hanno la pazienza o l'interesse ad approfondire tale tema tanto da volersi districare tra le mille inevitabili quanto ampollose controversie che si sono andate generando nel corso del tempo.
Per raggiungere tale scopo dovrò mancare di completezza e dovizia di particolari, rimanendo attinente alla superficialità storica, tentando di non intricare frammenti di informazioni di per se già abbastanza disorganici.
Un elemento fondamentale per comprendere ciò che seguirà è costituito da un certo grado di conoscenza rispetto alla nascita ed evoluzione delle carte da gioco.
Non potendo parlarne ora, poiché ci avvieremmo nella direzione diametralmente opposta a quella desiderata, vi rimando a questo articolo
in cui potrete trovare delle informazioni utili.
Ed ora andiamo al sodo!
Il primo indispensabile passaggio è quello di non confondere la divinazione mediante l'uso delle carte con la divinazione cartomantica.
Le carte "profetiche", da "conversazione" o "sentimentali" ed i "libri di sorte" sono, per tutta una serie di ragioni, che potremo affrontare in altro momento, qualcosa di molto diverso dalle carte per uso cartomantico.
Possono apparire affini ma non lo sono!
Non esiste alcun documento che permetta di affermare con certezza che le carte da gioco fossero usate a scopo divinatorio prima del XVIII° sec.!


Non ne fece cenno Agrippa di Nettesheim nella "Filosofia occulta".
Non ne parlò l'alchimista svizzero Paracelso, che nei suoi viaggi annotò numerose informazioni sulle tecniche di divinazione popolare più diffuse in Europa.
Non esiste il minimo riferimento neppure nel "Commentario sui principali generi di divinazione", pubblicato per la prima volta nel 1553, in cui l'umanista Kaspar Peucer polemizzò contro tutte le arti divinatorie conosciute.
Chi ipotizza che la cartomanzia fosse praticata già in epoca quattrocentesca cita solitamente a proprio sostegno un'incisione di Israel Van Meckenem risalente ai primi anni del 1500, ma che si tratta di gioco e non di divinazione.
Quando si dice che l'utilizzo delle carte per uso magico fu pratica diffusa nei secc. XVI° e XVII°, tanto che i tribunali inquisitori intervennero a più riprese per condannarla e che a Venezia nel 1586 l'Inquisizione prese provvedimenti in seguito all'uso di carte di tarocchi in un rituale svolto su un altare, così come a Toledo nel 1615, non si sta affermando che si tratti già di pratiche cartomantiche!
La cartomanzia vera e propria, non viene contemplata dai più importanti trattati sulle arti mantiche del Rinascimento, e ciò e dovuto al fatto che, probabilmente, tale pratica era troppo recente per essere annoverata fra le grandi arti come l'astrologia o la chiromanzia.
Un qualche rapporto indiretto delle carte con la divinazione si rintraccia solo in alcuni libri di sorte dove le carte da gioco servivano esclusivamente come strumento per ottenere punteggi e combinazione di numeri e figure, rimanendo del tutto estranea alle carte qualsiasi valenza cartomantica e simbolica.
Un esempio rappresentativo è costituito da "Le Ingegnose Sorti", un'opera di Marcolino da Forlì, apparsa a Venezia nel 1540.
Come altra testimonianza dell'esistenza della cartomanzia in epoca rinascimentale viene spesso ricordato anche un bel dipinto di Lucas Van Leyden (1494-1533) e conservato al Museo di belle arti di Nantes.
Anche qui, tenendo conto dei personaggi rappresentati, dei costumi e della cultura dell'epoca, nulla autorizza a ritenere che si tratti di una scena di cartomanzia.
Altro accenno alla cartomanzia sembra essere contenuto in un poema epico anonimo, "Spagna istoriata", scritto nel XV° sec. e stampato, con ampi rimaneggiamenti, a Milano nel 1519.
Qui, al canto XX, un verso racconta che Rolando, per scoprire dove si trovavano i nemici di Carlo Magno, "fece un cerchio e gettò le carte".
Di certo si trattava di una pratica divinatoria, ma non è detto che gli oggetti in questione fossero carte da gioco, anziché simboli magici disegnati su carta.
C'è chi ha visto una forma primitiva di cartomanzia in un testo tedesco del 1510, intitolato "Un libro di sorte fatto con le carte".
Vi ritroviamo quarantotto carte a semi tedeschi, ciascuna delle quali è associata da una sentenza oracolare in versi, alcuni incoraggianti, altri molto minacciosi, ma non si tratta di cartomanzia.
Un'altra opera, appartenente alla categoria dei Libri di sorte, è le "Sorti intitolate giardino di pensieri" del forlivese Francesco Marcolino; nonostante la presenza di carte da gioco tra le illustrazioni anche quest'opera non ha nulla a che vedere con la cartomanzia.
È, invece, indiscutibilmente più interessante un racconto del letterato italiano Merlin Cocai, pseudonimo di Teofilo Folengo (1491-1544) intitolato "Chaos del Triperuno" e pubblicato postumo nel 1546, dove si nota un passaggio ambiguo quanto intrigante, in cui si racconta che Triperuno confidò ad un amico di essere stato invitato, il giorno precedente, in una stanza "ove, trovati c' hebbero le carte lusorie de trionphi, quelli a sorte fra di loro si divisero e, volto a me, ciascuno di loro la sorte propria m'espose, pregandomi che sopra quelli un sonetto gli componessi". Triperuno spiegò in versi la sorte a ciascun astante interpretando le carte.

Quanto descritto va, molto probabilmente, considerato come artificio letterario utilizzato dal Folengo ed il passo non può essere interpretato come prova dell'esistenza di quest'arte divinatoria nel Rinascimento, anche se ciò dimostra che l'autore doveva aver preso spunto da qualcosa che in quel tempo era, probabilmente, già presente in forma progettuale. Che si sia trattato o meno di artificio letterario, tale documento risulta il primo conosciuto simile in tutto e per tutto alla moderna cartomanzia.


Dalla Spagna del 1538 ci giunge un altro testo, redatto da tale Pedro Ciruelo in cui, accanto ai dadi e ai fogli scritti, compare la lettura delle carte eseguita con le naipes, cioè con le carte numerali e di corte, quali strumento per divinare.
Tale indizio conferma che alcune prime avanguardie rudimentali di cartomanzia si fossero sviluppate Italia ed in Spagna già nei primi anni del cinquecento, ma non vi sono elementi concreti per affermare che si trattasse già di cartomanzia vera e propria.
Tra i precursori va citato certamente Johann Hoffrnann, autore di un mazzo stampato a Norimberga  intorno al 1659 e composto da cinquantadue carte. Ogni carta mostra una mano con linee, numeri, simboli planetari e segni zodiacali corredata da una breve didascalia. Tale mazzo, tuttavia, sembra più utile allo studio della chiromanzia, in quanto il metodo divinatorio, basato sui rimandi da una figura a una didascalia, dimostra che ci troviamo di fronte a una creazione ibrida: in sostanza: la transizione da un Libro di sorte ad un mazzo di carte.
Si avvicina di più alla divinazione cartomantica un mazzo di cinquantadue carte realizzato in Inghilterra nel 1690 da Dorman Newman.


Agli albori della cartomanzia troviamo anche le cosiddette "carte da conversazione" o "sentimentali". Il modello più antico sembra essere quello di William Robinson, risalente alla seconda metà del 1700, ma se ne conoscono svariati altri esemplari coevi.
In sostanza tutto questo periodo è stato teatro di ripetuti tentativi di lettura delle carte ad opera di singoli che non sono comunque riusciti a catturare un grande interesse del pubblico, anche a causa delle molte restrizioni di natura religiosa.
Fu soltanto a partire dal XVIII° sec. che la pratica cartomantica si diffuse ampiamente, in Francia, tra alcuni esoteristi appartenenti alle fratellanze occultistiche, ed il primo a comprendere le straordinarie potenzialità comunicative del linguaggio espresso attraverso i simboli dei Tarocchi fu Antoine Court de Gebelin.
Fu poi un altro esoterista, Jean-Baptiste Alliette (1724-1792), meglio noto come Etteilla, a formalizzare le regole per tale pratica; anche se i suoi primi manuali descrivevano l'uso delle 32 carte del "gioco del picchetto", praticato con un normale mazzo a insegne francesi.




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Articolo di: Claudio Dionisi

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Last Update: 03/05/2017
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