Il "Caso Amicizia" - Esoterismo e Misteri

<br />        
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il "Caso Amicizia"

Archivio > Paleoastronautica e Ufologia

“Caso Amicizia”: un cover-up “sui generis” e tutto all’italiana
di
Maurizio Baiata


Breve nota storica
La storia del Caso Amicizia ha inizio nel 1956, quando Bruno Sammaciccia e due suoi amici entrarono in contatto con due misteriosi individui che si qualificarono come extraterrestri.
Uno dei due era alto circa tre metri, l'altro appena un metro. Sammaciccia ed i suoi amici, inizialmente scettici, vennero in seguito portati in una enorme base sotterranea dove incontrarono altri extraterrestri. Videro anche i loro "giovani" che venivano educati ad apprendere sofisticatissime tecnologie e le tecniche di pilotaggio delle astronavi.
Una volta convintisi di aver a che fare con dei veri extraterrestri, Sammaciccia e i suoi amici iniziarono ad aiutarli in base alle varie incombenze che venivano loro richieste. Iniziarono fornendo agli alieni dei supporti materiali e organizzando il trasporto di frutta, cibo ed altri materiali mediante gruppi di camion che dovevano raggiungere la base ed essere svuotati senza destare sospetti negli autisti. In media ogni mese venivano fatti giungere almeno due camion alle varie basi in differenti regioni di Italia dove Sammaciccia ed i suoi aiutanti si trasferivano di volta in volta.


Nel libro "Contattismi di Massa" Sammaciccia descrive in prima persona i personaggi umani che furono coinvolti nella storia ed ebbero contatti diretti con gli extraterrestri. Queste persone in breve aumentarono di numero e il compito di Sammaciccia consisteva nell'aiutare gli alieni a preparare gradualmente l'umanità alla scoperta che sulla Terra vivono esseri di aspetto umano provenienti da altri pianeti.
L'autore del libro, Stefano Breccia, afferma di aver direttamente incontrato e di aver intervistato almeno 80 persone che avevano incontrato o avevano lavorato con questi extraterrestri. La maggior parte di costoro era di cittadinanza italiana ma anche in altri paesi esistevano persone venute in contatto con lo stesso gruppo di extraterrestri. Molti di questi alieni potevano facilmente mescolarsi alla società umana e, se necessario, svolgevano professioni normali in mezzo a noi.
Il caso Amicizia, quindi, confermerebbe le affermazioni di numerosi rivelatori americani che parlano di alieni di aspetto umano perfettamente inseriti nella nostra società e che camminano in mezzo a noi.
Alla fine Sammaciccia descrive un violento conflitto tra due fazioni di extraterrestri che avrebbero tentato di inflluenzare lo sviluppo umano e il futuro. Mentre la fazione "Amicizia" a cui egli prestava aiuto promuoveva una unione cosmica ed uno sviluppo basato sulla morale, l'altra fazione (i Grigi o Contrari) perseguiva esclusivamente il solo sviluppo tecnologico. Ciò portava a periodici scontri violenti tra i due gruppi. Alla fine le basi sotterranee degli Amici di Sammaciccia vennero abbandonate nel 1978.
I sopravvissuti dovettero abbandonare la Terra ma promisero di tornare in futuro, quando l'umanità fosse stata più evoluta eticamente e pronta ad interagire con gli extraterrestri.
L'incredibile storia di Sammaciccia sembra un episodio della saga di Star Trek ma è supportata da solide prove documentarie, dalla fiducia dei migliori ufologi italiani e dai racconti di prima mano di molti testimoni ancora viventi. Alcuni di questi erano importanti figure politiche, uomini di cultura ed eminenti personaggi sia italiani che europei. Nel libro Breccia include diverse prefazioni e dichiarazioni di testimoni che confermano il gran numero di persone coinvolte nel caso "Amicizia".
Alla luce delle sempre più numerose prove e testimonianze che stanno emergendo in Italia ed in altri paesi, il caso "Amicizia" potrebbe essere la prova definitiva della realtà della vita extraterrestre.

“Caso Amicizia”: un cover-up “sui generis” e tutto all’italiana

La divulgazione delle informazioni sul fenomeno UFO è controllata dai servizi segreti dei Paesi coinvolti nell’UFO cover-up internazionale, Italia inclusa.
Tale azione viene svolta da strutture operative che insabbiano le prove e, nel contempo, stabiliscono e determinano quali dati e informazioni siano da rilasciare al pubblico, dopo averli epurati di tutti i contenuti compromettenti e disinnescati nel loro potenziale di impatto sulla società civile e di crescita di consapevolezza dei singoli individui.

In altri termini, un sistema capillare di collegamenti di intelligence decide se, come e quando vadano divulgate certe informazioni inerenti il fenomeno UFO e la possibile presenza di entità aliene sulla Terra.
Perché la macchina funzioni a dovere è necessario operare nel contesto, non al di fuori di esso, quindi servirsi di paludati esponenti di spicco delle organizzazioni civili specializzate in studi ufologici, ovvero, di  quelli che hanno “l’ultima parola” e sanno stare al gioco.

La loro attività di “filtro” si esplica nella valutazione della qualità delle informazioni, delle testimonianze e delle documentazioni, onde preventivamente indicare quali siano da  diffondere attraverso i media, in primis i network TV. Tale selezione viene effettuata anche per conto delle grandi case editrici, per le quali essi fungono da consulenti editoriali nell’analisi di manoscritti e di titoli esteri eventualmente da tradurre, o meno. Il meno è il caso che ricorre con maggiore frequenza. Prova ne sia che risulta incomprensibile l’assenza, non certo per inappetibilità, di una miriade di libri di autori di grande spessore – da Mack, a Dolan, sino a Friedman solo per citarne alcuni – dagli scaffali delle librerie nostrane.

Qualcosa di assai simile avviene all’interno delle associazioni di settore, laddove l’insabbiamento si applica alle ricerche e ai dati ottenuti dai singoli iscritti. Prova ne sia che per decenni diversi casi non vengono a galla, le documentazioni cine-video-fotografiche spariscono, le testimonianze finiscono in celle mortifere.


In questo scenario si colloca il “Caso Amicizia”, rimasto sepolto per quasi 40 anni e venuto alla luce nel 2006 grazie all’ingegner Stefano Breccia, che gli ha dato visibilità nel libro “Contattismi di Massa”, pubblicato in Italia dalla Nexus Edizioni e negli USA dalla Author House con il titolo “Mass Contacts”, su spinta della giornalista italoamericana Paola Harris. Una vicenda incredibile e della quale nessuno si sarebbe accorto, nonostante tutto  fosse avvenuto in quella terra d’Abruzzo dove gli UFO sembrano essere stati sempre di casa e dove tante persone, nella massima segretezza e per lungo tempo avrebbero avuto contatti diretti con extraterrestri insediatesi nella regione.


Di “Amicizia” mi parlò per la prima volta il sociologo Roberto Pinotti, quando negli anni Novanta facevo parte del Consiglio Direttivo del CUN, Centro Ufologico Nazionale. Pinotti mi descrisse per sommi capi la vicenda “Amicizia” che si era sviluppata una trentina d’anni prima in Italia e della quale nel tempo apparentemente si erano perse le tracce. Pinotti mi confidò però di essere stato partecipe di un evento straordinario. Insieme all’ingegner Breccia avevano assistito a distanza ravvicinata all’atterraggio di un disco volante programmato nell’ambito di “Amicizia”, in una località abruzzese montana. Altri particolari sono eventualmente riscontrabili interpellando lo stesso Pinotti.
Il punto di svolta della storia di “Amicizia” sembra potersi collegare alla famosa ondata di avvistamenti sull’Adriatico del 1978, una stagione sfolgorante di luci nel cielo e di oggetti metallici strutturati che apparivano e svanivano agli occhi di tutti, gente comune, personale marittimo, forze dell’ordine, persino alcuni ufologo. E gli USO (Unidentified Submerged Objetcs) affioravano dal mare… Forse, nei fondali di quel tratto di Adriatico, esistevano basi aliene. Forse, nelle viscere del Gran Sasso e della Maiella, si nascondevano altri esseri… elementi di un buon romanzo di fantascienza che, invece, era realtà, ma non se ne doveva far parola neppure negli ambienti meglio informati dell’ufologia nostrana. Ovvio, si direbbe, perché di Contattismo si tratta e non di ufologia “viti e bulloni”.
Passano quasi venti anni prima che l’Abruzzo torni ad essere zona rovente dal punto di vista ufologico, ma non a causa di avvistamenti o incontri ravvicinati, bensì per un congresso straordinario che toccò nel profondo i 700 presenti al Congresso “Il Contatto”  il 7, 8 e 9 Novembre 1997 a Montesilvano.

Organizzato dalla rivista “Dossier Alieni” e dall’associazione M.A.R.E. di Pescara, capitanata da Pino Morelli, il convegno ebbe luogo in un’immensa sala del Grand Hotel Montesilvano, sul lungomare a due passi da Pescara. La struttura alberghiera per tre giorni fu messa a disposizione dal proprietario, l’artista e architetto Antonio Zimei, grande appassionato della materia UFO e, a mio avviso, personaggio troppo in vista importante innamorato della sua regione d’Abruzzo per non essere stato a conoscenza del “caso Amicizia.

Fu Zimei dunque a rendere possibile “Il Contatto”, ospitando in maniera squisita alcuni personaggi importanti della scena ufologica mondiale: l’ex colonnello Philip Corso – era fresco di stampa negli USA il suo “Il Giorno Dopo Roswell” – l’ex colonnello USAF Wendelle Stevens, il ricercatore William Hamilton III, l’ex sergente maggiore NATO Robert Dean, il contattista messicano Carlos Diaz e il pilota RAF e scrittore Sir Desmond Leslie, grande amico e co-autore di George Adamski.

L’ospite più atteso, al suo esordio in Italia (sarebbe tornato un anno dopo per il Simposio di San Marino) era Philip Corso. Il vecchio e duro soldato italoamericano mesmerizzò il pubblico, con due interventi che fecero gridare al miracolo: finalmente un militare raccontava la sua verità sull’incidente di Roswell e le relative ricadute tecnologiche.

Anche per Robert Dean e Carlos Diaz le standing ovation furono da brivido. Molti piansero. I due avevano comunicato con il cuore e il cuore delle persone aveva risposto. Momenti di risonanza corale. Durante “Il Contatto”, al termine di molte relazioni ricordo non solo gli elogi, le pacche sulle spalle e le strette di mano, ma soprattutto gli abbracci e la commozione dei conferenzieri.

Fra gli italiani, si alternarono Roberto Pinotti e Corrado Malanga, il contattista Eufemio Del Buono e il pilota Giulio Perrone. In sala era presente Breccia, docente alla facoltà di Ingegneria di L’aquila, esperto di informatica e intelligenza artificiale, che nonostante i ripetuti inviti si era sempre mantenuto lontano dalle luci della “ribalta ufologica”. Il suo intervento fu telegrafico, pochi minuti a monosillabi e senza menzioni del caso “Amicizia”.

Per  alcuni dei presenti a Montesilvano la storia era nota, ma in termini frammentari, episodici e privi di una traccia coerente e da Breccia ci si attendeva di più. Qualcosa, o qualcuno lo dissuase dal parlare. Il segreto sul caso Amicizia tale doveva restare per altri 10 anni.

Bisogna attendere infatti il 2007, quando esce “Contattismi di Massa”, con prefazione di Roberto Pinotti. L’autore, avvalendosi di un precedente manoscritto di Bruno Sammaciccia, vi riversa una mole impressionante di informazioni inerenti i CTR e i W56, razze aliene di fattezze umane tra loro in conflitto sulle finalità dei loro rapporti con i terrestri. Dai “contatti in positivo” con i W56 deriverebbe la definizione di “Amicizia”.

Poco prima di morire, il 3 Marzo 2012, Breccia aveva terminato la stesura del suo secondo libro, che al momento resta inedito. La storia di “Amicizia” manca dunque di fondamentali elementi di riscontro che potrebbero essere apportati da questo secondo volume.
Quanti anni ancora dobbiamo attendere prima di vederlo pubblicato dagli aventi diritto o da chi ora possiede il manoscritto?












 
Last Update: 20/04/2017
Powered by Esoterismo e Misteri.com  -  Copyright © 2010-2015 All Rights Reserved
Copyright 2016. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu