I fantasmi di Fosdinovo - Esoterismo e Misteri

<br />        
Vai ai contenuti

Menu principale:

I fantasmi di Fosdinovo

Archivio > Fantasmi e Castelli

I Fantasmi del Castello di Fosdinovo

Il Castello Malaspina di Fosdinovo è una delle fortezze più seducenti della Lunigiana, sia per le caratteristiche architettoniche che per le storie di cui è stato teatro nel corso dei secoli.
 Dalla sua posizione strategica, incastonata tra Toscana, Liguria ed Emilia Romagna, domina un panorama che si estende dalle Alpi Apuane, alla piana del fiume Magra, fino al mare. In lontananza si riescono a scorgere la Corsica, l’Elba, un tratto della Liguria e perfino un accenno delle alpi francesi. In questo contesto territoriale la famiglia dei Malaspina dominò con pugno di ferro per oltre quattro secoli.
Testimonianze tangibili del borgo antico risalgono ai primi anni del 1200, quando le famiglie nobili di Erberia e i vescovi di Luni stabilirono un accordo nel quale si sanciva la costituzione del comune. Tutti i privilegi vennero ceduti a Spinetta Malaspina il Grande, che legò la sua stirpe alle sorti del paese fino alla prima campagna napoleonica e alla liberazione da parte dei Giacobini italiani nel 1976, che solo sbagliando strada giunsero al castello ma lo occuparono provvedendo alla rimozione degli stemmi Malaspiniani.
Alla prima fortificazione fecero seguito tutta una serie di modifiche ed ampliamenti, sino ad arrivare al castello che vediamo oggi: un edificio a forma quadrangolare con quattro torri rotonde, un bastione semicircolare e due cortili interni.
La struttura, appartenente ancora oggi alla famiglia del Marchese Torregiani Malaspina, ha ospitato personaggi celebri, tra i quali il poeta Dante Alighieri.
Il castello vive, oltre che degli splendori architettonici e paesaggistici, anche delle sue famigerate leggende, delle quali parleremo ampliamente a breve.
I Malaspina

La storia dei Malaspina, come è facilmente intuibile, risulta assai lunga e articolata. L'origine si rintraccia intorno all'anno 945, con il capostipite Oberto, già Conte di Luni, che fu nominato Marchese della Marca di Liguria dal re Berengario II.
Le vicissitudini ed il dominio della famiglia si protrassero a lungo e malgrado possa essere certamente interessante ripercorrerne i passi, dobbiamo necessariamente focalizzare l'attenzione su di un periodo più breve. In considerazione del fatto che il nostro interesse specifico si rivolge alle leggende del castello e alle varie "anomalie" registrate negli ultimi decenni, abbiamo notato che l'arco temporale implicato si riduce di molto, limitandosi ad eventi risalenti al XVII secolo. E' ben possibile che altri eventi dai risvolti "paranormali" siano accaduti anche in precedenza, ma nessuno ne ha più memoria e in mancanza di qualsivoglia testimonianza dobbiamo lasciare che quel lontano passato resti avvolto nel suo oblio o attendere che qualcosa emerga ad attirare la nostra attenzione.
 
Tra Storia e Leggenda

Le Leggende e le storie di apparizioni e manifestazioni avvenute nel maniero, che hanno suscitato grande interesse da parte di curiosi, ricercatori ed esperti del paranormale, sembrano originarsi da alcuni eventi che hanno avuto una loro concreta radice storica. Altre manifestazioni, al contrario, appaiono estemporanee e saltuarie, il che non le rende certamente meno reali.
La più famosa è quella del fantasma di Bianca Maria Aloisia Malaspina, una marchesina vissuta nella seconda metà del 1600, quella del letto che "respira", appartenuto a Pasquale Malaspina e quella degli amori della marchesa Cristina Pallavicini. Negli anni recenti si sono poi aggiunte registrazioni video, immagini fotografiche e testimonianze sia visive che sonore le quali, sommate al resto, rendono questo castello un'affascinante sito di ricerca.
Osserviamo ora gli eventi di quel periodo e tentiamo di sovrapporre la leggenda alla storia.
La famiglia Malaspina, come già accennato, ha dominato lungamente con metodi estremamente duri, stringendo alleanze convenienti, respingendo con forza ogni insidia ed ingerenza esterna e stipulando contratti matrimoniali vantaggiosi. Tale saldezza degli intenti fu attuata attraverso una costante ed oculata gestione del patrimonio ed ogni genere di mezzo, lecito o illecito, inclusa la tortura, che venne praticata fin verso la fine del 1700, quando già in buona parte d'Europa era stata abolita, finanche il conio di monete false ed il favoreggiamento dell'usura. E' interessante e singolare, ad ogni modo, notare come la radice temporale dei vari fenomeni paranormali si focalizzi in un preciso momento storico.
Intorno alla metà del XVII secolo il casato era retto dal Marchese Giacomo II Malaspina (Fosdinovo, ca 1610 - Fosdinovo, 1663), che aveva sposato la Contessa Maria Oliva-Grimaldi della Rocca Grimalda, nata a Genova intorno al 1591, e dalla quale aveva avuto una discendenza. Non si sa esattamente quanti figli nacquero: in base alle varie fonti furono da cinque a nove: Andrea, Pasquale, Vittoria, Ippolito, Ferdinando, Giulia e Bianca Maria Aloisia.
Sotto la sua guida il feudo fu ben amministrato e l'affidabilità della sua immagine era tale per cui i suoi vassalli offrirono, senza incertezze, una grossa somma di denaro in prestito per aiutarlo a risolvere alcuni problemi finanziari che lo affliggevano. Si sa poco di lui, e anche se pare fosse avvezzo oltremisura a feste ed eccessi, si impegnò a finanziare ed edificare chiese, conventi e varie strutture di prestigio.
Alla sua morte, nel 1663, gli successe il secondogenito Pasquale che, tra le altre cose, fu investito dall’imperatore Leopoldo I nel 1666 e che gli concesse, seppur a seguito di una prolungata insistenza, il diritto di battere moneta. A tale scopo venne costruita una zecca che operò sicuramente fino al 1677 e dalla quale, dopo la morte del Marchese Ippolito, uscirono anche monete false, per cui si sospettò della Marchesa Cristina, di alcuni suoi congiunti e degli stessi operai.
L'iniziale periodo di pace e buona amministrazione fu improvvisamente interrotto da un sanguinoso episodio: Nel 1670 Pasquale venne avvelenato dai fratelli Ippolito e Ferdinando, certamente invidiosi del suo potere. Morì nella propria camera senza lasciare eredi, su quello stesso letto che oggi è conosciuto come il "letto che respira" e di cui parleremo ancora.
L'utilizzo del veleno quale strumento utile ad appianare le controverse familiari aveva fatto la sua comparsa già una volta quando il primogenito Andrea, nel 1642, tentò di avvelenare il padre Giacomo, per poi fuggire a Torino sotto la protezione materna; venne successivamente arrestato a Nizza e decapitato a Modena nel 1649. A tal proposito c'è da specificare che talune fonti ottocentesche sostengono che l'accusa di tentato parricidio fu falsa e strumentale: un mezzo funzionale allo scopo di eliminare il figlio, le cui ragioni sono sempre rimaste ignote. Sarebbe maggiormente comprensibile, in questo caso, la ragione per cui la Contessa madre diede appoggio al figlio fuggitivo.
Ippolito, in quanto terzogenito, prese così il potere, ma forse per paura o spinto dall'ambizione della moglie, la Marchesa Cristina Adelaide Pallavicini di Franosa, cominciò ad riversare l'intera responsabilità al fratello Ferdinando il quale, posto in una scomodissima posizione e malgrado fosse consapevole dei vari rischi, decise di vendicarsi uccidendolo. Le versioni dell'accaduto sono discordanti ma sembra che, accompagnato dai suoi bravi, lo attese al rientro al castello dalla messa domenicale e lo fulminò con un colpo di moschetto, ma a sua volta Ferdinando fu ucciso da un uomo della scorta di Ippolito che, invece di fuggire, rispose al fuoco.
In un solo colpo il feudo rimase senza guida e destinato a finire nelle mani del Marchese Malaspina di Pallerone, sennonché Cristina, essendo incinta, ebbe la possibilità di dare alla luce, qualora il nascituro fosse stato un maschio, il nuovo erede al casato. Dal Granduca di Toscana e dai Duchi di Milano le furono imposti dei "curatores ad ventrem", che avrebbero vigilato e assistito al parto per verificare il sesso del nascituro. Sebbene fosse già pronto, nel castello, un bambino maschio per un’eventuale sostituzione, la Marchesa Pallavicini partorì realmente un maschietto. Era il 28 agosto 1671 quando nacque Carlo Agostino Malaspina, quattordicesimo marchese di Fosdinovo, del quale restò tutrice, governando il feudo fino al raggiungimento della sua maggiore età (1671-1691) e che diede continuità ad una stirpe che ancora oggi esiste.
In tale arco di tempo, approssimativamente dal 1630 al 1680, si ambientarono le vicende ed i personaggi che diedero vita, attraverso la morte, ai fantasmi e le varie manifestazioni che ancora si registrano all'interno del maniero e che a breve vedremo nel dettaglio.
Premettendo che, a causa della limitatezza e scarsa precisione delle fonti storiche, si possono fare soltanto delle osservazioni di natura ipotetica, val la pena riflettere su alcuni elementi che facilmente sfuggono all'attenzione. Se le date di nascita di Giacomo II e Maria Oliva-Grimaldi non sono troppo lontane dal vero, notiamo come lei avesse alcuni anni più del marito. Non conosciamo la data di nascita dei vari figli ma se, come sembra probabile, il secondogenito Pasquale nacque intorno al 1622, la Contessa madre aveva all'epoca oltre trent'anni e quindi pare poco probabile che i discendenti siano stati tutti suoi figli. Bianca Maria Aloisia, l'ultimogenita, che appartiene più alla leggenda che non alla storia, pur non venendo mai menzionata dalla genealogia ufficiale, poteva forse essere figlia del Marchese Giacomo ma non della Contessa Maria perché, stimando la sua nascita intorno al 1640, la contessa Maria avrebbe dovuto partorire oltre i cinquanta anni: non impossibile ma poco probabile. Tra l'altro di lei non si conosce neanche l'anno di morte: sappiamo solo che era ancora in vita nel 1642.

Il fantasma di Bianca Maria Aloisia Malaspina

Mettendo da parte tutte queste disquisizioni, andiamo ora a vedere cosa ci dice la leggenda in merito a Bianca Maria Aloisia Malaspina.
Si fa riferimento a lei come alla figlia ultimogenita del Marchese Giacomo II Malaspina e della Contessa Maria Oliva-Grimaldi della Rocca Grimalda.
Si dice che fosse albina o che comunque avesse la pelle chiarissima, gli occhi azzurri e i capelli biondi, che alla luce del sole diventavano rossi.
Non è difficile notare l'accostamento con un'altra leggenda tristemente famosa, quella di Azzurrina di Montebello, ma che probabilmente è il frutto di una rielaborazione assai recente. Ricordiamo, in ogni caso, come all'epoca l'albinismo e la capigliatura fulva erano considerate caratteristiche peculiari delle streghe o comunque opera del demonio.
Temendo le prevedibili ripercussioni al circolare di tale notizia, la bambina venne rinchiusa in una stanza dove nessuno potesse udirla o entrare in contatto con lei. Più avanti negli anni venne deciso di donarle un cane che le potesse tenere compagnia.
Raggiunta l’età di sette o otto anni Bianca Maria riuscì a raggiungere la finestra della stanza potendo finalmente osservare il mondo esterno e, tra le altre cose, notò un giovane stalliere del quale successivamente si infatuò. Il ragazzo chiese chi fosse quella bambina che non aveva mai visto ed il marchese rispose che non c’era nessuno e probabilmente si trattava di un fantasma. In conseguenza dell'evento la marchesina fu condotta nel convento di S. Croce del Corvo, ove si rifiutò di prendere i voti e dal quale riuscì a scappare.
Non fu una lunga fuga la sua e, una volta ritrovata, venne nuovamente ricondotta al castello. A prescindere dai vari problemi legati all'aspetto fisico, un legame amoroso tra una nobildonna del suo rango ed uno stalliere, servo della gleba, sarebbe stato a dir poco infamante, per cui fu prontamente allontanato dal paese e forse, in un secondo momento, ridotto all'eterno silenzio.
L'ostinazione della ragazza resistette ad ogni genere di persuasione, anche alla prigione ed alla tortura e, malgrado non ne parli neanche la leggenda, dovette accadere qualcos'altro di molto grave tanto da non lasciare altra scelta al Marchese, incapace di piegarne la volontà, che rinchiuderla in una cella murata insieme al suo cane, simbolo di fedeltà e ad un cinghiale, emblema della ribellione.
Così narra la leggenda!
Una conferma sull'autenticità è arrivata intorno al 1984 quando, durante gli scavi effettuati per alcuni lavori di consolidamento, si scoprì l'esistenza di una stanzetta senza vie di accesso, all'interno della quale furono rinvenuti i resti di uno scheletro femminile, sopra il quale era adagiato quello di un cane. Tra i pochi altri reperti rinvenuti figurerebbe anche una mandibola di cinghiale.
Non è difficile configurarla quale prova evidente del fondo di verità che sovente si cela all'interno di una leggenda, anche se non vi è alcuna prova che si tratti dei resti della marchesina.
Ma di chi potrebbe trattarsi altrimenti?!
C'è un'ultima precisazione da fare: mentre sono in molti a parlare di capigliatura bionda o albinismo, le leggenda tramandata di generazione in generazione, tra i cittadini del luogo, specifica con rara chiarezza che il giovane stalliere vide "una ragazza con lunghi capelli rossi".
In ogni caso la storia non si concluse perché a tutt’oggi, si racconta, che lo spirito di Bianca Maria Aloisia Malaspina vaga ancora per il castello, riconoscibile dalla fluente capigliatura e accompagnata dal suo cane.

La Misteriosa Macchia
 
Sul soffitto della sala del trono si può facilmente notare una macchia molto particolare i cui contorni ricordano una figura femminile ed intorno alla quale, a detta di molti osservatori, si distinguerebbero i profili di un cane, di un cinghiale e quello di un uomo con la corona. L'opinione di alcuni ricercatori del paranormale è che si sia trattato di un fenomeno di fissione ectoplasmatica, dovuta al fatto che, in effetti, la sala del trono si trova al di sopra della cella murata in cui la marchesina sarebbe stata rinchiusa. Verrebbe da chiedersi come mai l'immagine non si sia impressa direttamente sul soffitto della prigione e sia invece salita fino alla volta della sala superiore. Sembra tuttavia che, malgrado i ripetuti tentativi di cancellazione e pittura, sia sempre riaffiorata e che alcune analisi abbiano stabilito che non si tratta di un effetto dovuto all' umidità.

Gli amori proibiti della Marchesa Cristina Pallavicini

Un'altra delle vicende per cui il maniero è tristemente famoso riguarda la marchesa Cristina Pallavicini, una donna astuta, ambiziosa, spregiudicata, lussuriosa, crudele, affascinante e con una vita macchiata di delitti. Come abbiamo visto in precedenza era la moglie di Ippolito Malaspina e rimase presto vedova nelle circostanze già descritte. La leggenda racconta che ebbe molti amanti non scelti fra i nobili ma tra i giovani del feudo, ospitandoli occasionalmente nel suo castello per poi eliminarli cinicamente dopo avervi trascorso insieme ore appassionate.
Anche questa è una storia non nuova e chi ama visitare i castelli medievali avrà certamente sentito più volte raccontare. La tecnica più usuale per sbarazzarsi di amanti occasionali che, inevitabilmente, avrebbero fatto circolare voci sconvenienti, era quella di farli cadere in un trabocchetto, collegato ad un pozzo irto di lame, dove lo sventurato avrebbe trovato immediatamente la morte.
In alcuni casi si tratta di semplici leggende mentre in altri tali trabocchetti sono ancora presenti e testimoniano che ci si trova davanti a eventi reali. A Fosdinovo, nella camera circolare, situata nella torre di mezzogiorno, anticamente chiamata “torre dei tormenti”, c'è ancora la traccia di una botola al centro della stanza anche se è ormai chiusa. Vi erano altri due trabocchetti che si trovavano entrambi nel loggiato che si affaccia sull’orto.
Il Fantasma di Cristina Pallavicini, o quel che si crede sia il suo spirito, sarebbe stato notato da diverse persone anche in tempi piuttosto recenti. Il 3 ottobre 1992, una troupe televisiva immortalò casualmente con le proprie cineprese una presunta apparizione. Si nota la lenta materializzazione di una strana figura che appare come un'ombra scura, stranamente consistente e che, dopo aver mosso alcuni passi, scompare attraversando il muro della sala. Sembra che indossi una specie di mantello con cappuccio ma non se ne distinguono chiaramente i tratti.
Durante le fasi di registrazione, a causa della sorpresa e tra la perplessità generale, quando nessuno ebbe ancora manifestato d'aver notato l'anomalia, giunsero dall'esterno le grida angosciate di una donna che si sarebbe vista materializzare lo spettro davanti proprio mentre questo fuoriusciva dalla parte esterna del muro. Che cosa le telecamere abbiano effettivamente ripreso in quell'occasione non é chiaro, anche perché l'apparizione non risultò sufficientemente nitida ma potrebbe trattarsi di uno dei rarissimi spettri italiani catturati su video. Un'altra insolita presenza fece parlare di sé quando, la notte del 2 Febbraio 1993, stando ai rapporti dei testimoni, si manifestò nel corso di una conferenza dedicata al paranormale.
Un altro evento legato solo in parte alla marchesa Cristina quanto più a suo figlio, il Marchese Gabriele, ci porta fuori da Fosdinovo, nella vicina frazione di Caniparola dove si trova ancor oggi una Villa Malaspina, costruita proprio dal Marchese nel 1724 sulle rovine di un'antica torre edificata al tempo dei vescovi di Luni.
Fu il luogo dove morì Carlo Francesco Agostino Malaspina, figlio della Marchesa Cristina Pallavicino e di Ippolito Malaspina.
Aveva cinquanta anni e venne a mancare un anno prima dell'anziana madre, lasciando la moglie e sette figli. Due di essi, quello stesso anno, assistettero ad un evento quantomeno insolito. Mentre stavano giungendo alla villa lo videro affacciato ad una finestra. Naturalmente si precipitarono verso l'ingresso e salirono al piano superiore, visitando ogni stanza, senza tuttavia vedere nessuno.
Il letto che "respira"

Nella stanza che fu del marchese Pasquale Malaspina si trova il celebre “letto che respira”, una delle più famose attrazioni del castello.
Su quel letto egli morì in seguito all'assunzione di veleno somministratogli dai fratelli Ippolito e Ferdinando. Ancor oggi molti testimoni affermano di poter percepire, accostando le mani sul copriletto, una forma di energia ascensionale, come un leggero alito di vento, che fuoriesce dal materasso. Accostando l'orecchio ad uno qualunque dei quattro pomoli dei piedi del letto si avvertono, in alternanza, tre piccoli colpi e poi un colpo singolo, simili a quando si batte con l'unghia su di un tavolo. A distanza di qualche secondo il tutto si ripete. Naturalmente c'è chi sostiene di non sentire nulla e chi invece conferma il fenomeno. Una cardiologa che, incuriosita, ha avuto modo di soffermarsi a lungo in ascolto con uno stetoscopio ha sostenuto che per velocità e frequenza sembra di assistere agli ultimi battiti di un cuore prima della morte. Nella stessa stanza un fotografo è riuscito ad immortalare, scattando in direzione dello specchio la figura di una donna.
E' altresì interessante il particolare addensamento molecolare ripreso in esclusiva banda UV (300 – 320 nanometri) con fotocamera multispettrale dotata di filtro passa banda. La foto scattata dal ricercatore Michele Morettini mostra "quello che si presume sia la genesi di un fenomeno apparizionale, che scaturisce e quindi risulta visibile inizialmente solo in questa frequenza". Per ulteriori info ed immagini vedere: http://www.daltramontoallalba.it/paranormale/fantasma-castello-malaspina.htm.

La foto del fantasma di Pasquale Malaspina ?
Foto di Alessandro Carpena
 


Nella notte tra il 19 ed il 20 ottobre 2013 il Sig. Alessandro Carpena di La Spezia, ricercatore ed appassionato del paranormale, ha avuto la fortuna di fotografare l'apparizione di un'entità. Ci ha lui stesso inviato le foto il 23 luglio 2015 spiegandoci nel dettaglio le dinamiche dell'evento, che sono state poi confermate dalla guida del Castello.
Il gruppo era formato da più persone ed aveva quasi concluso la visita serale, accompagnato dalla guida, la signora Mina. Il tour si concluse con la discesa della scalinata che riconduce alla corte interna. A quel punto avvenne un primo evento insolito: una luce si accese nel corridoio del primo piano, visibile dall'esterno grazie alle due finestre che, da sopra il porticato, si affacciano sulla corte, per poi spegnersi poco dopo. Il fatto è anomalo poiché le luci sono temporizzate e una volta spente non si riaccendono se non agendo sull'interruttore. Mentre la guida andò a controllare, il gruppetto attese nel piazzale e Alessandro ne approfittò per fare le ultime foto. La signora Mina fece ritorno senza aver riscontrato nulla di insolito, ma quando il gruppo visionò l'anteprima degli ultimi scatti, vide che in uno di essi è rimasto impresso qualcosa che era sfuggito agli occhi di tutti. Si trattava di una figura antropomorfa ben definita sulla destra dell’inquadratura.
La foto è stata poi inviata al ricercatore Michele Morettini che ha effettuato una serie di studi e verifiche, stabilendo con certezza assoluta che l'immagine è genuina e che non risulta artefatta in alcun modo; una figura antropomorfa intera assimilabile alla rappresentazione di un soggetto umano adulto in posizione eretta e ripreso dal suo profilo sinistro. Si può consultare l'intero studio al link: http://www.daltramontoallalba.it/paranormale/fantasma-castello-malaspina.htm
Osservando l'immagine con un po' di attenzione e tralasciando il piccolo dettaglio che si tratta di una probabile apparizione spettrale, si può notare come la postura sia di tipo maschile e che l'abbigliamento della figura, nella sua organicità, evoca tematiche seicentesche. Non è necessario essere degli storici o filologi rinascimentali, basta osservare un po' di dipinti dell'epoca per rendersene conto. Senza voler giungere a conclusioni affrettate e tenendo presente che si tratta di una semplice ipotesi, immaginiamo un uomo dal nobile portamento, finemente abbigliato, senza armatura, corazza o elmetto, con il capo scoperto ed i capelli biondi o bianchi. All'epoca raramente si usciva di casa senza il copricapo. Quest'uomo quindi potrebbe essersi sentito a casa...potrebbe trattarsi della sua casa...o per lo meno lo era e forse lui crede che lo sia ancora. Certo, nel corso dei secoli sono stati molti i Malaspina che hanno concluso i propri giorni a Fosdinovo, ma nel seicento come abbiamo visto in precedenza sono stati solo due, Giacomo II e suo figlio Pasquale. Non so spiegarne il motivo, ma il mio intuito mi dice che potrebbe trattarsi di quest'ultimo, che ancora vaga alla ricerca delle sue risposte!

Articolo di Claudio Dionisi
Articolo soggetto a Copyright - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata
 
Bibliografia
-Memorie storiche d'illustri scrittori e di uomini insigni dell'antica e moderna Lunigiana per l'abate Emanuelle Gerini di Fivizzano - VOLUME 2, Massa - Luigi Frediani tipografo ducale -  MDCCCXXIX
- Delle zecche nella Lunigiana e specialmente della Famiglia Malaspina - Dissertazione di Guid'Antonio zanetti - Bologna 1789
- Massimo Dadà, Guida di Fosdinovo, La Spezia, Giacché, 2010
- MEMORIE di LUNIGIANA - Fosdinovo e il suo castello - ADRIANA G. HOLLETT

- http://www.daltramontoallalba.it/paranormale/fantasma-castello-malaspina.htm
Share
 
Last Update: 06/01/2017
Powered by Esoterismo e Misteri.com  -  Copyright © 2010-2015 All Rights Reserved
Copyright 2016. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu