I Fantasmi del Mondo Antico - Esoterismo e Misteri

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I Fantasmi del Mondo Antico

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I Fantasmi nel Mondo Antico
 

"Anche se l'interezza di questa vita non fosse altro che sogno e il mondo fisico un fantasma,
io definirei questo sogno e questo fantasma abbastanza veri se,
usando bene la ragione, non ne fossimo mai ingannati.“
Gottfried Wilhelm von Leibniz

La credenza negli spiriti è diffusa in ogni epoca.
 
Ogni cultura, più o meno antica, più o meno evoluta, ha identificato due principali tipi di spiriti: quelli dei defunti e quelli non umani, ideando e praticando rituali con lo scopo di liberare le anime dalla pesantezza della materialità e di difendersi da entità di altro genere.


Nessun uomo del mondo antico aveva dubbi sul fatto che l'anima sopravvivesse alla morte del corpo fisico.
Qualunque fossero le sue opinioni personali egli cresceva con la consapevolezza culturale e la predisposizione a credere che i morti vivessero sotto un'altra forma e che conservassero, malgrado la transizione, alcune necessità di tipo materiale o bisogno di qualche forma di sostentamento, in un percorso ultraterreno, che era configurato in funzione di diversi fattori: il tipo di vita che avevano condotto sulla terra, in che modo le loro spoglie erano state restituite alla Terra o come venivano ricordati dai viventi.
I dettagli sull'aldilà variavano da cultura a cultura, ma si rintracciano alcune costanti secondo le quali la separazione tra il regno dei morti e quello dei vivi era governato da leggi immutabili e le anime dei defunti non avrebbero potuto fare ritorno se non per licenza degli Dei, a causa di qualche particolare ragione.
I motivi che ricorrevano con più frequenza derivavano da riti funebri impropri o non celebrati, la mancata sepoltura, la morte per annegamento o per omicidio ove il corpo non era stato recuperato, e quindi, non correttamente sepolto, la soluzione a qualche opera incompiuta o il fornire un resoconto veritiero degli eventi che circondavano la morte.
L'apparizione di questi fantasmi, anche quelli dei propri cari, non veniva generalmente considerato come una cosa positiva: i morti avrebbero dovuto rimanere nel loro mondo e non avrebbero dovuto esservi ragioni per cui sentissero la necessità di attraversare nuovamente il confine stabilito. Il verificarsi di tali eventi rappresentava un segno certo che qualcosa di terribilmente sbagliato era stato commesso e coloro i quali avevano sperimentato l'incontro erano tenuti a risolvere il problema in modo che il fantasma potesse tornare definitivamente nella sua terra.
La testimonianza di quanto questo semplice concetto fosse diffuso e condiviso emerge dal fatto che si possono trovate storie di fantasmi, con temi incredibilmente simili fin dalle antiche culture della Mesopotamia, Egitto, Grecia, Roma, Cina e India, nonché nelle regioni della Mesoamerica e nelle terre dei domini celtici in Irlanda e Scozia.

 
Fantasmi in Mesopotamia
 

Nella cultura mesopotamica, la morte era considerato l'atto finale della vita da cui non c'era possibilità di ritorno. La terra dei morti aveva molti nomi, anche se il più diffuso era "Irkalla", il Regno conosciuto come la "terra del non ritorno", dove le anime dimoravano circondate da un buio tetro, alimentato da sporcizia e pozze di fango. Esistevano anche delle visioni alternative come quella espresse nella XII tavola dell' Epopea di Gilgamesh dove Enkidu scende agli inferi.
La morte costitutiva l'inevitabile conclusione per tutti i viventi, a prescindere da quanto grande o povera fosse stata la vita vissuta ed era governata dall'oscura regina Ereshkigal.
A nessun'anima e per nessuna ragione era consentito lasciare Irkalla. Anche una Dea, come si nota nel poema "La discesa di Inanna" negli inferi, in cui la regina del cielo e sorella di Ereshkigal, Inanna, dopo essere scesa agli inferi, ha bisogno di trovare un sostituto che prenda il suo posto per poter tornare al mondo dei vivi. Una specie di licenza speciale, tuttavia, veniva concessa alle anime che necessitavano di completare qualche precisa missione.
I sacerdoti Mesopotamici usavano impiegare rituali magici per placare i fantasmi che perseguitavano un vivo ma, come condizione fondamentale, sulla base della quale si poteva iniziare la cerimonia, vi era la spontanea e totale confessione di tutti i peccati che avrebbero potuto essere causa del ritorno dagli inferi dell'anima infestante.
A Sumer, Babilonia, Assiria e negli altri stati della Mesopotamia la malattia era considerata come una manifestazione esteriore di qualche colpa che veniva punita dagli Dèi.
Si credeva che dopo la morte di un soggetto si generasse un'entità spirituale, nota come Gidim, che ne assumeva la memoria e la personalità. Il Gidim scendeva agli inferi e si collocava nella posizione ad egli riservata, aspettandosi comunque di ricevere offerte di cibo, bevande e preghiere dai parenti ancora in vita per alleviare la sofferenza.
Era il Gidim che sarebbe tornato a tormentare i vivi se non avesse ricevuto la giusta attenzione, qualora non fossero stati pagati la sepoltura ed i riti funebri o se ci fosse stato qualche atto violento alla base della morte della persona. Da alcune iscrizioni si apprende che, tuttavia, a volte il Gidim riusciva ad allontanarsi da Irkalla per far visita e molestare i vivi anche senza una precisa ragione. Sono stati ritrovati documenti riportanti annotazioni, moniti o consigli da cui si evince come la maggior parte dei fantasmi della Mesopotamia erano considerati ospiti indesiderati, che venivano rimandati nel loro regno attraverso l'uso di incantesimi, amuleti, preghiere o esorcismi.


Fantasmi egiziani

Anche nell'antico Egitto la manifestazione di un fantasma era considerato un fatto molto grave. I vivi che ne venivano importunati avrebbero dovuto perorare la causa verso lo spirito stesso nella speranza di un esito favorevole. Si credeva, infatti, che dopo la morte l'anima si recasse nella sala della verità per sottoporsi al giudizio di Osiride e dei 42 giudici. Il peso del cuore (animico) veniva confrontato con quello della piuma bianca della verità: se risultava più leggero l'anima aveva accesso alla vita ultraterrena, mentre se più pesante, sarebbe stato gettato a terra dove un mostro l'avrebbe divorato estinguendo l'anima. L'aldilà veniva immaginato come un campo di canne, che era più o meno l'immagine speculare della vita sulla terra egiziana. Ognuno avrebbe trovato una casa, il suo albero preferito, il cane e tutto ciò di cui aveva bisogno per cui, in linea di massima, non esisteva alcuna ragione per l'anima di voler tornare sulla terra.
La religione egiziana arcaica considerava l'anima come un'unica entità, nota con i nomi di Akh o Khu o Sahu, quale aspetto immortale di un individuo. In tempi successivi tale visione si modificò in favore di un ente composto da cinque diverse componenti. Due di esse, il Ba e il Ka, che possiamo considerare come spirito e personalità, erano destinate a riunirsi dopo la morte sotto forma di Akh, ed era proprio questa l'essenza che poteva far ritorno. Se i riti della sepoltura non erano stati compiuti correttamente o la persona aveva commesso reati imperdonabili, l'Akh riceveva una dispensa dagli Dèi e poteva far ritorno sulla terra per ristabilire il giusto equilibrio. C'era una differenza significativa nella concezione egizia di uno "spirito" che risiedeva pacificamente nell'aldilà e un "fantasma" che faceva ritorno: mentre il primo poteva essere considerato di grande utilità per vegliare sui vivi il secondo andava respinto con ogni mezzo.

 
Fantasmi nell'antica Roma

La religione etrusca, maestra e guida di quella romana, aveva popolato di ombre molte aree della vita soprannaturale. I Lemuri (dal latino "lemures", cioè "spiriti della notte") erano gli esseri immateriali dei morti della religione romana, considerati alla pari dei vampiri, ossia anime che non trovano riposo a causa della loro fine violenta. Secondo il mito facevano ritorno sulla terra a tormentare i vivi, perseguitandoli fino a condurli alla pazzia. Si credeva che queste spettrali figure, non ben identificate né definibili a causa della loro condizione di fatale eterna transitorietà, vagassero senza sosta, in una sorta di limbo. Il senso di orrore che le circondava venne poi a delineare la connotazione della stessa Dèa Ecate, una divinità in grado di viaggiare liberamente tra il mondo degli uomini, quello degli dei ed il regno dei Morti, e che svolgeva la funzione di accompagnare le anime nell'oltretomba. Per tenere lontani gli spiriti erano state istituite delle feste chiamate Lemuria. La tradizione voleva che a stabilire queste festività fosse stato lo stesso Romolo per placare lo spirito del fratello Remo, da lui ucciso. Le Lemuria ricorrevano il 9, 11 e 13 di maggio: è probabile che siano le più antiche feste dei morti celebrate a Roma, durante le quali i templi venivano chiusi ed era proibito sposarsi. Risulta che vi fossero molte abitazioni infestate e, per quanto i proprietari cercassero di tenere basso il prezzo, avevano difficoltà a trovare compratori o inquilini perché si credeva che vi fossero avvenuti dei delitti e che, in certi momenti della notte si manifestassero i fantasmi.
Esiste una mole vastissima di fatti, sia per quanto riguarda la tradizione letteraria che la memorialistica e, in genere, la produzione di tipo saggistico. Famosissima è la storia del fantasma che apparve a Marco Bruto mentre questi si accingeva a trasportare, insieme a Cassio, l’esercito in Europa dall’Asia Minore, per affrontare Antonio e Ottaviano nello scontro decisivo.[1] Esistono tutta una serie di fonti letterarie che denotano una diffusa credenza popolare nelle apparizioni dei fantasmi ma che non aggiungono nulla in termini di testimonianze dirette e attendibili.[2] C'è un episodio narrato da Plinio il Giovane, che sembra, al contrario, travalicare l’interesse folcloristico e letterario ed avere le apparenze di una pagina di vita vissuta, di un’esperienza reale.

 
Fantasmi nell'antica Grecia
 
La morte per gli antichi Greci non coincideva con l’istante in cui cessano le funzioni vitali, ma si configurava, piuttosto, come un difficile e delicato processo verso una nuova forma di esistenza. Il passaggio dalla condizione di vivente a quella di defunto veniva, quindi, elaborato dai familiari attraverso i riti funebri, una serie di pratiche ben codificate, ritenute indispensabili affinché il defunto potesse raggiungere la sua nuova e definitiva dimora. In mancanza di essi di essi, il morto non sarebbe stato veramente tale ed avrebbe vagato senza pace, respinto da un mondo e dall’altro. Dare sepoltura ad un cadavere significava dunque rispondere al desiderio del defunto di distaccarsi dal mondo dei vivi, un bisogno la cui soddisfazione non poteva essere elusa, pena l’abbattersi della collera degli dèi o del morto stesso che, sotto forma di fantasma, sarebbe tornato a tormentare la comunità dei viventi.
Nella mitologia, Caronte o Kharon (dal greco Χάρων, "ferocia illuminata") era il traghettatore dell'Ade: sulla sua barca trasportava le anime attraverso l'Acheronte, il fiume che divide il mondo dei vivi da quello dei morti. Figlio di Erebo, come personificazione della notte nel mondo infernale e della sorella Notte, quale rappresentazione della notte terrestre, il nocchiero accoglieva solo le anime che avevano un tributo da rendergli: da qui l'usanza di lasciare, nel ricomporre il corpo del defunto, un obolo sotto la lingua o due monete appoggiate sugli occhi. Le anime che non erano in grado pagare il tributo venivano abbandonate il un Limbo eterno, una via di mezzo tra la vita e la non-vita.
Non esiste un'unica versione sulla struttura dell'Ade, ma cambia in base all'autore e all'epoca storica in cui viene descritta. A partire da Omero, i vari poeti hanno inserito altri particolari, anche in contraddizione tra loro: nell'Odissea tutti i morti subiscono la stessa sorte, mentre nell'Eneide c'è la distinzione tra Tartaro (il nostro Inferno) ed Elisio (il nostro Paradiso). Per questa ragione ci limitiamo semplicemente a dire che l'anima sarebbe stata sottoposta a giudizio. Se la persona fosse stata reputata malvagia sarebbe finita tra le tenebre del tartaro fino a completare l'espiazione dei peccati, poiché nessuna anima era condannata all'eterna dannazione.
Le anime del tartaro, alla pari di quelle penitenti nelle culture della Mesopotamia e dell'Egitto, non potevano far ritorno tra i vivi per qualsiasi ragione, ma lo facevano per i motivi di cui ho già fatto menzione e il cui paradigma di base è stato adottato dalla cultura romana che ha tenuto in seria considerazione la credenza greca nei fantasmi.

Fantasmi in Cina, India, Giappone e sud est asiatico
 

Raramente l’Asia viene associata ad una terra popolata di fantasmi.
La narrazione popolare dell'Estremo Oriente e dell’Asia meridionale, ha fatto tuttavia nascere delle storie e miti che da millenni popolano i ragionamenti più profondi dell’universo induista, buddhista, scintoista o del pensiero taoista e confuciano ma che, in considerazione della distanza culturale con l'occidente, differiscono notevolmente.
Nello Xi You Ji (Viaggio in Occidente), uno dei grandi classici della letteratura cinese, scritto nel XVI sec. durante la dinastia Ming e attribuito a Wu Cheng'en, i monaci, nel loro cammino verso Ovest alla ricerca delle scritture buddhiste, si imbattono costantemente in mostri e fantasmi che li cercano per ricevere un aiuto o, più spesso, per cibarsi del capo della spedizione.
Analogamente alla Cina, anche tutto il Subcontinente indiano si popola di leggende di spiriti anche se, nella maggior parte dei casi, si tratta di vampiri.
L'aldilà cinese era visto come un viaggio in cui l'anima doveva attraversare un ponte sull'abisso che rappresentava il giudizio stesso. Se l'anima era degna poteva guardare indietro un'ultima volta ad osservare la terra dei viventi e poi bere una tazza di un infuso chiamato "zuppa di mengpo" che le faceva dimenticare la sua vita vissuta.
La cultura cinese diverge a questo punto su cosa succede all'anima; secondo alcune opere va in cielo, mentre secondo altre si reincarna.
Se l'anima era indegna sarebbe caduta nell'attraversare il ponte verso l'aldilà e scivolata giù nell'inferno dove sarebbe rimasta per sempre. In entrambi i casi, essa non poteva tornare tra i vivi. Ciò che tornava in sogno o appariva ai viventi, anche se con le sembianze di un defunto sarebbe stato unicamente una sorta di forza del male o demone.
Ne è esplicativo un racconto tratto dal libro dello scrittore Pu Songling risalente al 1680, ma la storia è ispirata a leggende assai più antiche. Si racconta della visita di Ning in un tempio dove gli apparve il fantasma di una fanciulla di nome Nie. Lei cercò di sedurlo ma lui non cedette grazie alla sua fede. Altri due viaggiatori meno virtuosi che soggiornavano nel tempio furono trovati morti la mattina successiva con dei fori nei piedi dai quale era fuoriuscito tutto il sangue.
Nie, mostrando di rispettare la virtù di Ning, gli rivelò di essere morta nel tempio quando aveva solo 18 anni e di essere sottoposta al controllo di un demone che abitava la terra dove fu sepolta. Lui le comandava di sedurre i viaggiatori al fine di drenare il sangue per fornirglielo come cibo. A quel punto Ning decise di scavare nel luogo ove era stata sepolta Nie fino a ritrovarne i resti e portarli in un altro luogo per seppellirli nuovamente. Riversò poi una libagione sulla tomba come segno di rispetto e onore. Dopo aver effettuato i dovuti riti funerari, mentre si avviava ad allontanarsi dalla tomba, sentì le grida della ragazza e scoprì che è stata restituita alla vita grazie alla sua condotta virtuosa ed i suoi sforzi per l'onorevole sepoltura
Molte storie cinesi sui fantasmi hanno spesso una morale sulla falsariga di questa storia, a sottolineare l'opportunità di comportamenti giusti e caritatevoli verso gli altri.
Nella cultura cinese, lo spirito di una persona morta per annegamento, in solitudine, in battaglia o assassinata appariva con un alone corporeo, ma poteva essere visto solo di notte per mezzo della luce di una torcia. Tale credenza sui fantasmi fu fortemente influenzata dalle loro pratiche nel culto degli antenati e la convinzione che i defunti continuino ad esercitare una forte influenza sulla vita dei viventi. Come nelle altre culture di cui ho già accennato, anche gli spiriti cinesi potrebbero portare aiuti e benefici ai propri cari ancora in vita a condizione che vi sia stata una giusta e onorevole sepoltura e che i riti funebri siano stati svolti nei dovuti modi.
Nell'India antica e moderna i fantasmi erano conosciuti come Bhoots e apparivano come esseri umani, ma con i piedi rivolti all'indietro, a far supporre che potessero cambiare aspetto senza avvertimento. Il messaggio simboleggiava che qualcosa era andato storto, che lo spirito si trovava in una condizione innaturale. Si tratterebbe di anime convinte di essere morte prima dello scadere naturale del proprio tempo che facevano ritorno nella speranza di appropriarsi di un nuovo corpo o di rianimare il proprio cadavere. Ciò costituiva una grande preoccupazione tanto che, come sostengono alcuni studiosi, era uno degli elementi che indusse alla pratica di cremazione dei morti. Un corpo bruciato non poteva essere rianimato e la fumigazione di alcune spezie, unitamente all'uso di amuleti e preghiere, proteggeva i vivi dallo spirito errante. Ci sono antiche storie che coinvolgono intere regioni infestate, oltre a case e città, dove i fantasmi sono stati presenti per molti secoli.
Un "bhoot" particolarmente pericoloso e temuto era il "churail", lo spirito di una donna morta di parto. Tentava di colpire le donne al fine possederne il corpo e sottrarre loro i figli e gli uomini per sedurli prima e ucciderli poi: se fosse riuscito nel suo intento il churail avrebbe potuto rientrare nel flusso della reincarnazione. La struttura dell'aldilà indiano ad eccezione del fatto che contempla il concetto di trasmigrazione delle anime, non differisce poi molto da quello cinese.
Ci sono molti siti che furono abbandonati in quanto infestati da fantasmi. Il più famoso è Bangarh Fort in Rajasthan, una città costruita sotto l'impero di Mughal nel 1573 d.C., che conobbe la prosperità finché venne dapprima maledetta e a poco a poco abbandonata.
Ancora più a Oriente, in Giappone, sono presenti altri fantasmi. Come nel resto del continente, ce ne sono di ogni tipo, ma forse i più singolari sono gli "ikiryō" ed hanno una caratteristica peculiare: sono ancora vivi.
Secondo la tradizione giapponese, tutti gli esseri umani hanno un "reikon", che rappresenta in un solo termine anima e spirito. Dopo la morte, il reikon abbandona il corpo e resta in attesa del funerale e dei riti successivi, prima di potersi riunire ai propri antenati nell'aldilà. Se le cerimonie vengono svolte nel modo appropriato, lo spirito del defunto diventa un protettore della famiglia, a cui può tornare a far visita. Tuttavia, nel caso di morti improvvise e violente, o se i riti funebri non sono stati effettuati, o ancora se lo spirito è trattenuto al mondo dei vivi da forti emozioni, il reikon può trasformarsi in "yūrei" ed entrare in contatto con il mondo fisico. Non tutti gli spiriti che si trovano in queste condizioni però riescono a trasformarsi in yūrei, perché agire sul mondo fisico dal mondo spirituale richiede una grande forza mentale ed emotiva. Lo yūrei può infestare un oggetto, un luogo o una persona, e può essere scacciato solo dopo aver celebrato i riti funebri o risolto il conflitto emotivo che lo tiene legato al mondo dei vivi; allo scopo vengono anche celebrati degli specifici riti di esorcismo.
A proposito di altre leggende della stessa area geografica val la pena menzionarne alcune.
Lo Kuchisake-onna è il nome di un altro dei fantasmi giapponesi. Si manifesta con sembianze di donne bellissime ed il volto sempre coperto da una maschera, simile a quella che molte donne asiatiche indossano per proteggersi dal freddo. Si narra che questi spettri abbiano l'abitudine di avvicinarsi agli uomini per chiedere loro di confermarne la bellezza. Se la "vittima" risponde in senso positivo, svelano la propria identità e mostrano un sorriso insanguinato, in caso contrario il fantasma sfregia il volto del malcapitato con un coltello. L'origine di questa leggenda è rintracciabile nel medioevo giapponese, all'epoca dei Samurai, quando, si narra che un guerriero tradito taglio il volto della sua amante.
I toyols sono i fantasmi della Malesia e dell'Indonesia: piccoli folletti dalla pelle verde caratterizzati da brillanti occhi rossi. Si sarebbero generati da feti morti o bambini nati morti e successivamente rianimati facendo ricorso alla magia nera. I loro padroni maghi li ospitano in appositi vasetti, nutrendoli con gocce del loro sangue.
Gli skondhojatas sono alcuni dei fantasmi dell'India. Si riconoscono perché mancano della testa, e si narra siano le reincarnazioni degli uomini che hanno perso la vita in incidenti ferroviari e frequentino soprattutto le stazioni.
Lo Jiang Shi (letteralmente, cadavere rigido) è un'altro fantasma cinese, una creatura orribile che ricorda sia un vampiro che uno spettro, ma che in realtà incarna lo spirito di persone morte in maniera violenta o che si sono suicidate. La sua pelle è di colore verde, indossa spesso gli abiti tradizionali del periodo Qing , e si nutre succhiando "l'essenza vitale" degli esseri viventi.

Fantasmi in Mesoamerica
 

Le credenze Maya rispetto ai fantasmi non differiscono troppo da quanto osservato fino ad ora. Era un fenomeno reale che destava preoccupazione e dal quale ci si proteggeva mediante l'ausilio di ciondoli, amuleti o l'intercessione di uno sciamano.
L'idea Maya dell'aldilà era simile alla visione Mesopotamica, secondo cui era un luogo oscuro e terribile. Ma il mondo sotterraneo dei Maya, conosciuto come Xibalba o Metnal era più articolato e vedeva numerosi Signori di Morti che tentavano di ingannare l'anima del defunto, mentre percorreva la via verso il paradiso. Una volta discesa negli inferi l'anima non poteva fare ritorno ed i fantasmi, come anche altre creature, non avrebbero dovuto riapparire. L'anima, libera dal peso del corpo, si sarebbe avviata attraverso una grande distesa d'acqua e, condotta da uno spirito guida dalle sembianze di cane, avrebbe dovuto evitare le trappole dei signori di Xibalba, fino ad arrivare all'albero della vita su cui si sarebbe arrampicata per raggiungere il paradiso.
Anche per gli Aztechi l'aldilà era un luogo cupo senza ritorno e le manifestazione di spiriti, alla pari dei Maya, erano considerate innaturali e preoccupanti, ad esclusione delle apparizioni in sogno ove si rendevano riconoscibili come amici e familiari. E' interessante notare come tra i fantasmi Aztechi più famosi e temuti ne figuri uno dalle caratteristiche molto simili alla "churail" dell'India. Si tratta dello spirito Aztec, conosciuto come Civatateos ed è il fantasma di una donna che morì di parto. In tutta la cultura mesoamericana la celebrazione dei morti e dei riti funebri era estremamente sentita ed osservava rituali ben precisi.

 
Fantasmi celtici
 
Tra i popoli pagani delle regioni nord-europee era convinzione diffusa che la vita avesse una sua ciclicità che coinvolgesse tutto, finanche il tempo. Samhain rappresentava la fine di un ciclo e l'inizio del successivo ed era particolarmente importante in quanto, in quel momento, il velo tra il regno dei vivi e quello dei morti si presentava pericolosamente sottile, così da consentire ai morti di fare ritorno. Il periodo in questione inizia al tramonto del 31 ottobre e finisce il 2 novembre.
Samhain non era il Dio celtico dei morti, come da qualche parte si legge, ma significa semplicemente "fine estate" in lingua celtica. Durante i rituali del periodo si usava macellare dei bovini e bruciare le ossa in dei falò rituali
Il lato più oscuro della ricorrenza di Samhain, consisteva nel fatto che i morti erano inquieti e, alla pari di alcuni fantasmi cinesi, potevano riuscire a liberarsi e vagare liberamente Tra le genti nacque l'usanza di indossare delle maschere con lo scopo di occultare il viso e non farsi riconoscere dagli spiriti. Tale usanza, come sostengono alcuni storici ottocenteschi, diede lo spunto per le celebrazioni Halloween. In ogni caso l'impero romano conquistò gran parte delle regioni celtiche a partire dal 1° sec. D.C. e, quando il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell'impero nel IV sec. D.C., la Chiesa incorporò molte delle feste pagane nel nuovo calendario. Siccome Samhain era una festività popolare estremamente diffusa e sentita, fu incorporata nella Chiesa come "Allhallows" o "Hallowmas" cioè «tutto santo» o «Ognissanti», e divenne il giorno ove tutti i credenti pregavano per le anime dei defunti in purgatorio. Come con Samhain in Europa, così accadde per il giorno dei morti in Messico; le feste pagane divennero giorni delle osservanze cristiane.

 
Conclusioni
 
Come abbiamo avuto modo di osservare esistono molti punti di convergenza tra vari popoli, appartenenti ad epoche ed aree geografiche assai diverse, sui temi dell'aldilà e sui fantasmi nello specifico. Ciò che ha modificato di molto, almeno in occidente, tutt'una serie di paradigmi consolidati è stata la visione cristiana dell'aldilà, trasformando i fantasmi in demoni ed introducendo la figura del diavolo che nell'Antico Testamento non era contemplata.
Non tanto di fantasmi, quanto di ritorno dall'aldilà si parla, apparentemente, nel Nuovo testamento[3] dove tre evangelisti fanno evidente riferimento ad un singolo evento dove Gesù, creduto morto, appare e cammina sulle acque, cosa che, un fantasma non avrebbe potuto fare. Solo la divinità o l' essenza divina concederebbe tale facoltà e forse l'evangelista Marco si aspettava che i suoi lettori avrebbero riconosciuto tale simbolismo dello spirito[4].
L'antico Testamento riporta altri eventi famosi riguardo ai fantasmi.
Un passaggio interessante è tratto da I Samuele 28: 7-20[5] dove si narra che, dopo aver scacciato tutti i negromanti e i maghi da Israele, il re Saul, prima della battaglia di Gilboa, si era rivolto a Dio e ai profeti per ricevere consigli su come agire nei confronti dei Filistei. Essendo stata ignorata la sua richiesta, si recò in incognito a Endor, un villaggio posto tra il Monte Tabor e la collina di Moreh, per incontrarvi una Strega dotata di un talismano in grado di evocare gli spiriti dei defunti e le chiese di richiamare il fantasma di Samuele, il suo ex consigliere e profeta di Dio. A causa di ciò Saul, in seguito, uscì dalla grazia di Dio per avere consultato uno spirito invece di confidare semplicemente nel suo Signore.
Analizziamo ora cosa ci dice in concreto la Bibbia a proposito di spiriti e fantasmi e come la cristianizzazione modificò il modo di concepirli.
La Bibbia ci parla di fantasmi?
Per dare una risposta sintetica è necessario chiarire che, se per fantasmi ci si riferisce ad “esseri spirituali”, la risposta è sì; se invece ci si riferisce agli spiriti dei defunti la risposta è negativa. Il messaggio portato avanti nel processo di diffusione ed evangelizzazione è abbastanza chiaro: esistono esseri spirituali buoni e cattivi, ma si nega che possano esistere spiriti di defunti in grado di tornare a perseguitare i viventi.
In Ebrei 9:27 si dice che: “ E’ stabilito che l’uomo muoia una sola volta, dopo di che viene il giudizio”, quindi l'anima di un morto sarà sottoposta a giudizio, dopodiché potrà esserci il paradiso per il credente[6], o l’inferno per colui che non lo è[7], ma non si ravvede alcuna via di mezzo. Non si può rimanere o tornare sulla terra, dopo la morte, sotto forma di spirito.
Un altro punto su cui il testo biblico è abbastanza categorico, chiarisce che non vi sono spiriti con i quali si possa entrare in contatto, o che possano apparire sulla terra, che non siano angeli o demoni. Gli angeli sono spiriti fedeli a Dio, giusti, buoni e santi, mentre i demoni sono angeli caduti, ribellatisi a Dio e quindi malvagi e distruttivi, che si camuffano da angeli di luce e da servi di giustizia, apparendo, talvolta, con le sembianze di persone decedute[8].
Tale era il messaggio che veniva trasmesso progressivamente e sistematicamente; un messaggio chiaro e forte, contenuto all'interno di un dogma che spingeva la nuova religione monoteista, culto di stato dell'impero romano, e che tentava in ogni modo di dare risposte nuove a quesiti assai antichi.
Sfortunatamente i fantasmi, spiriti o spettri, in questo caso fa poca differenza il nome, non smisero di apparire, creando un dilemma tutto nuovo.
Nell'alto medioevo, invece di mantener vivo il ricordo dei propri defunti, la società è arrivata a preoccuparsi principalmente di come poterli dimenticare, ma questi, quasi a volersi ribellare alla volontà di oblio dei vivi, hanno continuato ad invadere i loro sogni e ad infestarne le case, facendo avvertire la presenza del soprannaturale in modo ancor più intenso e diffuso.
Furono in molti a domandarsi seriamente se le apparizioni dei morti fossero solo in parte legate al meccanismo della “memoria dei defunti”, attraverso il quale, con riti e preghiere, si agevolava e regolava la separazione dei vivi dai morti. Forse non era totalmente vero che i morti avevano come unica esistenza quella che i vivi immaginavano per loro. Forse potevano essere visti o percepiti in modi differenti in funzione della cultura o della credenza dell’epoca.
La Chiesa, pur senza modificare di molto la propria posizione in materia, si rese conto sia della pericolosità che dell'opportunità che il fenomeno comportava, cominciando a prestare grande cura al giusto modo in cui i vivi dovevano occuparsi e ricordare i defunti. L’influenza religiosa e materiale della Chiesa e del clero si accrebbe ulteriormente dopo l’anno mille, inculcando nei fedeli una nuova morale centrata sulla nozione di peccato, di penitenza, di salvezza, che culminò, alla fine del XII secolo, nell'ideazione del purgatorio; ogni cristiano avrebbe potuto cercare la salvezza attraverso meriti personali e suffragi (messe, elemosine e preghiere). In caso contrario, il morto avrebbe potuto riapparire ad un parente o un amico per reclamare i suffragi di cui aveva bisogno per la salvezza della sua anima. La Chiesa diede quindi grande enfasi ai racconti sugli spiriti e sostenne la memoria liturgica principalmente attraverso la celebrazione di messe per la salvezza del morto, specialmente nell’anniversario del trapasso, ma senza mai avallare apertamente la possibilità di apparizioni che non siano stati santi, angeli o demoni.

Articolo di: Claudio Dionisi
Articolo soggetto a Copyright - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata
Pubblicato in 21-10-2016

Fonti e Bibliografia:
-Francesco Lamendola - Mostri, fantasmi, vampiri nel mondo antico -http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=15106, 24/11/2007
-Joshua J. Mark. “Ghosts in the Ancient World,” Ancient History Encyclopedia. Last modified October 30, 2014. http://www.ancient.eu /ghost/.
-Jean-Claude Schmitt - Spiriti e fantasmi nella società medievale - Editori Laterza 1994
- Eric John Dingwall - Ghosts and Spirits in the Ancient World - Trubner & Company 1930
- Rudolf Steiner - Ancient Ghosts and Modern Spectres
- http://listverse.com/2015/11/01/10-terrifying-tales-of-ghosts-of-the-ancient-world/
- Daniel Ogden - Magic, Witchcraft, and Ghosts in the Greek and Roman Worlds - Oxford Universisy Press 2002
 
NOTE:
 
[1] Narra Plutarco: "…la notte era molto avanzata. Nella tenda ardeva un lume assai fioco; intorno, l’accampamento giaceva avvolto nel silenzio. Bruto stava indagando e discutendo tra sé qualcosa, allorchè gli parve di udire una persona che entrava nella tenda. Alza lo sguardo in direzione dell’ingresso e vede eretta davanti a sé, muta, un’apparizione terribile e strana, un corpo mostruoso e terribile. Ebbe tuttavia il coraggio di chiedergli chi fosse, se fosse un uomo o un dio, e per quale motivo veniva a trovarlo. Io sono il tuo cattivo Genio, o Bruto -gli rispose il fantasma. – Mi vedrai a Filippi."
[2] In Omero, il fantasma di Patroclo appare ad Achille, prima della cerimonia funebre; in Virgilio, il fantasma di Ettore appare a Enea nell’ultima notte di Troia e, poco più tardi, a quest’ultimo si manifesta anche il fantasma della dolce sposa Creusa, la cui morte egli perfino ignorava. Platone nella Repubblica descrive come il soldato Er ritorni in vita quando già è stato messo sulla pira funebre, ma questo episodio, come del resto quello della maga tèssala Erichto che ridà voce, con orribili riti, a un cadavere e narrata da Lucano richiama piuttosto la maga di En-Dor che evoca lo spirito di Samuele e rientra, piuttosto, nella fenomenologia delle evocazioni necromantiche. Invece sempre Lucano descrive una tipica apparizione di fantasmi, quando narra dell’ombra di Giulia, prima moglie di Pompeo, che si manifesta all’ex marito e gli profetizza un infausto avvenire.
[3] - Matteo 14,25-27 Ma nel periodo della quarta vigilia della notte, egli venne da loro, camminando sul mare. Quando lo scorsero camminare sul mare, i discepoli si turbarono, dicendo: “È un’apparizione!” E per il timore gridarono. Ma subito Gesù parlò loro, dicendo: “Fatevi coraggio, sono io; non abbiate timore”.
-Marco 06.48-50 E visto che si affaticavano nel remare, poiché il vento era loro contrario, verso la quarta vigilia della notte venne verso di loro, camminando sul mare; ma desiderava passare loro accanto. Scorgendolo camminare sul mare, pensarono: “È un’apparizione!” e gridarono. Poiché lo videro tutti e furono turbati. Ma immediatamente egli parlò con loro, dicendo: “Fatevi coraggio, sono io; non abbiate timore”.
-Luca 24.37-39 Ma, essendo atterriti e spaventati, immaginavano di vedere uno spirito Ed egli disse loro: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Vedete le mie mani e i miei piedi, che sono proprio io; toccatemi e vedete, perché uno spirito non ha carne ed ossa come vedete che ho io”
[4] Jason Robert Combs - A Ghost on the Water? Understanding an Absurdity in Mark 6:49–50
[5] I Samuele 28: 7-20 Allora Saul disse ai suoi ministri: «Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla». I suoi ministri gli risposero: «Vi è una negromante a Endor». Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini. Arrivò da quella donna di notte. Disse: «Pratica per me la divinazione mediante uno spirito. Èvocami colui che ti dirò». La donna gli rispose: «Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha eliminato dalla terra i negromanti e gli indovini. Perché dunque tendi un tranello alla mia vita per uccidermi?». Saul le giurò per il Signore: «Per la vita del Signore, non avrai alcuna colpa per questa faccenda». 11Ella disse: «Chi devo evocarti?». Rispose: «Èvocami Samuele». La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse a Saul: «Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!». 3Le rispose il re: «Non aver paura! Che cosa vedi?». La donna disse a Saul: «Vedo un essere divino che sale dalla terra». Le domandò: «Che aspetto ha?». Rispose: «È un uomo anziano che sale ed è avvolto in un mantello». Saul comprese che era veramente Samuele e s'inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Allora Samuele disse a Saul: «Perché mi hai disturbato evocandomi?». Saul rispose: «Sono in grande angustia. I Filistei mi muovono guerra e Dio si è allontanato da me: non mi ha più risposto, né attraverso i profeti né attraverso i sogni; perciò ti ho chiamato, perché tu mi manifesti quello che devo fare». Samuele rispose: «Perché mi vuoi consultare, quando il Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? Il Signore ha fatto quello che ha detto per mezzo mio. Il Signore ha strappato da te il regno e l'ha dato a un altro, a Davide. Poiché non hai ascoltato la voce del Signore e non hai dato corso all'ardore della sua ira contro Amalèk, per questo il Signore ti ha trattato oggi in questo modo. Il Signore metterà Israele insieme con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore metterà anche le schiere d'Israele in mano ai Filistei». All'istante Saul cadde a terra lungo disteso, pieno di terrore per le parole di Samuele; inoltre era già senza forze perché non aveva mangiato nulla tutto quel giorno e tutta quella notte.
[6] (2 Corinzi 5:6-8, Filippesi 1:23)
[7] (Matteo 25:46; Luca 16:22-24)
[8] 2 Corinzi 11:14-15
 
Last Update: 20/04/2017
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