Il Tempo - Esoterismo e Misteri

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Dissertazioni ai confini con la Metafisica



3.- Le esperienze umane nello spazio e nel tempo


 


3- Le esperienze umane nello spazio e nel tempo
 

 
 
“Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro.”
Sant’Agostino d'Ippona
 
 
Chi non è mai stato accarezzato dal fascino del viaggio nel tempo?!
Chi non ha mai sognato di costruire una macchina in grado di condurre nel passato o nel futuro, per osservare di persona determinati eventi, intere civiltà o periodi storici e magari avere la possibilità di cambiare qualcosa che non ci è piaciuto.
Considerando la complicata congiuntura economica credo che molti non disdegnerebbero di usufruire di un'entrata extra di denaro, meglio ancora se cospicua come lo potrebbe essere una vincita ad una delle tante lotterie. Quale miglior modo si potrebbe escogitare se non quello di dotarsi di un congegno, in questo caso, che ci consenta di osservare una serie di eventi futuri come, ad esempio, i risultati vincenti.
Il primo scoglio da superare consiste nel fatto che la probabilità di un viaggio nel tempo sembra essere decisamente legato alla possibilità di superare la velocità della luce, cosa che appare impossibile in quanto anche un singolo fotone, l'unità di base della luce, come pure la velocità di fase delle onde elettromagnetiche, obbedisce al postulato relativistico del limite della velocità della luce stessa: in altre parole neanche i singoli fotoni, come aveva postulato Einstein, sono in grado di superare in alcun modo tale velocità.
Oltretutto bisognerà necessariamente valutare un'altra serie di possibili circostanze come ad esempio, le "curve temporali chiuse" di cui parlava ancora lo stesso Einstein, oppure le "congetture di protezione cronologiche" proposte da Stephen Hawking, che avrebbero potuto impedire la chiusura delle curve temporali stesse, o peggio ancora i principi di auto-consistenza” proposti da Igor Novikov.
Nessuno ha mai detto, in fondo, che viaggiare nel tempo sia semplice!
Allora, senza avanzare pretese eccessive, potremmo anche accontentarci di realizzare un piccolo apparecchio da collegare al computer tramite il quale si possa navigare sulla rete internet con l' anticipo di un solo giorno sugli eventi visualizzabili.
Verificheremo in seguito la fattibilità teorica-pratica di un tale progetto perché in prima istanza dobbiamo conoscere, quello che è il terreno sul quale vogliamo addentrarci e quali sono le regole che lo governano: ossia il tempo!
Fin dal remoto passato l’uomo si interroga su quale sia il vero significato del tempo, se rappresenti un valore assoluto, relativo o soggettivo, e se in mancanza di vita o di un osservatore in grado di misurarlo in qualche modo ne esisterebbe anche solo il concetto.
Ancora oggi si può denunciare l’impossibilità di risposte esaustive a tali importanti quesiti; se da un lato il tempo è al centro di accese dispute, dall’altro, rappresenta il cardine che permette l’equilibrio di molte equazioni fisiche, su cui l'uomo basa la propria conoscenza del mondo e della realtà.
Ce lo ricorda anche il fisico inglese Paul Davies: "Ad essere veramente onesti, né gli scienziati né i filosofi, sanno realmente cosa sia il tempo o perché esista!"
Il tempo è stato considerato in vari modi nel corso della storia del pensiero.
Nella cultura occidentale se ne sono occupate molte tra le menti più eccelse, da Zenone e Parmenide, partendo approssimativamente dal 500 avanti Cristo, seguite da Platone, Aristotele e Sant’Agostino d'Ippona, prima di giungere al periodo della rivoluzione scientifica che ha visto cimentarsi Galileo Galilei, Newton, Leibniz, Immanuel Kant e Henri Bergson.
La sensazione generale è di assistere alla costruzione di un muro, mattone dopo mattone, nel quale, tuttavia, sia rimasto aperto un varco, come una singolare finestra sull'ignoto.
Si è dovuto aspettare l'inizio del 1900 con Einstein e la sua teoria della Relatività per porvi sopra un architrave e poter continuare la costruzione ma senza, tuttavia, riuscire a colmare quel vuoto di conoscenza che continua a persistere e a far riflettere, dubitare... a volte anche sognare.   
Proviamo, per quanto possibile, a semplificare qualcosa che per sua stessa natura non è semplice o forse lo è così tanto da sfuggire alle nostre capacità intellettive o persino esserne rifiutato.
Non ci poniamo certamente l'obiettivo di risolvere il dilemma ma solo di comprenderlo abbastanza per osservarne gli schemi e progettare il nostro dispositivo. In fondo non vogliamo viaggiare nel tempo ma solo osservarlo in anticipo!
Alla “dimensione” nella quale concepiamo e misuriamo il trascorrere degli eventi abbiamo convenzionalmente dato il nome di “tempo”.
Tutti gli eventi possono convenzionalmente essere descritti in esso con modalità passata, presente o futura.
L’esperienza quotidiana ci suggerisce che il tempo sia quella dimensione in cui gli eventi scorrono, ma a livello scientifico non è affatto così e non siamo ancora in grado di dire con esattezza cosa sia, malgrado si abbia la possibilità di misurarlo e inserirlo nelle formule che descrivono le leggi generali della Fisica.
Ci sono certamente dei fenomeni dai quali deduciamo la sua sussistenza, e si tratta di fenomeni reali ma che noi interpretiamo nel modo sbagliato!
Dalla presunta nascita dell’universo fisico, secondo la conoscenza umana tradizionale, inizia il trascorrere del tempo.
Le modificazioni di spazio e materia, regolati dalla chimica e dalla fisica determinano, secondo l’osservazione, il corso del tempo.
Tutto ciò che si muove e si trasforma viene descritto, oltre che chimicamente e fisicamente, anche a livello temporale e tutte le nostre esperienze di vita si collocano nello spazio e nel tempo.
L’esempio più immediato che possiamo fare riguarda la correlazione tra tempo e moto nella rotazione della Terra attorno al proprio asse che determina la distinzione tra il giorno e la notte e simultaneamente il percorso ellissoidale, la cosiddetta rivoluzione, intorno al Sole, che determina invece le variazioni stagionali.
La realtà percepita dai nostri sensi attraverso l’osservazione riguarda la materia la quale, tuttavia, è essa stessa in trasformazione continua, visto che tutti gli oggetti materiali si modificano; alcuni lo fanno in tempi brevi, altri in modo lento, ma tutti sono destinati a trasformarsi. Quindi possiamo enunciare che la nostra osservazione riguarda la trasformazione della materia poiché essa “è”, e contestualmente “diviene”, ossia assume un'ulteriore forma.
Non lasciamoci ingannare dall'ovvietà di questa attestazione, in quanto tende a nascondere una verità di fondo: l'essenza intima di un oggetto è data o certificata dalla sua persistenza che ne è l’identità nel tempo, ovvero il suo permanere ed esistere simultaneamente; mentre il divenire, al contrario, presuppone la trasformazione, ossia la diversità della forma, per cui impone un “prima” e un “dopo”, vale a dire un intervallo di “tempo”.
Il tempo si “origina” quindi dalla trasformazione della materia e non dalla persistenza.
La percezione del “tempo” è la presa di coscienza che la realtà di cui siamo parte si è materialmente modificata. Se osservo una tartaruga che si muove, la diversità delle posizioni assunte dimostra che è trascorso un “intervallo di tempo”. Questo “intervallo” rappresenta la misurazione di una “durata” avente un inizio ed una fine, da una posizione precedente ad una successiva.
Ne consegue che in un universo quadridimensionale il tempo assume un valore eguale alle altre tre dimensioni di Euclide: altezza, lunghezza e profondità.
La persistenza della tartaruga non è affatto variata, siamo noi ad aver compiuto una misurazione tra le due diverse posizioni.
Le immagini che i nostri occhi catturano vengono inviate al cervello, il quale, dopo aver compiuto una scrematura delle informazioni superflue, proietta olograficamente l’immagine risultante. Se ci incantassimo ad ammirare un bellissimo paesaggio, dove veramente nulla ci fosse in movimento, la nostra mente non ci fornirebbe alcuna informazione circa la percezione del tempo. Potrebbe essere trascorsa una o due delle nostre ore convenzionali, ma noi non lo sapremmo dire con esattezza. Potremmo poeticamente affermare che il tempo si sia fermato o che quell’attimo sembrava eterno. Se, per assurdo, “quell’eterno istante d’incanto” fosse durato cinquanta anni, ci ritroveremmo certamente invecchiati ed anche molti degli aspetti del paesaggio sarebbero mutati, ma così lentamente da non essercene accorti. In quel caso la dilatazione del tempo anziché darcene una percezione di tipo “punto-punto” ce ne renderebbe una “da punto a punto” alla pari di un salto temporale.
Ma allora perché nel frattempo siamo invecchiati?!
Non è forse il tempo trascorso comunque anche se non ce ne siamo accorti?
Siamo invecchiati perché la materia di cui siamo composti non ha interrotto i sui processi di “essere” e “divenire”.
Ma questo non significa che il tempo è trascorso?
No!
Certamente non nei termini convenzionali con cui percepiamo l’idea di tempo.
Proviamo a fare un altro esempio!
Sedetevi comodamente davanti al vostro televisore, inserite un DVD nel lettore e avviate la lettura. Il film che avete scelto verrà riprodotto, le immagini, le sequenze scorreranno davanti ai vostri occhi e vi mostreranno la storia dall’inizio alla fine. Il protagonista e gli interpreti si muoveranno imprimendo una direzione al racconto stesso, una direzione temporale: si succederanno notti e giorni, a volte anche mesi e anni. Ma l’intera storia è contenuta fondamentalmente in un “file”, in un pacchetto di dati dove già tutto è compreso, in ogni sua forma e momento. Seppure ci fossero, come a volte accade, dei finali multipli o delle sequenze opzionali che sta a voi scegliere, esse sarebbero comunque già comprese nell’insieme dei dati contenuti all’interno del file.
Estraete ora dischetto dal lettore e guardatelo attentamente: dove è andato a finire il tempo, eppure è tutto lì, davanti ai vostri occhi!
Il nostro modo di costruire concetti si basa sulle azioni che possiamo osservare o effettuare e sulle possibilità percettive tipiche della nostra struttura. L’evoluzione dei nostri giudizi e l’estrazione dai dati avviene ancor prima della formulazione linguistica degli stessi. La nostra struttura biologica è determinante ed allo stesso tempo invalidante ai fini della formazione di concetti complessi. L’indagine coerente ha faticato notevolmente per sciogliersi da questi vincoli strutturali e costruire teorie astratte.
Abbiamo accennato all'inizio come il tempo sia stato considerato in vari modi nel corso della storia del pensiero, ma le definizioni di Platone ed Aristotele sono state di riferimento per moltissimi secoli, fino a giungere alla rivoluzione scientifica. Di questo periodo è fondamentale la definizione di Isaac Newton, secondo il quale il tempo, al pari dello spazio, scorrerebbe immutabile, sempre uguale a se stesso, mantenendo una concezione analoga a quella presente nelle opere di Galileo Galilei. Tuttavia già allora, a cavallo tra il '600 ed il '700 cominciavano le prime contese, come quella tra Newton e Leibniz, riguardante la questione del “tempo assoluto”: mentre il primo credeva che il tempo fosse, analogamente allo spazio, un contenitore di eventi, il secondo riteneva che esso, come lo spazio, fosse un apparato concettuale che descriveva le interrelazioni tra gli eventi stessi.
S. Agostino, dal canto suo aveva già notato il paradosso esistente tra l’istante presente ed un tempo che non ha fine, arrivando a sostenere che la realtà è fuori dal tempo e che il tempo non esiste, come non esisteva prima dell’inizio dell’universo. Anche Kant arrivò a postulare che lo spazio ed il tempo fossero categorie, percezioni della mente, definite a priori e non derivate dall’esperienza.
Si tratterebbe, in sintesi, di un difetto della percezione da attribuire alla modalità di funzionamento con la quale il cervello umano analizza i fenomeni naturali inquadrandoli nello spazio e nel tempo, benché non vi sia alcuna reale evoluzione concettuale delle esperienze. Naturalmente ci furono altri filosofi e teologi di diverse epoche che giunsero allo stesso risultato e ciononostante la concezione comune è rimasta legata ai dettami della fisica classica di Newton.
Fu Einstein a compiere il grande passo attraverso la formulazione della teoria della relatività ristretta nel 1905 e della relatività generale nel 1916. Introdusse il concetto di “spaziotempo”, perché i due aspetti, cronologico e spaziale, sono inscindibilmente correlati tra loro; lo spaziotempo è soggetto a venire modificato dai campi gravitazionali, che sono capaci di deflettere la luce e di rallentare il tempo. Egli si accorse anche che fra ciò che chiamiamo “passato” e quello che chiamiamo “futuro” esiste qualcos’altro che prima nessuno aveva notato a causa della durata infinitesimale. Non c’è soltanto un effimero e istantaneo “presente”, c’è molto di più: un “né passato né futuro” che dipende dalla distanza.
A partire da quel momento tempo e spazio cessarono di essere considerati fattori assoluti, e diventarono relativi: sia riguardo al rapporto tra osservatore e osservato, che alla loro velocità reciproca.
Nella vita quotidiana abbiamo l’impressione di osservare gli avvenimenti nello stesso istante in cui avvengono, questo perché la velocità della luce, sulle piccole distanze, dà un’impressione di immediatezza, ma quando ci confrontiamo con altri corpi nello spazio, dobbiamo prendere in considerazione il fatto che la luce delle stelle più vicine ci arriva con un ritardo di migliaia di anni.
Un esempio classico che permette di comprendere questo diverso rapporto con il tempo è il paradosso dei gemelli. Se un astronauta viaggiasse alla velocità della luce nello spazio per vent’anni, mentre suo fratello gemello rimanesse sulla terra, al suo ritorno il primo risulterebbe molto più giovane del secondo, perché il tempo, alla velocità della luce, sarebbe passato più lentamente per l’astronauta che per il terrestre.
In sostanza non esiste un unico tempo o un unico presente nel Cosmo, al contrario si manifestano tempi differenti di scorrimento del tempo. In prossimità di un buco nero a causa dell'immane forza gravitazionale, la velocità di scorrimento è praticamente nulla, mentre è molto rapida nella periferia di quella regione dello spazio!
Ipotizzando uno stesso evento visto da osservatori diversi in luoghi distanti tra loro o in differenti stati di moto, avremo che lo stesso evento risulterà simultaneamente presente, già passato o come evento futuro e possiamo quindi affermare che passato, presente e futuro coesistono, rivoluzionando totalmente le nostre credenze sulla realtà!
Carl Gustav Jung, uno dei padri della psicologia moderna, scrisse: “Prima o poi la fisica nucleare e la psicologia dell’inconscio si avvicineranno fra loro poiché entrambe, indipendentemente l’una dall’altra e partendo da direzioni opposte, si spingono avanti in un territorio trascendentale”.
Aveva ragione.
Con l’entrata nell’era della meccanica quantistica la questione si è evoluta ulteriormente.
Nella fisica classica, il tempo corrisponde ad una specie di filo invisibile come quello che si usa per stendere gli abiti ad asciugare. In ciascun punto, lungo quel filo immaginario, l’universo ha una qualche collocazione delle sue parti, qualche struttura particolare. Possiamo immaginare di fare una fotografia di quella particolare struttura per poi appenderla al filo, nel tempo che gli corrisponde. Un minuto più tardi si può fare un’altra foto e molte cose nell’universo si saranno mosse in qualche modo. Perciò si otterrà un’immagine leggermente diversa da appendere al filo, un minuto più tardi. Proseguendo ulteriormente si avrebbero molte foto appese al filo invisibile, tutte con la loro corretta spaziatura. Questo è esattamente quello che Isaac Newton pensava del tempo e rispecchia ancora il modo in cui molte persone lo concepiscono tutt’oggi.
La meccanica quantistica al contrario postula che non ci sia una singola successione di stati, bensì ogni possibile successione di stati. Essa getta via tutte le foto stampate ed anche il filo, presumendo che tutte le immagini racchiuse nella pellicola fotografica siano presenti allo stesso tempo, arrotolate a creare uno spazio multidimensionale: qualcosa di molto simile al banale esempio del film i DVD fatto in precedenza.
Ogni foto, adesso che non c’è più nessuna linea del tempo, rappresenta un istante individuale di tempo, quella che è la forma dell’universo in ogni dato istante. Per avere un’immagine appropriata della meccanica quantistica, si deve ampliare la propria visione e pensare che tutti gli istanti possibili di tempo, tutte le forme possibili dell’universo, sono presenti nello stesso momento.
Il paradosso è che in virtù delle attuali conoscenze, siamo consapevoli dell’esistenza di una legge che determina quali probabilità ha ogni istante di tempo in ogni possibile configurazione dell’universo, ma non conosciamo bene come funziona tale legge.
Nel vecchio modo di vedere esistevano delle condizioni iniziali e poi delle leggi. Le condizioni iniziali erano stabilite da Dio, dal caso o spontaneamente, e solo successivamente le leggi prendevano il sopravvento per spiegare l’evoluzione dell’universo. Ne deriva che la situazione attuale sarebbe la conseguenza di quello che è stato messo a punto in un passato molto lontano o nel big-bang.
Oggi gli scienziati sanno che non è cosi; intuiscono che tale legge debba funzionare “tutta d’un colpo” scegliendo le probabilità tutte in modo olistico. La sensazione ricavata dagli innumerevoli esperimenti è che in un certo senso tutti gli istanti di tempo collaborino per avere più probabilità possibili. Due possibilità, che sono più o meno le stesse ma non esattamente le stesse, possono avere diverse probabilità. Tutto questo sarebbe stabilito, da un’unica legge, che in qualche modo determina tutte le probabilità nello stesso momento, poiché tutte rimarrebbero costantemente in risonanza l’una con l’altra in qualche modo. E' la famigerata Legge di Unificazione i cui principi, tuttavia, continuano a sfuggire. La meccanica quantistica e le teorie ad essa collegate sono arrivate a descrivere il tempo come una specie di spuma. Tutto funziona bene usando la concezione Newtoniana ma quando si comincia a tener conto che anche la gravità ha delle sue proprietà quantistiche allora gli effetti sulla nozione del tempo diventano devastanti a causa di quel quid di imprecisione e fluttuazione che la caratterizzano. Anche il tempo locale, su piccola scala anziché assomigliare ad una linea retta, come si potrebbe immaginare, appare più come un segno frammentato e composto da tanti altri segni più piccoli: in pratica lo spazio e il tempo si frantumano in una specie di schiuma microscopica.
Quasi a voler fa ritorno alle teorie di Kant sembra proprio che il tempo non esista, in quanto dipendente dalle cose che accadono, che si mescola con lo spazio e soggetto alle fluttuazioni quantistiche, fino a trasformarsi in qualcosa che non ha più nulla a che fare con la tradizionale concezione che si ha di lui e, tutto sommato, diventando inutile.
Dimenticando il tempo tutto diventa più semplice ed è anche più facile comprendere come funziona la realtà fisica a livello fondamentale.
In conclusione, per ottenere i numeri vincenti della lotteria di domani non ho bisogno di uno strumento per viaggiare nel tempo ma di qualche altro dispositivo che mi permetta di osservare eventi che sono probabilisticamente, potenzialmente e diversamente presenti proprio qui ed ora, ovunque essi siano!
Devo ammettere di non sapere... il che, paradossalmente, potrebbe rivelarsi una risorsa!
 
 
"Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare,
finché arriva uno sprovveduto che non lo sa
e la inventa"
 
Albert Einstein
 
Articolo di: Claudio Dionisi
Articolo soggetto a Copyright - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata
Pubblicato il: 18 Aprile 2010
Ultima Revisione:14 Settembre 2015

Bibliografia:
Paul Davies - I Misteri del Tempo- Oscar Saggi Mondadori,
Paul Davies - Come costruire una macchina del tempo- Oscar Saggi Mondadori
Julian Barbour - La Fine del Tempo - Einaudi
Carlo Rovelli - Che cos’è il Tempo, che cos’è lo Spazio? – Di Renzo Editore
Stephen Hawking - Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo - BUR
Carlo Rovelli - La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose - Cortina Raffaello Editore
Roger G. Newton - La fisica dei quanti sfida la realtà - Edizioni Dedalo



 
Last Update: 03/05/2017
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