Fantasmi non fantasmi - Esoterismo e Misteri

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Fantasmi non fantasmi

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Fantasmi che non sono fantasmi

Estratto da:
Il Grande libro del mistero
di Gino Avolio - MP Books Press 2006





La comparsa di spettri durante le sedute spiritiche condotte da medium si può dire un fenomeno abbastanza localizzato nel tempo e molto probabilmente del tutto slegato dalla vita dell'aldilà

Affrontiamo adesso un’altra categoria di spettri: quella delle cosiddette “materializzazioni provocate”, ottenute cioè nel corso di sedute spiritiche, per mezzo dell’evocazione da parte del medium.
Partiremo subito, per questo argomento, dall’ era moderna, lasciando perdere le oscure pratiche negromantiche degli antichi, di cui ci sono pervenuti soltanto pallidi e nebulosi echi. Il discorso, in pratica, si apre nella seconda metà del XIX secolo, con l’ondata spiritica che giunse dall’ America in Europa e vide affacciarsi alla ribalta i medium, in veste di “intermediari con l’aldilà”.
Ci si rese conto ben presto che in presenza di questi personaggi, oltre alla manifestazione di una vasta gamma di fenomeni spiritici (produzione di rumori insoliti, di soffi freddi, di voci provenienti dal nulla, di movimenti di tavolini, di spostamento di oggetti e così via), poteva verificarsi l’apparizione dell’entità chiamata. Nelle stanze, avvolte quasi sempre nella penombra, si delineavano a mezz’aria forme biancastre in cui si riconoscevano volti, oppure una mano, un piede o, ancora, figure complete indistinte. Accanto a queste “materializzazioni parziali”, si ebbero però anche “fantasmi” completi: i casi registrati in proposito, nel corso degli anni, negli atti della Society for Psychical Research
(sia nella sede londinese sia in quella americana, di New York) ci dicono che si verificarono addirittura migliaia di fenomeni di questo tipo, prodotti tramite medium che fecero parlare di sé il mondo intero dalla fine del XIX secolo ai primi decenni del nostro.
Volendo riportare qualche episodio, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Sceglieremo alcuni casi classici, tra i meglio documentati.
Specialista nel far comparire fantasmi parziali fu il celebre D.D. Home, che venne attentamente seguito dal fisico Crookes. Lo studioso notò ripetutamente l’apparizione di mani, non troppo eteree, se dobbiamo prestar fede a quanto scrisse: di solito, intorno al medium si formava una nube luminosa, la quale, successivamente, «prendeva la netta e precisa forma di una mano, graziosa e animata: le dita si muovevano e la carne sembrava viva. Al toccarle, tali mani erano talvolta fredde, talvolta calde, e serravano quelle dell’osservatore in una stretta amichevole».
Ma Crookes ebbe l’occasione di assistere a qualcosa di ben più sensazionale: la materializzazione completa di Katie King, un fantasma “bellissimo” che si presentò per tre anni, dal 1871 al 1874, evocato dalla medium Florence Cook.
Crookes, nelle sue relazioni, sottolineò che, nel corso delle sedute, faceva in modo di controllare che non esistessero frodi. Egli stesso all’inizio era perplesso su quanto gli capitava di osservare ma, con il passare del. tempo, dovette arrendersi all’evidenza: quando Florence Cook cadeva in trance, appariva spessissimo il fantasma “splendido” di Katie King, sempre vestito di bianco, che prendeva ad aggirarsi per la stanza, muovendosi come una persona viva, reale, tanto viva e tanto reale che il fisico poté «abbracciarla, ascoltarla, ascoltarne i battiti del cuore e contarne le pulsazioni arteriose».
Leggendo tali affermazioni viene naturalmente da dubitare che, malgrado i suoi controlli, Crookes fosse caduto vittima di una raffinata messinscena: lo pensarono anche parecchi ricercatori del suo tempo ma, d’altra parte, non mancarono altri testimoni che convalidarono le sue descrizioni del fantasma, il quale, tra l’altro, venne anche fotografato da un collaboratore del fisico inglese. Costui ribadì, in una serie di lettere inviate al giornale The Spiritualist,
di aver visto in più occasioni la bianca apparizione stagliarsi, netta e precisa, accanto al corpo della medium abbandonato nella trance: e il fatto fu confermato da altri osservatori.
Tra i sensitivi che riuscirono a evocare fantasmi, occupa un posto di primo piano la famosa Eusapia Palladino, di Minervino Murge (Bari). Durante la sua lunga attività fu sorpresa talvolta a frodare, il che rese gli studiosi che si occuparono di lei particolarmente cauti. Nella seduta che ebbe luogo a Genova il l0 marzo 1902, la donna venne perciò legata a una sedia, in modo che non potesse assolutamente compiere trucchi. Erano presenti, tra gli altri, Ernesto Bozzano e lo psichiatra Enrico Morselli. La stanza era illuminata in maniera sufficiente a impedire a chiunque di muoversi senza essere visto.
Di lì a poco la Palladino cadde in trance. Cominciarono subito a prodursi gli usuali fenomeni propri alle sedute spiritiche, finché si materializzò, come scrive Annibale Piccioli, «una figura femminile giovanile che si distingueva molto bene sino a metà del corpo, mentre la parte inferiore era come persa in una specie di nebulosità. Dopo circa venti secondi disparve, dissolvendosi lentamente. Il professar Morselli annotò che quel fantasma aveva una certa luminosità sua propria, oltre che essere illuminato dalla luce della lampada che era nell’ambiente».
Ma non era finita. Apparve subito dopo l’ombra di un uomo alto e robusto con la barba, anch’esso molto visibile nella parte superiore del corpo. Morselli, a questo punto, controllò la medium: era sempre immersa nella trance, sempre solidamente legata. Lo show spettrale continuò. Dopo alcune materializzazioni indistinte, si vide comparire per la durata di un minuto una donna di circa quarant’ anni, vestita di bianco, con un bambino in braccio.
Curiosamente i casi più spettacolari di evocazione di fantasmi sono collegati alle medium di sesso femminile. Ce lo conferma Elisabèthe D’Esperance, una sensitiva inglese passata alla storia dello spiritismo per le ripetute materializzazioni, protratte si per anni, di due splendide fanciulle-ombra. La prima, denominata Jolanda, apparve nel 1890, nel corso di sedute alle quali partecipavano fino a quindici persone: aveva le sembianze di una giovane araba di 15-16 anni. L’altra, chiamata Nepenthes, si fece viva nel 1903: anch’essa, a detta di tutti coloro che la videro, era molto attraente. I partecipanti alle sedute ebbero occasione di notare che sia Jolanda sia Nepenthes potevano materializzarsi all’improvviso, oppure “costruirsi” lentamente da una specie di nuvola biancastra, fino ad assumere una forma completa. Di particolare interesse fu l’episodio verificato si in concomitanza di un’apparizione di Jolanda, quando accanto alla medium si materializzò anche una imponente pianta di gigli fioriti, profumatissimi, alta circa 2 metri: la pianta, che venne anche fotografata, scomparve misteriosamente, vaso e tutto, alcuni giorni dopo.
Tramontata l’epoca d’oro dello spiritismo, scomparsi i grandi sensitivi, le materializzazioni sono andate rarefacendosi: oggi se ne sente parlare soltanto occasionalmente e mai, comunque, si verificano episodi clamorosi come quelli appena descritti. Perché?
Gli scettici ne hanno dedotto che tutte le vicende relative a Katie King, a Nepenthes, a Jolanda e agli altri spettri erano semplicemente dovute a fantasie troppo accese, esaltate dal particolare momento spiritistico che aveva travolto l’Europa; in alternativa altri hanno sostenuto che tutto è stato frutto di imbrogli talmente ben congegnati da ingannare anche gli studiosi più accorti: in effetti, fantasmi come Katie King, così concreti e tangibili, fanno realmente dubitare della loro origine ultraterrena, tanto da indurre a pensare che, in un modo o nell’altro, durante le sedute venisse introdotta una donna alla quale era stato affidato il compito di fungere da apparizione. Purtroppo è impossibile riandare indietro nel tempo e constatare che cosa sia realmente accaduto. Ammettiamo pure, trucchi a parte, che vi sia stata da parte degli osservatori qualche esagerazione, ma anche in questo caso non è forse possibile generalizzare e ogni caso dovrebbe essere valutato a sé.
Lo stesso professor Morselli che osservò a lungo Eusapia Palladino, si disse convinto che in alcuni casi si trattava di allucinazioni. Nel corso di un incontro svoltosi il 29 dicembre 1901 egli volle effettuare un esperimento. Mentre la medium era in trance, lo psichiatra affermò di scorgere “qualcosa d’indefinito”. In realtà non notava assolutamente nulla di strano, eppure, di lì a qualche momento, buona parte dei presenti sostenne di veder fluttuare “un viso di bimbo”, ‘‘un braccio”, “un vero e proprio fantasma”.
Le indagini svolte da alcuni ricercatori, che non hanno accettato la spiegazione spiritica, hanno preso in esame la teoria della “ideoplastica”. Con ciò si suppone che sia il medium a creare il fantasma, ricorrendo per questo alla propria fantasia subcosciente, a una potente energia psichica e a una particolare sostanza, l’ectoplasma, secreta dal corpo stesso del medium e capace di esteriorizzarsi.
Impressionanti documentazioni fotografiche ci forniscono parecchie prove visibili di questo ectoplasma, un materiale biancastro, spesso viscido e gelatinoso: può uscire da qualunque superficie corporea del medium, ma predilige usufruire delle cavità naturali, soprattutto della bocca e delle orecchie. Tale sostanza è, in un primo stadio, invisibile, ma in un secondo tempo prende consistenza, tendendo ad assumere le forme più diverse, fino ad organizzarsi in una figura completa. L’ectoplasma è mobilissimo, retrattile, e possiede una propria sensibilità collegata al corpo del medium: in più di un’occasione si è rivelato che, toccando in un determinato punto la materializzazione, il sensitivo prova un acuto dolore nella zona corrispondente. Al termine della manifestazione, la sostanza può rientrare nel corpo del medium oppure lasciare alcuni residui filamentosi o frastagliati. Esaminandoli in laboratorio se ne è conosciuta la composizione chimica: si tratta di cellule epiteliali, globuli rossi, cristalli di acidi grassi e sali, una struttura che, confermando l’origine organica, spiega anche la diminuzione di peso riscontrata di solito nei medium dopo l’avvenuta materializzazione.
Di alcuni ectoplasmi si sono ottenuti i curiosi “calchi medianici, riproducenti, cioè, il “fantasma” stesso. Ciò è stato possibile “invitando” la strana sostanza (raggrumata in “materializzazioni incipienti”, ossia riproducenti mani e volti) a entrare in una vaschetta predisposta, contenente paraffina liquida, su cui poi si faceva una colata di gesso.
Tutte le documentazioni e, i rilievi tendono dunque alla conclusione che i fantasmi ectoplasmatici non siano emanazioni ultraterrene, e forse è proprio rendendosi conto di questo fatto che i medium sono diventati, con il tempo, incapaci di produrli. A che pro impegnare tanta forza fisica e psichica per ottenere qualcosa che con lo spiritismo non ha nulla a che fare?
Ciò non significa che non si siano mai verificate autentiche apparizioni di entità disincarnate, ma queste mantengono sempre le caratteristiche di corpi astrali: la loro apparenza solida è costituita da un condensarsi dell’energia, mentre l’ectoplasma ha, come abbiamo visto, una composizione chimica organica per lo più definita; inoltre l’apparizione di un visitatore in astrale non necessita né di trance medianica, né di ambienti particolari, né di luci soffuse: i fantasmi veri, lo abbiamo visto in un precedente capitolo, appaiono di loro spontanea volontà, quando meno ce lo aspettiamo...
Eppure l’ectoplasma riveste un indubbio interesse, rivelando, tra l’altro, la misura dei poteri creativi della mente: è il medium, infatti, con il suo pensiero più o meno conscio, ad animarlo, a dargli una vita fittizia. Così si spiegherebbe anche perché le sensitive del passato siano state abilissime nelle materializzazioni, fornendo splendidi fantasmi femminili: in quelle formazioni esse trasferivano probabilmente il proprio ideale di donna. In questo senso si potrebbe anche pensare che la medium riproducesse la forma fisica e le caratteristiche della sua personalità di una vita precedente. Quale che sia il meccanismo, bisogna sempre riuscire a scindere i fenomeni prodotti dalla mente umana dai contatti con l’ aldilà, per evitare di assumere come verità trascendenti i nostri stessi pensieri inconsci.


di: Gino Avolio
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Last Update: 03/05/2017
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