Il fantasma di Illasi - Esoterismo e Misteri

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Il fantasma di Illasi

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Il fantasma di Illasi

Una leggenda raccontata male


Illasi è un comune veneto di circa 5000 abitanti,  in provincia di Verona. Sorge nella storica regione della Valpolicella, nell'omonima valle da cui prende il nome.
Quella del suo fantasma è una leggenda per lo più conosciuta.
Senza impegnarci neanche troppo potremmo collegarci a Internet ed utilizzare un qualsiasi motore di ricerca con le parole chiave "fantasma di Illasi", "murata viva di Illasi" o anche semplicemente "leggenda di Illasi" per trovare, messi in evidenza, quasi ottomila risultati di altrettante pagine con tali riferimenti.

Veduta aerea del castello

Da poche letture si capisce che la fonte è unica, tagliata e incollata migliaia di volte nei forum, nei siti esoterici, in quelli di cacciatori di fantasmi o di amanti dello spiritismo.


La storia che ci viene proposta parla di Ginevra Serego degli Alighieri, che tradì suo marito Girolamo II Pompei con il governatore di Verona Virginio Orsini, aiutata da un fedele servitore di nome Gregorio Griffo. Il suo tradimento fu scoperto prestissimo ed ella fu costretta a confessare. Il servitore venne ucciso ed il governatore Orsini dovette darsi alla fuga. Era molto probabilmente il mese di Dicembre del 1592. Di lì a poco Ginevra scomparve per sempre. Secondo alcuni passarono due o tre anni, ma è opinione della storica Lara Pavanetto, che ha avuto modo di studiare a lungo gli atti processuali conservati nell'Archivio di Stato a Venezia,  che Ginevra scomparve già nel Gennaio del 1593.
Verso i primi del 1800, durante alcuni lavori di ristrutturazione, l'abbattimento di una parete fatiscente portò alla luce una stanza senza vie d'accesso, un ambiente circondato da sole pareti, al cui interno furono ritrovati i resti ossei di una donna ancora attorniati da catene.
Il pensiero corse immediatamente a Ginevra, agli eventi che due secoli prima l'avevano vista protagonista e alla sua misteriosa scomparsa.
Le ossa furono raccolte dal conte Antonio Pompei e custoditi in un'urna di vetro posta in una stanza buia nel Palazzo Pompei di Illasi, fatto costruire dal conte Girolamo II a partire dal 1615.
Più o meno in questo modo ci viene proposta la storia della scomparsa, della morte di Ginevra e del tetro ritrovamento.
Ma le versioni non sono certamente univoche!
Secondo alcune di esse il ritrovamento sarebbe avvenuto nel 1615, agli inizi del 1900 e poi ancora nel 1970.
La storia stessa del castello ed i riferimenti ai suoi proprietari sono, se non errati, certamente imprecisi.
Per quanto riguarda poi le manifestazioni del suo fantasma, la confusione e le inesattezze sono ancor maggiori.
Si parla, in genere, di un biliardo "infestato" dove le palle giocherebbero da sole una rumorosa partita; biliardo che si troverebbe all'interno del castello di Illasi.
In realtà nel castello non c'è nessun biliardo perché del maniero restano solo le mura. Allo ststo attuale è impossibile accedervi; entrambi i cancelli d'accesso sono chiusi da molti anni (foto 1 e 2).

Foto1

Infine, colpo di scena degno dei migliori film gialli, emergono delle citazioni, anch'esse riconducibili ad un'unica fonte, riguardanti fantomatici studi, compiuti in epoca successiva, i quali attesterebbero che tali ossa non possano appartenere a Ginevra, ma a qualche altra infelice vissuta in epoca decisamente più recente!
A smentire l'esistenza del fantasma e della manifestazione del famoso biliardo ci prova Lapo Sagramoso, discendente della nobile famiglia, attuale proprietario della villa, in un'intervista apparsa nell'agosto del 2010, dove asserisce che la partita con i fantasmi sarebbe un esperimento sociologico uscito dalla sua fantasia e di una sua amica giornalista nei primi anni Novanta, pubblicato su Oggi e poi ripreso da molti altri. Qualche anno dopo la Mondadori avrebbe pubblicato un Oscar su uomini e spettri e, senza interpellare nessuno degli interessati, inserito la famosa partita a biliardo dei fantasmi nel volume, trasformando l'eco mediatica in realtà.

Foto 2

Lapo Sagramoso conclude l'intervista con una frase lapidaria:"… ci sembra giusto smentire categoricamente tale creduloneria. Va bene che resista la fiaba, ma non che si creda ai fantasmi. Abbiamo voluto dimostrare che tendiamo a credere troppo a quanto ci viene raccontato senza curarci di verificare."
Peccato, verrebbe da contestare, che negli ultimi vent'anni a nessuno sia stata data la possibilità di assistere, la notte del 23 Agosto, al "nulla" che accadrebbe nella famosa stanza del biliardo!
Per quanto leciti e comprensibili siano i motivi di riservatezza che inducono i proprietari della villa a smentire l'esistenza di un tale fenomeno, siffatte affermazioni sono talmente categoriche da apparire pretestuose. L'idea stessa di utilizzare la propria dimora quale ambientazione per un'indagine di tale genere sarebbe apparsa sconsiderata anche a persone più temerarie e meno riservate.


Non potendo recuperare probanti accettabili, testimoniante affidabili e documenti esaustivi, ci limitiamo a raccontare la storia così come l'abbiamo appresa sul luogo, dai racconti degli stessi illasiani e dalla leggenda che si tramanda da ben prima che il signor Sagramoso e la sua amica giornalista avviassero la loro indagine.


Il Castello di Illasi


Il castello di Illasi, costituisce un esemplare quasi unico, non solo nella parte orientale, ma in generale nell'intera fascia collinare veronese. Tra i numerosi manieri che, a partire dal X° secolo, presidiarono la fascia collinare e pedemontana del territorio veronese, pochi sono sopravvissuti sino ad oggi, a differenza dei monumentali e noti castelli che si ergono sulle rive del Lago di Garda e della Pianura. In Valpolicella sono riconoscibili solo resti del castello di Marano e la cerchia murata di Castelrotto mentre in Valpantena non resta oggi alcun resto tangibile.


Un'opera decisamente notevole per le possibilità del tempo, nonché un interessante rompicapo per archeologi e studiosi.
La struttura principale costituita da un maschio affiancato ad un cassero, configurazione semplice ma massiccia, quasi unica in Europa, è di epoca certamente prescaligera, ma non è chiaro quale facoltoso e potente signore dell'epoca possa avere realizzato un'opera così tecnologicamente avanzata. L'ampio arco romanico all'interno del maschio trova corrispondenti solo in alcuni archi, comunque più piccoli, in alcune case torri di nobili famiglie in città, senza lasciare tracce documentali. Dal punto di vista storico, il documento più antico rintracciabile lo data al 971.
Nel 1004 diventò proprietà privata del diacono Moisè. Nel 1223 risulta in possesso della potente famiglia dei Montecchi che, poco dopo un decennio lo donarono a frate Giovanni da Schio. Nel 1243 fu occupato da Ezzelino da Romano che per ordine del Papa Nicolò IV dovette ristrutturarlo. Nel 1269 fu occupato da Pulcinella delle Carceri, in lotta con Mastino I della Scala, che lo adibì a proprio rifugio. Un documento datato 27 giugno 1289 e diretto al vescovo di Mantova attesta una donazione operata dal Pontefice a beneficio di Alberto I della Scala e suoi discendenti, per i suoi meriti nella lotta agli Albigesi (Catari), dopo la conquista della roccaforte eretica di Sirmione, terminata col rogo in Arena dei prigionieri.
Dagli scaligeri il complesso ricevette nuovo vigore ed vari interventi di consolidamento.
Particolarmente travagliato per il castello sarà il periodo seguente alla caduta dei della Scala (1387): in pochi anni subisce duri attacchi e colpi di mano fra milizie dei Carraresi di Padova, dei Visconti di Milano e della Serenissima.
Viene dato alle fiamme con le case ad esso addossate dai Carraresi, per punire il plauso degli illasiani all'avvento dei veneziani nel 1403.
Nel 1509 questi ultimi decisero di concederlo in feudo al valoroso condottiero Girolamo Pompei, detto "Malanchino", la cui famiglia vantava da secoli diritti in quel di Illasi.
Nel castello i Pompei tennero la loro residenza fino alla metà del XVII° secolo.
La monumentale settecentesca residenza dei Pompei ai piedi del colle è in realtà il risultato dell'unione di due ben diversi fabbricati. La costruzione settecentesca si sovrappone ad un precedente edificio cinquecentesco, in parte sopravvissuto, ma tutt'ora funzionale, costituente l'ala sinistra dell'edificio. Si presume che solo nel settecento sia avvenuta la conclusiva sostituzione della residenza di famiglia del castello con la villa costruita al piede dello stesso colle.
Caduto Napoleone, nel 1815 l'imperatore asburgico decise di riesaminare l'intero comparto nobiliare. Il 17 giugno 1816, i fratelli Alberto, Alessandro e Alvise Pompei chiesero di essere conservati nel titolo di conti di Illasi, ricevendo come risposta un secco rifiuto. Ma non si diedero per vinti e perorarono nuovamente la loro causa. Finalmente ottennero nuovamente il titolo di conti, del quale i membri della famiglia continueranno a fregiarsi fino all'estinzione della stessa.
Giulio Pompei fu l'ultimo discendente della Casa Pompei, del ramo di San Paolo, la quale si estinse alla sua morte, avvenuta il 13 agosto 1852. Con testamento stilato nel 1848, nomino' suo erede universale un parente da parte della nonna Anna Maria, il marchese Giulio Carlotti, appartenente anch'egli ad un'antica famiglia.
Dal punto di vista edilizio, come accennato in precedenza, il castello si articola secondo un modello di organizzazione distribuita: il mastio, ovvero residenza castellana, affiancato dal cassero ad uso delle milizie, metodo che sarebbe in seguito stato applicato anche in molteplici altre fortificazioni scaligere. In esso predominano le forme dell'impostazione originaria altomedioevale, particolarmente evidente nella cinta ad andamento pressoché ellittico, per circoscrivere la sottostante collina.
Alto 32 metri, il mastio possiede una pianta quadrata di 10 metri di lato, con un alto zoccolo destinato a cisterne, magazzino e servizi vari. Il cassero, costruito a poco più di 15 metri di distanza dalla torre, presenta, come il mastio, un accesso elevato, su di uno zoccolo alto circa 8 metri, di base rettangolare (20x25 metri), con un'altezza di 26 metri, suddiviso su due piani e coronato con merlature attorno ad un terrazzo sommitale praticabile. Entrambi gli edifici, con murature spesse mediamente più di tre metri, vennero realizzati in conci regolari e ben connessi, di ottima pietra da taglio di origine locale. La corte tra il cassero ed il lato orientale della cinta, ricavata con alcuni segmenti di cortina eretti tra i basamenti della torre, del palazzo e della torricella settentrionale della cinta esterna, è un prodotto tardo, conseguenza di un altro intervento, volto ad ottenere recinti scalari e graduati, nondimeno del tutto casuali rispetto all'impianto originale.
Quanto è importante tutto ciò e quanto è pertinente rispetto al tema in oggetto?
Non è fondamentale ma è certamente utile per rendersi conto di quanto il castello di Illasi sia stato, senza soluzione di continuità, nella disponibilità dei vari membri della famiglia Pompei, dagli inizi del 1500 fino a buona parte del 1800.



La leggenda del Fantasma di Illasi


Riguardo alla leggenda del fantasma di Illasi ci sono parecchie incongruenze.
Una leggenda è pur sempre una leggenda…, tuttavia siamo rimasti incuriositi dal modo in cui, investigando sui luoghi in questione, ponendo domande alle persone che ad Illasi e nei dintorni sono nate, vissute ed invecchiate, tale esposizione ci veniva narrata.
Inizialmente avevamo la sensazione che ce ne venissero riferite due diverse, anche se collegate tra loro, o comunque due versioni della medesima.
Ci è voluto un po’ di tempo per comprendere che erano due parti sequenziali della stessa!
La prima parte racconta del castello da dove, in una determinata notte dell’anno, provenivano echi di urla disperate, strazianti lamenti e pianti dirotti.
E’ questa la parte più antica della vicenda di cui, coloro che ne conservano memoria, l’hanno appresa dai loro genitori, i quali, a loro volta, l’hanno ascoltata dai propri nonni.
Un ricordo… un racconto che nel tempo ha visto sbiadire i contorni e perduto irrimediabilmente i particolari più importanti, come ad esempio il giorno ed il mese in cui tali sonorità erano emesse: “Era un mese invernale” ci dicono… “il giorno 26 o 27”…!
Nulla di più preciso purtroppo, ma soprattutto da un certo momento in poi di tanti… troppi anni addietro per ricordarli a mente d’uomo, le urla cessarono.
A quei tempi, ci raccontano, con quel loro tono dialettale, solo apparentemente distaccato e disincantato che, nel tempo, ha cominciato a divenirci familiare, ma non più facilmente comprensibile, il castello era già stato abbandonato e “i Signori” si erano trasferiti giù in villa.
Cosa era accaduto?
Perché quelle urla avevano perdurato per decenni, forse per secoli, per poi improvvisamente cessare?
Qualcosa era accaduto, non nel 1615, o nel 1900 e neanche nel 1970, ma agli inizi del 1800.
Come abbiamo già brevemente descritto, nel corso di alcuni lavori di restauro all’interno del castello, e molto probabilmente nei sotterranei, considerando che i piani oltre il livello dello zoccolo di rialzo erano soltanto due e su tutti i lati dell’edificio sono presenti le finestre, particolare che impedirebbe la creazione di un vano occultabile, abbattendo una parete oramai fatiscente, fu scoperto lo scheletro di una giovane donna, ancora in catene.
Le ossa, il piccolo teschio e le tre catene, di varie lunghezze ad anelli sottili oblunghi e sferici, serrate ai tre lati di un piccolo triangolo di ferro, testimonianza del terrore e della sofferenza patiti dalla donna in attesa della morte, furono pietosamente raccolti dal conte Antonio Pompei e custoditi in un’ urna di vetro collocata in una stanza all’interno del palazzo dei Pompei ad Illasi
Per tutti si trattò della rivelazione conclusiva alla storia del conte Girolamo II Pompei e della sua sposa Ginevra.
Suo sarebbe stato il fantasma vagante senza pace nel castello ad urlare la propria disperazione, udibile la notte del 26 o 27 di uno dei mesi invernali, almeno fino al 1800.
Cosa accadde poi?
Accadde che i resti mortali del fantasma furono ritrovati e trasferiti in un altro luogo, un posto in cui ancora oggi si trovano. La loro attuale collocazione non è una buia o angusta stanza qualsiasi, ma la luminosa sacrestia della cappella di villa Pompei-Sagramoso.



Anche il biliardo si trova all’interno della stessa villa, in una sala più famosa per gli affreschi parietali di Giovanni Canella (1785) che non per il tavolo in quanto tale.



Si sarebbero spostate le ossa e con esse il fantasma...questo verrebbe da dedurre..., il che non costituirebbe un fatto unico o insolito.
Per qualche incomprensibile ragione sarebbe mutata la fenomenologia con la quale si manifesta e anche la data in cui lo fa. Questo, semmai un giorno fosse confermato, costituirebbe un'anomalia niente male su cui riflettere.
Non più urla disperate ma rotolare di palle da biliardo, non più in inverno ma il 23 di Agosto.
Le testimonianze a proposito di questi dettagli sono, purtroppo, anche quelle meno univoche e coerenti e tutte esclusivamente verbali.
La notizia secondo cui lo scheletro non appartenga a Ginevra ma ad una giovane donna vissuta molto più recentemente ci lascia assai perplessi.
C’è da considerare, a tal proposito, alcuni fattori indiziari determinanti.
Il primo di essi riguarda il macabro ed atroce “vizietto” di murare vive le persone, che è perdurato per diversi secoli in tutta Europa, assai più diffuso di quanto si possa credere.
Illasi, infatti, non è certamente l’unico esempio, alla storia ne sono passati moltissimi, ma in tutti, vittime e carnefici, erano persone facoltose, nobili, persone generalmente in vista nella società del tempo. Bisognava avere la disponibilità di un castello per murarci vivo qualcuno ed il potere necessario per far fronte alle eventuali ritorsioni.
Abbiamo visto che fino al 1800 il castello di Illasi è rimasto nelle disponibilità del Pompei e solo loro avrebbero potuto murarci dentro qualcuno!
Intorno alla nobile famiglia hanno orbitato molti scandali ed è scorso sangue in gran quantità, ma non risultano personalità scomparse misteriosamente, aventi causa con loro, ad eccezione di Ginevra Serego degli Alighieri.
Non ci è dato sapere con esattezza che tipo di analisi siano state eseguite sui resti ossei e, soprattutto quando siano state eseguite. Speriamo siano successive al 1856!
Vi chiederete il perchè?
Perchè "prima che Darwin, nel 1859, pubblicasse il suo libro sulla teoria dell'origine delle specie per selezione naturale, nella valle del fiume Neander presso Düsseldorf, in Germania, vennero rinvenuti i fossili di un cranio e di alcune ossa degli arti appartenuti ad un essere sicuramente umano, ma dalle caratteristiche strutturali molto particolari. Quel reperto, ovviamente, non venne interpretato su basi evolutive ed anzi alcuni eminenti biologi del tempo ritennero potesse trattarsi dei resti di un uomo moderno, deforme o gravemente malato. Un eminente patologo tedesco, arrivò al punto di specificare che quell'individuo doveva aver sofferto di rachitismo in giovane età e, come dimostravano le ossa arcuate degli arti, doveva aver sofferto di una forte artrite in vecchiaia. Inoltre il tutto era stato peggiorato ulteriormente da qualche brutto colpo ricevuto in testa nell'età adulta. Per altri, invece, si trattava di un soldato cosacco dell'esercito russo, poiché le gambe arcuate facevano supporre che avesse dovuto passare una vita a cavallo. Aveva probabilmente partecipato alla guerra contro Napoleone nel 1814 e infine, stremato si era rifugiato in una caverna dove aveva trovato la morte. Le arcate sopraorbitarie gli erano diventate prominenti a causa del continuo aggrottamento dei sopraccigli causato dalla stanchezza e dal dolore. Successivamente, però, Thomas Henry Huxley, l'amico fraterno di Darwin, lo interpretò correttamente come le vestigia di una razza umana primitiva. A questa razza, di cui verranno rinvenuti in seguito molti altri esemplari, sarà assegnato il nome di "Uomo di Neanderthal"
e visse in un arco di tempo variabile tra i 130.000 ed i 30.000 anni fa.
Questo accadeva nel 1856!
Speriamo che chi ha effettuato tali analisi sia stato più accorto e preparato!
In ogni caso, ripetiamo, data la carenza di materiale probatorio, questa è destinata a restare, per il momento, una deliziosa terribile leggenda.


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Articolo di: Claudio Dionisi

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Last Update: 03/05/2017
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