L'Arca dell'Alleanza e le sue tracce nella storia - Esoterismo e Misteri

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L'Arca dell'Alleanza e le sue tracce nella storia

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L'Arca dell'Alleanza
e le sue tracce nella storia

di:
Enrico Baccarini

Un enigma dei più affascinanti. Dall'antico mito biblico alle indagini odierne su uno degli oggetti più sacri delle tre grandi religioni monoteistiche.


UN MISTERIOSO MANUFATTO
L'antica tradizione biblica veterotestamentaria introduce, con la figura di Mosé, una delle tradizioni e dei manufatti più affascinanti che la storia umana abbia mai conosciuto, l'Arca dell'Alleanza.
Numerosi sono stati gli aggettivi con cui le tre principali religioni monoteistiche del nostro pianeta hanno cercato di definire questo sacro contenitore; ricettacolo per sacre reliquie, strumento di potenza divina, tramite per parlare con Yahweh ovvero temibile arma in grado di scagliare fulmini e saette.
Tutte definizioni però che non rendono merito alla potenza e allo splendore che questo manufatto suscitò, e sembra ancora risvegliare, intorno a sé.
Attraverso l'aura di mistero da essa promanata e le importanti valenze religiose e politiche ad essa attribuite, la casa regnante di Davide quanto la casta sacerdotale levitica furono in un certo senso legittimate nella loro storia, nelle loro conquiste e nel loro potere. Simbolo della forza regale e della successione sacerdotale, l'Arca dell'Alleanza assunse entro il proprio mistero tutta la coscienza del popolo ebraico imprimendogli quella forza e quello slancio che gli consentirono di padroneggiare oltre mille anni di storia. Sarà proprio quando questo misterioso manufatto sembrerà scomparire dalla Città Santa che inizierà il lento declino del Popolo Eletto che vedrà la sua definitiva disfatta nella ignominiosa diaspora israelitica dei secoli successivi.
Proprio dalla misteriosa scomparsa della sacra Arca prende spunto e si sviluppa questo nostro lavoro in cui, principalmente, cercheremo di delineare le più importanti rotte che il sacro manufatto avrebbe potuto seguire nei secoli fino a quelli che potrebbero essere stati i suoi ultimi luoghi di riposo.

BREVE INTRODUZIONE STORICA
Da oltre duemila anni il mito dell'Arca è stato costellato da ogni tipo di informazione e leggenda immaginabile dalla mente umana. Decine le sue peregrinazioni, centinaia i luoghi in cui sarebbe stata o sarebbe custodita. Un filo comune sembra però legare questa sacra reliquia con il popolo di Israele e soprattutto con storie che nei secoli hanno segnato lo sviluppo dell'umanità.
Il primo riferimento che compare nella Bibbia sulla sacra Arca si trova in Esodo 25:10-22 quando il Dio di Mosè (chiamato anche El Shaddai, il Dio Onnipotente) trasmette al patriarca le "conoscenze" per la costruzione del sacro contenitore (1).
"Farai un'arca di legno d'acacia e la rivestirai d'oro puro. E dentro vi porrai la testimonianza che io ti darò", queste le parole con cui il Signore Yahweh si rivolse a Mosé sul Sinai. L'Arca viene costruita da Bezaleel, artigiano israelita, in legno di acacia (anche se generalmente nella versione dei Settanta si parla genericamente di "legno incorruttibile") e viene rivestita internamente ed esternamente di oro zecchino, il tutto seguendo i rigorosi dettami rivelati da Dio a Mosé. Le sue dimensioni sono ancora oggi fonte di accese discussioni, in riferimento soprattutto ai differenti valori che si è dato all'unità di misura utilizzata, il cubito.
Considerando il valore standard che viene oggi attribuito al cubito, di circa 46 cm, si può stimare che il sacro contenitore fosse di 113x68x68 cm. ma, essendo il cubito una unità di misura estremamente variabile, si può stimare una dimensione massima di 140x84x84 cm. In entrambi i casi esiste comunque un rapporto fondamentale fra l'altezza, la lunghezza e la larghezza che risulta essere sempre di 1:1,1666 ovvero, all'incirca, il valore della sezione aurea (2).
Dopo innumerevoli peregrinazioni e spostamenti l'Arca viene definitivamente condotta da re David a Gerusalemme attorno al 968 a.C. e posta successivamente da Salomone (3), antecedentemente alla costruzione del Primo Tempio, all'interno del proprio palazzo reale. Sarà proprio attraverso la figura e l'operato di questo sovrano illuminato ante litteram, che le antiche credenze e gli antichi valori ebraici ritroveranno un rinnovato splendore. L'Arca non costituì solo uno strumento di potere religioso e regale per l'ebraismo antico ma venne impiegata anche come arma di fondamentale importanza nell'iniziale lotta israelitica contro le popolazioni autoctone dell'antica terra promessa.
L'Arca si trasforma quindi da sacro contenitore a simbolo del Popolo Eletto, a testimonianza della sua potenza e a monito per i suoi nemici. La sacra Arca, in un momento imprecisato della storia ebraica, sembra però sparire dal suo antico luogo di riposo lasciando dietro di sé minimi indizi sulla sua destinazione finale.
In svariate occasioni la storia ci racconta che il primo Tempio era stato saccheggiato da popoli invasori e da nemici. Gli egiziani, capeggiati dal faraone Soshena I, avevano esteso nel 925 a.C. le loro incursioni a Gerusalemme, come anche il re Gioas di Israele nel 797 a.C., mentre gli eserciti babilonesi e le armate caldee avevano depredato la città nel 621 a.C.
L'ultimo dato che ci viene fornito dalle tradizioni storiche ci permette di sapere che nel 516 a.C., periodo del prefetto Zorobabel, l'Arca era ormai scomparsa da diversi decenni. Successivamente sarà la tradizione cabalistica ed esoterica che si innesterà all'interno dell'eterna ricerca di questo manufatto, lasciando dietro di se echi di un antico potere e di una conoscenza ritenuta perduta.
Gli stessi Cavalieri Templari effettueranno scavi sotto la spianata del Tempio durante la loro prima permanenza a Gerusalemme ricercando un antico segreto o forse proprio la stessa Arca (4). Più recentemente i rabbini israeliani Shlomo Goren e Jehuda Ghez durante un sopralluogo effettuato nel 1981 attraverso i tunnel sotterranei del Monte Moriah (5) affermarono di essere arrivati nelle vicinanze di una cripta sotterranea in cui, secondo i due studiosi, sarebbe a tutt'oggi conservata l'Arca.
Goren affermò, "Basterebbe scavare in corrispondenza della sua antica collocazione. Purtroppo però adesso in quella zona sorge la spianata delle moschee islamiche di Gerusalemme e le autorità religiose preferiscono evitare qualsiasi scavo archeologico per evitare attriti con i musulmani...".
Secoli di storia e decine di documenti ci narrano di come la stessa montagna fosse costellata da ricoveri segreti e cripte inaccessibili fatte costruire appositamente per proteggere i sacri tesori del Tempio di Israele.
Maimonide (1135-1204) nella sua Mishneh Torah, Jehudah Ha Levi nel suo Cuzarì narrano di come tali strutture fossero state volute direttamente da Salomone durante la costruzione del Tempio.
"Nel secondo Tempio - scrisse Jehudah Ha Levi - fu posta una pavimentazione di pietra nel luogo in cui doveva essere l'Arca, e fu celata dietro una cortina, poiché i sacerdoti sapevano che l'Arca era stata sepolta in quel luogo".
Maimonide afferma invece che "C'era una pietra presso il muro occidentale del Santuario interno sulla quale era portata l'Arca. Davanti ad essa c'erano l'urna contenente la manna ed il bastone di Aronne. Quando costruì il tempio, Salomone sapeva che era destinato alla distruzione, perciò predispose anche delle stanze segrete in cui l'Arca avrebbe potuto essere nascosta, in cunicoli profondi e tortuosi".
Come testimoniano queste documentazioni si potrebbero identificare nei sotterranei dell'antico Tempio di Salomone stanze segrete non ancora scoperte utilizzate in tempo di guerra e di ostilità. Recenti rilevazioni effettuate attraverso strumenti come il georadar hanno confermato questi resoconti storici identificando, ad esempio, nei pressi del cancello di Hulda, una grande stanza sotterranea artificiale mai identificata e conosciuta prima. Attualmente, purtroppo, l'eterno conflitto fra israeliani e palestinesi, associato a prescrizioni millenarie di tipo religioso, impediscono scavi o rilievi archeologici in situ.
Dovremmo aspettare forse un lontano futuro in cui una maggiore tolleranza ed una migliore coesione potranno permettere nuove scoperte archeologiche a beneficio della storia e dell'umanità.

TECNOLOGIE PERDUTE?
L'Arca sarebbe stata uno strumento tanto potente e tanto enigmatico da essere mostrato in pubblico solo in casi eccezionali e nessuno, se non il sommo sacerdote levita, per la legge religiosa ebraica poteva entrare nel Sancta Sanctorum, il Santo dei Santi nella parte interna del Tempio, per officiare i riti e comunicare con Yahweh.
Abbiamo accennato precedentemente come l'Arca non costituisse solo un simbolo del potere religioso di Israele ma fosse considerata a tutti gli effetti un'arma micidiale contro coloro che, nemici o amici, vi si trovassero davanti. Proprio a causa di tale potenza solo il Sommo Sacerdote poteva, indossando dei paramenti sacri particolari, entrare ove era custodita per officiare i riti sacri. Tutto l'Antico Testamento è pervaso da questo sentimento di paura e timore reverenziale verso l'Arca, considerata come la manifestazione vivente e terrena del potere divino.
Gli stessi Filistei furono consci di tale potere quando riuscirono ad impossessarsi dell'Arca (6) e a trasferirla nella città di Asdod. La sua presenza, o forse l'incapacità di "saperla utilizzare", avevano calamitato su questo popolo enormi disgrazie e desolazioni al punto tale che dopo prostranti perdite i Filistei avevano deciso di restituirla ai Leviti nella città di Beth-Shemesh (7). La sua potenza non risparmiò neanche lo stesso popolo ebraico, e a tale riguardo l'Antico Testamento ricorda la storia di Uzzia (8), Uzza o Oza, che afferrò l'Arca con le mani durante il suo trasporto nella Città Santa nel tentativo di impedire che si rovesciasse a causa del dondolare del carro su cui era trasportata. L'onorevole gesto venne ripagato come segue: "...l'ira del Signore si accese contro Uzza, Dio lo percosse per la sua colpa ed egli morì sul posto, presso l'Arca di Dio" (9).
Se è possibile ravvisare in questa morte una sorta di folgorazione provocata dal contatto con l'Arca è allo stesso tempo indubbio che il suo potere sembrava non sfuggire a nessuno ed è per tale motivo che solo una cerchia strettissima di individui era chiamata alla sua cura ed al suo utilizzo. Durante le cerimonie più sacre sembra che il sacro contenitore si "aureolasse di luce divina" o fosse in grado di "annientare migliaia di persone scatenando la sua potenza". Su come ciò potesse avvenire, scartando ovviamente l'ipotesi religiosa, ad oggi non si è riusciti a dare una spiegazione esauriente.
L'ipotesi che risulterebbe essere la più probabile vedrebbe nell'Arca dell'Alleanza una sorta di condensatore elettrico ante litteram costruito con antiche conoscenze desunte probabilmente dall'antica sapienza proveniente del bacino della mezza luna fertile (10).

Lo scrittore francese Robert Charroux, nei suoi numerosi testi, tentò di fornire una spiegazione plausibile del suo potere affermando che: "...l'arca non era nulla di più che un'impressionante arma capace di sviluppare energia elettrica. Non dobbiamo dimenticare che Mosè, quando ancora veniva istruito come futuro faraone, aveva ricevuto dai sacerdoti egizi profonde nozioni alchemicoesoteriche di chimica, fisica e meteorologia tali da dare ragione di alcuni dei prodigi a lui attribuiti. L'Arca dell'Alleanza poteva essere una specie di forziere elettrico capace di produrre forti scariche dell'ordine dei 5-700 volt... L'arca era fatta di legno d'acacia e rivestita di oro all'interno e all'esterno. Con questo stesso principio si costruiscono i condensatori elettrici, separati da un isolante che in quel caso era il legno. L'arca veniva posta in una zona secca, dove il campo magnetico naturale raggiunge normalmente i 600 volt per metro verticale, e si caricava. La sua stessa ghirlanda forse serviva a caricare il condensatore. Per spostarla i leviti passavano due stanghe dorate negli anelli, tanto che dalla ghirlanda al suolo la conduzione avveniva per presa di terra naturale, scaricandosi senza pericolo. Isolata, l'arca talvolta si aureolava di raggi di fuoco, di lampeggi, e, se toccata, dava scosse terribili. In pratica si comportava esattamente come una pila di Leyda..." (11).

All'interno del "Dizionario Biblico", curato da Giovanni Miegge, a questo riguardo si spiegano questi prodigiosi eventi suscitati dall'Arca affermandosi che "I racconti relativi all'arca non sono immuni da una certa concezione magica, con cui si descriveva la tremenda presenza di Dio. Meno chiaro è il significato del propiziatorio la cui descrizione fa comprendere che non si tratta solo di un semplice coperchio...".
Non è impossibile escludere una spiegazione di tipo scientifico e tecnologico per i vari prodigi che sono stati attribuiti nella Bibbia alla sacra cassa.
L'esistenza stessa delle pile di Baghda'd sembra costituire un monito a non dover interpretare troppo letteralmente quanto presente nell'Antico Testamento.
Le attuali conoscenze scientifiche ci permettono allo stesso tempo di poter asserire senza ombra di dubbio che il modo con cui l'Arca fu costruita la rese, volontariamente oppure no, una potente "arma elettrica" ed un temibile strumento di offesa.

L'ARCA IN ETIOPIA
Nel 1992 lo scrittore Graham Hancock diede alle stampe un testo (12), estremamente sconcertante, in cui dopo anni di ricerche ed indagini sul campo fece conoscere al mondo occidentale una tradizione etiope cui pochi sembravano aver riservato il dovuto interesse.
Diventato ben presto un best seller internazionale, il volume di Hancock si basava su una tradizione etiope estremamente antica e codificata all'interno di uno dei testi più sacri per questo popolo, il Kebra Nagast, in cui si narra di come l'Arca fosse stata trasportata da Gerusalemme in Etiopia dal figlio avuto segretamente tra la regina Saba Makeda (13) e re Salomone, conosciuto come Menelik.
Il Kebra Nagast, o Gloria dei Re, fa la sua prima comparsa verso gli inizi del XIV secolo e narra di come Menelik avesse sottratto l'Arca dal Tempio di suo padre favorito da un complotto religioso con alcuni ebrei ribelli. Approdo finale della reliquia sarebbe stata la città di Axum ove nei secoli sarebbe stata custodita e dove sarebbe ancora oggi conservata presso la chiesa di Santa Maria di Sion. Gli ebrei etiopi, ovvero i falascià di Menelik, sarebbero così diventati gli eterni custodi del simbolo tangibile del patto di alleanza tra il Dio di Israele e Mosé.
Di "arche", o tabot, purtroppo però in Etiopia ne esistono moltissime, e se ne parla di 20.000, ovvero almeno una per chiesa, realizzate e fatte costruire come simboli tangibili dell'antico onore ricevuto ovvero come prove tangibili di una continuazione nei secoli dell'antico patto di alleanza con la divinità.
Nel 1990 tre professori universitari italiani (14) sarebbero però stati tra i pochi privilegiati nella storia etiope, e al mondo, a riuscire a vedere il sacro manufatto:

"Nel 1990 ci trovavamo ad Axum per un invito ufficiale del governo etiope e, dopo una serie di cerimonie, venne organizzato un incontro con l'abuna, la massima autorità religiosa. Questi ci ricevette con i parametri solenni e ci condusse a visitare la vecchia chiesa cristiana di Santa Maria di Sion ad Axum, una chiesa costruita nel Seicento dall'imperatore Fasiladas... Dietro l'altare maggiore, protetta da un baldacchino di velluto rosso con ricami, c'era l'Arca. L'abuna non voleva affatto mostrarcela, ma un giovane chiericò aprì la tenda e noi potemmo vedere una cassa di legno scuro, lunga un metro e alta sessanta cm, con il tetto a doppio spiovente. Non c'erano più le lamine d'oro e la superficie stessa appariva deteriorata.Appena l'abuna si accorse che stavamo osservando l'Arca, rimproverò aspramente il chierico, ordinandogli di abbassare immediatamente la tenda...".

La religione copta non permette infatti a nessuno, se non a colui che viene incaricato a vita di custodirla, di poter vedere l'Arca, si narra che allo stesso Negus Hailè Selassiè fosse stato opposto un secco rifiuto quanto aveva espresso il grande desiderio di vedere l'Arca (15).
L'ipotesi formulata da Hancock dimostrerebbe come l'Arca fosse stata trasferita inizialmente dalla Palestina all'isola Elefantina, in Egitto, ove nel secolo scorso venne portato alla luce un tempio in tutto e per tutto simile all'antico tempio salomonico (16), per poi passare dal Sudan ed infine arrivare in Etiopia sulle rive del lago Tana.
Recenti spedizioni hanno confermato come in questo lago, che si trova a circa duemila metri di altitudine, esistano antiche tradizioni che confermano il passaggio e la permanenza di una cassa di legno che la tradizione vorrebbe identificare con l'Arca di Israele.
Nei primi anni del nuovo millennio sono state avanzate diverse critiche alla tradizione etiope dell'Arca, contestazioni di tipo prettamente storico e religioso che vedrebbero nel Kebra Nagast uno strumento di legittimazione dopo l'antico scisma venutosi a creare tra la chiesa cattolica e quella ortodossa, e nella tradizione dell'Arca un mezzo per convalidare le antiche pretese dinastiche e religiose etiopi.
È stato stimolante, oltre che curioso, venire a conoscenza dallo scrittore Grant Jeffrey (17) di una conversazione da lui avuta con il principe etiope Stephen Menghesa, bisnipote dell'imperatore Haile Selassie, in cui parlando proprio dell'Arca conservata in Etiopia Menghesa abbia rivelato come durante la proclamazione dello stato di Israele, nel 1948, molti falascià etiopi ebbero modo di discutere con le autorità israeliane per il ritorno dell'Arca in Israele ovvero per iniziare a costruire il Terzo Tempio ebraico. Se quest'ultimo progetto sembra, per ora, essere totalmente naufragato non sappiamo altresì se l'Arca etiope sia stata realmente restituita ad Israele oppure sia ancora in Etiopia. La presenza ancora oggi dell'Abuna entro il recinto della chiesa di Santa Maria di Sion sembra però farci escludere anche questa ipotesi.

L'ARCA SUL MONTE NEBO
Nel libro dei Maccabei (18) si narra di come Geremia avesse nascosto l'Arca e l'Altare dell'Olocausto in una grotta situata nel luogo "...che aveva ospitato Mosé per contemplare l'eredità del Signore", luogo in cui il patriarca aveva osservato la Terra Promessa prima di spirare.
Secondo diversi studiosi tale altura sarebbe da identificare con il monte Nebo, probabilmente il moderno Jaban an-Naba, a circa cinquanta chilometri da Gerusalemme oggi collocato all'interno del territorio giordano.
Geremia, continua la tradizione biblica, avrebbe nascosto i sacri oggetti in un antro che avrebbe successivamente murato. Tale precauzione venne probabilmente imposta dalla paura che gli attacchi del sovrano babilonese Nabucodonosor, nel 587 a.C., potessero condurre alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e del suo contenuto.
Geremia, successivamente, si sarebbe pentito del gesto compiuto e, ritornato sul Nebo, non sarebbe più stato in grado di identificare il luogo in cui aveva sepolto l'Arca.
In tempi più recenti studiosi come Anthony F. Futterer affermarono di essere riusciti a trovare il luogo in cui la sacra cassa era stata seppellita sul Nebo.
Secondo quanto reso noto Futterer sarebbe morto mantenendo un grande segreto sulla scoperta da lui fatta non prima di averlo rivelato però al suo amico reverendo Clinton Locy.
Locy, nel 1981, avrebbe reso compartecipe delle proprie conoscenze l'archeologo statunitense Tom Croster (19) che nello stesso anno organizzò una missione tesa a ritrovare la grotta perduta.
Grazie alle informazioni del reverendo Locy, Croster si indirizzò fin da subito sul monte Pisagh, nella catena del Nebo, dove ben presto poté identificare una cavità che sembrò essere l'entrata per una grotta naturale.
Il 31 ottobre del 1981 Croster e altri studiosi si introdussero dentro l'antro percorrendo i suoi tunnel e le sue asperità con grandi difficoltà.
Durante questo cammino ipogeo l'archeologo si trovò per ben due volte davanti a muri antichi che sembravano essere di chiara costruzione umana, ma in nessun caso vennero ritrovate iscrizioni o suppellettili. Meta finale di questo aspro cammino fu una camera intagliata nella roccia che fin da principio mostrò antiche tracce di presenze umane. Attente analisi identificarono tale struttura come un'antica chiesa in stile bizantino collegata, attraverso un pozzo verticale, ad un grotta posta ancor più in profondità.
Se fino a questo punto le scoperte di Croster risultano estremamente interessanti all'interno di un contesto archeologico e storico, quanto affermato successivamente non ha trovato ad oggi ulteriori verifiche se non nelle stesse parole di chi le ha pronunciate (20).
I tentativi successivi di coinvolgere le autorità giordane nella riesumazione dell'Arca sembrarono portare al totale disinteresse dei responsabili competenti conducendo lo stesso Croster a celarsi in una cortina di silenzio e riservatezza che sembra perdurare ancora oggi.

L'ARCA NASCOSTA SOTTO IL TEMPIO
Il saggio arabo Maimonide (1135-1204) afferma: "...quando Salomone fece costruire il Tempio pronosticò la sua distruzione e fece costruire una grotta segreta, molto profonda, ove Giosia diede istruzione di nascondere l'Arca dell'Alleanza".
Questo dato, che Maimonide attribuisce al giudeo Ilamado Arabaita, potrebbe aver ispirato una missione che nel 1908 cercò l'Arca sotto il Tempio di Salomone.
Montagu Brownlow Parker (21) iniziò le proprie ricerche dal museo turco del Topkapi, ad Istanbul, dove un esperto di studi biblici, lo svedese Walter H. Juvelius (22), lo indirizzò verso una meta sicura.
Juvelius affermava di aver trovato un codice all'interno di una copia manoscritta del Libro di Ezechiele, nel quale si affermava che l'esatta collocazione dei tesori perduti del Tempio era proprio sotto il Monte Moriah a Gerusalemme, in un punto cui si poteva accedere solo attraverso un complesso sistema di cunicoli sotterranei.
Intenzionati a riportare alla luce, dopo quasi due millenni di oscurità, la reliquia più sacra per la religione ebraica e cristiana, Parker e Juvelius si associarono e grazie agli ingenti finanziamenti della duchessa di Marlborough, e di altri finanziatori americani (stimati in circa 125.000 dollari), i due improvvisati archeologi iniziarono il loro viaggio verso la città santa. Arrivati a Gerusalemme i due avventurieri si resero subito conto dei problemi che le autorità mussulmane avrebbero potuto creare e quindi, in maniera poco furba, iniziarono fin da subito a corrompere le autorità sperando di ottenere i permessi tanto agognati. Fu proprio grazie a queste corruzioni che il gruppo venne a conoscenza, tra il 1909 ed il 1911, di diversi passaggi sotto il monte cui avrebbero potuto accedere per cercare il loro tesoro.
La spasmodica ricerca fu però interrotta bruscamente il 17 Aprile del 1911, quando Parker e i suoi collaboratori cercarono di compiere il gesto più sacrilego che l'autorità islamica potesse concepire. Parker, assieme ad un piccolo manipolo di uomini, tentarono di entrare nel Sakhra , una grotta di presunta origine naturale situata al di sotto della Roccia Sacra, nel Sancta Sanctorum della moschea mussulmana.
In questo luogo anticamente veniva disposta, durante il periodo del Primo Tempio, l'Arca dell'Alleanza. Lo spavaldo avventuriero inglese riuscì a calarsi nel silenzio della notte all'interno della grotta e a togliere alcune pietre che bloccavano l'ingresso ad una antica galleria. La fortuna non fu però vicina a Parker quando si fece scoprire da una guardia notturna posta a protezione del recinto sacro che avevano violato. Scoperti i sacrileghi profanatori della moschea, la guardia si diresse in città riuscendo a raccogliere, in meno di un'ora, una folla inferocita, indignata ed oltraggiata dal gesto compiuto. Sebbene pronti a linciarlo, i mussulmani non furono altrettanto veloci come Parker che ce la fece a fuggire dalla spianata del Tempio non riuscendo peraltro a rimettere più piede nella Città Santa.
Nel 1993 Randall Price pubblicò sulla rivista Messianic Times (23) un articolo in cui si confermava che antichi archivi rabbinici menzionavano il fatto che l'Arca era stata tolta dal Secondo Tempio per essere nascosta in un luogo segreto all'interno della sue grotte sotterranee.

L'ARCA NELLE ROVINE DI GILGAL
L'archeologo reverendo Vendyl Indiana Jones (24), personaggio da cui fu tratto il celebre eroe filmografico portato sullo schermo da Steven Spielberg, ha speso molti anni della propria vita di studioso e biblista scavando e studiando gli antichi insediamenti di Qumran, nel Mar Morto.
Attraverso uno dei rotoli rinvenuti alla fine degli anni '40 in questo insediamento esseno, Jones afferma di essere riuscito a trovare la "via giusta" per scoprire dove l'Arca fosse stata nascosta.
Attraverso il Rotolo di Rame (25) Jones ha ottenuto una traduzione in cui, oltre ad essere indicati vari tesori sepolti in precise collocazioni geografiche prima della disfatta del 70 d.C., sarebbe chiaramente indicata l'ultima ubicazione dell'Arca dell'Alleanza.
Dal 1952, anno in cui iniziò le proprie ricerche, Jones ha condotto senza sosta decine di campagne di scavi che hanno prodotto a livello internazionale ed archeologico una mole di dati veramente interessante su coloro che abitarono questi insediamenti. Attraverso anni di studi il reverendo Jones sarebbe riuscito a riscoprire come l'Arca fosse stata inzialmente portata a Qumran per poi essere trasferita, e definitivamente nascosta, nella città di Gilgal.
Se la costanza e la tenacia di Jones hanno permesso, da un lato, di conoscere meglio quella che fu l'antica comunità essena, portando altresì alla riscoperta di una considerevole quantità di nuove informazioni su questa setta religiosa, per quanto riguarda il fine ultimo delle sue ricerche nessun indizio evidente ha ad oggi condotto lo studioso alla risoluzione del suo più importante obiettivo, la riscoperta dell'Arca.
Molti ricercatori si sono negli anni avvicendati nel criticare gli scavi del reverendo, non tanto per i metodi utilizzati quanto per quello che viene considerato "un vizio di forma basilare" ovvero una traduzione sbagliata, e pilotata, del Rotolo di Rame.
Ovviamente da parte dell'interessato le uniche repliche a tali contestazioni sono state di natura filologica e linguistica facendo notare in più occasioni come la traduzione comunemente accettata di tale rotolo fosse viziata da una cattiva conoscenza dei termini.
Lasciando tali disquisizioni al campo accademico è possibile però oggi asserire che forse Jones ha avuto in parte ragione in certe sue affermazioni, indicando realmente quello che potrebbe essere stato l'iniziale "cammino di salvezza" dell'Arca, ma sbagliando altresì nell'interpretare il suo ultimo luogo di riposo con la città di Gilgal.

L'ARCA IN VATICANO?
Diverse fonti moderne affermano che quando le truppe italiane lasciarono l'Eritrea alla fine del secondo conflitto mondiale trasportarono con loro, come trofeo di guerra, l'Arca dell'Alleanza.
Trasportata la sacra reliquia a Roma la avrebbero ceduta al Vaticano per intercessione del governo fascista e di Mussolini. Questa ipotesi, alquanto curiosa, potrebbe non essere, per alcuni suoi punti, del tutto assurda come potrebbe apparentemente sembrare.
Abbiamo visto come l'Etiopia sia stata considerata da sempre una delle patrie in cui la credenza popolare, quella religiosa e quella storica ritenessero fosse conservata l'Arca.
Ad Axum esiste un santuario ove ancora oggi i fedeli ritengono sia custodito il sacro contenitore.
Non è del tutto peregrina l'ipotesi che durante la ritirata gli italiani fossero venuti in possesso di tale manufatto e lo avessero sostituito con una copia. Ipotesi che però non sono minimamente suffragate da alcun tipo di documento, dato o raffronto storico, almeno fino ad oggi noto.
Se speculando è certo possibile costruire ogni tipo di scenario immaginabile, i dati in nostro possesso (ovvero di dominio pubblico) indicano nondimeno come un quadro del genere sia altamente improbabile.

CONCLUSIONI
Trarre conclusioni da quanto abbiamo cercato di esporre sembra risultare un compito ben più difficile di quanto non sia apparentemente immaginabile.
Se a tutt'oggi molti studiosi sembrano possedere e manifestare certezze inoppugnabili sul luogo dove si troverebbe l'Arca dell'Alleanza, la realtà storica e documentale ci impone invece di muoverci ancora cautamente sui binari della ricerca e della verifica.
Abbiamo cercato in questo testo di presentare al lettore quelle che sono considerate le ricerche più note ed importanti sulla sacra Arca.
Molti altri autori si sono mossi negli ultimi decenni per produrre nuove ipotesi e nuove idee in questo campo, ma nessuno sembra essere ancora giunto ad una conclusione finale. Forse nelle storie che Vi abbiamo presentato, o in quelle che per ora abbiamo tralasciato, si nasconde il vero luogo dove quest'antica arca di legno e oro è stata nascosta.
Un simbolo, una metafora e un documento storico sono i tre possibili elementi che meglio ci raffigurano oggi l'Arca dell'Alleanza, silenzioso testimone di un patto tra un antico Dio ed il suo popolo e simbolo perenne delle tre religioni più importanti del pianeta.
Riprenderemo in futuro quest'affascinante viaggio cercando di comprendere appieno che cosa essa fu realmente e quali altri posti potrebbero in effetti ospitarla.

Note:

1. Storicamente, la sua realizzazione viene fatta risalire attorno al 1587 a.C. (si tratta ovviamente di una data approssimativa).
2. In matematica la sezione aurea viene considerata come "la parte del segmento che è media proporzionale fra l'intero segmento e la parte rimanente".
3. È oggi poco noto che il vero nome di Salomone non fu quello con cui la storia lo ha ricordato bensì Gededia (2 Samuele 12: 24-25).
4. Cfr. a riguardo "I Templari ed il Tempio di Salomone", di Enrico Baccarini.
5. La montagna su cui oggi si trova la Moschea islamica di Gerusalemme con la sua Cupola della Roccia e che un tempo ospitò il Tempio di Salomone.
6. 1 Samuele 4:17.
7. Samuele 5:1; 6:16.
8. 2 Samuele 6:6-7.
9. Ib.
10. A conferma di tale affermazione e doveroso ricordare come nel 1930 l'ingegnere tedesco di nome William Koenig scoprì nel Museo Iracheno delle Antichità, a Baghda'd, delle strane giare di terracotta che solo nel 1938 vennero identificate come delle vere e proprie pile elettriche.
11. Robert Charroux (pseudonimo dello scrittore Robert Grugeau), "Le livre des Secret Trahis", Editions Robert Laffont, Parigi 1965.
12. "The Sign and the Seal", trad. Italiana Il mistero del Sacro Graal, Ed. Piemme, Casale Monferrato 1992.
13. Ovvero la leggendaria regina di Saba.
14. Giuseppe Infranca, dell'università di Reggio Calabria, l'architetto Paolo Alberto Rossi, del politecnico di Milano e il direttore del CNR per le tecnologia applicate ai beni culturali, Vincenzo Francaviglia.
15. L'accesso alla cripta e la visione dell'arca è infatti consentito ad un solo Abuna per generazione.
16. Per l'ebraismo esisteva un solo Tempio ed in tale struttura doveva essere conservata l'Arca. Secondo Hancock il fatto che l'isola Elefantina ospiti un Tempio ebraico costituisce la prova inoppugnabile che tale luogo fu la sede, per un periodo di tempo limitato, dell'Arca prima che questa fosse definitivamente trasportata in Etiopia.
17. Nel suo testo "Armageddon: Appointment with Destiny", Frontier Reasearch Pubblications, 1997.
18. Maccabei 2, 1-8.
19. In riferimento alla spedizione sul monte Nebo consultare "Biblical Archaeology Review", May/June 1983, p. 66-69.
20. Le stesse prove fotografiche prodotte da Croster durante la missione, e che ritrarrebbero l'Arca, non sono mai state fatte vedere a nessun individuo o studioso per stessa volontà dell'archeologo, producendo in questo modo ancora più domande, e dubbi, sulla effettiva autenticità della scoperta.
21. Secondogenito del terzo conte di Morley.
22. Poeta, studioso e ricercatore che fu attratto fin da giovane età dall'archeologia biblica.
23. www.messianictimes.com.
24. www.vendyljones.org.il.
25. Per maggiori informazioni sul Rotolo di Rame consigliamo "L'ultimo mistero di Qumran", di Robert Feather, ed. Piemme, Casale Monferrato 2003.


di: Enrico Baccarini

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Last Update: 06/01/2017
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