Il Fantasma di Castel Taufers - Esoterismo e Misteri

<br />        
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il Fantasma di Castel Taufers

Archivio > Fantasmi e Castelli
 
Il fantasma del Castello di Taufers
 
Il Castello di Taufers è conosciuto, al di là dell'indubbio valore storico, per la leggenda del fantasma che vi albergherebbe e che, in determinate circostanze, si sarebbe palesato o, più frequentemente, fatto percepire mediante l'emissione di varie sonorità.
La storia è ormai abbastanza nota, rintracciabile facilmente anche in rete e narrata sommariamente dalle guide durante la visita: racconta di una nobile fanciulla che, innamoratasi di un giovane capitano, vede sfumare il sogno d'amore a causa del differente rango di appartenenza.
Folle di dolore, soprattutto per la morte dell'amato, ucciso con una freccia avvelenata il giorno stesso delle nozze, si raccoglie lungamente nell' angoscia e nel pianto, fino al giorno in cui non trova più la forza di andare oltre e si suicida lanciandosi dalla finestra della propria camera.
Secondo varie testimonianze locali, in alcune particolari notti, è ancora possibile udire lo spettro della giovane gemere e piangere.
Nel 1972, durante le riprese del film di Ettore Scola "La più bella serata della mia vita", realizzate nel castello, fu proprio Alberto Sordi a riferire di averne udito nitidamente gemiti e lamenti; ma in ogni caso sono in molti a sostenere che il suo spirito ancora si aggiri nelle varie sale dell'ala medievale.
Si tratta di una tipologia di storie che seguono un' identico stilema, abbastanza diffuso nel panorama di leggende e tradizioni favolistiche, caratteristico di molti luoghi di origine medievale non solo italiano. Sotto questo punto di vista non ci sarebbe molto da soffermarsi, anche in virtù del fatto che non risulta siano mai state condotte indagini accurate di tipo strumentale o con l'ausilio di medium o sensitivi.
Ciò che mi ha incuriosito, spingendomi ad indagare un po' più a fondo, è stata la sensazione che, contrariamente a molti altri casi simili, alcune piccole verità ed indizi storici siano ancora rintracciabili sebbene celati dietro il velo favolistico.
Non è stata una ricerca semplice e, come sempre accade quando ci si immerge in situazioni relative al medioevo, nulla o quasi giunge ad una conclusione certa e incontrovertibile, specialmente se si stratta di tematiche riguardanti i fenomeni paranormali; tuttavia sono convinto che ne sia valsa la pena.
Un primo dato, emerso quasi subito, è che della stessa leggenda esistono due versioni, originatasi apparentemente da eventi risalenti alla stessa epoca ma a due diversi periodi, con due differenti interpreti che, tuttavia, recitano lo stesso copione di identico finale.
Malgrado la mutevolezza del quadro sociale e storico-politico del periodo, il contesto e le ragioni per cui la tragedia si andò a consumare restano pressoché invariate.
Entrambe le versioni, che a breve osserveremo, fanno riferimento a personaggi femminili, vissuti intorno al 1200, il che sarebbe coerente con il fatto che le presunte manifestazioni spiritiche siano state percepite solo nell'ala medievale la quale, malgrado gli inevitabili adattamenti strutturali di epoca successiva, è rimasta pressoché immutata e ci indicano, insindacabilmente, il nome di una famiglia: i Taufers.
Per districarsi meglio tra i vari personaggi e gli eventi che li coinvolsero è opportuno, a questo punto, dare una breve occhiata al castello e alla sua storia, limitandoci a quelle sole parti ed epoche interessate dalla presente ricerca.

Il Castello di Taufers (Tures) e la sua storia

Nel Sud-Tirolo o Alto Adige, a seconda di come lo si voglia denominare, 15 km a nord di Brunico, troneggia un maniero indubbiamente affascinante.
Si tratta del Castello di Taufers (in italiano: Tures) e domina il promontorio che, formando una chiusa naturale, dà geograficamente inizio alla Valle Aurina.
L'edificio attuale è, naturalmente, il risultato di opere, ampliamenti e rimaneggiamenti avvenuti attraverso diversi secoli, ma l'inizio della costruzione, che prevedeva solo un mastio e un dongione, ossia una torre abitabile, risale al 1136. Sono collocati sul ciglio della montagna, a proteggere la posizione da dove, con maggior probabilità, sarebbero potuti arrivare gli attacchi nemici. Il palazzo residenziale, in seguito utilizzato anche come granaio, fu innalzato in un secondo momento, sul lato occidentale: una zona protetta dalla conformazione stessa della montagna.
Solo in seguito, fra il 1484 e il 1486, vennero eseguite altre opere che, con l'innalzamento dell'ala sud-ovest lo convertirono da classico castello medievale ad abitazione residenziale fortificata.
I primi Signori di Taufers sono identificabili con Hugo I von Taufers (ca. 1100) e suo figlio Hugo II, capostipiti di una dinastia che, in mancanza di eredi, si estinguerà con Ulrich IV intorno al 1340.
Furono veri protagonisti, anche se solo per due secoli, nelle intricate vicende dell'epoca, ricavandosi un indubbio spazio nella storia locale e influendo, con le proprie scelte, sui delicati equilibri politici.
Mentre Hugo III era alleato dello scomunicato imperatore Federico Barbarossa ed era al suo seguito, sia nel 1177, durante la missione che portò a sancire la pace con Papa Alessandro III, che nella Terza Crociata (1189), durante la quale molto probabilmente perse la vita (ca. 1190), suo figlio Hugo IV, nel 1225, concesse Castel Tures e Castel Ottone/Uttenheim al vescovo Heinrich di Bressanone (1124-1238), cambiando radicalmente il versante delle alleanze.
Hugo IV, insieme alla moglie Adelheid von Taufers (nata Contessa di Ultimo), fondò, nel 1241, l'ospedale di Vipiteno; tra gli altri membri della famiglia, una Sophie von Taufers divenne, nel 1233, badessa di Sonnenburg, mentre nel 1278 Hugo V von Taufers, la cui sorella fu fondatrice del convento delle Clarisse a Merano, combatté al fianco di re Rodolfo d'Asburgo nel conflitto contro il re di Boemia Ottocaro (1273-1277)
Con la morte di Ulrich IV nel 1336-37 la dinastia si estinse e sia il castello che la signoria giunsero, a seguito di un precedente parziale acquisto e per diritto ereditario, ad Enrico Conte di Tirolo e di Boemia e, nel 1363, agli Asburgo.
Massimiliano I d'Asburgo, impegnato nei preparativi per la guerra contro Venezia, concesse il maniero alla nobile famiglia tirolese dei Fieger, che lo detennero per tutto il XVI secolo per poi passare ai Baroni Wolkenstein-Rodenegg e, dal 1685 al 1862, ai conti Ferrari.
 Agli inizi del 1900, già in rovina, fu acquistato da Ludwig von Lonmayer, che procedette ai primi risanamenti, continuati negli anni cinquanta ad opera del prelato Gassner, fino a diventare proprietà del Sudtiroler Burgeninstitut nel 1976, grazie al quale è stato oggetto, negli ultimi anni, di vasti interventi di restauro.

Gli Ambienti dell'Ala Medievale

Come già accennato in precedenza, malgrado l'intera struttura sia estremamente interessante e tutta da visitare, in questa occasione ci occuperemo della sola ala medievale che, per i nostri scopi, risulta anche essere la più affascinante ed intrigante.
I locali che spiccano su tutti gli altri per queste caratteristiche sono tre: la Sala dei Giudizi, la Biblioteca e la cosiddetta “Stanza delle Streghe” o “Stanza degli Spettri”; che risultano essere permeate da un'energia molto singolare, con vibrazioni di una frequenza insolitamente bassa, percepibile facilmente anche da persone comuni, purché dotate di un grado di sensibilità un po' più elevato della media.
La Sala dei Giudizi è l'ambiente più rappresentativo del Castello ed è sempre stata tristemente nota in tutta la contea. Vi fu esercitata la giurisdizione fino al 1720, anno in cui il Tribunale fu trasferito a Campo Tures. Si tratta di una grande stanza di forma rettangolare interamente rivestita in legno, con il soffitto a doghe, sostenuto da un asse trasversale e appoggiato al centro su di una robusta colonna di legno, alla quale venivano legati gli imputati durante i processi. Le leggi dell'epoca prevedevano l’uso della tortura quale strumento di indagine e si prefiggevano di arrivare comunque ad un verdetto di innocenza o colpevolezza. L'imputato aveva diritto ad un avvocato difensore ma, a meno che l'innocenza non fosse stata facilmente dimostrabile, avrebbe dovuto sostenere quelle che noi oggi definiamo torture ma che all'epoca venivano considerate come lecite tecniche d'interrogatorio, ben codificate e predeterminate, solo al termine delle quali, in mancanza di una confessione, sarebbe stato ritenuto innocente. E' facile immaginare quante confessioni siano state estorte e quanto dolore sia stato emanato, in sei secoli, all'interno di quegli ambienti
Proprio sopra la Sala dei Giudizi si trova la Biblioteca, in cui sono conservate ancora molte antiche cronache locali, purtroppo non anteriori al 1500 e quindi prive di dati eventualmente utili alla presente ricerca.
Attraverso un corridoio si raggiunge la Stanza delle Streghe o degli Spettri, anch'essa incredibilmente ben lavorata, raffinata ed elegante con ampie sezioni rettangolari, intramezzate da colonne sormontate da capitelli in stile corinzio. Anche se il letto a baldacchino, il tavolo, la culla e gli altri arredi sono di epoca successiva, presentando tutta una serie di affascinanti simboli di protezione, ancora poco noti nel XII sec., la stanza fu la stessa da cui, la nostra misteriosa damigella, si lanciò verso il dirupo sottostante.
 
Le due versioni della Leggenda

Una prima versione della leggenda ci parla di Margarethe von Taufers, quale giovane nobildonna, graziosa e sprovveduta.
Quando il padre partì per la guerra, chiamato dal re per una crociata[1], venne affidata al Comandante delle guardie del Castello e allo zio, Principe-Vescovo di Bressanone.[2]
Con il passare del tempo la fanciulla cominciò a vedere sotto una luce diversa la fedeltà del Capitano e a sentire il bisogno di vederlo sempre più spesso. Non le occorse molto per innamorarsi di lui, che si mostrò ben felice di scortarla lungo le passeggiate al di fuori delle mura, nei boschi e verso i contadi vicini. Era certamente un uomo maturo per l'epoca, tanto da ricoprire quel ruolo, ma abbastanza giovane da far breccia nel cuore di una giovinetta.
La relazione tra i due, come la chiameremmo oggi, si protrasse fino al momento in cui vennero manifestati i propositi di matrimonio e, da allora in poi, tutta una serie di problemi, che certamente erano rimasti latenti, si manifestarono in tutta la loro concretezza. Forse a poco erano serviti tutti i moniti che certamente erano stati lanciati ad entrambi. A quell'epoca la plausibilità di un matrimonio tra una giovane nobile ed un soldato di basso lignaggio era pressoché nulla . I sentimenti erano una cosa ed il matrimonio un'altra... era normale che seguissero strade diverse. Ma i due innamorati non diedero ascolto a nessuno e fissarono il giorno delle nozze.[3]
A quel punto il capitano venne ucciso: secondo alcuni l'omicidio avvenne la mattina stessa delle nozze, lungo la strada che risaliva verso il castello; altri sostengono che accadde qualche giorno prima, mentre era raccolto in preghiera all'interno della cappella.
Il suo corpo fu occultato in modo da convincere Margarethe che egli avesse volontariamente disertato la cerimonia o fosse stato inviato inderogabilmente in qualche missione.
 Iniziò così il triste tempo dell'attesa, che scorse lento ed inesorabile. Passarono i giorni, i mesi e gli anni; la speranza lasciò il passo alla disperazione e il dolore si fece insopportabile. Il settimo anno, così si narra, tutto terminò improvvisamente nei pochi interminabili istanti che separavano la sua finestra dal dirupo sottostante, in un volo liberatorio e definitivo.
Alcune delle varie ipotesi formulate, relative agli eventi così descritti, vedono quale possibile mandante dell'omicidio il fantomatico zio vescovo, intenzionato a combinare un matrimonio tra la giovane nipote, unica figlia del fratello, ed un nobile rampollo di qualche altro ramo della famiglia, al fine di ricondurre a se tutto il feudo.
Il fatto che Margarethe non figuri nella genealogia famigliare e non venga citata da alcuna fonte è poco importante ma, in questo caso, sappiamo che non poteva aver vissuto nel XII sec., non poteva essere la figlia di Hugo III e neanche di suo fratello Heinrich I il quale, peraltro aveva almeno tre figli maschi. Non sarebbe stata figlia unica e non avrebbe potuto ereditare nulla.
C'è un solo momento storico, tra le sette generazioni dei Taufers, in cui la collocazione del personaggio contorna il quadro di sfumature interessanti.
Intorno ai primi anni del 1200 il ramo principale della dinastia è rappresentata dai figli di Heinrich I e di Hugo III: Hugo IV, Ulrich I e Heinrich II. Anche su questo punto le genealogie sono assai controverse: in alcune Hugo IV appare come figlio di Hugo III, in altre di Heinrich I.
Hugo IV in qualità di primogenito assoluto ereditò il feudo ed ebbe almeno tre figli da più mogli[4]. Uno dei due maschi, Ulrich II, divenne il suo successore. Ulrich I si sposò con Euphemia di Tures (nata Contessa di Heunburg) ed ebbe una sola figlia di nome Sophie, che andò in sposa ad Andreas von Hohenlohe-Brauneck. Il terzo fratello era Heinrich II von Taufers, di cui si sa ben poco, alla pari di altri quattro fratelli.
Tutti costoro avevano, tuttavia, un cugino comune, un altro Heinrich, figlio di Hugo III, che era arrivato a ricoprire il ruolo di Principe-Vescovo di Bressanone dal 1224 al 1239.
In questo quadro potrebbe inserirsi la storia più nota del nostro fantasma.
In quell'epoca, a cavallo tra il 1220 ed il 1240 può essere esistita realmente una Margarethe von Taufers che, seppur ignorata dalle genealogie e solo per un periodo limitato, può essere stata figlia unigenita[5], recitando un suo ruolo nelle vicende di famiglia.
Un altro indizio che qualcosa di importante accadde lo si rintraccia nel fatto che la politica delle alleanze dei Taufers subì un brusco cambiamento: nel 1225 Hugo cedette alcuni dei suoi castelli a suo cugino, vescovo di Bressanone, ricevendo in cambio la promessa di protezione come se fosse anch'egli un vescovile: in pratica prese le distanze dai Conti del Tirolo[6] per allinearsi al vescovato. E' probabile che il tutto fosse giustificato da problemi di natura economica, risalenti alla morte di Hugo III ed alla precaria situazione di Mathilda di Hohenburg, l'ultima moglie.
Può essere accaduto, in sostanza, che da un primo matrimonio sia nata solo la giovane Margarethe e questo fece temere per il futuro del feudo. Se ciò che risulta dagli annali non è troppo lontano dalla verità si può notare come Konrad e Ulrich II siano nati molto più tardi e non vi fossero altri eredi maschi, neanche tra i fratelli, prima del 1248, quando Hugo IV era già avanti con gli anni. La loro nascita fu poi la svolta per il futuro della famiglia ma vi fu un ventennio di incertezze in cui tutto il peso andò a gravare sulle spalle di una fanciulla inconsapevole, indifesa e impreparata.
Avrebbe avuto bisogno di un marito per condurre il feudo e questi non poteva assolutamente essere un semplice capitano di basso rango; gli altri rami della famiglia si sarebbero estinti, cosa che in effetti avvenne e di tutto questo erano ben consapevoli sia Hugo che il vescovo Heinrich.
In quel contesto diventavano cruciali non solo la figura di un consorte ma anche il suo rango e le origini familiari, da cui sarebbero dipese le future alleanze.
Cosa avvenne davvero?
Ci fu veramente una Margarethe che ebbe questo ruolo nella vicenda?
Probabilmente non lo sapremo mai con certezza, ma valutiamo ora un'altra possibilità.
La seconda versione della leggenda, quella meno conosciuta, ci porta un po' più avanti nel tempo.
In questo caso la giovane nobildonna si chiama Agnes von Taufers e non si innamora del Capitano delle Guardie ma si ritrova anch'ella nelle condizioni di dover prender marito per le consuete questioni politiche. Cambiano i personaggi e le situazioni ma non il finale, che la vedono volare fuori dalla stessa finestra.
Siamo, in questo caso, nella seconda metà del XIII sec. quando il Conte Ulrich II von Taufers, dovette fare scelte complicate per condurre il proprio feudo attraverso un panorama ancor più complicato di quanto lo era stato per suo padre Hugo IV.
La storia, come si può facilmente immaginare, è abbastanza lunga e articolata, ma volendola sintetizzare, ci racconta di una contesa feroce tra Mainardo II (1238-1295) conte del Tirolo e Gorizia, duca di Carinzia e di Carniola, considerato il vero fondatore del Tirolo e suo nipote Bruno di Kirchberg (1250-1288)[7], anch'egli Vescovo di Bressanone e principe dell'Impero Germanico, membro dell'omonima ricca casata, originaria di Mennigen, nel ducato di Svevia.
Abbiamo visto poc'anzi come fu proprio Hugo IV ad essersi coalizzato con il vescovato.
Dopo morte di Bruno di Kirchberg, che era rimasto l'ultimo vero alleato nella disputa tra i vescovi trentini e i Conti Tirolesi e anche a causa di una situazione economica critica, Ulrich fu costretto a concedere in sposa Agnes, al conte Schwabisch di Kirchberg, al fine di rafforzare i legami tra le due famiglie: era abbastanza evidente come la supremazia del potere temporale fosse passata nelle mani dei Conti e una scelta diversa sarebbe stata disastrosa. Non vi è certezza, tuttavia, del fatto che il matrimonio venne celebrato.
Da qui in poi la storia non ci dice molto se non che il conte morì e la posizione del feudo venne comunque sottomessa, in virtù di una vendita parziale, al re Enrico di Boemia.
Si sa per certo che un'altra Agnes sposò, circa un ventennio dopo, un'altro Kirchberg, ma era la figlia di Hugo V e nipote della "nostra" Agnes. Sappiamo che, come già accennato all'inizio, in una successiva fase castel Taufers passò di mano più volte.
La leggenda narra che la ragazza, in preda alla disperazione e forse innamorata di qualcun'altro arrivò a suicidarsi lanciandosi dalla finestra e il suo fantasma infelice si aggira ancora piangente per le camere del castello.
Naturalmente non ci sono grandi prove documentali ma sembra che i tre eventi siano concomitanti con la "Pace di Linz" e quindi databile intorno al 1293.
Chissà?
Margarethe o Agnes?
Qual'è la verità?
"La sola cosa certa" afferma l'attempata guida che, con stile di altri tempi, accompagna i turisti, "è che un suicidio c'è stato e l'eco dello scalpore suscitato si è protratto a lungo. Naturalmente, dopo così tanto tempo, nessuno può conoscere tutta la verità."
Forse solo il fantasma la conosce e forse è proprio quello che tenta di raccontare.

Articolo di Claudio Dionisi
Pubblicato il : 23 - 09 - 2016
Articolo soggetto a Copyright - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata

NOTE
[1] Alcuni parlano di una "crociata" mentre altri più comunemente di una "guerra"
[2] Malgrado sia sempre complicato ricostruire le genealogie del periodo, qualche incongruenza si evidenzia immediatamente. L'unico Taufers ad aver partecipato alle crociate (1189) quale vassallo di Federico Barbarossa risulta essere stato Hugo III ed in quel periodo il vescovo di Bressanone era Heinrich von Berchtesgaden, mentre Heinrich von Taufers fu anch'egli Vescovo di Bressanone, ma dal 1224 al 1239 ed era il figlio dello stesso Hugo III.
[3] Chi conosce anche solo un po' la storia medievale sa che ciò sarebbe stato impossibile senza il benestare del nobile familiare di rango più elevato. L'unica alternativa era costituita dalla fuga di entrambi.
[4] Adelheid von Taufers (nata Contessa di Ultimo), Maria von Taufers (nata von Matsch) e Mathilda di Hohenburg.
[5] Konrad von Taufers e Ulrich II sono probabilmente nati più tardi, intorno al 1248-1250 e, così come Adelheid,, erano forse figli di un secondo matrimonio.
[6] L'origine del titolo nobiliare Conti di Tirolo nasce da un'usurpazione attuata ai danni dei legittimi detentori ossia i principi-vescovi di Trento e di Bressanone, detentori e Principi legittimi, sin dall'XI secolo, di tali terre.
In precedenza i "Tirolo" erano stati 'advocates' dei vescovi, ossia quei nobili locali ai quali i vescovi affidavano le prerogative militari sui loro territori, su mandato dell'imperatore del Sacro Romano Impero di Germania, del quale i principi-vescovi erano diretti vassalli. Intorno al 1259, con l'ascesa di Mainardo II, vero fondatore della potenza tirolese, i conti di Tirolo divennero, di fatto, conti del Tirolo.
Successivamente nel corso del XIV secolo, quando la dinastia dei Tirolo-Gorizia si estinse e la contea passò per questioni dinastiche agli Asburgo, l'uso del termine e il relativo titolo nobiliare vennero riconosciuti dall'imperatore stesso.

[7] Bruno di Kirchberg proveniva da una nobile famiglia sveva di Illenkirchberg. Sua madre Berta era la sorella di Mainardo II.
 
Last Update: 17/01/2017
Powered by Esoterismo e Misteri.com  -  Copyright © 2010-2015 All Rights Reserved
Copyright 2016. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu