DIO, il Panteismo e l'evoluzione - Esoterismo e Misteri

<br />        
Vai ai contenuti

Menu principale:

DIO, il Panteismo e l'evoluzione

Archivio > Esoterismo e Spiritualita'

DIO, il Panteismo e l'evoluzione

Qualunque tentativo dell'uomo di  descrivere Dio infinito presenta delle contraddizioni.
Per i credenti queste contraddizioni sono indice della limitatezza dell'intelletto umano, per gli atei della non esistenza di Dio.
Qualunque definizione di Dio comprende, infatti, molteplici infiniti: onnipotenza, onniscienza o esistenza eterna, ecc.
Ma se un essere è "infinito in ogni direzione" le estensioni infinite a un certo punto si intersecano tra loro e iniziano a contraddirsi.

Una classica e puerile domanda in tal senso è: "Dio sarebbe capace di creare una pietra così grossa che neppure Lui riuscirebbe a sollevarla?"
, ed ecco con un semplice indovinello può mostrare come la confusione nel concetto di onnipotenza, la stessa confusione che si riscontra anche in tutte le altre infinità di Dio.

Com'è possibile essere infinitamente giusti e misericordiosi al tempo stesso?

Se nella definizione Dio è meno di infinito, anche solo in alcune dimensioni, diventa un Dio che pochi sono disposti a onorare perché gli esseri umani, pur nella limitatezza delle loro menti, riescono a immaginare solo un Dio più grande, infinito in tutte le direzioni.
Queste e altre domande tolgono il sonno, a teologi, filosofi, e uomini interessati alla conoscenza da sempre; a queste domande non esiste e forse non esisterà mai una risposta certa ed inconfutabile.

Ma anche una descrizione dell'universo che non preveda Dio è piena di contraddizioni.

Come inizia l'esistenza del Cosmo se non c'è inizio?

Se l'universo è deterministico, che cosa ne determina il movimento iniziale?
La logica sembrerebbe dunque portare alla paradossale conclusione che sia l'esistenza di Dio, sia la sua assenza, sono impossibili. O almeno impossibili da comprendere per le nostre menti limitate.
Il problema sembrerebbe essere dunque troppo elevato per la comprensione umana, seppure una soluzione sarebbe possibile se fossimo dotati di un intelletto superiore.

Questa constatazione porta ad una terza posizione tra ateismo e credenza: l'agnosticismo.
In termini generici il termine agnosticismo (dal greco a-gnothein =. non sapere) indica un atteggiamento con cui si sospende il giudizio rispetto ad un problema, poiché non se ne può avere sufficiente conoscenza. In senso stretto è l'astensione sul problema della realtà del divino.
L'agnostico afferma cioè di non sapere la risposta, oppure afferma che non è umanamente conoscibile una risposta e che per questo non può esprimersi in modo certo sul problema esposto. Nello specifico questa posizione è assunta da molti rispetto al problema della conoscenza di Dio.

Gli agnostici non sono necessariamente indifferenti al problema della fede e all'attività spirituale o religiosa. Molti di coloro che stanno attivamente cercando una fede o sono in dubbio, hanno sostanzialmente una posizione agnostica, paragonabile al dubbio metodologico nella filosofia.

Il punto di vista dell'agnostico è dunque ben diverso da quello dell'ateo.
L'ateo spiega  le contraddizioni affermando che l'ignoranza e le nostre incapacità sono superabili attraverso la scienza, e condanna la religione delle divinità per promuovere l'assenza di Dio come prospettiva superiore, moderna e scientifica. Gli atei vedono la scienza come tecnica, in una forma di tecnicismo che declassa la scienza eliminando l'elemento di conoscenza profonda della Verità, si privilegia la "doxa" rispetto all'"episteme", negando ogni valenza della scienza per quest'ultimo e svuotando il cosmo di ogni significato.

Oltre a queste si è diffusa anche tra molti scienziati un'altra corrente di pensiero, deriva da antiche dottrine  teologiche che ha trovato oggi conferme nelle scoperte scientifiche: il neo-panteismo.
La traduzione letterale del termine pan-teismo è "Tutto, Dio" (dal greco pan= tutto e theòs=dio).
Nel panteismo creazione e Dio sono un tutt'uno.

Per i panteisti a Dio è "immanente" nell'universo, anziché affermare che Dio "trascende" l'universo.

Nella concezione tradizionale (nel senso di più diffusa nelle grandi religioni monoteistiche), Dio "trascende" l'universo che è quindi una creazione emanata da Dio. Il rapporto tra l'universo e Dio è lo stesso che esiste tra un dipinto ed il suo autore, dove l'autore, in quanto tale, trascende il capolavoro. Dio  sarebbe dunque "altro" rispetto al creato. Al massimo creatore e creazione possono intrecciarsi in un dualismo come quello esistente tra corpo e anima.  

Invece nel neo-panteismo, Dio non è altro rispetto al Cosmo: l'Essere Supremo è l'Uno.
Poiché l’universo è Dio, in ognuno di noi c’è Dio e ciascuno di noi è Dio. Dio è ovunque guardiamo.

Una delle critiche più diffuse che portano al rifiuto di molti per questa concezione del Divino deriva dalla constatazione logica che se Dio è tutto, Dio è anche il Male.
Alcune antiche religioni orientali accolgono questa visione di una divinità a due facce con diversi epsedienti logici di cui il più famoso è quello del concetto di yin e yang. E se i confini di Dio si estendessero ovunque (infinito in tutte le direzioni) per includere ogni cosa dell’universo, non ci sarebbe nulla d’intelligente da aggiungere perché ogni parola, alla fine, avrebbe sempre lo stesso significato: Dio. Senza alcuna distinzione tra Dio e assenza di Dio (perché non c’è nulla che non sia Dio), l’idea di Dio associata all’idea di mondo diventa una tautologia: è come dire che Tutto = tutto.
Il panteismo ha le sue radici nell'antichità ma fu gradualmente abbandonato nel passato. La continua scoperta di differenze e diversità nel creato e la concezione finita del'universo davano ai dotti una visione del mondo troppo limitata e diversificata per potere contenere il concetto di Dio.
Quando però la scienza cominciò però a entrare all'interno del mondo della materia, si scoprì che tutto non è come appare.
Smontando i solidi, questi si rivelarono fatti essenzialmente di spazio e di minuscole parti ruotanti (gli atomi). Smontando le minuscole parti ruotanti, si scoprì che per la maggior parte la materia era costituita da vuoto, con pochi frammenti ancora più piccoli sparsi qua e là (elettroni, protoni, quark).
Questi pochi frammenti, a loro volta, coincidevano anch'essi sostanzialmente con il nulla, e così via.

Gran parte dell'universo era costituita dal nulla.
Tutto ciò che era qualcosa, sembrava avere una natura informativa, ovvero: le cose rivelavano di essere tutto fuorché ciò che noi chiamiamo materia. Gli elementi costitutivi sono in costante trasformazione in qualcos'altro. Nulla è statico e tutto è energia e moto.

La fisica quantistica ha mostrato che il cuore dell'universo fisico gode di proprietà che attribuiremmo ai fantasmi: capaci di essere contemporaneamente in due luoghi oppure di non essere da alcuna parte.

Una cosa può essere definita solo in relazione ad altre cose. Quanto più gli scienziati guardano all'universo, tanto più sembra che questo non abbia un corpo, ma solo un'anima. La scoperta della natura "immateriale" del mondo ha reso più facile per l'uomo moderno la comprensione del: Tutto è Uno.

"Tutto è Uno" potrebbe però non voler dire che  "Tutto è Dio".

E' qui che entra in gioco la teoria dell'evoluzione.
Proprio la teoria più celebrata dagli atei per aver spodestato Dio e l'uomo dal loro trono, diviene essenziale per dimostrare che l'Uno è Dio, o quantomeno una particolare concezione di Dio come motore, come processo che regola l'universo (dunque se stesso).
Normalmente l'evoluzione è considerata l'antidoto alla religione in un trend che, iniziando da Copernico, che spostò la Terra dalla sua posizione al centro del sistema solare, passando per Hubble e altri che hanno trasferito il sistema solare ai margini della galassia e poi la galassia fuori dal centro dell'universo, per arrivare ai recenti teorici che hanno spostato la nostra dimora da un universo al multiverso di universi multipli. Ognuna di queste riduzioni della centralità dell'Uomo  è stata vista dagli atei come  la dimostrazione di quanto comune, illogica e naturale sia la nostra storia, riducendo il ruolo e la necessità di Dio.

L'evoluzione degli animali e dell'universo può essere vista però in modo differente rispetto a quello degli atei.
Nella lunghissima prospettiva di miliardi di anni e con il lento dispiegarsi della complessità dai primi femtosecondi di vita dell'universo fino ad arrivare a oggi, l'universo appare come una mente che assembla se stessa.

L'energia indifferenziata del Big Bang viene raffreddata dallo spazio in espansione dell'universo, si fonde in entità misurabili e, nel tempo, le particelle si condensano in atomi. A ogni scatto delle lancette dell'orologio, aumenta la complessità degli organismi e la velocità con cui complessità e cambiamento si aggiungono a tutto il sistema. Nel suo sviluppo, l'evoluzione continua ad accumulare nuove strategie di adattamento e di apprendimento fino a quando con l'evoluzione la mente degli animali raggiunge uno stadio di auto-consapevolezza: l'UOMO.
Questa consapevolezza genera l'idea di nuove menti e, insieme, di un universo di menti, valicando tutti i limiti materiali per avvicinarsi senza mai raggiungerla alla mente di Dio.

La concezione neo-panteista sembra dunque trovare conferme nella scienza moderna.
Questa concezione è nota come "teologia del processo". Essa in termini semplificati, descrive Dio come un processo: Dio è un'entità che spinge verso  la mutazione e l'evoluzione.

Un Dio dinamico e non statico.
Un Dio forza universale che guida  l'evoluzione del Cosmo che è dunque permeato di natura divina, un Dio che essendo perfetto è principio, natura, motore e fine che guida il creato verso perfezione.


 
Last Update: 03/05/2017
Powered by Esoterismo e Misteri.com  -  Copyright © 2010-2015 All Rights Reserved
Copyright 2016. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu