L'Epopea di Gilgamesh - Esoterismo e Misteri

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L'Epopea di Gilgamesh

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L'Epopea di Gilgamesh

L'Epopea di Gilgamesh è un ciclo epico di ambientazione sumerica, scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d'argilla, che risale a circa 4500 anni fa tra il 2600 a.C. e il 2500 a.C.

Esistono sei versioni conosciute di poemi che narrano le gesta di Gilgamesh, re sumero di Uruk, nipote di Enmerkar e figlio di Lugalbanda. La versione più conosciuta, la cosiddetta Epopea di Gilgamesh è babilonese.

L'Epopea di Gilgamesh raccoglie tutti quegli scritti che hanno come oggetto le imprese del mitico re di Uruk ed è da considerarsi il più importante dei testi mitologici babilonesi e assiri pervenuti fino a noi.
Di quest'opera noi possediamo, oltre all'edizione principale allestita per la biblioteca del re Assurbanipal e ora conservata nel British Museum di Londra, altre versioni più antiche e frammentarie. Tutti i popoli che sono venuti a contatto con il mondo sumerico hanno avvertito la grandezza dell'ispirazione, tanto è vero che tavolette cuneiformi con il testo di Gilgameš sono state trovate in Anatolia, scritte in lingua ittita e lingua hurrita, e in Siria-Israele. I testi più antichi che trattano le avventure dell'eroe appartengono alla letteratura sumerica e scene dell'epopea si ritrovano, oltre che su vari bassorilievi, su sigilli cilindrici del III millennio a.C.



Tavola 1

Prologo: l'eroe Gilgamesh (1-51)
La creazione di Enkidu (52-95)
Le peripezie di un cacciatore (96-160)
Il sesso come rito di iniziazione alla civiltà (161-205)
In viaggio verso Uruk (206-226)
I due sogni di Gilgamesh (227-279)


Prologo: l'eroe Gilgamesh (1-51)

Di Gilgamesh che vide ogni cosa voglio io narrare al mondo;
di colui che apprese ogni cosa, rendendosi esperto di tutto.
Egli andò alla ricerca dei Paesi (più lontani)
(e) in ogni cosa raggiunse la completa saggezza.

1

Egli vide cose segrete, scoprì cose nascoste,
egli riferì le leggende dei tempi prima del diluvio.
Egli percorse vie lontane, (finché), stanco e abbattuto, (non si fermò).
Egli fece incidere tutte le sue fatiche su una stele di pietra.

5

Fu lui a costruire le mura di Uruk, l'ovile
Del santo Eanna, il luogo splendente.
Guarda le sue mura: i suoi merli sono come il rame!
Osserva la sua alzata, nessuna opera la eguaglia.
Varca la sua soglia, che è di tempi immemorabili,
avvicinati all'Eanna, l'abitazione della dea Ishtar:

10

mai nessuno, fors'anche un re, potrà costruire
un monumento che lo eguagli!
Sali sulle mura di Uruk e percorrile,
ispeziona le fondamenta, scrutane i mattoni:
non è forse vero che sono davvero mattoni cotti?
Non sono stati i sette saggi a porre le sue fondamenta?

15

Un miglio quadrato è la città, un miglio quadrato sono
i suoi orti, e così pure le sue cisterne
oltre alle terre del tempio di Ishtar.
Per tre miglia quadrate si estende Uruk senza contare
i suoi terreni agricoli.
Cerca la cassetta di rame delle tavolette,
sbloccane la serratura di bronzo,
apri la porta che cela i suoi segreti,

20

solleva la tavoletta di lapislazzuli e leggila:
vi è la storia di quell'uomo, di Gilgamesh che
sperimentò ogni possibile sofferenza
Egli è superiore agli altri re, è un signore glorioso
di grande statura,
un eroe, figlio di Uruk, uno scalpitante toro selvaggio,
egli come un duce precede tutti,

25

egli segue tutti, per prestare aiuto ai suoi fratelli,
una solida rete a protezione dei suoi uomini,
un diluvio travolgente che può distruggere persino un
muro di pietra.
Primogenito di Lugalbanda, Gilgamesh di forza possente,
figlio dell'eccelsa vacca, Rimat-Ninsun.

30

Egli è Gilgamesh di fiero splendore:
è colui che aprì passi nelle montagne,
colui che scavò pozzi persino nei dirupi delle montagne,
colui che attraversò l'Oceano, vasti mari fino
al punto in cui sorge il sole,
colui che scrutò i confini del mondo alla disperata ricerca
della vita eterna,

35

colui che riuscì a raggiungere Utanapishtim, che abita
in un lontanissimo luogo,
colui che restaurò i centri di culto distrutti dal diluvio.
Chi fra la moltitudine delle genti
si può a lui paragonare nell'esercizio della legalità?
Chi come Gilgamesh, ha il diritto di dire: "Io sono re"?

40

Gilgamesh era destinato alla gloria dalla nascita.
Per due terzi egli è dio e per un terzo uomo.
La dea(-madre) Mah disegnò la sagoma del suo corpo,
fece le sue forme perfette e splendenti;
[ ] era orgoglioso e forte

45

[ ] uomo eroico
per la decisione di [ ]

50

La creazione di Enkidu (52-95)

In Uruk, l'ovile di Ishtar, egli va avanti e indietro,
si mostra superiore, tiene la sua testa alta come un toro
selvaggio;
egli non ha rivali, le sue armi sono sempre sollevate

52

e al suono del suo pukku (=tamburo) debbono
accorrere i suoi camerati
I giovani uomini di Uruk erano angustiati nelle loro
abitazioni:
"Gilgamesh non permette che il figlio stia con suo padre"
(essi dicevano)
"Giorno e notte il suo comportamento è oppressivo.
Egli è il pastore di Uruk, l'ovile,

55

egli è il loro pastore, eppure [ ],
il potente, il superbo, l'intelligente e l'esperto,
Gilgamesh non permette alla fanciulla di stare con
suo marito";
della figlia del guerriero, della moglie del nobile
gli dei udirono i lamenti.

60

Gli dei del cielo (dissero): "Il signore di Uruk, l'ovile,
non sei stata proprio tu, o Aruru, che l'hai creato
come toro selvaggio?
Non vi è rivale per lui. Le sue armi sono sempre
sollevate
e al suono del pukku egli fa accorrere i suoi compagni;
Gilgamesh non permette che il figlio stia con suo padre.

65

Giorno e notte il suo comportamento è oppressivo.
Egli è il pastore di Uruk, l'ovile,
egli è il loro pastore, eppure [ ],
il potente, il superbo, l'intelligente e l'esperto,
Gilgamesh non permette alla fanciulla di stare con
suo marito";

70

della figlia del guerriero, della moglie del nobile
Anu udì il lamento più e più volte.
Essi allora convocarono Aruru, la grande:
"Proprio tu, o Aruru, l'hai creato;
crea ora la sua controparte.

75

Per contrastare l'ardore delle sue energie
fa' che essi combattano tra di loro, cosicché a Uruk
torni la pace".
Quando Aruru udì queste parole
concepì nel suo cuore l'immagine di Anu.
Aruru lavò le sue mani,

80

prese un grumo di creta e lo piantò nella steppa.
Essa creò un uomo primordiale, Enkidu, il guerriero,
seme del silenzio, la potenza di Ninurta.
Tutto il suo corpo era coperto di peli,
la chioma era fluente come quella di una donna,

85

i ciuffi dei capelli crescevano lussureggianti come grano.
Egli non conosceva né la gente né il Paese;
egli indossava una pelle di animale come Sumuquan.
Con le gazzelle egli bruca l'erba,
con i bovini sazia la sua sete nelle pozze d'acqua.
Con le bestie selvagge, presso le pozze d'acqua,

90

egli si soddisfa.

95

Le peripezie di un cacciatore (96-160)

Un cacciatore, un vagabondo,
lo incontrò vicino alle pozze d'acqua.
Un giorno, due giorni, tre giorni vicino alle pozze d'acqua,
il cacciatore lo vide, e il suo viso sbancò;

96

tremebondo egli tornò alla sua casa.
Egli era impaurito, cereo in volto, senza parole;
il suo cuore era sconvolto, la sua faccia stravolta;
il terrore era fin nel profondo delle sue viscere;
la sua faccia era emaciata come quello di uno che
torna da un lungo viaggio.

100

Il cacciatore aprì la bocca e così parlò a suo padre:
"Padre mio, vi era un giovane uomo che scesa
dalla montagna,
egli era il più forte della montagna, senza limiti
era la sua forza.
La sua forza era incontrastata, come il firmamento di Anu;
egli percorse la montagna senza posa;

105

senza posa egli bruca l'erba con il bestiame,
senza posa pone i suoi piedi nelle pozze d'acqua.
Io ero troppo spaventato per avvicinarmi a lui.
Egli ha riempito le buche che avevo scavato,
egli ha strappato le reti che avevo teso.

110

Egli ha aiutato il bestiame, le bestie selvagge della steppa,
a sfuggire alla mia cattura.
Egli non mi ha consentito di lavorare nella steppa".
Suo padre aprì la bocca e parlò al cacciatore:
"Figlio mio, in Uruk vive Gilgamesh!
Non vi è nessuno che riesca a sopraffarlo.

115

La sua forza è veramente possente come il firmamento
di Anu.
Va', rivolgiti a lui,
racconta a Gilgamesh della forza di quest'uomo.
Va', o cacciatore, fa che egli ti dia la prostituta Shamkat,
e portala con te,
fa che la prostituta vinca sull'uomo forte.

120

Quando egli condurrà il bestiame alle pozze d'acqua,
essa dovrà spogliarsi e mostrare le sue grazie.
Egli la vedrà e si accosterà con lei,
allora il suo bestiame cresciuto con lui nella steppa
gli diventerà ostile".
Egli diede ascolto ai consigli di suo padre,

125

e così il cacciatore si recò da Gilgamesh.
Egli prese la via e si mise in cammino verso il centro
di Uruk;
si presentò al cospetto di Gilgamesh e gli rivolse la parola:
"Vi era un giovane uomo che scese dalla montagna,
egli era il più forte della montagna, senza limiti
era la sua forza.

130

La sua forza era incontrastata, come il firmamento di Anu;
egli percorse la montagna senza posa;
senza posa egli bruca l'erba con il bestiame,
senza posa pone i suoi piedi nelle pozze d'acqua.
Io ero troppo spaventato per avvicinarmi a lui.

135

Egli ha riempito le buche che avevo scavato,
egli ha strappato le reti che avevo teso.
Egli ha aiutato il bestiame, le bestie selvagge della steppa,
a sfuggire alla mia cattura.
Egli non mi ha consentito di lavorare nella steppa".
Gilgamesh rispose a lui, al cacciatore:

140

"Va', cacciatore, porta con te la prostituta Shamkat,
e quando egli condurrà il bestiame alle pozze d'acqua,
essa dovrà spogliarsi e mostrare così le sue grazie.
Egli la vedrà e si accosterà con lei,
allora il suo bestiame cresciuto con lui nella steppa
gli diventerà ostile".

145

Il cacciatore andò via, portando con sé la prostituta
Shamkat,
ed essi si misero in cammino, intrapresero il viaggio.
Dopo tre giorni raggiunsero il luogo prescelto,
e il cacciatore e la prostituta sedettero nel loro nascondiglio;
un giorno, due giorni essi sedettero vicino alle pozze d'acqua,

150

Finché dalla montagna non venne il bestiame per bere
alle pozze d'acqua,
e non giunsero dalla montagna le bestie selvagge all'acqua
e si soddisfecero;
giunse anch'egli, Enkidu, generato dalla montagna,
che bruca l'erba con le gazzelle,
si abbevera alle pozze d'acqua con il bestiame,

155

e si soddisfa con le bestie selvagge presso le pozze d'acqua.

160

Il sesso come rito di iniziazione alla civiltà (161-205)

Shamkat lo vide, l'uomo primordiale,
il giovane la cui selvaggia virilità viene dal profondo
della steppa.
Il cacciatore disse: "E' lui, o Shamkat, denuda il tuo seno,
allarga le tue gambe perché egli possa penetrarti.

161

Non lo respingere, abbraccialo forte,
egli ti vedrà e si avvicinerà a te.
Sciogli le tue vesti affinché egli possa giacere sopra di te;
dona a lui, l'uomo primordiale, l'arte della donna.
Allora il suo bestiame, cresciuto con lui nella steppa,
gli diventerà ostile,

165

mentre egli sazierà le sue brame amorose".
Shamkat denudò il suo seno, aprì le sue gambe
ed egli penetrò in lei.
Essa non lo respinse, lo abbracciò fortemente,
aprì le sue vesti ed egli giacque su di lei.
Essa donò a lui, l'uomo primordiale, l'arte della donna,

170

ed egli saziò con lei le sue brame amorose.
Per sei giorni e sette notti Enkidu giacque con Shamkat
e la possedette.
Dopo essersi saziato del suo fascino,
volse lo sguardo al suo bestiame:
le gazzelle guardano Enkidu e fuggono,

175

gli animali della steppa si tengono lontani da lui.
Enkidu era diverso, una volta che il suo corpo
era stato purificato:
le sue gambe, che tenevano il passo delle bestie,
erano diventate rigide;
Enkidu non aveva più forze, non poteva più correre
come prima;
egli però aveva ottenuto l'intelligenza; il suo sapere
era divenuto vasto.

180

Egli desistette e si accovacciò ai piedi della prostituta.
La prostituta lo guardò attentamente,
e ciò che gli diceva la prostituta egli andava ascoltando
attentamente.
Ella, allora, parlò a lui, a Enkidu:
"Tu sei divenuto buono, o Enkidu, sei diventato simile
a un dio.

185

Perché vuoi scorrazzare ancora nella steppa con le bestie
selvagge?
Vieni! Lasciati condurre a Uruk, all'ovile,
alla pura Casa, l'abitazione di An ed Ishtar,
dove Gilgamesh primeggia in forza:
e, simile a un toro selvaggio, è più potente di ogni
essere umano".

190

Così ella parlò a lui e il suo discorso trovò
orecchie favorevoli.
Egli, infatti, sarebbe andato alla ricerca di un amico, di uno
che lo potesse capire.
Enkidu parlò a lei, alla prostituta:
"Vieni Shamkat; conducimi
alla pura e santa Casa, l'abitazione di An ed Ishtar,

195

dove Gilgamesh primeggia in forza:
e, simile a un toro selvaggio, è più potente di ogni
essere umano.
Fammi competere con lui, lo voglio provocare:
proclamerò in Uruk: "Io sono il più forte!",
andrò e cambierò l'ordine delle cose;

200

colui che è nato nella steppa è superiore a lui".

205

In viaggio verso Uruk (206-226)

(Ella rispose): "Vieni, mettiamoci in cammino,
in modo che egli possa vedere la tua faccia;
io ti mostrerò Gilgamesh, io so dove si trova.
Va', o Enkidu, ad Uruk, l'ovile,
dove la gente è vestita splendidamente

206

e ogni giorno è occasione di festa,
dove i tamburi rimbombano
e le prostitute mostrano tutte le loro grazie;
piene di gioia e raggianti di felicità,
nel letto di notte, i Grandi giacciono con loro.

210

O Enkidu, tu che brami vivere,
consentimi di mostrarti Gilgamesh, un uomo pieno di gioia!
Guardalo, osserva le sue fattezze,
egli è virilmente bello, pieno di vita,
tutto il suo corpo emana un fascino seducente.

215

La sua forza è superiore alla tua!
Egli non dorme mai, ne di giorno ne di notte.
O Enkidu, non tentare di competere con lui.
Shamash ama Gilgamesh,
ed Anu, Enlil ed Ea lo hanno reso saggio!

220

Prima che tu scenda dalle montagne,
Gilgamesh ti avrà visto in sogno, ad Uruk".

225

I due sogni di Gilgamesh (227-279)

Gilgamesh svegliatosi rivelò il sogno a sua madre e disse:
"Madre, stanotte ho avuto un sogno.
Nel cielo sopra di me, luccicavano le stelle.

227

E qualcosa simile al firmamento di Anu mi cadde addosso!
Io tentai di sollevarlo ma era troppo pesante per me.
Io tentai di spostarlo ma non riuscii a maneggiarlo.
La cittadinanza di Uruk era accorsa a lui;
la cittadinanza si assembrò attorno a lui;

230

gli uomini si ammassarono presso di lui;
e i giovani uomini si accalcarono attorno a lui.
Essi baciarono i suoi piedi come bambini.
Io lo amai come una moglie, lo abbracciai forte.
Io lo portai con me, lo feci inginocchiare di fronte a te,

235

tu lo trattasti come fosse tuo figlio".
La saggia madre di Gilgamesh che conosce ogni cosa,
comprese, così parlò al suo signore.
La saggia Rimat-Ninsun che conosce ogni cosa,
comprese, così parlò a Gilgamesh:
"Figlio mio, le stelle che nel cielo sopra di te luccicavano,
e qualcosa simile al firmamento di Anu ti cadde addosso;

240

che tu tentasti di sollevare ma che era troppo pesante per te.
che tentasti di spostare ma non riuscivi a maneggiarlo.
che tu portasti con te e facesti inginocchiare ai miei piedi,
e che io tratta come fosse mio figlio:
un compagno forte verrà da te, uno che può salvare la
vita di un amico,

245

egli è potente nella montagna, egli possiede la forza.
La sua forza è così grande come quella del firmamento di Anu.
Tu lo amerai come una moglie e lo terrai stretto a te;
[ ] ed egli avrà sempre cura della tua salute.
Il tuo sogno è buono e favorevole".

250

Gilgamesh disse a sua madre:
"Madre mia, ho avuto un secondo sogno!
Un'ascia bipenne cadde nelle strade di Uruk, l'ovile e tutti
si raccolsero attorno ad essa.
I cittadini di Uruk erano accorsi da lei;
tutto il Paese si raccolse attorno ad essa;

255

gli uomini si accalcarono attorno ad essa.
Io la portai a te e la feci inginocchiare di fronte a te,
io lo amai come una moglie e lo abbracciai forte
e tu lo trattasti come se fosse tuo figlio".
La saggia madre di Gilgamesh che conosce ogni cosa,
comprese, così parlò a suo figlio.

260

La saggia Rimat-Ninsun che conosce ogni cosa,
comprese, così parlò a Gilgamesh:
"Figlio mio! L'ascia bipenne che tu hai visto - essa è un uomo! -
che tu hai amato come una moglie, che hai abbracciato forte,
e che io ho trattato come se fosse tuo figlio,
(ciò vuol dire:) un compagno forte verrà da te, uno che può
salvare la vita di un amico,

265

egli è potente nella montagna.
La sua forza è così grande come quella del firmamento di Anu".
Gilgamesh a lei parlò, a sua madre:
"[ ] Fallo scendere, allora, secondo la parola di Enlil,
il grande consigliere,
così io guadagnerò un amico che mi darà consigli,

270

in verità io guadagnerò un amico che mi da consigli".
I suoi sogni così come avvenuti furono rivelati.
Rivelò Shamkat i sogni di Gilgamesh e li riferì a Enkidu,
mentre facevano l'amore

275

ed Enkidu era sdraiato accanto a lei.

279


Tavola 2

Enkidu presso i pastori (1-53)
Un giovane uomo di Uruk sconvolge Enkidu (54-78)
Nascita di una imperitura amicizia (79-94)
Il rifiuto della madre Ninsun (132-155)
Il mostro che incute paura (184-195)
I giovani e gli anziani di Uruk intervengono (221-253)
Il consenso degli anziani (254-...)


Enkidu presso i pastori (1-53)

Enkidu era sdraiato accanto a lei,
(mentre) facevano l'amore;
e così Enkidu dimenticò il luogo dov'era nato.
Per sei giorni e sette notti Enkidu giacque

1

con Shamkat e la possedette.
La prostituta allora a lui
parlò, a Enkidu:
"Enkidu, tu sei divenuto buono, sei diventato simile a un dio.
Perché vuoi scorrazzare ancora nella steppa con le bestie
selvagge?

5

Vieni! Lasciati condurre ad Uruk, all'ovile,
alla pura Casa, l'abitazione di An ed Ishtar,
dove Gilgamesh primeggia in forza:
e, simile a un toro selvaggio, è più potente di ogni
essere umano:
[ ]"

10

Prese consiglio con se stesso [ ];
con grande convinzione accolse le sue parole;
egli sarebbe andato alla ricerca di un amico, di uno che
lo potesse capire.
Il consiglio di Shamkat penetrò nel suo cuore.
Essa si tolse una veste e lo ricoprì,

20

con una seconda veste ella si ricoprì.
Ella lo prende per mano e lo guida come fanno gli dei.
Alla capanna dei pastori, il posto dove c'era l'ovile,
i pastori si accalcano attorno a lui.
Essi discutevano fra di loro dicendo:

25

"Il giovane ha fattezze simili a quelle di Gilgamesh
la sua forma è eccelsa, la sua struttura è forte.
Non è forse Enkidu, colui che è nato dalla montagna?
Come il firmamento di Anu la sua forza è incontrastata".
Pane posero davanti a lui,

30

liquore posero davanti a lui,
ma Enkidu non mangiò il pane, egli aguzzò gli occhi
e guardò attentamente,
Enkidu non sapeva mangiare pane,
bere liquori egli non sapeva.
La prostituta aprì la sua bocca e parlò a Enkidu:

35

"Mangia il pane, o Enkidu! Esso è adatto alla divinità
Bevi il liquore, esso è adatto alla regalità".
Enkidu mangiò il pane finché non fu sazio.

40

Lacuna di 6 righe (dopo avere mangiato e bevuto Enkidu si sente allegro; si lava e si veste diventando simile a un uomo e a uno sposo. Egli decide quindi di venire in aiuto dei pastori nel tenere lontani dal gregge gli animali selvaggi).
Egli prese in trappola i lupi, catturò i leoni,
sicché i grandi bovari poterono dormire in pace:
egli, Enkidu, era il loro guardiano: "Uomo vigoroso,
prode unico, tu meriti di stare in casa!".

50

Un giovane uomo di Uruk sconvolge Enkidu (54-78)
Lacuna di 23 righe (in viaggio verso Uruk, la prostituta ed Enkidu si imbattono in un giovane uomo di Uruk, che racconta le leggi vigenti in città soprattutto in materia matrimoniale, per cui a Gilgamesh compete lo ius primae noctis; notizia questa che manda Enkidu su tutte le furie.

Nascita di una imperitura amicizia (79-94)

Egli stava là, in mezzo alla strada di Uruk, l'ovile,

79

sfoggiando la sua forza
egli sbarrava la via a Gilgamesh;
mentre ad Uruk la gente accorreva da lui;
i cittadini di Uruk si assembrarono attorno a lui;
gli uomini si ammassarono presso di lui;

80

gli uomini si accalcarono attorno a lui.
Essi baciarono i suoi piedi come bambini.
Subito dopo il giovane, le cui forme sono perfette,
- quando per Ishkhara un letto per la notte fu approntato
per Gilgamesh, un rivale simile a un dio fu posto -,

85

Enkidu bloccava con il suo piede l'accesso alla porta
della casa del padre della sposa;
egli non permetteva a Gilgamesh di entrare:
essi allora si affrontarono davanti alla porta della casa
del padre della sposa;
si rotolarono nella strada, il Paese tutto fu scosso.
Gli stipiti si frantumarono, le mura tremarono.

90

Lacuna di 37 righe (la furibonda lotta tra i due eroi si conclude con la vittoria di Enkidu che però riconosce la superiorità di Gilgamesh: ne nasce una grande amicizia. Gilgamesh decide di far adottare Enkidu da sua madre Ninsun).

Il rifiuto della madre Ninsun (132-155)

"Egli è potente nella montagna, egli possiede la forza.
La sua forza è così grande come il firmamento di Anu [ ].
La saggia madre di Gilgamesh che conosce ogni cosa
comprese;
così parlò a suo figlio;
La saggia Rimat-Ninsun che conosce ogni cosa,
comprese; così parlò a Gilgamesh:
"Figlio mio [ ]
amaramente [ ]

135

[ ]"
Egli prese [ ]
egli lo condusse alla sua porta [ ]
egli (= Gilgamesh) piangeva amaramente:
"Enkidu non ha né padre né madre,

140

i suoi capelli cadono sciolti,
egli è nato nella steppa e chi può batterlo?".
Enkidu stava con lui, ascoltava ciò che egli diceva,
fu preso da paura e si sedette per terra.
I suoi occhi si riempirono di lacrime,

145

le sue braccia si abbassarono, la sua forza diminuì;
allora essi si abbracciarono l'un l'altro e si strinsero le mani [ ]

150

Lacuna di 31 righe (Gilgamesh per rincuorare l'amico gli propone di recarsi nella Foresta dei Cedri per uccidere il mostro Khubaba; Enkidu però lo mette in guardia dai pericoli di una tale impresa).

Il mostro che incute paura (184-195)

"Per proteggere la Foresta dei Cedri,
per incutere timore agli uomini, lo ha destinato Enlil.
Khubaba, il cui grido è il diluvio,
il cui soffio è fuoco, il cui respiro è morte,
può udire a una distanza di sessanta leghe attraverso
gli alberi della Foresta:
chi può dunque addentrarsi nella sua Foresta?

185

Per proteggere la Foresta dei Cedri,
per incutere timore agli uomini, lo ha destinato Enlil.
e una spossatezza fisica si impadronisce di chi osa penetrare
nella sua Foresta"
Gilgamesh parlò a lui, ad Enkidu,
al suo amico rivolse la parola:

190

"Amico mio! Chi dei mortali può salire al cielo?"

195

Lacuna di 19 righe (Gilgamesh fornisce la motivazione che lo spinge a recarsi nella foresta dei cedri: il desiderio cioè di acquisire quella fama che lo renderà immortale. Le argomentazioni sembrano convincenti, tanto che, quando il testo riprende gli artigiani sono già all'opera).
Gli artigiani sedettero e rifletterono sul da farsi;
Essi forgiarono una grande ascia bipenne,
un'ascia-pashu dal peso di un talento di bronzo forgiarono,
le loro spade ciascuna dal peso di un talento forgiarono,
le loro guaine pesano ciascuna un talento.

215

hepi eshshu (=rottura recente)

220

I giovani e gli anziani di Uruk intervengono (221-253)

"Ascoltatemi, giovani uomini che avete combattuto con me
per cinque anni! (disse Gilgamesh)
Giovani uomini di Uruk che conoscete il vostro capo!
Io sono inflessibile: prenderò la via per il paese lontano
dove vive Khubaba.
Voglio ingaggiare una lotta dall'esito incerto, voglio percorrere
una via sconosciuta.
Datemi la vostra benedizione poiché ho deciso
di intraprendere questa impresa,
sicché io possa in futuro nuovamente entrare attraverso
la grande porta di Uruk,
e nuovamente celebrare la festa del Nuovo Anno in anni a
venire,
e prendere parte alla festa del Nuovo anno in anni futuri.
Sia celebrata la festa del Nuovo Anno, che la gioia vi regni,

225

possano le grida-illuru circondarvi".
Enkidu si rivolse allora agli anziani per avere consiglio:
"I giovani uomini di Uruk sono d'accordo con Gilgamesh,
ditegli di non andare alla Foresta dei Cedri,
quel viaggio non deve essere intrapreso! Un uomo non
può sopravvivere!

230

Il guardiano della Foresta dei Cedri è Khubaba
il selvaggio.
Chi può affrontarlo al di fuori degli Igigi?
Per proteggere la Foresta dei Cedri,
per incutere timore agli uomini, lo ha destinato Enlil.
Khubaba, il cui grido è il diluvio,

235

il cui soffio è fuoco, il cui respiro è morte,
può udire a una distanza di sessanta leghe attraverso
gli alberi della Foresta:
chi può dunque addentrarsi nella sua Foresta?".
I grandi consiglieri di Uruk si alzarono
ed espressero la loro opinione a Gilgamesh:

240

"Tu sei ancora giovane, Gilgamesh, il tuo cuore
è impetuoso,
non sai quello a cui tu vai incontro, sei ancora imberbe!
Khubaba, il cui grido è il diluvio,
il cui soffio è fuoco, il cui respiro è morte,
può udire a una distanza di sessanta leghe attraverso
gli alberi della Foresta:

245

chi può dunque addentrarsi nella sua Foresta?
Khubaba, il cui grido è il diluvio,
chi può affrontarlo al di fuori degli Igigi?
Per proteggere la Foresta dei Cedri, e incutere timore
all'umanità, lo ha destinato Enlil".

250

Il consenso degli anziani (254-...)

Gilgamesh udì il discorso dei grandi consiglieri;
egli guardò e rise rivolgendosi al suo amico:

255

Lacuna di 33 righe (l'eroe non si abbatte per il giudizio negativo degli anziani e decide di chiedere l'oracolo del dio Sole. Questi, seppur malvolentieri, garantisce il suo appoggio per cui anche gli anziani augurano successo al loro re).


Tavola 3

Raccomandazioni per il pericoloso viaggio (1-12)
Gilgamesh e la madre Ninsun (13-33)
La dea Ninsun e il dio Sole (34-119)
Ninsun affida il figlio alle cure di Enkidu (120-142)
Preparativi per il viaggio (153-210)
Ultime raccomandazioni degli anziani (229-233)


Raccomandazioni per il pericoloso viaggio (1-12)

Essi lo benedissero, diedero consigli a Gilgamesh
per il viaggio:
"Oh, Gilgamesh! Non confidare nella tua forza eccelsa;
scruta attentamente ogni cosa, ma fidati solo del tuo primo
intuito;
colui che va avanti salverà il suo compagno;
colui che conosce i sentieri proteggerà il suo amico.
Fa che Enkidu vada davanti a te:
egli conosce la via della Foresta dei Cedri;
egli è esperto nella lotta, è avvezzo alle guerre;
fa' che Enkidu protegga l'amico, difenda il compagno;

5

fa' che egli riporti sano e salvo il suo corpo
per il sepolcro:
noi nell'assemblea abbiamo confidato in te, o sovrano,
come tu, o sovrano, devi confidare in noi".

10

Gilgamesh e la madre Ninsun (13-33)

Gilgamesh aprì la bocca e disse,
così parlò ad Enkidu:
"Vieni, amico mio! Andiamo al palazzo eccelso,
da Ninsun, la grande regina.
Ninsun è saggia, conosce ogni cosa, essa comprende tutto,
essa guiderà, con il suo buon consiglio, i nostri passi".
Essi si presero l'un l'altro per mano,

15

e Gilgamesh ed Enkidu andarono all'eccelso palazzo,
da Ninsun, la grande regina.
Gilgamesh si alzò ed entrò al suo cospetto:
"Ninsun, io sono fermamente deciso, andrò
per una via lontana, là dove abita Khubaba;

20

ingaggerò una lotta dall'esito incerto;
camminerò per sentieri sconosciuti.
Dammi la tua benedizione,
poiché ho deciso di intraprendere questa impresa,
sicché io possa in futuro nuovamente entrare attraverso
la grande porta di Uruk,

25

e nuovamente celebrare la festa del Nuovo Anno in anni a
venire,
e prendere parte alla festa del Nuovo anno in anni futuri.
Sia celebrata la festa del Nuovo Anno, che la gioia vi regni,
possano le grida-illuru circondarti".

30

La dea Ninsun e il dio Sole (34-119)

Ninsun prestò attenzione alle parole di Gilgamesh,
suo figlio.
Essa ripensò attentamente a tutto ciò che aveva ascoltato,
[ ] nella sua stanza entrò;
[ ] si purificò con la saponaria,
si vestì con un abito adatto al suo corpo,
adornò il suo petto con una collana di perle,

35

[ ] si pose sul capo la sua corona splendente,
[ ] acqua versò sul pavimento,
[ ] salì sul tetto del palazzo.
Si presentò davanti a Shamash e fece un'offerta d'incenso,
essa portò le primizie davanti a Shamash e sollevò
le sue braccia:

40

"Perché hai scelto proprio mio figlio Gilgamesh
dandogli un cuore cui non è concessa quiete?
Ed ora, dopo che tu lo hai contaminato,
egli vuole intraprendere
il lungo viaggio per il luogo dove abita Khubaba.
Egli ingaggerà una lotta dall'esito incerto,
camminerà per sentieri sconosciuti,

45

fino al giorno in cui, dopo aver viaggiato in lungo e in largo,
non raggiungerà finalmente la Foresta dei Cedri,
e ucciderà il feroce Khubaba,
sterminando nella montagna tutto il male che tu odi.
Nel giorno in cui tu gli suggerirai di partire, sii al fianco
di mio figlio,

50

ed essa, Aia, la tua dolce sposa, non abbia timore
di raccomandarlo a te;
affidalo alle guardie della notte
[ ] i pastori [ ]

55

ampia lacuna
Ninsun affida il figlio alle cure di Enkidu (120-142)
La madre di Gilgamesh si alzò e fece [ ].
Ella spense l'incenso ed innalzò la preghiera;
chiamò quindi Enkidu e gli comunicò la sua decisione:
"Enkidu, tu sei un uomo forte, anche se non sei uscito
dal mio grembo;
ora ti ho esaminato e ti ho annoverato

120

Tra gli oblati di Gilgamesh,
così come le sacerdotesse, le consacrate e le votate:
questa incombenza è stata imposta ad Enkidu;
egli ha preso una moglie dagli dei [ ]
ed egli genererà figlie di dei

125

Io ed Enkidu [ ]"
(ella) [ ] prese per [ ].
Enkidu rivolse le sue parole a lei, a Ninsun:
"Gilgamesh [ ]
non temere! La gioia alberghi nel tuo cuore

130

e [ ]
fino al giorno in cui, dopo aver viaggiato in lungo e in largo,
non raggiungerà finalmente la Foresta dei Cedri,
farò si che egli possa in futuro nuovamente entrare
attraverso la grande porta di Uruk,
e nuovamente celebrare la festa del Nuovo Anno in anni a
venire,

135

e prendere parte alla festa del Nuovo anno in anni futuri.
Sia celebrata la festa del Nuovo Anno, che la gioia vi regni,
possano le grida-illuru circondarvi".

140

lacuna di 10 righe


Preparativi per il viaggio (153-210)

Gilgamesh [ ]
[ ]
alla porta dei Cedri [ ]
Enkidu nell'Eanna [ ]
[ ] Gilgamesh nell'eccelso palazzo [ ]
dispensa offerte rituali [ ]
Siedono i figli degli artigiani

155

lacuna di 15 righe
[ ] Gilgamesh
nella parola di Shamash tu hai confidato
nella porta di Marduk [ ]
nel cuore delle acque [ ]
spighe di grano egli raccoglie

175

alla porta dei Cedri [ ]
Gilgamesh [ ]
ed Enkidu [ ]

180

lacuna di 26 righe
[ ] Foresta dei cedri
[ ] possa portare
lacuna di 18 righe

Ultime raccomandazioni degli anziani (229-233)

"Fa' che Enkidu protegga l'amico, difenda il compagno;
fa' che egli riporti sano e salvo il suo corpo
per il sepolcro:
noi nell'assemblea abbiamo confidato nelle tue qualità,
o sovrano,
come tu, o sovrano, devi confidare in noi".
Enkidu fece udire la sua voce e disse,
così parlò a Gilgamesh:

230

"Amico mio, torna sulle tue decisioni; [ ]
un viaggio che non deve essere intrapreso tu vuoi fare.

235

lacuna di ca. 50 righe


Tavola 4

Viaggio verso la Foresta dei Cedri e primo sogno premonitore di Gilgamesh (1-33)
Secondo sogno (34-72)
Terzo sogno (73-106)
Quarto sogno (107-143)
Quinto sogno (144-186)
La paura degli eroi (187-253)

Viaggio verso la Foresta dei Cedri e primo sogno premonitore di Gilgamesh (1-33)

Dopo venti leghe di marcia essi fecero uno spuntino;
dopo trenta leghe essi si fermarono per la notte;
cinquanta leghe essi avevano percorso (camminando)
per tutto il giorno;
un viaggio di un mese e mezzo essi lo percorsero in tre giorni
e così giunsero alle montagne del Libano.
Essi scavarono un pozzo davanti a Shamash,
e riempirono di acqua i loro otri.
Gilgamesh salì allora in cima alla montagna
e presentò le offerte di farina a [ ] dicendo:
"O Montagna, fammi avere un sogno, il verdetto favorevole
di Shamash".

5

Enkidu preparò un giaciglio per lui, per Gilgamesh
un demone della sabbia si avvicinò ed egli lo fissò;
egli lo fece giacere nel mezzo del cerchio
ed esso come grano selvatico, sputò sangue.
Gilgamesh intanto era accovacciato con il mento
sulle ginocchia;

10

il sonno, retaggio dell'umanità lo sopraffece.
Nel mezzo della notte egli si svegliò di soprassalto.
Si alzò e disse al suo amico:
"Amico mio, (mi hai forse chiamato tu)? Se non mi hai
chiamato tu, perché sono sveglio?
Mi hai forse toccato tu? Se non mi hai toccato tu,
perché sono così nervoso?

15

Mi si è avvicinato forse un dio? Se non mi si è avvicinato
un dio, perché la mia carne è così debole?
Amico mio, io ho visto un sogno
e il sogno che ho visto mi ha messo tutto in subbuglio.
Ai piedi della montagna noi eravamo,
quando la montagna precipitò su di noi

20

e noi come mosche fummo schiacciati [ ].
Torniamo indietro verso la steppa, là potremo riflettere".
Enkidu spiegò il sogno all'amico:
"Amico mio, il tuo sogno è favorevole;
il sogno è molto prezioso [ ];

25

amico mio. la montagna che tu hai visto è Khubaba,
(e vuol dire)
noi prenderemo prigioniero Khubaba e lo uccideremo;
butteremo il suo corpo nell'abisso,
e al sorgere dell'alba noi potremo udire il verdetto favorevole
di Shamash".

30

Secondo sogno (34-72)

Dopo venti leghe di marcia essi fecero uno spuntino;
dopo trenta leghe essi si fermarono per la notte;
cinquanta leghe essi avevano percorso (camminando)
per tutto il giorno;
un viaggio di un mese e mezzo essi lo percorsero in tre giorni
e così giunsero alle montagne del Libano.
Essi scavarono un pozzo davanti a Shamash,
e riempirono di acqua i loro otri.
Gilgamesh salì allora in cima alla montagna

35

e presentò le offerte di farina a [ ] dicendo:
"O Montagna, fammi avere un sogno, il verdetto favorevole
di Shamash".
Enkidu preparò un giaciglio per lui, per Gilgamesh;
un demone della sabbia si avvicinò ed egli lo fissò;
egli lo fece giacere nel mezzo del cerchio

40

ed esso come grano selvatico, sputò sangue.
Gilgamesh intanto era accovacciato con il mento
sulle ginocchia;
il sonno, retaggio dell'umanità lo sopraffece.
Nel mezzo della notte egli si svegliò di soprassalto.
Si alzò e disse al suo amico:

45

"Amico mio, (mi hai forse chiamato tu)? Se non mi hai
chiamato tu, perché sono sveglio?
Mi hai forse toccato tu? Se non mi hai toccato tu,
perché sono così nervoso?
Mi si è avvicinato forse un dio? Se non mi si è avvicinato
un dio, perché la mia carne è così debole?
Amico mio, io ho visto un secondo sogno
e il sogno che ho visto mi ha messo tutto in subbuglio.

50

lacuna di 17 righe (il sogno avuto da Gilgamesh è conservato nella redazione Ittita dell'epopea [p. 298 Pet 1992]: una montagna getta a terra Gilgamesh e gli afferra i piedi, poi appare uno straniero bellissimo che tira fuori Gilgamesh da sotto la montagna e gli da acqua da bere calmando così l'animo di Gilgamesh. Enkidu interpreta anche il secondo sogno di Gilgamesh come un buon auspicio).

Terzo sogno (73-106)

Dopo venti leghe di marcia essi fecero uno spuntino;
dopo trenta leghe essi si fermarono per la notte;
cinquanta leghe essi avevano percorso (camminando)
per tutto il giorno;
un viaggio di un mese e mezzo essi lo percorsero in tre giorni
e così giunsero alle montagne del Libano.
Essi scavarono un pozzo davanti a Shamash,
e riempirono di acqua i loro otri.
Gilgamesh salì allora in cima alla montagna
e presentò le offerte di farina a [ ] dicendo:

75

"O Montagna, fammi avere un sogno, il verdetto
favorevole di Shamash".
Enkidu preparò un giaciglio per lui, per Gilgamesh;
un demone della sabbia si avvicinò ed egli lo fissò;
egli lo fece giacere nel mezzo del cerchio
ed esso come grano selvatico, sputò sangue.

80

Gilgamesh intanto era accovacciato con il mento
sulle ginocchia;
il sonno, retaggio dell'umanità lo sopraffece.
Nel mezzo della notte egli si svegliò di soprassalto.
Si alzò e disse al suo amico:
"Amico mio, (mi hai forse chiamato tu)? Se non mi hai
chiamato tu, perché sono sveglio?

85

Mi hai forse toccato tu? Se non mi hai toccato tu,
perché sono così nervoso?
Mi si è avvicinato forse un dio? Se non mi si è avvicinato
un dio, perché la mia carne è così debole?
Amico mio, io ho visto un terzo sogno
e il sogno che ho visto mi ha messo tutto in subbuglio.
I cieli tuonavano, la terra rumoreggiava,

90

il giorno diventò cupo, si fece buio
caddero fulmini, scoppiarono incendi,
le fiamme scoppiettavano, pioveva la morte;
(poi), le faville si spensero e il fuoco si estinse,
i legni incandescenti caduti dal cielo divennero carbone.

95

Torniamo indietro verso la steppa, là potremo riflettere".
Enkidu ascoltò il suo sogno e glielo spiegò, così disse
a Gilgamesh:
"Amico mio, il tuo sogno è favorevole;
il sogno è molto prezioso [ ];
amico mio, il cielo che tu hai visto
[ ]

100

[ ]
e al sorgere dell'alba noi potremo udire il verdetto favorevole
di Shamash".

105

Quarto sogno (107-143)

Dopo venti leghe di marcia essi fecero uno spuntino;
dopo trenta leghe essi si fermarono per la notte;
cinquanta leghe essi avevano percorso (camminando)
per tutto il giorno;
un viaggio di un mese e mezzo essi lo percorsero in tre giorni
e così giunsero alle montagne del Libano.
Essi scavarono un pozzo davanti a Shamash,
e riempirono di acqua i loro otri.
Gilgamesh salì allora in cima alla montagna
e presentò le offerte di farina a [ ] dicendo:

110

"O Montagna, fammi avere un sogno, il verdetto
favorevole di Shamash".
Enkidu preparò un giaciglio per lui, per Gilgamesh;
un demone della sabbia si avvicinò ed egli lo fissò;
egli lo fece giacere nel mezzo del cerchio
ed esso come grano selvatico, sputò sangue.

115

Gilgamesh intanto era accovacciato con il mento
sulle ginocchia;
il sonno, retaggio dell'umanità lo sopraffece.
Nel mezzo della notte egli si svegliò di soprassalto.
Si alzò e disse al suo amico:
"Amico mio, (mi hai forse chiamato tu)? Se non mi hai
chiamato tu, perché sono sveglio?

120

Mi hai forse toccato tu? Se non mi hai toccato tu,
perché sono così nervoso?
Mi si è avvicinato forse un dio? Se non mi si è avvicinato
un dio, perché la mia carne è così debole?
Amico mio, io ho visto un quarto sogno
e il sogno che ho visto mi ha messo tutto in subbuglio.

125

lacuna di 6 righe
Enkidu spiegò il sogno all'amico:
"Amico mio, il tuo sogno è favorevole;
il sogno è molto prezioso [ ];
[ ] che tu hai visto è Khubaba
[ ] Khubaba come un dio [ ]
[ ] si incendiano i [ ]

135

[ ] noi poniamo il suo [ ] su [ ]
[ ] noi eravamo furiosi contro Khubaba [ ]
[ ] porremo i nostri piedi sulla sua testa
e al sorgere dell'alba noi potremo udire il verdetto favorevole
di Shamash".

140

Quinto sogno (144-186)

Dopo venti leghe di marcia essi fecero uno spuntino;
dopo trenta leghe essi si fermarono per la notte;
cinquanta leghe essi avevano percorso (camminando)
per tutto il giorno;
un viaggio di un mese e mezzo essi lo percorsero in tre giorni
e così giunsero alle montagne del Libano.
Essi scavarono un pozzo davanti a Shamash,
e riempirono di acqua i loro otri.

145

Gilgamesh salì allora in cima alla montagna
e presentò le offerte di farina a [ ] dicendo:
"O Montagna, fammi avere un sogno, il verdetto
favorevole di Shamash".
Enkidu preparò un giaciglio per lui, per Gilgamesh;
un demone della sabbia si avvicinò ed egli lo fissò;

150

egli lo fece giacere nel mezzo del cerchio
ed esso come grano selvatico, sputò sangue.
Gilgamesh intanto era accovacciato con il mento
sulle ginocchia;
il sonno, retaggio dell'umanità lo sopraffece.
Nel mezzo della notte egli si svegliò di soprassalto.

155

Si alzò e disse al suo amico:
"Amico mio, (mi hai forse chiamato tu)? Se non mi hai
chiamato tu, perché sono sveglio?
Mi hai forse toccato tu? Se non mi hai toccato tu,
perché sono così nervoso?
Mi si è avvicinato forse un dio? Se non mi si è avvicinato
un dio, perché la mia carne è così debole?
Amico mio, io ho visto un quinto sogno:

160

lacuna di 22 righe (nel quinto sogno Gilgamesh viene sopraffatto da un essere misterioso che però, secondo l'interpretazione di Enkidu, altri non è che il dio Shamash, il loro protettore).

La paura degli eroi (187-253)

Davanti a Shamash (Gilgamesh) si presentò, sul suo volto
scorrevano le lacrime.
"O Shamash! ciò che hai detto a Ninsun ad Uruk
rammenta! Stammi vicino, ascolta la mia supplica".
Di Gilgamesh, seme della città di Uruk, l'ovile;
Shamash ascoltò le parole pronunciate.
Subito un grido scende dal cielo per lui:
"Fai presto! Affrontalo, in modo che non entri nella Foresta,
non lo far nascondere tra gli alberi, non concedergli tregua,

190

Khubaba non ha indosso i sette vestiti;
egli ne indossa soltanto uno, gli altri sei sono stati strappati,
questi gli sono stati tolti [ ]".
Come tori selvaggi, essi si affrontano,
per la prima volta egli muggì, pieno di terrore.

195

Il guardiano della Foresta grida,
[ ]
Khubaba come un dio grida.
Gilgamesh aprì la sua bocca e disse ad Enkidu:
"Di Khubaba la forza è troppo grande,

200

da soli non possiamo affrontarlo, [ ]
gli stranieri [ ];
un sentiero tortuoso non è percorribile facilmente
da uno solo, ma da due; [ ]
unendo la forza di noi due [ ]
una corda a tre fili è difficile da rompere

205

e un forte leone non può prevalere su due leopardi

210

lacuna di 6 righe
Gilgamesh aprì la sua bocca e disse ad Enkidu:
"Amico mio, non [ ]
i figli non [ ]".
Enkidu aprì la sua bocca e disse a Gilgamesh:
"Amico mio, colui verso il quale noi andiamo [ ]
Khubaba verso il quale noi andiamo [ ]".
Gilgamesh aprì la sua bocca e disse ad Enkidu:
"Amico mio, [ ]

220

lacuna di 6 righe
Enkidu aprì la sua bocca e disse; così parlò a Gilgamesh:
"Amico mio, anche se riuscissi a scendere nella Foresta
dei Cedri
e ad aprirne la porta, allora le mie braccia sarebbero
paralizzate!".
Gilgamesh aprì la sua bocca e disse; così parlò a Enkidu:
"Perché, amico mio, parliamo come codardi?
Noi siamo in grado di attraversare tutte le montagne;
noi non volgeremo il nostro sguardo indietro,
prima di avere abbattuto i Cedri;
amico mio, tu sei ferrato nella battaglia!

235

Chi ha paura della battaglia non può essere mio compagno!
Poiché ti sei spalmato con unguenti, non hai bisogno
di temere la morte;
tu porti lo splendore della terra come fosse un mantello
[ ]!
Come un tamburo risuoni il tuo grido!
la paralisi abbandoni le tue braccia e l'impotenza
sia portata via dai tuoi lombi;

240

tieni stretta, amico mio, la mia mano; andiamo
come un sol uomo;
il tuo cuore possa ardere per la battaglia;
dimentica la morte, persegui la vita.
L'uomo forte, preparato per il combattimento, responsabile,
che va davanti, vigila sul suo corpo e salverà l'amico;

245

essi si sono assicurati la fama per i tempi a venire".
Ambedue si abbracciarono,
prestarono giuramento e si posero in cammino,
essi intrapresero la via della Foresta.

250


Tavola 5


Versione Ninivita: Gli eroi giungono nella Foresta (1-14)
Versione Ninivita: Reazione di Khubaba al taglio dei cedri (50-74)
Versione di Uruk: Maledizione di Khubaba (1-50)
Il vittorioso scontro con il mostro Khubaba (50-62)
Le lusinghe pericolose di Khubaba ormai vinto (63-214)
Gilgamesh ed Enkidu tagliano i cedri (255-266)


Versione Ninivita: Gli eroi giungono nella Foresta (1-14)

Essi stavano ai margini della Foresta,
osservavano meravigliati l'altezza dei cedri;
erano come estasiati all'entrata del bosco,
dove Khubaba andando e venendo provoca terremoti:

1

i sentieri erano ben tratteggiati e la via era eccellente;
essi guardarono la montagna dei cedri, il luogo dove
dimorano gli dei, il santuario di Irnini;
i cedri si alzavano maestosi e lussureggianti sulla montagna,
la loro ombra era gradevole, dava felicità a chi vi entrava;
il terreno era pieno di cespugli che riempivano tutta la Foresta;

5

si annidava nella Foresta anche l'albero profumato;
un fossato per una lunghezza di una doppia ora di viaggio
circondava la Foresta.

10

lacuna di 35 righe

Versione Ninivita: Reazione di Khubaba al taglio dei cedri (50-74)

Subito dopo che le spade [ ]
e fuori dalle guaine [ ],
la lega di metallo spalmata di [ ]
Pugnali, spade, [ ]

50

Uno solo [ ]
essi portavano [ ]
Khubaba fece udire la sua voce e disse:
"Egli non andrà [ ]
egli non si salverà [ ]".

55

lacuna di 7 righe, ecc.

Versione di Uruk: Maledizione di Khubaba (1-50)

Khubaba fece udire la sua voce e disse, così parlò a
Gilgamesh:
"O Gilgamesh, lo stupido e l'idiota dovrebbero interrogarsi.
Perché sei venuto da me?
Il tuo amico, o Enkidu, (hai condotto) alla mia presenza,
proprio tu, figlio di pesci, che non conosci tuo padre,
(e sei simile) alle tartarughe piccole e grandi che non hanno
succhiato il latte alle loro madri!

1

Quand'eri ancora piccolo, ti ho scorto e non ti ho ritenuto
degno di avvicinarmi a te!
Anche se io ti uccidessi, come potrei soddisfare
il mio stomaco?
Perché hai condotto Gilgamesh alla mia presenza?
Prima che tu entrassi con uno straniero, tuo amico,
avrei dovuto mordere la gola e la nuca di Gilgamesh;

5

avrei dovuto dare la tua carne in pasto ai serpenti volanti,
alle aquile e agli avvoltoi!".
Gilgamesh fece udire la sua voce e così parlò rivolgendosi
ad Enkidu:
"Amico mio, il volto di Khubaba (mi appare) completamente
diverso (da come me l'ero immaginato),
e la sua mole si staglia [ ],
sicché il tuo cuore trema e io mi voglio allontanare subito".

10

Enkidu fece udire la sua voce e disse, così parlò a Gilgamesh:
"Amico mio, perché parli come un codardo?
perché la tua bocca è senza parole e cerchi di nasconderti?
Ora, amico mio, è stata preparata per te un'arma:
il fabbro ha versato nella forma il rame per [ ],
lo riscalda per una doppia ora e lo fa raffreddare 20
per un'altra doppia ora,
per mandare l'arma del diluvio, per prendere la sferza!
Non volgere i tuoi passi, non tornare indietro!"[ ]

15

lacuna di ca. 25 righe
"[ ] siano cacciati via!
[ ] lontani.

50

Il vittorioso scontro con il mostro Khubaba (50-62)

Egli colpì la sua testa e gli si parò davanti;
sotto la pressione dei loro talloni la terra si divise,
a causa del loro saltellare Sirara e Libano furono spaccati
in due.
Le nuvole bianche divennero nere,

50

morte scese giù su di essi come la nebbia.
Shamash chiamò grandi venti di tempesta contro Khubaba:
il vento del sud, il vento del nord, il vento dell'est, il vento
dell'ovest, il turbine,
la tempesta, l'uragano, il vento cattivo, il vento-Simurru,
il demone-Asakku, il vento gelido, il vento di pioggia,
il mulinello,

55

tredici venti insorsero contro di lui e il viso di Khubaba
si oscurò:
egli non poteva avanzare ne poteva indietreggiare,
così le armi di Gilgamesh ebbero successo contro Khubaba.

60

Le lusinghe pericolose di Khubaba ormai vinto (63-214)

Khubaba, cercando si salvarsi, si rivolse a Gilgamesh:
"Gilgamesh, tu sei piccolo: tua madre ti ha (appena) partorito,

63

e tu sei il seme di Lugalbanda.
Tu ti sei sollevato per volere di Shamash, Signore
della Montagna,
tu, l'erede di Uruk, re Gilgamesh,
[ ] Gilgamesh [ ]

65

Gilgamesh [ ]
io mi metterò a tua disposizione [ ]
tu avrai per te tutti gli alberi che vorrai,
ti riserverò come dono speciale il mirto, [ ]
tronchi di legno che siano orgoglio del tuo palazzo".

70

Enkidu fece udire la sua parola e disse, così parlò
a Gilgamesh:
"Amico mio, non ascoltare le parole di Khubaba

75

lacuna di ca. 20 righe
(parla Khubaba)
"Tu hai scoperto le leggi della mia Foresta, le leggi
della mia abitazione,
ed ora conosci tutto ciò che (per essa) è stato deciso.
Io avrei dovuto scaraventarti in alto e ucciderti all'entrata
della mia Foresta
avrei dovuto dare in pasto la tua carne ai serpenti volanti,
alle aquile e agli avvoltoi.
Ma ora, o Enkidu, sta a te decidere la mia sorte

100

e dì a Gilgamesh di risparmiare la mia vita".
Enkidu fece udire la sua voce e parlò, così disse
a Gilgamesh:
"Amico mio, Khubaba, il guardiano della Foresta dei Cedri,
azzoppalo, uccidilo, schiaccialo in modo che io possa
sopravvivere.
(Fa ciò) prima che il capo di tutti, Enlil, possa udirlo [ ]

105

e gli dei siano pieni di collera con noi [ ],
Enlil, a Nippur, Shamash a Sippar. [ ]
Fa ciò ad eterna memoria [ ],
come Gilgamesh sgozzò Khubaba [ ]".
Khubaba però udì e [ ]

110

[ ] Khubaba

115

lacuna di ca. 62 righe
Ora, o Enkidu, sta a te decidere la mia sorte
e dì a Gilgamesh di risparmiare la mia vita".
Enkidu fece udire la sua voce e parlò, così disse
a Gilgamesh:
"Amico mio, Khubaba, il guardiano della Foresta dei Cedri,
uccidilo e [ ]
(Fa ciò) prima che il capo di tutti, Enlil, possa udirlo [ ]
e gli dei siano pieni di collera con noi,
Enlil, a Nippur, Shamash a Sippar. [ ]
Fa ciò ad eterna memoria [ ],

180

come Gilgamesh sgozzò Khubaba [ ]".
Khubaba però udì e [ ]

185

lacuna di ca. 23 righe
(parla Khubaba)
"Nessuno dei due deve sopravvivere al suo amico;
ambedue non raggiungano la vecchiaia;
oltre al suo amico Gilgamesh, Enkidu non abbia amici!".
Enkidu fece udire la sua voce e parlò, così disse
a Gilgamesh:
"Amico mio, io parlo a te, ma tu non mi ascolti!

210

lacuna di ca. 40 righe (uccisione del mostro Khubaba. Lo sviluppo dell'azione si può ritrovare su alcune tavolette appartenenti all'Epopea Paleo babilonese. Questa risale al 1800 a.C., molti secoli prima di quelle rinvenute nella Biblioteca di Ninive databili attorno all'800-700 a.C. All'epopea paleo babilonese non appartiene il frammento sul Diluvio ritrovato da George Smith quando si recò in Mesopotamia, ma probabilmente le opere sono coeve. Dell'Epopea paleo babilonese è stato ritrovato un colofone:

Tavola II: egli è superiore agli altri re.

da esso apprendiamo che la composizione iniziava con la riga 27 del prologo dell'Epopea e che era già suddivisa in varie tavole anche se probabilmente è meno lunga della epopea classica. Da questa si apprende che l'uccisione del mostro è opera di tutti e due gli eroi: mentre Gilgamesh lo colpisce alla nuca, Enkidu gli trafigge il cuore).

Gilgamesh ed Enkidu tagliano i cedri (255-266)

[ ] le scaglie degli alberi.
Gilgamesh abbatte gli alberi; Enkidu raccoglie i ciocchi.
Enkidu fece udire la sua voce e disse, così parlò a Gilgamesh:
"Amico mio, è stato abbattuto il meraviglioso cedro,
la cui corona bucava il cielo.

255

Io voglio fare con esso una porta la cui altezza sia sei volte
dodici spanne, la cui larghezza due volte dodici spanne,
una spanna sia il suo spessore; la cui spranga, il suo cardine inferiore,
il suo cardine superiore siano ognuno di una spanna.
Che sia trasportata a Nippur, l'Eufrate possa trascinarla; che a
Nippur [ ]".
Allora essi approntarono un cindolo e lo immersero
nel fiume.

260

Enkidu lo guida [ ]
mentre Gilgamesh tiene alta la testa di Khubaba.

265


Tavola 6

La dea Ishtar si innamora di Gilgamesh (1-21)
Il rifiuto oltraggioso di Gilgamesh (22-79)
L'ira furibonda della dea (80-114)
Uccisione del toro Celeste (115-152)
Ishtar si lamenta mentre Gilgamesh festeggia (153-182)
L'incubo di Enkidu (183-189)

La dea Ishtar si innamora di Gilgamesh (1-21)

Egli lavò la sua sporcizia, fece brillare le sue armi,
ributtò i suoi capelli sulla schiena;
gettò via i suoi sporchi vestiti e ne indossò di puliti,
egli si rivestì dei paludamenti regali e li legò alla cintura.

1

Gilgamesh si pose sul capo la sua corona.
Allora Ishtar, la principessa, volse gli occhi sulla bellezza
di Gilgamesh:
"Orsù Gilgamesh, sii il mio amante!
Donami come regalo la tua virilità!
Sii il mio sposo ed io sarò la tua sposa.

5

Ti farò preparare un carro di lapislazzuli e dai finimenti d'oro,
con ruote d'oro e corna di diamanti.
Tu vi farai alloggiare i demoni Umu come fossero grandi muli!
Entra nella nostra casa attraverso la fragranza del cedro.
Quando tu entrerai nella nostra casa,

10

la soglia splendidamente dorata bacerà i tuoi piedi!
Re, nobili, principi si inchineranno davanti a te.
Le genti della montagna ed il Paese ti saranno tributari;
le tue pecore figlieranno trigemini, le tue capre gemelli,
i tuoi puledri a pieno carico supereranno il mulo.

15

I tuoi cavalli al carro correranno veloci,
i tuoi buoi sotto il giogo saranno insuperabili".

20

Il rifiuto oltraggioso di Gilgamesh (22-79)

Gilgamesh aprì la sua bocca e disse,
così parlò alla principessa Ishtar:
"Che cosa ti potrei dare in cambio dopo averti posseduta?
Anche se io ti dessi olio per il corpo e vestiti,
anche se ti dessi cibo e bevande,
anche se ti procurassi cibo adatto agli dei,
anche se ti procurassi bevande adatte ai re,
anche se [ ]

25

anche se ammassassi [ ]
[ ] un vestito,
cosa mi succederebbe dopo averti posseduta?
Tu saresti come un forno che non fa sciogliere il ghiaccio,
una porta sgangherata che non trattiene i venti e la pioggia;

30

un palazzo che schiaccia i propri guerrieri,
un elefante che strappa la sua bardatura,
pece che brucia l'uomo che la porta,
un otre che inzuppa l'uomo che lo porta,
calcare che fa crollare il muro di pietra,

35

un ariete che distrugge le postazioni nemiche,
una scarpa che morde il piede del suo portatore.
A quale dei tuoi amanti sei rimasta per sempre fedele?
Quale dei tuoi superbi fidanzati è salito al cielo?
Vieni! Ti ricorderò uno per uno i tuoi amanti,

40

quelli che tu hai ardentemente posseduto!
Dumuzi, l'amore della tua giovinezza:
a lui hai decretato il pianto anno dopo anno.
Tu hai amato il variopinto uccello Alallu:
(e poi) l'hai colpito e gli hai rotto le ali;

45

egli si nasconde nei boschi gridando: "Le mie ali!".
Tu hai amato il leone dalla forza perfetta:
per lui hai scavato fosse, sette e sette volte;
tu hai amato il cavallo che esalta la battaglia,
lo hai condannato alla briglia, al pungolo e alla frusta,

50

a correre per sette ore doppie lo hai condannato,
a bere acqua putrida lo hai condannato,
di piangere sua madre Silili, gli hai assegnato come destino.
Poi hai amato il pastore, il guardiano,
che costantemente per te sollevava (focacce cotte nella) brace;

55

ogni giorno egli per te sacrificava caprette,
ciò nonostante lo hai percosso e lo hai cambiato in lupo:
gli stessi suoi aiutanti ora lo cacciano via
e i suoi cani gli mordono i polpacci.
Tu hai amato anche Ishullanu, il giardiniere di tuo padre,

60

che costantemente ti portava cesti pieni di datteri,
ogni giorno egli faceva splendere la tua tavola:
tu hai alzato gli occhi verso di lui, ti sei avvicinata a lui,
(dicendo):
"Oh mio Ishullanu fammi godere della tua virilità,
stendi la tua mano, portala alla mia vulva!".

65

Ishullanu così ti rispose:
"Ma che cosa vuoi da me?
non ha forse cucinato mia madre? Non ho forse mangiato?
Ciò che io mangerò dovrebbe essere il cibo puzzolente
e putrido?
dovrebbe essere il giunco il mantello contro il freddo?"

70

Tu hai ascoltato quanto egli ti diceva,
lo hai bastonato e lo hai mutato in una talpa,
e lo hai lasciato vivere in mezzo alle difficoltà.
L'asta non sale più, il secchio non scende più!
E per quanto mi concerne, si! Tu mi amerai, ma poi
mi riserverai lo stesso trattamento".

75

L'ira furibonda della dea (80-114)

Quando Ishtar udì queste parole,
Ishtar divenne furiosa e salì al cielo.
Ishtar salì su e al cospetto di suo padre Anu cominciò
a piangere,
le sue lacrime scorrevano al cospetto di sua madre Antu:
"Padre mio, Gilgamesh mi ha umiliata più e più volte!

80

Gilgamesh ha pronunziato ingiurie contro di me,
ingiurie e offese contro di me!".
Anu aprì la sua bocca e disse,
così parlò alla principessa Ishtar:
"Che! Non sei stata forse proprio tu a provocare il re
Gilgamesh,

85

sicché Gilgamesh ha rivolto ingiurie contro di te,
ingiurie e offese contro di te!".
Ishtar aprì la sua bocca e disse,
così parlò a suo padre Anu:
"Padre mio, dammi per favore il Toro Celeste;

90

voglio uccidere Gilgamesh nella sua casa.
Se tu non mi darai il Toro Celeste,
allora io divellerò le porte degli Inferi,
volgerò [ ] agli Inferi,
farò risuscitare i morti in modo che essi mangino i vivi;

95

allora i morti saranno più numerosi dei vivi!".
Anu aprì la sua bocca e disse,
così parlò alla principessa Ishtar:
"Se io ti darò il Toro Celeste che tu mi hai richiesto,
vi saranno sette anni di carestia nel paese di Uruk.

100

Tu dovrai raccogliere paglia per gli uomini,
io farò crescere erba per il bestiame!
Ishtar aprì la sua bocca e disse,
così parlò a suo padre Anu:
"Padre mio, io ho raccolto paglia per gli uomini,

105

ho procurato erba per il bestiame.
Affinché nei sette anni di carestia siano saziati,
io ho raccolto paglia per gli uomini,
ho fatto crescere erba per il bestiame
[ ] del Toro Celeste [ ] per lui".

110

Uccisione del toro Celeste (115-152)

Anu ascoltò le parole di Ishtar sua figlia,
ed affidò alle sue mani le redini del Toro celeste,
Ishtar lo prese in mano e lo guidò sulla terra.
Quando il Toro celeste arrivò nel paese di Uruk,
cominciò a calpestare l'erba e il canneto;

115

esso si recò al fiume Eufrate: sette volte
esso si immerse nel fiume:
al primo sbuffo del toro celeste una fossa si aprì,
e cento giovani uomini di Uruk caddero in essa.
Al suo secondo sbuffo un'altra fossa si aprì,
e duecento altri giovani di Uruk caddero in essa.

120

Al suo terzo sbuffo una fossa si aprì,
ed Enkidu cadde in essa. Ma Enkidu ne uscì fuori.
Enkidu affrontò il toro celeste e lo afferrò per le corna.
Il Toro celeste gli sputò in faccia la sua bava,
con la sua spessa coda gli spruzzò i suoi escrementi.

125

Enkidu aprì la sua bocca e disse,
così parlò a Gilgamesh:
"Amico mio, noi siamo stati troppo arroganti
uccidendo Khubaba!
Come possiamo riparare la nostra colpa?
Amico mio, io ho visto il Toro celeste

130

e la mia forza è stata eguagliata!
Io voglio abbatterlo
io [ ]
io voglio afferrare il Toro celeste per la coda,
voglio riempire la terra con il suo sangue,

135

in [ ]
tra i tendini della nuca e le corna
immergi la tua spada!".
Enkidu affrontò il Toro celeste,
e lo prese per la sua spessa coda;

140

Enkidu lo tenne fermo con le sue due mani,
e Gilgamesh come un eroico macellaio, [ ]
colpì il Toro celeste con mano ferma e sicura;
egli immerse la tua spada tra le corna e i tendini della nuca.
Quando essi ebbero abbattuto il Toro celeste, essi estrassero

145

il suo cuore,
e lo deposero davanti a Shamash.
Essi indietreggiarono pieni di timore, inginocchiandosi
davanti a Shamash;
quindi i due amici si sedettero.

Ishtar si lamenta mentre Gilgamesh festeggia (153-182)

Ishtar salì sulle mura di Uruk, l'ovile.
Essa si piegò su se stessa ed esplose in maledizioni:
"Gilgamesh, proprio colui che mi ha umiliata, ha ucciso
il Toro celeste!".
Enkidu udì queste parole di Ishtar,
ed allora strappò una spalla del Toro celeste e gliela
gettò in faccia, dicendo:
"Se io ti potessi raggiungere,
farei lo stesso anche a te,

155

e appenderei i tuoi intestini alle tue braccia!".
Ishtar raccolse attorno a se le cortigiane,
le prostitute e le ierodule.
Essa intonò un canto funebre per la spalla del Toro celeste.
Gilgamesh dal canto suo raccolse gli artigiani, tutti gli armaioli,

160

e gli artigiani ammirarono lo spessore delle corna del Toro;
di trenta mine di lapislazzuli esse erano fatte,
di due dita era il loro spessore,
esse avevano una capienza di sette gur di olio.
Egli le donò per ungersi al suo dio Lugalbanda.

165

Egli prese quindi, e le appese al letto del capo-famiglia.
Nell'Eufrate quindi essi si lavarono le mani,
e tenendosi per mano, vennero
cavalcando per la strada di Uruk.
Il popolo di Uruk raccolto li guardava ammirato.

170

Gilgamesh allora alle ancelle del suo palazzo
rivolse la parola:
"Chi è il più splendido tra i giovani uomini?
Chi è il più possente tra i maschi?".
"Gilgamesh è il più splendido tra i giovani uomini!

175

Gilgamesh è il più possente tra i maschi!".
Colei contro la quale la spalla del Toro celeste,
nella nostra rabbia abbiamo gettato,
Ishtar non troverà per la strada nessuno che abbia
un cuore benevolo per lei, [ ]
Gilgamesh fece quindi una festa nel suo palazzo.

180

L'incubo di Enkidu (183-189)

Essi giacciono, i giovani uomini giacciono nel letto
per la notte,
anche Enkidu giace e ha un sogno.
Enkidu svegliatosi racconta il sogno,
lo riferisce al suo amico:
"Amico mio, perché i grandi dei erano a consulto?".

185


Tavola 7

Il racconto dell'incubo (1-33)
Enkidu vaneggiando si rivolge alla porta (37-64)
Preoccupazione di Gilgamesh (65-86)
Enkidu maledice il cacciatore e la prostituta (87-128)
Shamash rimprovera Enkidu che si ravvede (129-160)
Le fosche previsioni di Enkidu sulla propria fine (161-255)
La fine dell'amico è vicina (256-271)


Il racconto dell'incubo (1-33)

"Amico mio, perché i grandi dei erano a consulto tra loro?".
lacuna di ca. 35 righe (il racconto del sogno di Enkidu è conservato nella III tavola della versione ittita dell'Epopea: gli dei riunitisi in assemblea, dopo aver discusso il comportamento sacrilego dei due eroi nei confronti del mostro Khubaba e del Toro celeste, decidono la morte di Enkidu.
Dalla capitale del regno ittita, Khattusa, ci sono pervenute diverse redazioni dell'Epopea di Gilgamesh e ciò dimostra che già nella seconda metà del II millennio le gesta del mitico re di Uruk erano note e tramandate al di fuori della Mesopotamia. A Khattusa l'Epopea è attestata in lingua ittita, in lingua accadica e in lingua khurrita).

Enkidu vaneggiando si rivolge alla porta (37-64)

Enkidu sollevò i suoi occhi,
alla porta rivolge la parola come [ ]:
"O porta di montagna, sei proprio insipiente
non hai intelligenza [ ];
Eppure io per venti leghe ho selezionato per te il legno [ ],
finché non ho trovato uno splendido cedro [ ].
Nessun legno può eguagliarti, [ ]
la tua altezza è di sei spanne, la tua larghezza di due
spanne, [ ]

40

la tua soglia, il tuo cardine superiore e il tuo stipite inferiore
sono fatti di un solo legno;
ti ho fatto io, io ti ho portato a Nippur;
ricorda, o porta, io ti ho fatto un favore,
e ciò era una buona azione fatta per te;
io stesso ho sollevato l'ascia, ti ho tagliato,

45

il cindolo ho trascinato fino al tempio di Shamash,
nel tempio di Shamash ti ho innalzato [ ]
[ ]
io stesso ti ho posto come porta di Shamash;
[ ]

50

ti ho lavorato e fatto degna degli dei;
e ad Uruk [ ].
An e Ishtar e [ ]
poiché [ ].
Ora, o porta, sono stato io che ti ho fatto,

55

sono stato io che ti ho portato a Nippur.
Eppure il re che verrà dopo di me, passerà attraverso di te,
Gilgamesh passerà attraverso i tuoi stipiti,
egli cancellerà il mio nome e vi apporrà il proprio".
Egli (=Enkidu) abbatté la porta e la ridusse in pezzi.

60

Preoccupazione di Gilgamesh (65-86)

Egli però ascoltava le sue parole e subito [ ],
Gilgamesh ascoltava le parole di Enkidu suo amico,
ed i suoi occhi si riempirono di lacrime.
Gilgamesh aprì la sua bocca, così parlò ad Enkidu:
"Tu eri sempre così magnanimo e costante,
amico mio, tu avevi senno, ma ora sei cambiato!

65

Perché, amico mio, il tuo cuore ha detto cose insensate?
Il sogno che tu hai avuto è prezioso, ma la paura è grande;
le tue labbra tremolano come mosche;
la paura è grande, ma il tuo sogno è prezioso:

70

essi hanno predetto dolore per l'uomo.
Io andrò e offrirò preghiere a grandi dei;
io andrò alla ricerca della tua dea, implorerò il tuo dio;
per Enlil, il consigliere, il padre degli dei, [ ]
ti farò una statua d'oro senza badare a spese

75

[ ]
non ti preoccupare, l'oro sarà abbondante".
Le parole che egli pronunciò non erano come acqua
di pozzo,
le parole che egli pronunciò non tornarono indietro,
non erano cancellabili,
il suo effluvio (di parole) non tornò indietro, non era
cancellabile.

80

Ma l'amico non ascoltava le parole di Gilgamesh,
mentre attorno a loro due la gente si accalcava come
fossero uccelli.

85

Enkidu maledice il cacciatore e la prostituta (87-128)

Quando l'alba spuntò,
Enkidu sollevò la sua testa e si rivolse piangendo a Shamash;
le sue lacrime scorrevano davanti allo splendore del Sole:
"Io mi rivolgo a te, o Shamash, a seguito dell'azione a me
ostile,
(a causa del) cacciatore, il girovago,
che non mi ha trattato come il mio amico:
possa il cacciatore non essere equiparato al suo amico,
possa egli perdere i suoi guadagni, che le sue forze
diminuiscano;

90

egli ha tolto infatti dal tuo cospetto la sua quota (offerta),
non lo ammettere alla tua presenza, fallo uscire
dalla finestra".
Dopo che ebbe maledetto il cacciatore secondo i desideri
del suo cuore,
egli si apprestò a maledire pure Shamkat, la prostituta:
"Vieni, Shamkat, voglio fissarti il destino!

95

Un destino che mai si attenui, che duri per sempre!
Io ti voglio maledire con una grande maledizione!
Le mie maledizioni possano colpirti all'istante.
Tu non farai della tua casa una casa di prosperità;
tu non amerai i giovani pieni di vita;

100

tu non li farai entrare nella casa delle donne;
che la tua bella vulva sia sporca di escrementi;
il beone possa insozzare i tuoi vestiti di festa con il suo vomito;
non otterrai [ ] le cose belle;
i tuoi cosmetici saranno la grezza creta del vasaio;

105

mai otterrai il puro olio profumato;
i giudici [ ];
puro argento, la ricchezza degli uomini, non sarà mai
accumulata nella tua casa;
il luogo della tua voluttà sarà il tuo portico;
i crocicchi delle strade saranno la tua abitazione;

110

il deserto sia il luogo dove tu dormi;
all'ombra delle mura tu possa sedere;
possano rovi e spine circondare i tuoi piedi;
il bevitore e l'assetato possano colpire le tue guance;
[ ] possa ruggire contro di te;

115

il costruttore non stucchi le mura della tua casa;
sul tetto della tua casa possano annidare i gufi;
nella tua casa non ci sia mai festa;
[ ] del tuo amante;

120

colui che penetra nella (tua) vulva possa prendere la sifilide,
la sifilide che alberga nella tua vulva possa essere il suo dono,
perché tu hai sedotto me, il puro, all'insaputa di mia moglie,
e poiché tu hai peccato contro di me, il puro, nella mia steppa".

125

Shamash rimprovera Enkidu che si ravvede (129-160)

Shamash ascoltò le parole pronunciate dalla sua bocca
e immediatamente un grido dal cielo scese per lui:
"Perché, o Enkidu, stai maledicendo la mia prostituta
Shamkat?
E' lei che ti offrì da mangiare pane adatto agli dei;
è lei che ti offrì da bere birra adatta ai re;
è lei che ti rivestì di paludamenti splendenti;

130

è lei infine che scelse per te come compagno il buon
Gilgamesh;
ed ora Gilgamesh, che è il tuo amico amato,
ti deporrà per riposare in un grande letto;
in un letto destinato all'amore egli ti farà riposare;
ti farà giacere in un luogo di pace, il luogo alla sinistra.

135

I re della terra baceranno i tuoi piedi,
ed egli farà in modo che il popolo di Uruk possa piangerti,
possa emettere lamenti per te;
e gli uomini robusti si caricheranno il fardello per te;
e per quanto riguarda se stesso egli trascurerà il suo aspetto
dopo la tua morte,
con indosso soltanto una pelle di leone egli vagherà
nella steppa".

140

Udì Enkidu le parole del guerriero Shamash;
la sua ira si calmò, il suo cuore si placò;
la sua rabbia scomparì.
[ ].
Egli si rivolse alla prostituta Shamkat; così le parlò:

145

"Vieni, o Shamkat, voglio cambiare il tuo destino,
le mie parole di maledizione contro di te possano mutarsi
in parole di benedizione.
I governatori e i principi possano amarti;
l'uomo di una lega possa colpire la sua coscia;
l'uomo di due leghe possa scuotere la sua chioma;

150

il comandante non arretri davanti a te, voglia slacciare
la sua cintura per te;
che ti porti in dono ossidiana, lapislazzuli e oro;
anelli e collane possa egli donarti;
e per lui possa scendere la pioggia e i suoi magazzini
essere stracolmi;
il divinatore possa condurti alla Casa degli dei;

155

e a causa tua possa venir trascurata la madre di sette figli,
la moglie".

160

Le fosche previsioni di Enkidu sulla propria fine (161-255)

Giaceva Enkidu, il suo corpo era ammalato;
egli giaceva tutto solo;
Ciò che opprimeva il suo cuore, lo comunicò al suo amico:
"Ascoltami, amico! Ho avuto un sogno questa notte:
il cielo parlò, la terra rispose;
ed io mi trovavo tra loro.
Vi era un giovane, la cui faccia era al buoi,
il suo aspetto era simile a quello dell'acquila-Anzu;
egli aveva le zampe di un leone;

165

egli aveva gli artigli di un'aquila;
egli mi prese per la chioma, usandomi violenza;
io lo colpii, ma egli rimbalzò come una cordicella,
egli mi colpì e come un ... mi fece piegare;
come un toro selvaggio egli mi calpestò;

170

egli strinse con una presa di ferro tutto il mio corpo.
(Io gridai): "Salvami amico"; ma tu non mi hai salvato.
Tu avevi paura e non sei corso in mio aiuto;
tu [ ]
lacuna di 3 righe
[ ] egli mi trasformò in una colomba;
ricoprì le mie braccia con piume di uccello;
mi prese e mi condusse nella casa buia, l'abitazione
della Dea degli inferi,

175

nella casa della quale chi entra non può più uscire,
per una via che non si può percorrere indietro,
nella Casa in cui gli abitanti sono privati della luce;
dove il cibo è polvere, il pane è argilla;
essi sono vestiti come gli uccelli, ricoperti di piume;
essi non vedono la luce, essi siedono nelle tenebre.

185

Nella Casa della polvere, dove io entrai,
sollevai il mio sguardo e vidi le corone che vi erano
ammucchiate;
osservai le corone di coloro che avevano governato la terra
da tempi immemorabili;
davanti ad Anu ed Enlil essi avevano deposto carne arrostita;

190

avevano deposto pane cotto, ed acqua fresca avevano fatto
scorrere dai loro otri.
Nella Casa della polvere dove io entrai
abitano i Sommi Sacerdoti e i loro accoliti,
abitano i Sacerdoti purificatori e gli indovini,
abitano gli unti dei grandi dei;

195

lì abita pure Etana e vi risiede il dio Sumuqan.
Vi abita la regina degli Inferi, la divina Ereshkigal.
Belet-seri, la dea scriba degli inferi è inginocchiata davanti a lei;
essa tiene alzata una tavoletta e legge ad alta voce a lei.
Questa sollevò il suo capo e mi guardò:

200

"Chi ha preso quest'uomo?"
lacuna di 48 righe
(parla ancora Enkidu)
Di me che ho vissuto con te ogni sorta di faticose avventura,

205

ricordati, o amico mio, non dimenticare tutto ciò che io
ho patito".

255

La fine dell'amico è vicina (256-271)

(commento di Gilgamesh)
"Il mio amico ha visto un sogno indecifrabile".
Il giorno in cui egli aveva visto tale sogno volse alla fine.
Enkidu giacque un giorno, giacque un secondo giorno;
la malattia di Enkidu quando questi giaceva nel letto,

si aggravò, le sue forze si affievolirono.
Il terzo giorno e il quarto giorno, quando questi giaceva
nel letto, la malattia di Enkidu si aggravò, le sue forze si
affievolirono;
il quinto giorno, il sesto giorno e il settimo giorno,
l'ottavo giorno, il nono giorno, il decimo giorno,
la malattia di Enkidu si aggravò, le sue forze si affievolirono;
l'undicesimo giorno e il dodicesimo giorno la malattia
di Enkidu si aggravò, le sue forze si affievolirono;

260

Enkidu allora si sollevò dal letto e
chiamò forte Gilgamesh e [ ]
(Gilgamesh allora parlò)
"Il mio amico mi sta maledicendo [ ]
una volta, così come in mezzo ad Uruk mi aveva promesso,
poiché io avevo paura della lotta (contro Khubaba),
egli mi incoraggiò;

265

il mio amico, che nella guerra mi salvò, ora mi ha
abbandonato
ora io [ ]
lacuna di 30 righe

270


Tavola 8

Il pianto di Gilgamesh per la morte di Enkidu (1-55)
La disperazione di Gilgamesh e i preparativi per i funerali (56-89)
I doni funerari per Enkidu (99-203)
Le cerimonie funebri per Enkidu (204-sgg.)


Il pianto di Gilgamesh per la morte di Enkidu (1-55)

Quando l'alba spuntò,
Gilgamesh così parlò al suo amico:
"Enkidu, amico mio, tua madre la gazzella,
e tuo padre l'asino selvatico ti hanno generato;
con il latte degli onagri essi ti hanno nutrito;
e gli animali della steppa ti hanno guidato per tutti i pascoli.
I sentieri, o Enkidu, alla Foresta dei Cedri
piangano per te, non smettano giorno e notte.
Piangano per te gli anziani della spaziosa città, Uruk l'ovile;

5

pianga per te colei che alza la mano, per benedirci
dopo la morte;
piangano per te gli abitanti della montagna, della collina;
l'ampia steppa pianga per te come fosse tuo padre;
i campi piangano per te come fossero tua madre;
piangano per te i cipressi e i cedri,

10

in mezzo ai quali noi abbiamo infuriato la nostra rabbia;
piangano per te gli orsi, le iene, i leopardi, le tigri, le gazzelle
e i caprioli,
i leoni, i tori, i cervi, gli stambecchi, tutti gli animali
della steppa.
Pianga per te il sacro fiume Ulaia, sulle cui sponde
noi orgogliosamente passeggiavamo;
pianga per te il puro Eufrate,

15

al quale noi abbiamo offerto acqua dai nostri otri;
piangano per te i giovani uomini della spaziosa città, Uruk
l'ovile
che guardavano ammirati la lotta: noi quando abbiamo
abbattuto il Toro celeste.
Pianga per te il contadino piegato sul suo aratro,
colui che esaltava il tuo nome con i dolci alalà.

20

Pianga per te il banditore della spaziosa città, Uruk
l'ovile,
che esaltava il tuo nome nominandoti per primo;
pianga per te il bovaro, il capopastore,
che ti dava da bere birra e miele;
pianga per te la tua balia,

25

che usava cospargere di olio le tue natiche;
piangano per te gli anziani [ ],
che avvicinavano alle tue labbra il nettare;
pianga per te la prostituta sacra [ ],
per la quale hai unto il tuo capo con olio buono;

30

piangano per te i tuoi suoceri;
[ ] la famiglia della moglie, sigillo delle tue decisioni;
piangano per te i tuoi fratelli/gli uomini;
come è costume delle donne, possano esse sciogliere
i loro capelli su di te;
per te, Enkidu, (assieme a) tua madre e tuo padre,

35

io piangerò amaramente nella loro steppa.
Ascoltatemi, o giovani uomini, ascoltatemi!
Ascoltatemi, o anziani di Uruk, ascoltatemi!
Io piangerò per Enkidu, l'amico mio,
emetterò amari lamenti come una lamentatrice.

40

L'ascia del mio fianco, l'arma del mio braccio,
la spada della mia guaina, lo scudo del mio petto,
i miei vestiti festivi, la mia cintura regale,
uno spirito cattivo è venuto e me li ha portati via.
Amico mio, mulo imbizzarrito, asino selvatico
delle montagne, leopardo della steppa,

45

Enkidu, amico mio, mulo imbizzarrito, asino selvatico
delle montagne, leopardo della steppa,
noi, dopo esserci incontrati, abbiamo scalato assieme
la montagna,
abbiamo catturato il Toro celeste e lo abbiamo ucciso,
abbiamo abbattuto Khubaba, l'eroe della foresta dei Cedri,
ed ora qual è il sonno che si è impadronito di te?

50

Tu sei diventato rigido, e non mi ascolti!".

55

La disperazione di Gilgamesh e i preparativi per i funerali (56-89)

Ma questi non solleva la sua testa.
Gli accosta la mano al cuore, ma questo non batte più.
Allora ricopre la faccia del suo amico come quella di una sposa;
come un'aquila comincia a volteggiare attorno a lui;
come una leonessa, i cui cuccioli sono stati presi in trappola,
egli va avanti e indietro;
si scompiglia e fa ondeggiare la chioma fluente;
si strappa e getta via i gioielli come se fossero tabù.
Quando le prime luci dell'alba si affacciarono, Gilgamesh
si alzò

60

il dio Shamash
Gilgamesh emise un bando in tutto il paese: "O fabbro,
o lavoratore del rame, dell'argento, o gioielliere, fa'
(una statua) del mio amico".
Così egli fece fare una statua del suo amico, d'altezza naturale,
[ ] di lapislazzuli è il tuo petto, d'oro tu sei ricoperto.
lacuna di ca. 12 righe
ti deporrò per riposare in un grande letto;
in un letto destinato all'amore ti farò riposare;
ti farò giacere in un luogo di pace, il luogo alla sinistra.

65

I re della terra baceranno i tuoi piedi,
farò in modo che il popolo di Uruk possa piangerti,
possa emettere lamenti per te;
e gli uomini robusti si caricheranno il fardello per te;
e io trascurerò il mio aspetto dopo la tua morte,
con indosso soltanto una pelle di leone vagherò nella steppa".

85

I doni funerari per Enkidu (99-203)

Quando la prima luce dell'alba apparve,
egli sciolse la sua cintura e ispezionò il tesoro:
[ ] corniola, avorio, alabastro,
[ ] che io ho lavorato,
[ ] per il suo amico

90

[ ]
[ ] dieci mine d'oro [ ]
[ ] mine d'oro [ ]
[ ] mine d'oro [ ]
[ ] mine d'oro [ ]

95

[ ] la cui fattura era di trenta mine d'oro e d'argento
[ ] la cui fattura era [ ]
[ ] la cui fattura era [ ]
[ ] il loro spessore
[ ] la loro [ ]

100

[ ] grande
lacuna di ca. 56 righe
[ ] al dio Sole offrì.
[ ] la pulitrice della casa,

105

acqua fresca egli farà scorrere per lui;
all'amico mio egli così parlerà: "Il suo cuore non sia triste!".
del tuo pugnale [ ] la sua copertura di lapislazzuli,
[ ] i sassi del puro Eufrate
per il dio Bibbi, il 'pesatore' degli Inferi al dio Sole offrì;

165

il dio Bibbi, il 'pesatore' della 'Grande Terra'
possa andare gioioso al suo fianco;
[ ] corniola, avorio, alabastro
[ ] per l'Apzu, il 'trogolo' degli Inferi, al dio Sole offrì;
[ ] l'Apzu, il 'trogolo' della 'Grande Terra'

170

[ ] possa andare gioioso al suo fianco;
[ ] la cui parte superiore è di lapislazzuli
[ ] con corniola incastonata
lacuna di 22 righe

175

[ ] questi sono i loro nomi;
[ ] i giudici Anunnaki [ ]
Quando Shamash udì ciò
creò nel suo cuore l'uomo del fiume.

200

Le cerimonie funebri per Enkidu (204-sgg.)

Quando le prime luci dell'alba apparvero, Gilgamesh aprì
la camera del suo tesoro,
egli fece portare fuori un tavolo grande fatto di legno
-elammaku,
riempì una coppa di corniola con miele;
riempì quindi con olio puro una coppa di lapislazzuli;

205

[ ] la decorò e al dio Sole la offrì.
lacuna di ca. 33 righe

208

Gilgamesh, per Enkidu, suo amico piange amaramente

242

Tavola 9

Gilgamesh addolorato ricerca la vita (1-24)
Incontro con gli uomini-scorpione (37-129)
Un viaggio nelle viscere della terra (130-171)
Gilgamesh nel giardino del dio Sole (172-197)

Gilgamesh addolorato ricerca la vita (1-24)

Gilgamesh, per Enkidu, il suo amico,
piange amaramente, vagando per la steppa:
"Non sarò forse, quando io morirò, come Enkidu?
Amarezza si impadronì del mio animo,
la paura della morte mi sopraffece ed io ora vago
per la steppa;
verso Utanapishtim, il figlio di Ubartutu,
ho intrapreso il viaggio, mi muovo veloce colà.
Di notte ho raggiunto passi montani.
Ho visto leoni e ne ho avuto paura,

5

ho alzato allora la mia testa rivolgendo la mia preghiera a Sin;
[ ] alla più grande tra gli dei è rivolta la mia prece:
"[ ] da questo pericolo fammi uscire sano e salvo!".
Di notte egli dormì ma fu svegliato di soprassalto
da un sogno:
[ ] gioivano della vita alla luce di Sin.

10

Allora egli prese l'asta nella sua mano
estrasse la spada dalla sua guaina,
e si buttò su di essi come una freccia,
li colpì e li disperse.
Allora [ ] a mezzogiorno.

15

Egli gettò via [ ]
vi scolpì [ ]
il nome del primo [ ]
il nome del secondo [ ]
lacuna di 13 righe

20

Incontro con gli uomini-scorpione (37-129)
Il nome della montagna è Mashu.
Appena egli giunse alla montagna Mashu:
- coloro che giornalmente stanno a guardia dell'uscita
e dell'entrata:
sopra di loro grava la volta celeste,
al di sotto l'Arallu tocca il loro petto -
uomini-scorpione stanno a guardia della sua porta,
la paura che essi incutono è enorme, nel loro sguardo
c'è la morte,
il loro grande terrore riempie le montagne,
essi stanno a guardia del sole nel suo sorgere

40

e nel suo tramontare.
Allorché Gilgamesh li vide, per la paura
e per il terrore il suo sguardo si annebbiò.
Egli si fece forza e si chinò davanti a loro.
L'uomo-scorpione si rivolge a sua moglie:

45

"Colui che è venuto da noi: il suo corpo è carne degli dei".
La moglie dell'uomo-scorpione gli risponde:
"Per due terzi egli è dio, per un terzo è uomo".
L'uomo-scorpione dice,
a Gilgamesh, progenie degli dei, rivolge la parola:

50

"Chi sei tu che hai percorso vie lontane,
hai girovagato, finché non sei giunto alla mia presenza,
attraversando con affanno persino correnti d'acqua
travolgenti?
[ ] Vorrei volentieri sapere il perché del tuo viaggio;
colui verso il quale il tuo sguardo è rivolto,

55

[vorrei] volentieri conoscere".
lacuna di 13 righe
Gilgamesh [ ]:

60

"Da Utanapishtim, mio antenato voglio recarmi;
colui che entrò nella schiera degli dei, che trovò la vita,
sulla vita e sulla morte voglio interrogare".
L'uomo-scorpione aprì la sua bocca e disse,
così parlò a Gilgamesh [ ]:

75

"O Gilgamesh, a nessun uomo ciò è mai riuscito!
della montagna nessuno ha mai attraversato le sue viscere,
il suo cuore è buio per dodici doppie ore,
densa è l'oscurità, non vi è la luce!
Verso il sorgere del Sole [ ]

80

verso il tramonto [ ]
verso il tramonto [ ]
hanno fatto uscire [ ]
lacuna di 38 righe
(parla Gilgamesh)
"I miei muscoli sono rigidi,
il mio volto, per il caldo e per il freddo, è livido,
per la fatica ho perduto le mie forze,
ed ora tu [ ]".

85

Un viaggio nelle viscere della terra (130-171)

L'uomo-scorpione aprì la sua bocca,
e rivolse a Gilgamesh, re di Uruk, la parola:
"Va', Gilgamesh, non temere!
Le montagne Mashu ti apro,
le montagne, le colline attraversa senza paura!

130

Sano e salvo possano i tuoi piedi portarti a casa;
alla grande porta di Uruk tu possa ritornare".
Appena Gilgamesh ebbe udito ciò,
seguì il consiglio dell'uomo-scorpione,
egli entrò nella porta della montagna seguendo la via
di Shamash.

135

Egli ha percorso una doppia ora [ ]:
densa è l'oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso due doppie ore [ ]:
densa è l'oscurità, non vi è alcuna luce.

140

Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso tre doppie ore [ ]:
densa è l'oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso quattro doppie ore [ ]:

145

densa è l'oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso cinque doppie ore [ ]:
densa è l'oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.

150

Egli ha percorso sei doppie ore [ ]:
densa è l'oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso sette doppie ore [ ]:
densa è l'oscurità, non vi è alcuna luce.

155

Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Dopo aver percorso otto doppie ore, egli prosegue:
densa è l'oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Dopo aver percorso la nona doppia ora, egli avverte il vento
del nord;

160

[ ] gioisce la sua faccia
(ma ancora) densa è l'oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Dopo aver percorso la decima doppia ora,
[ ] egli comprende che l'uscita è vicina;

165

ma gli restano ancora da percorrere quattro doppie ore.
Dopo aver percorso l'undicesima doppia ora, egli uscì
davanti al Sole.

170

Gilgamesh nel giardino del dio Sole (172-197)

Dopo aver percorso la dodicesima doppia ora, ecco
risplende la luce!
Egli è sbalordito di vedere ogni specie di alberi di pietre
preziose:
la corniola porta i suoi frutti,
una vite è appesa ad essa, bella da ammirare.
Il lapislazzuli porta foglie,
anch'esso porta frutti piacevoli da ammirare.
Lacuna di 7 righe

175

[ ] cedri [ ]
le sue fronde sono piene di pietre bianche,
legno di mare [ ] calcedonio,
come fossero arbusti e cespugli fiorisce la corniola,
il carrubo egli prende in mano ed ecco è calcedonio,

185

gemme, ematite [ ]
dovizia e ricchezza egli può ammirare
come [ ] turchese;
del canneto [ ] in riva al mare
ha [ ] pieno di abbondanza.

190

Gilgamesh gironzolando per questo boschetto,
alza i suoi occhi verso di [ ] lei,
Siduri, la taverniera che vive (lontano), sulla riva del mare.

195


Tavola 10

Siduri: i timori di una dea (1-29)
Il tormento di Gilgamesh (30-75)
Richiesta di pressante aiuto (76-93)
Gilgamesh e il traghettatore di Utanapishtim (94-165)
La navigazione nelle acque della morte (166-191)
L'incontro con l'eroe del diluvio (212-265)
La delusione di Gilgamesh (266-302)
L'amara verità di Utanapishtim (303-324)


Siduri: i timori di una dea (1-29)

Siduri, la taverniera che vive (lontano), sulla riva del mare,
colei che vive [ ]
basamenti per le brocche sono fatti per lei, brocche d'oro
sono fatte per lei,
essa è rivestita di abiti e [ ]
Gilgamesh errava attorno e [ ]
era rivestito soltanto di una pelle... [ ]
egli aveva sì carne degli dei nel corpo,
ma angoscia albergava nel suo cuore.
La sua faccia era come quella di uno che ha viaggiato
per lunghe distanze.

5

La taverniera lo vede da lontano,
si consulta nel suo cuore e pronuncia le parole,
con se stessa essa si consulta (dicendo):
"Forse quest'uomo è un assassino,
egli sta andando in qualche posto per uccidere".

10

La taverniera lo osservò e sbarrò la porta.
Tirò il chiavistello e vi appose il catenaccio.
Ma egli, Gilgamesh, si accorse di ciò,
sollevò il suo mento e si diresse verso la porta.
Gilgamesh a lei parlò, così disse alla taverniera:

15

"Taverniera, perché dopo avermi guardato, hai sbarrato
la tua porta?
Hai tirato il chiavistello e apposto il catenaccio?
(Se volessi) potrei abbattere la porta, far saltare il chiavistello,
[ ] di me
[ ] nella steppa"

20

La taverniera così parlò a lui, a Gilgamesh:
lacuna di 4 righe

25

Il tormento di Gilgamesh (30-75)

Gilgamesh a lei parlò, così disse alla taverniera:
lacuna di 3 righe
"Io ho ucciso Khubaba, colui che viveva nella Foresta
dei Cedri,

30

io ho ucciso i leoni che ho incontrato nei passi
di montagna".
La taverniera allora disse a lui, a Gilgamesh:
"Se tu sei veramente Gilgamesh, colui che uccise il guardiano,
abbatté Khubaba che viveva nella Foresta dei Cedri,
che sgozzò i leoni nei passi di montagna,

35

che affrontò il Toro celeste che An aveva mandato giù
dal cielo e lo uccise,
perché le tue guance sono così emaciate e la tua faccia stanca?
Perché il tuo cuore è così confuso e il tuo sguardo assente?
Perché regna angoscia nel profondo del tuo essere?
Perché la tua faccia è simile a quella di uno che ha viaggiato
per lunghe distanze?

40

Perché la tua faccia porta i segni del caldo e del freddo,
e indossando soltanto una pelle di leone, tu vaghi
nella steppa?
Gilgamesh a lei parlò, così disse alla taverniera:
"Non dovrebbero le mie guance essere così emaciate
e la mia faccia stanca?
Non dovrebbe il mio cuore essere così confuso
e il mio sguardo assente?

45

Non dovrebbe regnare angoscia nel profondo
del mio essere?
Non dovrebbe la mia faccia essere simile a quella di uno
che ha viaggiato per lunghe distanze?
Non dovrebbe la mia faccia portare i segni del caldo
e del freddo,
e indossando soltanto una pelle di leone, non dovrei io
vagare nella steppa?
L'amico mio, il mulo imbizzarrito, l'asino selvatico
delle montagne, il leopardo della steppa,

50

Enkidu, l'amico mio, il mulo imbizzarrito, l'asino selvatico
delle montagne, il leopardo della steppa,
noi, dopo esserci incontrati, abbiamo scalato assieme
la montagna
abbiamo catturato il Toro celeste e lo abbiamo ucciso,
abbiamo abbattuto Khubaba, che viveva nella Foresta
dei Cedri,
abbiamo ucciso nei passi di montagna i leoni

55

l'amico mio che io amo sopra ogni cosa, che ha condiviso
con me ogni sorta di avventure,
Enkidu che io amo sopra ogni cosa, che ha condiviso
con me ogni sorta di avventure,
ha seguito il destino dell'umanità.
Per sei giorni e sette notti io ho pianto su di lui,
né ho permesso che fosse seppellito,

60

fino a che un verme non è uscito fuori dalle sue narici.
Io ho avuto paura della morte, ho cominciato a tremare
e ho vagato nella steppa.
La sorte del mio amico pesa su di me:
per sentieri lontani ho vagato nella steppa.
La sorte di Enkidu, il mio amico, pesa su di me:

65

per sentieri lontani ho vagato nella steppa.
Come posso io essere tranquillo, come posso io essere calmo?
L'amico mio che amo è diventato argilla;
Enkidu, l'amico mio che amo, è diventato argilla.
Ed io non sono come lui? Non dovrò giacere pure io
e non alzarmi mai più per sempre?".

70

Richiesta di pressante aiuto (76-93)

Gilgamesh, parlò a lei, alla taverniera:
"Ora, o taverniera, qual è la via per arrivare ad Utanapishtim?
Indicami la direzione, qualunque essa sia;
dammi le coordinate!
Se è necessario attraverserò il mare,
se no, vagherò nella steppa".
La taverniera così parlò a lui, a Gilgamesh:
"O Gilgamesh, non c'è stato mai un traghetto
e nessuno da tempo immemorabile ha mai attraversato il mare;

80

Shamash, il guerriero, è l'unico che attraversa il mare;
al di fuori di Shamash chi può mai attraversarlo?
La traversata è difficile, la via piena di insidie;
e nel mezzo vi sono acque mortali che impediscono
la navigazione.
Come puoi quindi tu Gilgamesh attraversare il mare?
Ed una volta che hai raggiunto le acque mortali, cosa farai?

85

In verità vi è, o Gilgamesh, il traghettatore di Utanapishtim,
Urshanabi.
Egli, che potrai riconoscere dalle stele di pietra, nel bosco
taglia tronchi d'alberi.
Va'! Possa egli vedere la tua faccia!
Se è possibile, attraversa con lui il mare, altrimenti torna
indietro".

90

Gilgamesh e il traghettatore di Utanapishtim (94-165)

Quando Gilgamesh udì ciò,
prese l'ascia al suo fianco,
sfoderò la spada dalla sua guaina,
si inoltrò nel bosco e scese incontro ad esse (=le stele);
come una freccia egli si buttò tra queste.
In mezzo al bosco si udì un boato,

95

Urshanabi guardò e scorse l'essere splendente;
prese quindi un'ascia e lo affrontò:
con essa colpì la sua testa, la testa di Gilgamesh.
Lo prese per le braccia e gli mise i piedi sul petto.
E le stele di pietra [ ] della nave,

100

senza le quali non sono percorribili le acque di morte,
[ ] e il grande mare;
nel fiume [ ] furono trattenute.
Egli le colpì e le buttò nel fiume.
[ ] nave,

105

e [ ] sulla sponda.
Gilgamesh così parlò a lui, ad Urshanabi il battelliere:
"[ ] sono entrato,
[ ] a te".
Urshanabi parlò allora a lui, a Gilgamesh:

110

"Perché le tue guance sono così emaciate e la tua faccia
stanca?
Perché il tuo cuore è così confuso e il tuo sguardo assente?
Perché regna angoscia nel profondo del tuo essere?
Perché la tua faccia è simile a quella di uno che ha viaggiato
per lunghe distanze?
Perché la tua faccia porta i segni del caldo e del freddo,

115

e indossando soltanto una pelle di leone, tu vaghi
nella steppa?
Gilgamesh così parlò a lui, ad Urshanabi il battelliere:
"Non dovrebbero le mie guance essere così emaciate
e la mia faccia stanca?
Non dovrebbe il mio cuore essere così confuso
e il mio sguardo assente?
Non dovrebbe regnare angoscia nel profondo
del mio essere?

120

Non dovrebbe la mia faccia essere simile a quella di uno
che ha viaggiato per lunghe distanze?
Non dovrebbe la mia faccia portare i segni del caldo
e del freddo,
e indossando soltanto una pelle di leone, non dovrei io
vagare nella steppa?
L'amico mio, il mulo imbizzarrito, l'asino selvatico
delle montagne, il leopardo della steppa,
Enkidu, l'amico mio, il mulo imbizzarrito, l'asino selvatico
delle montagne, il leopardo della steppa,

125

noi, dopo esserci incontrati, abbiamo scalato assieme
la montagna
abbiamo catturato il Toro celeste e lo abbiamo ucciso,
abbiamo abbattuto Khubaba, che viveva nella Foresta
dei Cedri,
abbiamo ucciso nei passi di montagna i leoni,
l'amico mio che io amo sopra ogni cosa, che ha condiviso
con me ogni sorta di avventure,

130

Enkidu che io amo sopra ogni cosa, che ha condiviso
con me ogni sorta di avventure,
ha seguito il destino dell'umanità.
Per sei giorni e sette notti io ho pianto su di lui,
fino a che un verme non è uscito fuori dalle sue narici.
Io ho avuto paura della morte, ho cominciato a tremare
e ho vagato nella steppa.

135

La sorte del mio amico pesa su di me:
per sentieri lontani ho vagato nella steppa.
per vie lontane ho vagato nella steppa.
Come posso io essere tranquillo, come posso io essere calmo?
L'amico mio che amo è diventato argilla;

140

ed io non sono come lui? Non dovrò giacere pure io
e non alzarmi mai più?".
Gilgamesh così parlò a lui, ad Urshanabi il battelliere:
"Ora, o Urshanabi, qual è la via per arrivare da Utanapishtim?
Indicami la direzione, qualunque essa sia.
Dammi le coordinate;

145

se è necessario attraverserò il mare,
se no, vagherò nella steppa".
Urshanabi così parlò a lui, a Gilgamesh:
"Le tue mani, o Gilgamesh, sono incapaci di portarti
attraverso il mare,
tu hai abbattuto le stele di pietra e le hai buttate nel fiume;

150

le stele di pietra sono abbattute e queste sono allontanate.
Prendi ora un'ascia, o Gilgamesh, al tuo fianco;
va' giù nel bosco e taglia pali di trenta metri ognuno;
spiana i tronchi e applica dei pomelli su di essi,
portali quindi a me [ ]".

155

Quando Gilgamesh udì ciò,
prese un'ascia al suo fianco,
sfoderò la spada dalla sua guaina,
scese giù nel bosco e tagliò pali di trenta metri ognuno,
egli li spianò ed applicò dei pomelli,

160

li portò quindi ad Urshanabi;

165

La navigazione nelle acque della morte (166-191)

e così Gilgamesh e Urshanabi si imbarcarono sulla nave,
essi fecero salpare la nave e si misero in viaggio.
Il percorso di un mese e quindici giorni in direzione del paese
di [ ], essi lo compirono in soli tre giorni.
Così giunse Urshanabi alle acque di morte.
Allora Urshanabi parlò a lui, a Gilgamesh:
"Stai indietro Gilgamesh! Prendi un palo,
le acque di morte non devono sfiorare la tua mano [ ];
un secondo, un terzo e un quarto palo prendi o Gilgamesh;
un quinto, un sesto e un settimo palo prendi o Gilgamesh;

170

un ottavo, un nono e un decimo palo prendi o Gilgamesh;
un undicesimo, un dodicesimo palo prendi o Gilgamesh".
Giunto a centoventi, Gilgamesh aveva esaurito tutti i pali.
Allora egli slacciò la sua cintura per legarli,
quindi Gilgamesh si spogliò dei suoi vestiti,

175

e con le sue braccia li arrotolò attorno all'albero della nave.
Utanapishtim osserva la scena da lontano,
consultandosi con sé stesso pronuncia le parole,
in verità egli va riflettendo tra sé:
"Perché sono state divelte le stele di pietra a cui era
attraccata la nave

180

e senza le quali non è possibile attraversare il mare?
Colui che viene da me non è dei miei,
e [ ]
Io guardo ma non lo riconosco;
io guardo ma non lo riconosco;

185

io guardo ma non lo riconosco;
chi viene da me?
lacuna di 20 righe

190

L'incontro con l'eroe del diluvio (212-265)

Utanapishtim così parlò a lui, a Gilgamesh:
"Perché le tue guance sono così emaciate e la tua faccia stanca?
Perché il tuo cuore è così confuso e il tuo sguardo assente?
Perché regna angoscia nel profondo del tuo essere?
Perché la tua faccia è simile a quella di uno che ha viaggiato
per lunghe distanze?
Perché la tua faccia porta i segni del caldo e del freddo,
e indossando soltanto una pelle di leone, tu vaghi
nella steppa?
Gilgamesh così parlò a lui, a Utanapishtim:

215

"Non dovrebbero le mie guance essere così emaciate
e la mia faccia stanca?
Non dovrebbe il mio cuore essere così confuso
e il mio sguardo assente?
Non dovrebbe regnare angoscia nel profondo
del mio essere?
Non dovrebbe la mia faccia essere simile a quella di uno
che ha viaggiato per lunghe distanze?
Non dovrebbe la mia faccia portare i segni del caldo
e del freddo,

220

e indossando soltanto una pelle di leone, non dovrei io
vagare nella steppa?
L'amico mio, il mulo imbizzarrito, l'asino selvatico
delle montagne, il leopardo della steppa,
Enkidu, l'amico mio, il mulo imbizzarrito, l'asino selvatico
delle montagne, il leopardo della steppa,
noi, dopo esserci incontrati, abbiamo scalato assieme
la montagna
abbiamo catturato il Toro celeste e lo abbiamo ucciso,

225

abbiamo abbattuto Khubaba, che viveva nella Foresta
dei Cedri,
noi abbiamo ucciso nei passi di montagna i leoni;
l'amico mio che io amo sopra ogni cosa, che ha condiviso
con me ogni sorta di avventure,
Enkidu che io amo sopra ogni cosa, che ha condiviso
con me ogni sorta di avventure,
ha seguito il destino dell'umanità.

230

Per sei giorni e sette notti io ho pianto su di lui,
né ho permesso che fosse seppellito,
fino a che un verme non è uscito fuori dalle sue narici.
Io ho avuto paura della morte, ho cominciato a tremare
e ho vagato nella steppa.

235

La sorte del mio amico pesa su di me:
per sentieri lontani ho vagato nella steppa.
La sorte di Enkidu, il mio amico, pesa su di me:
per sentieri lontani ho vagato nella steppa.
Come posso io essere tranquillo, come posso io essere calmo?

240

L'amico mio che amo è diventato argilla;
Enkidu, l'amico mio che amo, è diventato argilla;
ed io non sono come lui? Non dovrò giacere pure io
e non alzarmi mai più per sempre?".
Gilgamesh parlò a lui, a Utanapishtim:

245

"Per poter raggiungere te, Utanapishtim il lontano,
del quale parlano gli uomini,
io girovagai andando in ogni dove,
attraversai paesi pieni di insidie,
e navigai per tutti i mari;
il mio viso non assaporò sufficientemente il dolce sonno;

250

mi ammalai quasi per mancanza di sonno;
il mio cuore era pieno di angoscia.
Che cosa ho guadagnato con le mie fatiche?
Non sono stato accolto bene dalla taverniera,
perché i miei vestiti erano strappati;
ho ucciso orsi, iene, leoni, leopardi, tigri, cervi,

255

stambecchi, bovini ed altre bestie selvagge della steppa;
ho mangiato la loro carne, ho buttato via le loro pelli.
Possa la sua porta essere sbarrata dall'angoscia,
con pece e bitume essa sia resa impermeabile!
Per me non c'è (stata) protezione alcuna,

260

le mie disavventure mi hanno ridotto in miseria!"

265

La delusione di Gilgamesh (266-302)

Utanapishtim parlò a lui, a Gilgamesh:
"Perché, o Gilgamesh, vuoi prolungare il tuo dolore?
Tu, che gli dei hanno creato con la carne degli dei e di uomini;
tu, che gli dei hanno fatto simile a tuo padre e a tua madre,
proprio tu, Gilgamesh, ti sei ridotto come un vagabondo!
Eppure, per te un trono è stato deciso nell'assemblea
degli dei,
mentre per il vagabondo è stata destinata feccia
invece di ambrosia;
i rifiuti e la spazzatura sono per lui come nettare,
egli è vestito di stracci, [ ]

270

come una cintura viene buttato via;
poiché egli non ha senno né saggezza,
egli non possiede intendimento, [ ]".
Gilgamesh, allora, alzò i suoi occhi e disse:
"Chi, (se non) il loro signore può riempirli di [ ],

275

[ ]
[ ] Sin e Marduk? [ ]
[ ] Sin e Marduk [ ]
si sono alzati gli dei [ ]
agendo senza sosta [ ]

280

da quando [ ]
e tu pianifichi e [ ]
la tua compagnia [ ]
Se Gilgamesh si cura dei santi templi degli dei
[ ] i sacri santuari [ ]

285

[ ] gli dei [ ]
lacuna di 6 righe
[ ] umanità
essi lo anno condotto al suo destino.
Perché ti sei agitato tanto? Che cosa hai ottenuto?

290

Ti sei indebolito con tutti i tuoi affanni;
hai soltanto riempito il tuo cuore di angoscia.
Hai soltanto avvicinato il giorno lontano della verità.

300

L'amara verità di Utanapishtim (303-324)

L'umanità è recisa come canne in un canneto.
Sia il giovane nobile, come la giovane nobile
sono preda della morte.
Eppure nessuno vede la morte,
nessuno vede la faccia della morte,
nessuno sente la voce della morte.
La morte malefica recide l'umanità.

305

Noi possiamo costruire una casa,
possiamo costruire un nido,
i fratelli possono dividersi l'eredità,
vi può essere guerra nel paese,
possono i fiumi ingrossarsi e portare inondazione:

310

(il tutto assomiglia alle) libellule che sorvolano il fiume
il loro sguardo si rivolge al sole,
e subito non c'è più nulla.
Il prigioniero e il morto come si assomigliano l'un l'altro!
Nessuno può disegnare la sagoma della morte;

315

l'uomo primordiale è un uomo prigioniero.
Dopo avermi benedetto,
gli Anunnaki, i grandi dei, sedettero a congresso;
Mammitum, colei che crea i destini, ha decretato
assieme al loro destino:
essi hanno stabilito morte e vita;
i giorni della morte essi non hanno contato a differenza
di quelli della vita".

320

Gilgamesh parlò a lui, al lontano Utanapishtim.

325


Tavola 11

Gilgamesh incalza Utanapishtim (1-7)
Il racconto del diluvio fatto dal sopravvissuto (8-196)
Gli dei decidono la massima punizione (8-19)
Il dio della saggezza rivela ad Utanapishtim la decisione divina (29-47)
Fervono i lavori per la costruzione dell'arca (48-88)
Il diluvio distrugge ogni forma di vita (89-134)
La missione esplorativa degli uccelli (135-154)
Sacrifici propiziatori del superstite (155-176)
L'ultimo diverbio nel mondo divino (177-196)
La prova del sonno per Gilgamesh (197-234)
La melanconica partenza del perdente (234-257)
Il regalo di commiato (258-301)
Rientro ad Uruk (302-308)

Gilgamesh incalza Utanapishtim (1-7)

Gilgamesh parlò a lui, al lontano Utanapishtim:
"Io guardo a te, Utanapishtim,
le tue fattezze non sono diverse, tu sei uguale a me,
si, tu non sei diverso, uguale a me sei tu!
Il mio animo è tutto proteso a misurarsi con te,
e tuttavia il mio braccio è inerme contro di te!
Perciò dimmi: come sei entrato nella schiera degli dei,
ottenendo la vita?".

5

Gli dei decidono la massima punizione (8-19)

Utanapishtim parlò a lui, a Gilgamesh:
"Una cosa nascosta, Gilgamesh, ti voglio rivelare,
e il segreto degli dei ti voglio manifestare.
Shuruppak - una città che tu conosci,
che sorge sulle rive dell'Eufrate -
questa città era già vecchia e gli dei abitavano in essa.
Bramò il cuore dei grandi dei di mandare il diluvio.

10

Prestarono il giuramento il loro padre An,
Enlil, l'eroe, che li consiglia,
Ninurta il loro maggiordomo,
Ennugi, il loro controllore di canali;
Ninshiku-Ea aveva giurato con loro.

15

Il dio della saggezza rivela ad Utanapishtim la decisione divina (29-47)

Le loro intenzioni (quest'ultimo) però le rivelò
ad una capanna:
"Capanna, capanna! Parete, parete!
Capanna, ascolta; parete, comprendi!
Uomo di Shuruppak, figlio di Ubartutu,
abbatti la tua casa, costruisci una nave,

20

abbandona la ricchezza, cerca la vita!
Disdegna i possedimenti, salva la vita!
fai salire sulla nave tutte le specie viventi!
La nave che tu devi costruire -
le sue misure prendi attentamente,

25

eguali siano la sua larghezza e la sua lunghezza - ;
tu la devi ricoprire come l'Apzu".
Io compresi e così io parlai al mio signore Ea:
"L'ordine, mio signore, che tu mi hai dato,
l'ho preso sul serio e lo voglio eseguire.

30

Che cosa dico però alla città, agli artigiani e agli anziani?"
Ea aprì la sua bocca,
così parlò a me il suo servo:
"Tu, o uomo, devi parlare loro così:
'Mi sembra che Enlil sia adirato con me;

35

perciò non posso vivere più nella vostra città
non posso più porre piede sul territorio di Enlil.
Per questo voglio scendere giù nell'Apzu, e là abitare
con il mio signore Ea.
Su di voi però Enlil farà piovere abbondanza,
abbondanza di uccelli, abbondanza di pesci.

40

Egli vi regalerà ricchezza e raccolto.
Al mattino egli farà scendere su di voi focacce,
di sera egli vi farà piovere una pioggia di grano".

45

Fervono i lavori per la costruzione dell'arca (48-88)

Appena l'alba spuntò,
si raccolse attorno a me tutto il paese;
il falegname porta la sua ascia,
il giuncaio porta il suo ...
[ ] I giovani uomini [ ]
le case [ ] le mura di mattoni.
Anche i bambini portano pece.

50

Il povero [ ] portò il necessario.
Al quinto giorno disegnai lo schema della nave;
la sua superficie era grande come un campo, le sue pareti
erano alte 120 cubiti.
Il bordo della sua copertura raggiungeva anch'esso 120 cubiti.
Io tracciai il suo progetto, feci il suo modello:

55

suddivisi la superficie in sei comparti,
innalzai fino [ ] sette piani.
La sua base suddivisi per nove volte.
Nel suo mezzo infissi pioli per le acque;
scelsi le pertiche e approntai tutto ciò che serviva
alla sua costruzione:

60

tre sar di bitume grezzo versai nel forno,
tre sar di bitume fine impiegai;
la gente che portava i canestri erano tre sar,
essi portavano l'olio:
tranne un sar di olio che i [ ] hanno consumato,
due sar di olio sono stati messi da parte dal marinaio.

65

Come approvvigionamento macellai buoi,
giorno dopo giorno uccisi pecore;
mosto, birra, olio e vino
gli artigiani bevvero come fosse acqua del fiume,
essi celebrarono una festa come se fosse la festa
del Nuovo Anno!

70

Al sorgere del sole io feci un'unzione;
al tramonto la nave era pronta.
Il varo della nave era molto difficile;
corde per il varo furono lanciate sopra e sotto;
due terzi di essa stavano sopra la linea d'acqua.

75

Tutto ciò che io possedevo lo caricai dentro:
tutto ciò che io possedevo di argento lo caricai dentro,
tutto ciò che io possedevo di oro lo caricai dentro,
tutto ciò che io possedevo di specie viventi le caricai dentro:
sulla nave feci salire tutta la mia famiglia e i miei parenti,

80

il bestiame della steppa, gli animali della steppa,
tutti gli artigiani feci salire.
L'inizio del diluvio me lo aveva indicato Shamash:
"Al mattino farò scendere focacce, la sera farò piovere
una pioggia di grano;
allora sali sulla nave e chiudi la porta!".

85

Il diluvio distrugge ogni forma di vita (89-134)

Venne il momento indicato:
al mattino scesero focacce, la sera una pioggia di grano.
Io allora osservai le fattezza del giorno:
al guardarlo, il giorno incuteva paura.
Entrai dentro la nave e sprangai la mia porta.
Al marinaio Puzuramurri, il costruttore della nave,

90

regalai il palazzo con tutti i suoi averi.
Appena spuntò l'alba,
dall'orizzonte salì una nuvola nera.
Adad all'interno di essa tuonava continuamente,
davanti ad essa andavano Shullat e Canish;

95

i ministri percorrevano monti e pianure.
Il mio palo d'ormeggio strappò allora Erragal.
Va Ninurta, le chiuse d'acqua abbatte.
Gli Anunnaki sollevano fiaccole,
con la loro luce terribile infiammano il paese.

100

Il mortale silenzio di Adad avanza nel cielo,
in tenebra tramuta ogni cosa splendente.
[ ] Il paese come un vaso egli ha spezzato.
Per un giorno intero la tempesta infuriò,
il vento del sud si affrettò per immergere le montagne
nell'acqua:

105

come un'arma di battaglia la distruzione si abbatte
sugli uomini.
A causa del buio il fratello non vede più suo fratello,
dal cielo gli uomini non sono più visibili.
Gli dei ebbero paura del diluvio,
indietreggiarono, si rifugiarono nel cielo di An.

110

Gli dei accucciati come cani si sdraiarono la fuori!
Ishtar grida allora come una partoriente,
si lamentò Beletili, colei dalla bella voce:
"Perché quel giorno non si tramutò in argilla,
quando io nell'assemblea degli dei ho deciso il male?

115

Perché nell'assemblea degli dei ho deciso il male,
dando, come in guerra, l'ordine di distruggere le mie genti?
Io proprio io ho partorito le mie genti
ed ora i miei figli riempiono il mare come larve di pesci".
Allora tutti gli dei Anunnaki piansero con lei.

120

Gli dei siedono in pianto.
Secche sono le loro labbra; non prendono cibo!
Sei giorni e sette notti
soffia il vento, infuria il diluvio, l'uragano livella il paese.
Quando giunse il settimo giorno, la tempesta, il diluvio
cessa la battaglia,

125

dopo aver lottato come una donna in doglie.
Si fermò il mare, il vento cattivo cessò e il diluvio si fermò.
Io osservo il giorno, vi regna il silenzio.
Ma l'intera umanità è ridiventata argilla.
Come un tetto è pareggiato il paese.

130

La missione esplorativa degli uccelli (135-154)

Aprii allora lo sportello e la luce baciò la mia faccia.
Mi abbassai, mi inginocchiai e piansi.
Sulle mie guance scorrevano due fiumi di lacrime.
Scrutai la distesa delle acque alla ricerca di una riva:
finché ad una distanza di dodici leghe non scorsi un'isola.

135

La nave si incagliò sul monte Nisir.
Il monte Nisir prese la nave e non la fece più muovere;
un giorno, due giorni, il monte Nisir prese la nave
e non la fece più muovere;
tre giorni, quattro giorni, il monte Nisir prese la nave
e non la fece più muovere;
cinque giorni, sei giorni, il monte Nisir prese la nave
e non la fece più muovere.

140

Quando giunse il settimo giorno,
feci uscire una colomba, la liberai.
La colomba andò e ritornò,
un luogo dove stare non era visibile per lei, tornò indietro.
Feci uscire una rondine, la liberai;

145

andò la rondine e ritornò,
un luogo dove stare non era visibile per lei, tornò indietro.
Feci uscire un corvo, lo liberai.
Andò il corvo e questo vide che l'acqua ormai rifluiva,
egli mangiò, starnazzò, sollevò la coda e non tornò.

150

Sacrifici propiziatori del superstite (155-176)

Feci allora uscire ai quattro venti tutti gli occupanti
della nave e feci un sacrificio.
Posi l'offerta sulla cima di un monte.
Sette e sette vasi vi collocai:
in essi versai canna, cedro e mirto.
Gli dei odorarono il profumo.

155

Gli dei odorarono il buon profumo.
Gli dei si raccolsero come mosche attorno all'offerente.
Dopo che Beletil fu arrivata
innalzò in alto le sue grandi 'mosche' che An aveva fatto
per la sua gioia:
"Voi, o dei (fate si) che io non dimentichi il lapislazzuli
del mio collo!

160

che io ricordi sempre questi giorni e non li dimentichi mai!
Gli dei vengano all'offerta,
ma Enlil non venga all'offerta,
perché egli ha ordinato avventatamente il diluvio,
destinando le mie genti alla rovina!".

165

Dopo che Enlil fu arrivato,
vide la nave e si infuriò Enlil,
d'ira si riempì il suo cuore verso gli dei Igigi:
"Qualcuno si è salvato? Eppure nessun uomo
doveva sopravvivere alla distruzione".
Ninurta aprì la sua bocca e disse, così parlò ad Enlil l'eroe:

170

"Chi può aver escogitato ciò se non Ea?
Solo Ea conosce tutti i sotterfugi!".

175

L'ultimo diverbio nel mondo divino (177-196)

Ea aprì allora la sua bocca e parlò ad Enlil, l'eroe:
"O eroe, tu il più saggio fra gli dei,
come, come hai potuto agire così sconsideratamente,
ordinando il diluvio?
Al colpevole imponi la sua pena, a colui che commette
un delitto imponi la sua pena,
flettilo, ma non venga stroncato; tiralo, ma non sia spezzato!
Piuttosto che mandare il diluvio, sarebbe stato meglio che
un leone fosse venuto e avesse fatto diminuire le genti!
Piuttosto che mandare il diluvio, sarebbe stato meglio che
un lupo fosse venuto e avesse fatto diminuire le genti!
Piuttosto che mandare il diluvio, sarebbe stato meglio che
una carestia si fosse abbattuta sul paese e lo avesse decimato!

180

Piuttosto che mandare il diluvio, sarebbe stato meglio che
la peste si fosse abbattuta sulle genti e le avesse decimate!
Per quanto mi riguarda io non ho tradito il segreto dei
grandi dei!
Ho fatto avere soltanto un sogno ad Atramkhasis, al saggio
per eccellenza! Così egli comprese il segreto dei grandi dei!
Ora però prendi per lui una decisione".
Enlil salì allora sulla nave,

185

prese la mia mano e mi fece alzare,
prese mia moglie e la fece inginocchiare al mio fianco.
Toccò la nostra fronte e stando in mezzo a noi ci benedisse:
"Prima Utanapishtim era uomo,
ora Utanapishtim e sua moglie siano simili a noi dei.

190

Risieda Utanapishtim lontano, alla foce dei fiumi".
Essi allora mi presero e mi fecero abitare lontano,
alla foce dei fiumi.
Ed ora chi potrà far radunare per te gli dei
in modo che tu trovi la vita che tu cerchi?
Orsù, cerca di non dormire per sei giorni e sette notti".

195

La prova del sonno per Gilgamesh (197-234)

Ma appena egli si sedette al suolo con la testa
tra le sue ginocchia,
il sonno scese su di lui come un velo di nebbia.
Utanapishtim parlò allora a lei, a sua moglie:
"Guarda il grande uomo che cerca la vita,
il sonno è sceso su di lui come un velo di nebbia".

200

Sua moglie così parlò a lui, a Utanapishtim il lontano:
"Toccalo, fallo svegliare!
Possa egli tornare indietro in pace per la via da cui è venuto.
Possa egli tornare indietro nel suo paese attraversando la porta
da cui è uscito".
Utanapishtim parlò a lei, a sua moglie:

205

"L'umanità è ingannevole; egli raggirerà pure te.
Orsù cuoci un pane per lui e ponilo vicino alla sua testa,
segna anche sul muro i giorni che egli passa dormendo".
Essa cosse un pane e lo depose vicino alla sua testa;
segnò inoltre sul muro i giorni che egli passò dormendo.

210

Il pane del primo giorno era già secco,
quello del secondo giorno era raggrinzito, quello del terzo
giorno era molliccio, quello del quarto giorno aveva
la crosta bianca,
quello del quinto giorno aveva perso colore, quello del sesto
giorno era appena cotto,
quello del settimo giorno lo aveva appena sfornato, allorché
egli lo toccò e lo svegliò.
Gilgamesh così parlò a lui, a Utanapishtim il lontano:

215

"Non appena il sonno è sceso su di me,
mi hai subito toccato e mi hai svegliato".
Utanapishtim così parlò a lui, a Gilgamesh:
"Guarda, Gilgamesh! Conta i pani!
Così apprenderai quanti giorni hai dormito.

220

Il pane del primo giorno è già secco,
quello del secondo giorno è raggrinzito, quello del terzo
giorno è molliccio, quello del quarto giorno ha
la crosta bianca,
quello del quinto giorno ha perso colore, quello del sesto
giorno è appena cotto,
quello del settimo giorno era appena stato sfornato, quando
io ti ho toccato".
Gilgamesh così parlò a lui, a Utanapishtim il lontano:

225

"Ahimè! Come ho potuto fare ciò, Utanapishtim!
Dove potrò andare adesso?
I rapinatori mi hanno intrappolato,
nella mia camera da letto alberga la morte;
dovunque io ponga il mio piede, là c'è la morte".

230

La melanconica partenza del perdente (234-257)

"Urshanabi, il molo ti rifiuti, il traghetto ti disprezzi!
Tu che sei andato alla sua sponda, rinuncia ad accostarti
ad essa;
l'uomo che tu hai portato fin qui, il suo corpo è pieno
di sporcizia;
la bellezza del suo corpo hanno rovinato le pelli che indossa;
prendilo Urshanabi! Portalo al lavatoio;
possa egli lavare con acqua la sua sporcizia,
fino a diventare bianco come la neve;

235

possa egli buttare via le pelli, sicché il mare le porti con sé:
fa' che il suo corpo sia strofinato fino a tornare bello;
poni sul suo capo un nuovo turbante;
fagli indossare un vestito che lo rinobiliti;
fino a che egli non giunga alla sua città,

240

fino a che egli non compia il suo viaggio,
che il suo vestito non si scolori, che sia nuovo, che sia nuovo".
Urshanabi lo prese e lo condusse al lavatoio;
egli lavò con acqua la sua sporcizia, fino a diventare bianco
come la neve;
egli buttò via le pelli, sicché il mare le portò con sé:

245

il suo corpo strofinò fino a farlo tornare bello;
pose sul suo capo un nuovo turbante;
indossò un vestito che lo rinobilitò;
fino a che non fosse giunto alla sua città,
fino a che non avesse compiuto il suo viaggio;

250

il suo vestito non si sarebbe scolorato, sarebbe rimasto
nuovo.
Gilgamesh e Urshanabi salgono sulla nave;
essi liberano la nave dagli ormeggi e intraprendono il viaggio.

255

Il regalo di commiato (258-301)

Sua moglie così parla a lui, al lontano Utanapishtim:
"Gilgamesh è venuto a te stanco e abbattuto;
che cosa puoi dargli che possa portare con sé
nel suo paese?".
Egli allora Gilgamesh sollevò il remo
e fece accostare la nave alla sponda.
Utanapishtim così parlò a lui, a Gilgamesh:
"Gilgamesh, tu sei venuto stanco e abbattuto,

260

cosa posso darti da portare con te al tuo paese?
Ti voglio rivelare, o Gilgamesh, una cosa nascosta,
il segreto degli dei ti voglio manifestare.
Vi è una pianta, le cui radici sono simili a un rovo,
le cui spine, come quelle di una rosa, pungeranno
le tue mani;

265

se tu puoi raggiungere tale pianta e prenderla
nelle tue mani [ ]".
Appena Gilgamesh udì ciò, egli aprì un foro,
si legò ai piedi grandi pietre,
e si immerse nell'Apzu, la dimora di Ea;
egli prese la pianta sebbene questa pungesse le sue mani,

270

slegò quindi le grandi pietre che aveva ai piedi,
e così il mare lo fece risalire fino alla sponda.
Gilgamesh parlò a lui, ad Urshanabi il battelliere:
"Urshanabi, questa pianta è la pianta
dell'irrequietezza;
grazie ad essa l'uomo ottiene... nel suo cuore,

275

io voglio portarla ad Uruk, e voglio darla da mangiare
ai vecchi e così provare la pianta.
Il suo nome sarà: 'Un uomo vecchio si trasforma in uomo
nella sua piena virilità.
Anch'io voglio mangiare la pianta e così ritornerò giovane".
Dopo venti leghe essi fecero uno spuntino;
dopo trenta leghe essi si fermarono per la notte;

280

Gilgamesh vide un pozzo le cui acque erano fresche,
si tuffò in esse e si lavò;
ma un serpente annusò la fragranza della pianta,
si avvicinò silenziosamente e prese la pianta;
nel momento in cui esso la toccò, perse la sua vecchia pelle.

285

Gilgamesh quel giorno sedette e pianse,
le lacrime scorrevano sulle sue guance.
Egli allora parlò ad Urshanabi il battelliere:
"O Urshanabi, per che cosa si sono affaticate le mie braccia?
Per quale scopo è scorso il sangue nelle mie vene?

290

Non sono stato capace di ottenere alcunché di buono
per me stesso!
Io ho fatto del bene persino al leone della steppa, ed ora
l'onda si è già allontanata di venti leghe.
Nell'aprire il foro ho lasciato cadere dentro gli arnesi
di lavoro;
cosa potrei trovare ora da porre al mio fianco? Io voglio
abbandonare la ricerca!
Avessi lasciato la nave ai suoi ormeggi!".

295

Dopo venti leghe
essi fecero uno spuntino;
dopo trenta leghe essi si fermarono per la notte;

300

Rientro ad Uruk (302-308)

Quando essi giunsero ad Uruk, l'ovile,
Gilgamesh così parlò a lui, ad Urshanabi:
"Sali, o Urshanabi, sulle mura di Uruk! Percorrile!
ispeziona le fondamenta, scrutane i mattoni:
non è forse vero che sono davvero mattoni cotti?
Non sono stati i sette saggi a porre le sue fondamenta?
Un miglio quadrato è la città, un miglio quadrato sono
i suoi orti, e così pure le sue cisterne
oltre alle terre del tempio di Ishtar.
Per tre miglia quadrate si estende Uruk senza contare
i suoi terreni agricoli.
Avessi lasciato oggi il pukku nella casa del falegname!".

305


Tavola 12

Disperazione di Gilgamesh per la perdita del pukku e del mekku (1-5)
Enkidu si offre per andare agli Inferi (6-9)
I saggi consigli di Gilgamesh (10-30)
Enkidu viene trattenuto agli Inferi (31-53)
Le inutili peregrinazioni di Gilgamesh (54-68)
Intervento di Ea presso Nergal (69-84)
Il triste ritorno di Enkidu (85-98)
La sorte dell'uomo nell'aldilà (99-153)


Disperazione di Gilgamesh per la perdita del pukku e del mekku (1-5)

"Avessi lasciato io oggi il pukku nella casa del falegname!
La moglie del falegname è come mia madre che mi ha
partorito. L'avessi lasciato là!
La figlia del falegname è come la mia giovane sorella.
L'avessi lasciato là!
Oggi il pukku mi e caduto negli Inferi;
il mekku mi e caduto negli Inferi".

5

Enkidu si offre per andare agli Inferi (6-9)

Enkidu così parla a Gilgamesh:
"Mio signore, perché piangi? Perché il tuo cuore è così triste?
Oggi stesso io andrò per tirare fuori il pukku dagli Inferi,
il mekku andrò a tirare fuori dagli Inferi".

I saggi consigli di Gilgamesh (10-30)

Gilgamesh così parla ad Enkidu:
"Se tu voi scendere agli Inferi,
allora devi accettare di buon cuore il mio consiglio:
un vestito puro non devi indossare;
altrimenti essi (i morti) riconosceranno che tu là sei
uno straniero.

10

Non devi spalmarti con unguento prezioso,
altrimenti essi sentendo il tuo profumo si assembreranno
attorno a te!
Non devi gettare negli Inferi il boomerang,
altrimenti ti circonderanno quelli che sono stati uccisi
dal boomerang!
Non devi prendere uno scettro nelle tue mani,

15

altrimenti tremeranno davanti a te gli spiriti!
Non devi mettere ai tuoi piedi sandali,
tu non devi far rumore negli Inferi!
Tua moglie, l'amata, non devi baciare,
tua moglie, l'odiata, non devi picchiare,

20

tuo figlio, l'amato, non devi baciare,
tuo figlio, l'odiato, non devi picchiare:
altrimenti il lamento degli Inferi ti intrappolerà:
"Di colei che là riposa, che là riposa, la madre di Ninasu,
che là riposa:
le sue pure spalle non sono ricoperte di nessun vestito,

25

i suoi puri seni sono come coppe di unguento appese!"

30

Enkidu viene trattenuto agli Inferi (31-53)

Egli non ascoltò il consiglio del suo signore.
Egli indossò vestito lindo,
così essi riconobbero che egli là era uno straniero.
Con unguento prezioso egli si spalmò,
così essi sentendo il suo profumo si assembrarono
attorno a lui.
Egli gettò negli Inferi il boomerang,
così quelli che erano stati uccisi dal boomerang,
lo circondarono.
Egli prese in mano uno scettro,
allora tremarono davanti a lui gli spiriti!

35

Egli mise ai piedi sandali,
e fece rumore negli Inferi!
Sua moglie, l'amata, baciò,
tua moglie, l'odiata, picchiò,
suo figlio, l'amato, baciò,

40

suo figlio, l'odiato, picchiò:
allora il lamento degli Inferi lo intrappolò:
"Di colei che là riposa, che là riposa, la madre di Ninasu,
che là riposa:
le sue pure spalle non sono ricoperte di nessun vestito,
i suoi puri seni sono come coppe di unguento appese!"

45

Quando Enkidu tentò di risalire dagli Inferi,
non lo trattenne Namtar, non lo trattenne Asakku,
lo trattennero gli Inferi!
Non lo trattenne il guardiano di Nergal,
lo trattennero gli Inferi!
Non cadde in un campo di battaglia, lo trattennero gli Inferi!

50

Le inutili peregrinazioni di Gilgamesh (54-68)

Allora il mio signore, il figlio di Ninsun, piangendo
per Enkidu, il suo servo,
si mise tutto solo in viaggio alla volta dell'Ekur, il tempio
di Enlil:
"Padre Enlil, oggi mi è caduto il pukku negli Inferi,
il mekku mi è caduto negli Inferi!
Enkidu che era andato per riportarmeli su,
lo trattengono gli Inferi.
Non lo trattiene Namtar, non lo trattiene Asakku,
lo trattengono gli Inferi colà!

55

Non lo trattiene il guardiano di Nergal,
lo trattengono gli Inferi!
Non cadde in battaglia, lo trattengono gli Inferi".
Il padre Enlil non gli diede ascolto. Egli andò allora
tutto solo al tempio di Sin:
"Padre Sin, oggi mi è caduto il pukku negli Inferi,
il mekku mi è caduto negli Inferi!

60

Enkidu che era andato per riportarmeli su,
lo trattengono gli Inferi.
Non lo trattiene Namtar, non lo trattiene Asakku,
lo trattengono gli Inferi colà!
Non lo trattiene il guardiano di Nergal,
lo trattengono gli Inferi!
Non cadde in battaglia, lo trattengono gli Inferi".

65

Intervento di Ea presso Nergal (69-84)

Il padre Sin non gli diede ascolto. Così egli tutto solo andò da Ea:
"Padre Ea, oggi mi è caduto il pukku negli Inferi,
il mekku mi è caduto negli Inferi!
Enkidu che era andato per riportarmeli su,
lo trattengono gli Inferi.
Non lo trattiene Namtar, non lo trattiene Asakku,
lo trattengono gli Inferi colà!
Non lo trattiene il guardiano di Nergal,
lo trattengono gli Inferi!

70

Non cadde in battaglia, lo trattengono gli Inferi".
Il padre Ea lo ascoltò,
si rivolse allora a Nergal, l'eroe forte:
"Nergal eroe eccelso, [ ]
vorresti tu aprire una fessura negli Inferi,

75

affinché lo spirito di Enkidu possa uscire dagli Inferi,
ed egli possa informare suo fratello Gilgamesh
sull'ordinamento degli Inferi?".
Nergal l'eroe eccelso, ubbidì,
e non appena egli ebbe aperto una fessura negli Inferi,
lo spirito di Enkidu, come una folata di vento, uscì fuori
dagli Inferi.

80

Il triste ritorno di Enkidu (85-98)

Allora essi fecero per abbracciarsi, ma non vi riuscirono;
essi conversarono sospirando:
"Dimmi amico mio, dimmi amico mio,
dimmi gli ordinamenti degli Inferi che tu hai visto".
"Io non te li posso dire, amico mio, non te li posso dire!

85

Se infatti io ti dicessi gli ordinamenti degli Inferi che
ho visto,
allora tu ti butteresti giù e piangeresti".
"Io mi voglio buttare giù e piangere".

90

"Il mio corpo, che tu potevi toccare e del quale
il tuo cuore gioiva,
il mio corpo è mangiato dai vermi, come un vecchio
vestito.
Il mio corpo, che tu potevi toccare e del quale
il tuo cuore gioiva,
è come una crepa del terreno piena di polvere".
"Ahimè", egli gridò e si buttò nella polvere.

95

La sorte dell'uomo nell'aldilà (99-153)

"Hai visto colui che ebbe un solo figlio, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:
egli piange amaramente vicino al chiodo piantato
nel muro".
"Hai visto colui che ebbe due figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:
egli siede su due mattoni e mangia pane".
"Hai visto colui che ha generato tre figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:
egli beve acqua da un otre [ ]".
"Hai visto colui che ha generato quattro figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:
il suo cuore gioisce come quello di colui che ha aggiogato
quattro asini".
"Hai visto colui che ha generato cinque figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:
come un buono scriba, egli è servizievole e retto,
ed entra facilmente nel Palazzo".
"Hai visto colui che ha generato sei figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:
il suo cuore gioisce come quello di un fattore".
"Hai visto colui che ha generato sette figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:
come un compagno degli dei, egli siede su un trono
ed ascolta musica".
"Hai visto colui che non ha eredi, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: come (fosse) mattone ...egli mangia pane".
"Hai visto il sovrintendente di Palazzo, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:

100

come un incompetente capo operaio egli grida: Al lavoro!
mentre se ne sta nell'ombra".
"Hai visto [ ], l'hai visto?". "Si, l'ho visto:
come uno splendido stendardo [ ]".
"Hai visto la donna che non ha mai partorito, l'hai vista?"
"Si, l'ho vista:
come un vaso rotto essa è buttata via violentemente,
essa non dà gioia alcuna al suo uomo".

115

"Hai visto il giovane uomo che non ha strappato le mutande
a sua moglie, l'hai visto?". "Si, l'ho visto:
tu offri a lui una corda si salvataggio ed egli piange
sopra di essa".

120

"Hai visto la giovane donna che non ha strappato le mutande
a sua marito, l'hai vista?". "Si, l'ho vista:
tu offri a lei una corda si salvataggio ed ella piange
su di essa".
"Hai visto [ ]?". "Si, l'ho visto:

125

[ ]
"Hai visto [ ]?". "Si, l'ho visto:
[ ]
lacuna di 4 righe
"Hai visto l'uomo affetto da lebbra, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:
separato dalla comunità, egli mangia il suo pane, beve
la sua acqua...; egli vive in un luogo appartato".
"Hai visto colui che è morto annegato, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:

130

egli si dibatte come un bue mangiato dai vermi".
lacuna di 8 righe
"Hai visto l'uomo colui che è caduto dall'albero della nave,
l'hai visto?". "Si, l'ho visto:
ora egli invoca sua madre mentre le fiancate della nave
si rompono".
"Hai visto colui che è morto prematuramente, l'hai visto?".
"Si, l'ho visto:
egli giace in un letto e beve acqua pura".
"Hai visto colui che cadde in battaglia, l'hai visto?".
"Si, l'ho visto:
suo padre e sua madre sollevano il suo capo,
mentre sua moglie piange su di lui".

145

"Hai visto colui il cui corpo è stato abbandonato nella steppa,
l'hai visto?". "Si, l'ho visto:
il suo spirito non riposa negli Inferi".
"Hai visto colui il cui spirito non ha nessuno che si curi di lui,
l'hai visto?". "Si, l'ho visto:
egli è costretto a mangiare i resti della ciotola, i rimasugli
del cibo buttati per strada".

150


Provenienza e Fonte: http://enki-anunnaki.blogspot.it/p/lepopea-di-gilgamesh.html

 
Last Update: 03/05/2017
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