La strega di Kilkenny - Esoterismo e Misteri

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La strega di Kilkenny

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Misteri e Segreti
della
Strega di Kilkenny

-Alice Kyteler-



La meravigliosa Kilkenny continua a conservare un fascino dal sapore antico a dispetto della modernità che la circonda.
Adagiata tra verdi colline e prati di velluto, divisa a metà dal fiume Nore, è l'unica città dell'entroterra irlandese; con le sue stradine medievali, i vicoli stretti e i colori vivaci è in grado di riavvolgere la ruota del tempo ed evocare leggende appartenenti ad un’altra epoca, che ci parlano di cavalieri, streghe e fantasmi.
La vita economica ruota sostanzialmente intorno alla collina e al castello, all’artigianato locale e alla fabbrica dell’omonima birra ma Kilkenny non è famosa per questo o per l’innegabile cordialità dei suoi abitanti: è conosciuta in tutta l’Irlanda e méta continua di turisti perché considerata la patria della streghe irlandesi, una fama che ha radici lontane e di cui poi parleremo.
Ma c’è di più!
Altre storie si sono aggiunte a quelle medievali… storie più recenti ma non meno interessanti… che narrano di fantasmi e spettri e che ci guidano direttamente al monumento più importante della città: il suo castello.

Il Castello di Kilkenny è un imponente quanto elegante maniero medievale, edificato a partire dal 1172 da Riccardo di Clare, conte di Pembroke (noto anche come “Strongbow”), ampliato e ridecorato a più riprese, nel corso dei secoli, ad opera di altri nobili e regnanti, tra cui si distinguono i Butler che, tra alterne fortune, lo detennero del 1391 al 1935.
Una parte del suo indubbio fascino, al di là delle caratteristiche squisitamente storico-architettoniche, risiede nelle testimonianze che già da qualche decennio vanno accumulandosi.
Secondo alcune di esse la prova che ci siano “presenze” nel castello è data da una fonte impeccabile, un contatore elettronico, posto in una delle torri interne (Parade Tower), quella che si può vedere sulla destra appena varcato il l’arco di ingresso. Questo rilevatore avrebbe registrato a più riprese degli ingressi durante la notte, quando il sito rimane ovviamente deserto.
Si è pensato, naturalmente, ad un problema di tipo tecnico ma dopo una serie di accurati controlli il sistema è risultato perfettamente funzionante. A tutt’oggi il contatore continua a registrare "visitatori" in ingresso dopo il tramonto, senza nessuna spiegazione logica.

Gli ambienti in questione sono oggi adibiti all'esposizione di immagini e prodotti audiovisivi ma nel lontano passato, com'è facilmente intuibile, erano strutturalmente assai diversi e ospitavano le prigioni del castello, nelle quali trovarono sofferenza e morte un gran numero di persone; è anche il luogo in cui nel Febbraio del 1324 ebbe luogo il processo per stregoneria di Alice Kyteler e di cui ci occuperemo a breve.
Tra i residenti della zona emergono molte testimonianze a proposito di una “Dama Bianca”: un’eterea figura femminile abbigliata, per l'appunto di bianco, che è stata vista passeggiare sia nei giardini che sulle rive del fiume sottostante e, stando alle testimonianze, anche i corridoi interni e le scale sarebbero interessati dal suo passaggio. Esiste anche una foto, scattata da alcuni giovani turisti nel 2010, in cui apparirebbe la Dama. In molti sono convinti che si tratti dello spirito di Lady Margaret Butler, nata intorno al 1454, moglie di Sir William Bolena e nonna paterna di Anna Bolena, seconda moglie di re Enrico VIII d’Inghilterra, il cui spirito avrebbe deciso di far rientro a casa dopo la morte.

Il John’s Bridge è uno dei due ponti di Kilkenny. L’attuale struttura risale al 1910 ma l'originale fu eretto intorno al 1200 e ricostruito molte volte nel corso del tempo. Durante l’alluvione del 1763 una piccola folla si radunò sopra, ritenendolo sicuro, per osservare l’imminente crollo di un altro ponte, il Green’s Bridge. Purtroppo i ponti crollarono entrambi e tutti precipitarono nelle tumultuose e gonfie acque del Nore. Le cronache dell'epoca ci informano che le vittime furono sedici.
Sono in molti, tra residenti e visitatori, a riferire, dopo essersi appoggiati sul parapetto e aver puntato lo sguardo in direzione del Green’s Bridge, di aver osservato delle “sagome spettrali” i cui movimenti sembrano rievocare le scene di disperazione e paura di quel lontano evento.
Un altro fantasma è stato più volte segnalato intorno alla sala parrocchiale della St. John’s church: si tratta di una donna alta, magra, con capelli fluenti, cappotto lungo e stampelle.
Ma non è tutto, c'è altro ancora!
Un'entità si aggira anche per le strade di Kilkenny a tarda notte.
Sono stati segnalati diversi avvistamenti in quella che era la casa di Alice Kyteler e che oggi è sede del pub Kyteler’s Inn.


Alcuni credono si tratti del fantasma di Dame Alice, altri che sia quello di Petronilla de Meath, che fu la prima donna in Irlanda ad essere arsa viva sul rogo per stregoneria.

Chi erano queste donne?

Qual'è la loro storia?


Quando si parla della "Strega di Kilkenny" la memoria va subito ad Alice Kyteler.


E’ una pagina di storia indubbiamente celebre, su cui molto è già stato scritto, anche se con grande approssimazione, spesso interpretando arbitrariamente i pochi dati residui, al solo scopo, il più delle volte, di citarne il caso giudiziario, quale primo processo per stregoneria e rogo di una donna in Irlanda.
Alice, e questo appare piuttosto evidente, malgrado i sette secoli che ci separano dagli eventi, non era certamente una pia sprovveduta, coinvolta suo malgrado, in eventi troppo più grandi di lei.
Il quadro che emerge mostra i tratti di una donna avvenente, complessa, ambiziosa, scaltra, avida, in certa misura anche altezzosa e arrogante, immorale, omicida ma non dissoluta o dissennata.
Gli atti del processo inquisitorio contengono, inoltre, tutte le altre accuse tipiche, per l’epoca, per i reati di stregoneria ed eresia. Oltretutto, presentandosi quale primo caso celebre dopo la riforma di Papa Giovanni XXII, il suo processo costituì un precedente importante per quella che, nei secoli successivi, sarebbe diventata la giurisprudenza inquisitoria.
Ma quanto c’è di vero in quello che si racconta?
Farsi le giuste domande non è sempre sufficiente a trovare risposte esaurienti anche se può tornare utile per identificare la direzione ove cercarle; ma quali interrogativi dovremmo porci se volessimo gettare un po’ di luce su molte zone d'ombra che hanno sempre persistito?
Ci sono prospettive dalle quali non è stata ancora analizzata l’intera vicenda?
E' evidente che il primo e più interessante quesito, almeno per noi, è se la Kyteler sia stata veramente una strega, pur consapevoli che qualsiasi eventuale risposta non sarà mai precisa e convincente come il risultato di un'equazione, ove alla fine della serie di calcoli si arrivi ad ottenere il valore dell'incognita. Potrà, più verosimilmente, somigliare ad un calcolo per approssimazione o probabilistico, valutando se l'incognita sia tendente ad essere uguale o diversa da un dato valore.
Facciamo questo tentativo iniziando con alcune osservazioni!
Già stabilire l'anno di nascita di Alice appare complicato anche se, nell'ampio periodo preso in esame dalla variegata schiera di cronache (1280-1298), proprio il 1280 sembra essere quello più probabile .
Si presume fosse l'unica figlia di un ricco mercante di origini fiamminghe, la cui famiglia si era trasferita in Irlanda durante la metà del XIII secolo a seguito dell’occupazione da parte dei normanni di Guglielmo il conquistatore (1169) per stabilirsi, verosimilmente, nella zona conosciuta come Flemingstown.
Come avremo modo di osservare, il quadro storico-biografico è intimamente caotico e inquinato da varie rielaborazioni tardo-medievali, senza contare che, già tra i primi atti, editi prevalentemente in latino, in parte lacunosi e tendenziosi, e quelli inglesi, sussistono importanti divergenze, come se volessero raccontare un'altra storia.
In talune citazioni si fa riferimento ad una sorella, ma nelle cronache originarie non vi è traccia alcuna: è probabile che si sia fatta confusione con Basilia, figlia secondogenita, che in alcune fonti appare con il nome di Roesia, e che dovrebbe essere stata concepita con il secondo marito.

L'identità del padre è anch'essa controversa: nella cattedrale di St. Canice, sul muro settentrionale, di fronte all'ingresso, si può notare una lapide con l'iscrizione in francese normanno della tomba di Josè de Keteller, morto nel 1280 che, secondo gli storici, è il candidato più probabile quale padre di Alice.
E' certamente possibile che un padre muoia lo stesso anno di nascita della figlia o che si sia registrato l'anno sbagliato, il problema è che alcune cronache citano l'esistenza in vita contemporanea di entrambi, guardandosi bene dal menzionare il nome di battesimo paterno!
In ogni caso Josè de Keteller (prendiamolo per buono) aveva un socio in affari, Sir William Outlawe, con il quale commerciava con l'oriente, importando ed esportando merci di varia natura e che, dopo la sua morte, nel 1299 divenne il primo marito di Alice.
Già da qui possiamo cominciare a fare delle osservazioni su dei dati interessanti che non possono essere persi di vista.
La famiglia Kyteler era di origine fiamminga, legata a quella stessa stirpe anglo-normanna di Tancredi d’Altavilla, Roberto II figlio di Guglielmo il Conquistatore e Roberto II delle Fiandre che accompagnarono Goffredo di Buglione nella Prima Crociata.William Outlawe era il fratello (o lo zio) di Sir Roger Outlawe (le fonti dell’epoca non sono chiare al proposito: il fatto che il primo sia 22 anni più anziano del secondo mette in dubbio la fraternità), inglese di origine e proveniente da Bumstead Helion Essex; su di lui approfondiremo in seguito.
I due soci erano, quindi, commercianti, banchieri e - stando alle cronache dell'epoca - anche usurai, avevano l’oriente come importante area geografica in riferimento al proprio business, nella seconda metà del XIII secolo: non vi fa venire in mente niente!?
Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis, ossia i Cavalieri Templari!
Questo collegamento non è affatto incidentale ed è assai importante perché conferisce un significato a tutta una serie di indizi di cui la storia è contornata. In quel periodo non si commerciava facilmente in quelle aree geografiche, a meno che non si intrattenessero contatti con quei gruppi economico-militareschi che in Terra Santa, crocevia per l’oriente, si occupavano di tutta una serie di questioni tra cui sicurezza, assistenza e finanziamento.
Sir Roger Outlawe era un Cavaliere di San Giovanni di Gerusalemme, ossia un Ospitaliero, priore della Commanderia di Kilmainham dal 1311 al 1340, e Bumstead Helion Essex era un centro per Templari, Ospitalieri e famiglie di crociati. Oltretutto la stirpe anglo-normanna da cui proveniva Alice la legava indubbiamente sia al regno normanno del meridione d’Italia che alle Crociate, senza contare che, a distanza di sette anni, e malgrado la sconfitta di San Giovanni d’Acri del 1291, i Templari dal loro quartier generale a Cipro continuavano a garantire militarmente e finanziariamente la fitta rete di commerci con gli amici-nemici musulmani, con grande beneficio per tutti i mercanti d’Europa.
Gli stessi Templari erano già presenti in Irlanda dalla metà del XII secolo e, dal 1220, su editto di Enrico III, si occupavano, come avevano fatto già in Inghilterra, di raccogliere le entrate dalle varie autorità irlandesi, riscuotere dazi e revisionare i conti: in pratica avevano in mano l'esattoria e la fiscalità del paese. L’attuale “Vecchia Prigione” di Kilmainham, a Dublino, edificata nel 1202 e solo successivamente, dopo lo scioglimento dell’ordine, trasferita agli Ospitalieri, era la loro Commanderia più importante.
Molte cronache ottocentesche, elaborate da fonti rinascimentali, riportano che l’estremo benessere economico consentì ad Alice di beneficiare di studi adeguati al ceto e, che nel 1298, alla morte del padre (ed in questo caso difficilmente poteva trattarsi di Josè de Keteller), fu in grado di ereditare il patrimonio di famiglia (evidentemente anche la madre era già morta e comunque di lei non si fa menzione da nessuna parte), entrando di prima persona in contatto con i depositari del potere finanziario di quel fine secolo.
Un altro elemento, meno evidente ma altrettanto importante, è che tutti i personaggi influenti che contornarono Alice e le sue vicende, come poi vedremo meglio, erano legati ai suoi mariti e non direttamente a lei. Per quanto di nobili origini fossero i suoi natali e il lignaggio da cui proveniva, l'agiatezza economica familiare le permetteva di collocarsi nella media borghesia dell'epoca e una volta rimasta orfana, indipendentemente da quando accadde, rimase anche semplicemente sola!
Anche alla luce di tutto ciò, appare abbastanza evidente come il matrimonio con Sir Outlawe fu più legato a motivi di tipo sociale, economico e politico che non sentimentali: un fatto abbastanza usuale per l'epoca.
William aveva almeno vent’anni più di lei ed era ancora privo di discendenza: dal suo punto di vista la prospettiva di affidare ad un erede l'ingentissimo patrimonio, potendo oltretutto gestire anche quello, altrettanto cospicuo, della bella Alice era ben ghiotta. Dopo breve tempo ebbero un figlio, William Junior, il cui padrino fu nientemeno che un Cavaliere Ospitaliero e Gran Cancelliere d’Irlanda, quello stesso Roger Outlawe, di cui si parlava poc’anzi, e sul quale torneremo ancora!
Si potrebbe proseguire ulteriormente ma credo sia sufficiente a comprendere come Dame Alice Kyteler non divenne una comune nobildonna, ma si imparentò attraverso i matrimoni e soprattutto suo figlio William Junior, con l’elite politica irlandese e a personaggi di rilievo in ambienti monastico cavallereschi.
Ad un certo punto, all’inizio del 1300, a ventidue anni, sposa da meno di due e madre da pochi mesi, accadde qualcosa che la rese ancora più intraprendente, in qualche modo anche spregiudicata!
Decise di trasformare la casa di famiglia, la Kyteler’s House, ampliandola in parte e creando un ostello (la cosiddetta Inn inglese) aperto a derelitti e bisognosi, visibile ancora oggi nell’attuale St. Kieran Street di Kilkenny, sebbene il fine benefico nascondesse, a detta di molti, qualcosa di ben diverso.
Secondo le testimonianze l’ostello divenne un punto di ritrovo, in un’Irlanda cristianissima, per moltissime donne e uomini considerati eretici e la sua taverna sempre più frequentata da uomini d’affari sia irlandesi che stranieri.
In sostanza si trattava di un luogo di incontro ma anche di “piacere” che costituiva un bel business per l’epoca e che, naturalmente, non poteva evitare di suscitare invidia da parte di alcuni e riprovazione da altri.
La tragica morte di William, a tre anni dal matrimonio, nel 1302, diede il via ad una serie di eventi quanto mai enigmatici. Le cause non furono mai chiare: si accenna vagamente ad una inspiegabile caduta da una misteriosa torre che nessuno ha saputo mai identificare con certezza. L’evento, tuttavia, cominciò a far convergere su di lei occhi indiscreti ed accrescere le già circolanti voci su una sua presunta aurea negativa.
Chi se non Satana avrebbe potuto essere l’artefice di tale maledizione, a chi altri potevano essere dedicati i riti magici praticati nella Kyteler’s House che, secondo i mormorii, era piena di oggetti satanici!
Si cominciò a diffondere, infatti, la teoria secondo cui la morte di William fosse opera di un demone chiamato Robin Artisson, su commissione della stessa moglie, dopo averlo sorpreso a curiosare nei sotterranei dell’ostello.
Una singolare motivazione, se si pensa che tanto il figlio quanto la famiglia del marito si strinsero a lei, aiutandola in ogni modo.
Il nome "Robin Artisson" è, peraltro, frutto di una vaneggiante elaborazione successiva alla metà del XIII secolo; nella documentazione latina compare come “Robinus Filius Artis” il cui significato è qualcosa di difficile declinazione, ma assimilabile a “eminenza brillante, figlio del Creatore”, con vago riferimento al Cristo cataro, inteso quale sinonimo di Lucifero, ma privo della “brillantezza originale” rappresentata dal termine.
In questo caso specifico si andò a definire un demone che la kyteler avrebbe evocato mediante i suoi poteri di strega, ma che non rappresenta un nome proprio: tende ad identificare il demonio stesso, il "demone personale" o "l'Incubus"[1] di una determinata strega. Ad esempio le streghe Somerset-shire gridavano "Robin" quando intendevano convocare il loro Maestro a una riunione, o anche quando intendevano operare un incantesimo. Torneremo a parlarne più approfonditamente tra breve perché le voci di popolo che si diffusero a tal proposito potrebbero esser germogliate fraintendendo situazioni molto più terrene.
La sua vedovanza durò molto poco: si sposò a pochi mesi di distanza con Adam Le Blund, un’altro banchiere proveniente dalla cittadina di Callan dal quale, sembra, ebbe una figlia: Basilia.
Il matrimonio fu più duraturo del precedente e si inserisce in un arco di tempo in cui accadde qualcosa di molto importante: l’ordine templare fu sciolto con pesanti accuse di eresia, i beni incamerati in parte dalla Chiesa Cattolica, in parte dai vari regnanti e i suoi membri banditi.
Molti dei cavalieri esuli sbarcarono in Scozia, Portogallo e Irlanda.
Kilkenny fu uno dei principali punti di transito e la Kyteler’s Inn ebbe un discreto ruolo come centro di riorganizzazione per molti di loro.
Che funzione abbia avuto Alice e quali siano stati i rapporti con i vari ex templari non viene citato da alcuna fonte ma sarebbe ingenuo ritenere che non siano sussistiti.
Consapevole della sinistra e insidiosa fama che le cresceva attorno, decise comunque di raccogliere un gruppo persone, tra cui anche alcuni parenti, intorno alla Kyteler’s House, costituendo una vera e propria congrega di "pagani dediti all’Antica Religione": quest'ultimo rappresenta uno dei pochi dati che, nella sostanza, rimane inalterato in tutto il panorama documentale. Alla celebrazione dei riti, che in seguito avrebbe cominciato ad officiare anche  il figlio William Junior si unirono, almeno così risulterebbe, la figlia Basilia e la sua domestica Petronilla de Meath con la figlia Sara. A tal proposito c’è da notare che le fonti sono alquanto discordanti in merito al legame di parentela tra le due: non si capisce se fossero sorelle o madre e figlia.
Fu in questo contesto che, nel 1310, morì anche Adam Le Blond, a seguito, sembra, di un’indigestione, lasciando Alice vedova una seconda volta, ancora più ricca e perseguitata da sempre meno velate accuse di omicidio per avvelenamento accrescendo ulteriormente la sua sinistra fama.
Nel 1311 Alice si risposò per la terza volta con Richard de Valle, un proprietario terriero di Typperary, di origini francesi e, anche lui, legato al mondo monastico di Templari e Ospitalieri. L’uomo, anziano e malandato, si spense per apparente malattia cinque anni dopo, nel 1316.
In quel periodo spuntarono tutta una serie di problemi legali giacché sia il secondo che il terzo marito avevano degli figli, frutto di matrimoni precedenti ed erano rimasti privi di dote in quanto ella era riuscita a farsi riconoscere da entrambi quale erede unica. Secondo i suoi detrattori e per quanto rilevato nelle varie fasi processuali, avrebbe fatto ricorso alle sue doti di strega e all’uso di pozioni e rituali, plagiando le menti dei mariti per impossessarsi di tutti i beni e infine, naturalmente, liberarsi di loro.
Divenuta la donna più ricca di Kilkenny e tra le più facoltose ed influenti d’Irlanda, iniziò a portare avanti ciò che sino ad allora era stato il principale impegno dei Templari ossia finanziare l’attività mercantile della nascente borghesia e dei piccoli proprietari terrieri, rendendola partecipe e fautrice del destino di moltissimi uomini influenti dell’Isola e traendone, naturalmente, ingenti guadagni.
Forse fu ad opera di quel sottile tessitore di intrighi che è il destino che nella sua vita entrò a far parte John Le Poer, uno dei frequentatori più assidui della Kyteler’s House il quale, dichiarandosi perdutamente innamorato di lei, oramai quarantenne, la convinse a sposarlo diventando il quarto marito.
Fu un matrimonio tutt’altro che idilliaco: come i precedenti tre mariti, anche Le Poer era anziano e già in precarie condizioni di salute. Sembra che in un primo momento avesse categoricamente rifiutato di credere alle voci riguardanti la moglie. Risulta che una delle sue serve sia stata talmente tenace nella sua opera diffamatoria da riuscire a fargli sorgere i primi dubbi.
Sembra che Alice abbia sempre esercitato un fascino fatale sui suoi mariti, tale da far loro rifiutare di credere a quanto si vociferava sul suo conto.
Quando la malattia di Sir John iniziò ad aggravarsi repentinamente, causandogli la caduta dei capelli e delle unghie dei piedi (oggi sappiamo rappresentare le tipiche manifestazioni di avvelenamento da arsenico e piombo), cominciò ad avere i primi sospetti e, a furia di cercare, trovò la prova di come la moglie disponesse sia delle conoscenza che degli strumenti per produrre veleni, pozioni e filtri di varia natura.
I rinvenimenti, che le testimonianze descrivono in maniera talmente caotica, controversa e pittoresca da risultare inutile farne l’elenco consisterebbero, in sintesi, in una stanza, cui solo Alice aveva accesso, piena di tutto ciò che ci si poteva aspettare di trovare nel laboratorio di una strega. In ogni caso è evidente che la scoperta fu tardiva e non evitò a Sir John Le Poer di andare ad arricchire la fila dei mariti defunti.
Ma la misura era colma e quella presunta scoperta rappresentò la sua "pistola fumante": qualcuno si recò presso i frati francescani della locale abbazia ad accusarla e stregoneria. Le fonti non sono univoche neanche a tal proposito: non è chiaro siano stati i familiari del solo Sir John o un più ampio gruppo di parenti dei vari mariti.
Furono lanciate accuse in modo deliberato, ben mirato ma, forse, non del tutto consapevoli delle inevitabili conseguenze ed implicazioni che si sarebbero generate.
Venne raccontato ai monaci di una congrega di streghe, di come Alice avesse fatto un patto con Satana per uccidere i mariti, tra sacrifici umani, orge e accoppiamenti con demoni che regolarmente, a loro dire, si tenevano nella Kyteler’s House.
Fu il primo caso registrato dell'affermazione di un "Incubus", nello specifico dell’entità demoniaca nota come “Robin Artisson”, di cui abbiano dato nota, ma soprattutto di come avesse giaciuto carnalmente con lei, la quale "avrebbe ammesso in seguito" (tale frase si riscontra in diversi rapporti ma non viene specificato mai quando sarebbe avvenuta l'ammissione) che, in virtù di ciò, aveva potuto accumulare tutte le sue ricchezze.
Negli Annalis Hiberniae viene specificato che "Ricardus Ledered, Episcopus Ossoriensis, citavit Aliciam Ketil, ut è purgaret di Heretica pravitate; quae Magiae convicta è nam Certo comprobatum è quendam demonem incubum concubuisse cum ea denominazione Robin Artisson demone".
Secondo altre testimonianze sembra che il demone avesse fatto frequenti apparizioni, anche sotto forme non umane: a volte come un gatto, come un cane nero feroce e peloso e, talvolta, sotto le spoglie di una persona di colore (aethiops), accompagnato da due altri diavoli che vengono descritti più grandi e più alti di lui. Non possiamo a tal proposito esimerci dal sospettare che tale misterioso visitatore, accompagnato o scortato dalle due imponenti figure, sia stato un comunissimo uomo e solo in seguito, per motivi facili da immaginare, gli sia stata attribuita un'identità sovrannaturale.
Chi era costui e quali ragioni potevano celarsi dietro le sue visite?
E' una domanda quasi certamente destinata a restare senza risposta.
Se teniamo conto del "mondo" nel quale Alice si muoveva ed operava non è assurdo pensare a qualche misterioso personaggio di origine moresca che le abbia fatto più volte visita. Sarebbe interessante, a tal proposito, conoscere con quale titolo lei lo riceveva; se escludiamo quello di amante restano quello di imprenditrice o quello di strega!
C’è da evidenziare, a questo punto, un importante cambiamento avvenuto nel 1320, con l’introduzione, da parte di Papa Giovanni XXII, della stregoneria tra le eresie più pericolose e quindi passibile di condanna a morte e, come se fosse normale e logica conseguenza, l’esproprio di tutti i beni in favore, il più delle volte, di enti o personaggi sempre riconducibili alla Chiesa.
A partire da quella data i roghi, che fino a quel momento avevano bruciato solo gli eretici, iniziarono a popolarsi di streghe, preludendo tristemente quella Peste Nera che avrebbe dimezzato la popolazione europea un quarto di secolo più tardi. La storia che si è dipanata fino ad oggi ci insegna che, contrariamente a quanto si crede, il più delle donne accusate di stregoneria non erano di umili origini, bensì benestanti, colte e a volte appartenenti a stirpi nobiliari, blasonate ed influenti. Sappiamo in sostanza che il tutto nasceva per fini meramente politico-economici con propositi tutt’altro che fideistici o pii.
I frati, naturalmente, informarono il vescovo Richard de Ledrede, della diocesi di Ossory, personaggio tutt'altro che ambiguo, la cui fede incrollabile nascondeva un'ambizione sfrenata e un'ossessiva sete di ricchezza, il quale la fece arrestare ingaggiando contro di lei una lotta senza esclusione di colpi.
Le imputazioni furono molte: di praticare sacrifici con animali, parodiare le cerimonie religiose, trarre profezie con l’aiuto di demoni, preparare pozioni magiche dentro al teschio di un ladro morto per decapitazione, aver abiurato la religione cristiana, aver affermato che Gesù non era affatto morto sulla croce alla pari di quanto sostenuto dai settori più esoterici dei Templari.
Risulta inoltre che in una perquisizione nella sua stanza furono rinvenute polveri, pomate ed unguenti e perfino ciò che fu ritenuta un’ostia.
In un processo inquisitorio, il primo in Irlanda e, in assoluto, uno dei primi in Europa contro una congrega di presunte streghe, Richard de Ledrede recò davanti ai giudici religiosi tutte le accuse a carico di Alice e di altre undici persone: il figlio William Junior, un impiegato di nome Robert de Bristol, John, Helena e Sysok Galrussyn, William Payn di Boly, Petronilla de Meath e sua figlia Sarah, Alice la moglie di Enrico Smith, Annota Lange ed Eva de Brounstoun.
Molte delle prove, come abbiamo in parte evidenziato, furono raccolte per via indiziaria, attraverso testimonianze di vicini e abitanti di Kilkenny.
A quel punto accadde qualcosa di insolito per l'epoca: dimostrando un’indipendenza che non si sarebbe più vista per i secoli successivi, il Cancelliere Roger Outlawe, cognato o nipote di Alice, fece arrestare clamorosamente il vescovo, imprigionandolo nella prigione del Castello di Kilkenny con l’accusa di aver falsificato le prove, e lo tenne a pane e acqua per diciassette giorni, tra lo sbigottimento generale. Per dare appoggio a Sir Roger si era anche costituita una cordata di facoltosi nobili di Kilkenny tra cui, incredibilmente, figurava anche Sir Arnold le Poer, un parente prossimo dell’ultimo marito di Alice, se non addirittura il fratello, che in quel periodo ricopriva l’incarico di Siniscalco della città e che era uno dei comandanti dell'esercito di Edoardo II.
La difesa del vescovo si attuò in vari modi tra cui l’interdizione all’intera diocesi con il conseguente impedimento alla somministrazione di tutti i sacramenti. Ai nostri giorni questa cosa può far sorridere ma per quei tempi aveva una grandissima rilevanza.
La domanda è abbastanza scontata: come si giustifica una simile levata di scudi da parte di personaggi così influenti, che sarebbe più logico vedere coinvolti come parte lesa anziché schierarsi apertamente a difesa di una donna accusata, tra le altre cose, dell’uccisione dei propri congiunti?
Quale era la vera posta in palio?
Per quanto fosse autorevole, ricca e ben protetta i suoi nemici prevalsero. John Darcy, presidente della Corte di Giustizia, ritenne il processo inquisitorio corretto nella forma e diede ordine di far scarcerare il vescovo, il quale, in possesso di un titolo giuridico valido, riuscì in seguito a far arrestare Alice e gli altri imputati.
Alcune fonti riportano un’altra notizia estremamente interessante: durante il periodo di reclusione del proprio inquisitore Alice si era recata sia a Dublino che a Londra. Sappiamo che nella capitale irlandese aveva incontrato l’arcivescovo, nel tentativo di convincerlo a schierarsi dalla sua parte, ma nessuno ha idea di cosa avesse fatto a Londra e del perché non vi sia rimasta!
A questo punto possiamo fare delle congetture.
Quando poc’anzi abbiamo definito “poco consapevoli” delle conseguenze coloro che si recarono dai frati francescani a denunciare la Kyteler di stregoneria, ci riferivamo al fatto che probabilmente tennero in scarsa considerazione il particolare che una condanna per omicidio avrebbe comportato il carcere per la donna ed il ritorno dei beni, in linea di principio, ai legittimi eredi; al contrario, in caso di condanna per stregoneria, tutti i beni sarebbero stati confiscati e riassegnati con una procedura prevista dalla nuova legge papale, al fine di confluire, in pratica, nelle sante tasche della Chiesa; cosa che sarebbe accaduta senza eccezioni per i cinque secoli successivi.
Ciò potrebbe spiegare, almeno in parte, il motivo per cui alcuni nobili e parenti dei mariti si schierarono con Alice contro il vescovo: temevano che i capitali venissero incamerati dall'Inquisizione!
Allo scopo di far comprendere meglio l'aria che tirava e la sensibilità che il denaro suscitava nella borghesia dell'epoca citiamo un evento accaduto nel 1302, quando Adam Le Blund ed Alice affidarono formalmente alla custodia del figlio William (che aveva due anni), tremila libbre in denaro, una somma enorme per quel tempo e che essi stessi, per sicurezza, seppellirono all'interno della casa: una tecnica utilizzata per lungo periodo. In quell'anno, infatti, i due coniugi che erano stati accusati di usura e dell'omicidio del primo marito di lei, tentarono di proteggere in tal modo quel capitale. Una notte l'allora sceriffo di Kilkenny, che era succeduto proprio a Sir William ed era molto probabilmente suo parente stretto, ordinò di fare irruzione nella casa e di scavare fino a recuperare i soldi, portando via anche dei valori appartenenti a William Junior, manovra di cui difficilmente poteva essere all'oscuro Sir Roger e che non sarebbe mai avvenuta senza il suo benestare. Una volta scampati all'incriminazione fu veramente difficile per i due legittimi proprietari riuscire a riappropriarsi del maltolto.
Rimanendo nel campo delle ipotesi, può essere accaduto che Alice, da astuta stratega quale era divenuta, e conscia che l’arresto del vescovo non la teneva al riparo dai rischi, abbia deciso di trasferire a Londra qualcosa che a Kilkenny non poteva rimanere.
Nessuno sa se si sia trattato di denaro, valori, crediti, contratti, documenti o quant'altro ma, in questo caso, tutto avrebbe più senso, poteva trattarsi della sua piccola assicurazione: un “tesoro” di cui solo lei conosceva il nascondiglio e che le garantiva la continuità nella collaborazione dei sui “alleati”.
Ma perché tornò a Kilkenny?
Trovare una risposta a questa domanda potrebbe essere ancora più difficile perché è probabile che le ragioni siano da ricercare nelle insondabili profondità dell’animo, laddove ragione e sentimenti si fondono in miscele poco identificabili. Sembra certo che accettare una sconfitta prima della battaglia non rientrasse nei suoi schemi e che avrebbe difeso il figlio fino alla fine. Era consapevole che se le cose si fossero messe al peggio qualcuno avrebbe dovuto pagare al suo posto e questi non doveva essere William… non poteva permetterlo… ma doveva forse tornare anche per occuparsi di altro?!
Di che cosa?
Naturalmente lo ignoriamo, ma vediamo come andò a finire!
Fu condannata inappellabilmente al rogo, pur in assenza di un vero e proprio dibattimento.
A quei tempi il processo ecclesiastico era rozzo, non aveva ancora raggiunto l’assurda compiutezza formale che avrebbe colpito milioni di streghe ed eretici nei secoli successivi.
Tutti gli imputati si dichiararono innocenti: un particolare che agli inquisitori irlandesi, ovviamente, interessava molto poco, decisi com'erano ad estirpare ogni eresia ma soprattutto quel nuovo modello economico, di derivazione templare, che cominciava ad affidare alla nascente borghesia poteri e risorse indipendenti da quelli classicamente accordati solo da clero e nobiltà.
E’ verosimile che Alice Kyteler, in virtù delle proprie radici e della posizione acquisita, si fosse ricavata un ruolo di referente privilegiata, in Irlanda, nella gestione di interessi e denari, che oggi diremmo di area massonica, in cui i clienti erano al tempo stesso adepti fiduciari e che le consentivano di dirigere, anche se per conto di altri, le redini di una nuova economia: colpendo lei si andava a colpire quei personaggi, quel nuovo sistema e soprattutto ad appropriarsi di profitti presenti e futuri.
Forse la sua colpa derivò dall’imprudenza a mostrarsi adepta del paganesimo all’alba di un momento storico che aveva da poco visto lo scioglimento dell’Ordine dei Templari. Le accuse del vescovo avevano probabilmente un fondo di verità: poteva aver rinnegato Cristo, così come lo avevano fatto i Templari. Dove si scrive che fu trovato nella Kyteler’s House un “orribile coppa ricavata dal teschio di un condannato a morte” si può alludere alla testa di San Giovanni Battista adorata dai Templari, ritenuto il vero Messia e spesso presente, già dall’epoca, in forma di simulacro nelle sedi dell’Ordine. Sono solo ipotesi ma che confermerebbero la matrice politico-economica quale motivazione del suo processo e condanna.
In merito alle accuse di omicidio dei mariti c’è da ammettere che gli indizi di colpevolezza sono piuttosto pesanti. Non ci vuole uno speciale intuito investigativo per capire che le probabilità di perdere ben quattro mariti, con quelle modalità e in maniera puramente “fortuita” sono molto poche. E’ certo che si sposò per interesse e che si appropriò, di volta in volta, della totalità dei beni, deludendo le giuste attese degli altri eredi naturali. Il denaro ed il conseguente potere costituiva certamente la sua priva motivazione ma non si può esser certi che sia stata l’unica. Tra le informazioni che si traggono nella comparazione delle varie fonti ciò che salta agli occhi è la descrizione della relazione con il figlio William, che in alcuni tratti assume connotazioni più simili a quella che intercorre tra due amanti o innamorati che non tra madre e figlio; non è da escludere, in sostanza, che sia sussistito rapporto incestuoso tra i due.
Un'altra nota dissonante che non possiamo evitare di rilevare riguarda la promiscuità delle sue frequentazioni: come mai, considerando la posizione sociale e tutto il resto, Alice decise di includere nella sua "congrega" tante persone di umili origini?
La sua era una congrega di tipo massonico, più o meno ispirata all'esoterismo neotemplare, una più tipica combriccola pagana dedita ai culti ancestrali dell’Antica Religione, oppure una combinazione di entrambe?
Quando, secondo i resoconti, il tutto ebbe inizio Alice aveva poco più di vent'anni: troppo giovane per avere padronanza delle pratiche, dei cerimoniali, delle tecniche e quant'altro può concernere l'uso della magia nei suoi aspetti pratici. Se ne deduce che, probabilmente, debba aver avuto una guida o un maestro che l'abbia istruita, addestrata e che, a quanto pare, sia riuscito a rimanere nell'ombra, a passare totalmente inosservato. Se anche di magia è stato fatto uso allora, valutando tutta la storia e i retroscena di cui si hanno informazioni, probabilmente si è trattato di Magia Rossa, quella categoria intermedia tra la bianca e la nera, che non può essere definita ne buona né cattiva poiché attinge da ambedue, ma è indirizzata ad ottenere uno scopo personale, il più delle volte a carattere sentimentale, economico o di potere.
In ogni caso, pochi giorni dopo l’arresto, Alice Kyteler fu fatta evadere dai sotterranei del Castello di Kilkenny.
I vari racconti narrano semplicemente di una sua fuga, ma chiunque abbia sufficienti conoscenze del periodo storico in oggetto è consapevole di come l'organizzazione di una evasione del genere necessiti di un piano minuzioso e ben organizzato. Il "commando" che fece incursione nei sotterranei, abbatté le guardie e la condusse fuori dal paese, permettendole di raggiungere Londra, non poté che agire con varie collaborazioni e appoggi esterni.
Ed è proprio in questo frangente che troviamo un altro particolare curioso: sembra infatti che nella fuga Alice portò con se Sara, la figlia di Petronilla.
Usiamo il condizionale poiché, anche in questo caso, vi sono delle discordanze: alcuni documenti riportano che Sara fu liberata insieme ad Alice mentre altri dicono che fu accompagnata da lei in un secondo momento, quando era già latitante in Inghilterra, per mantenere una promessa fatta a Petronilla prima della fuga. Questa seconda versione appare decisamente meno verosimile in quanto la manovra avrebbe potuto facilmente rivelare la sua posizione, ma soprattutto sarebbe stato più molto semplice occuparsi di lei in Irlanda, delegando l'impegno a qualcuno dei molti facoltosi amici.
Se, quindi, cosa assai più plausibile, la condusse con se nella fuga, perché lo fece?
Perché decise di fuggire con la figlia di una sua serva abbandonando in carcere, per esempio, sua figlia Basilia?
Che Petronilla non sia stata una semplice cameriera?
Il figlio William Junior, era abbastanza protetto dal legame di parentela con Roger Outlawe, pagò il suo debito con la Chiesa versando una cospicua somma di denaro, promettendo di rifare a sue spese il tetto della Cattedrale e di assistere tre volte al giorno per un anno alla messa, ma la povera Petronilla de Meath rimase intrappolata tra le grinfie dell’Inquisizione che, furente per la fuga, cercò di strappare la prova che Alice Kyteler fosse una pericolosa strega dedita a pratiche sataniche.

Per questo fu condannata al rogo.
La sentenza venne eseguita a Kilkenny, davanti a una folla inferocita, ma "con tutta la dovuta solennità", Domenica, 3 novembre 1324.



In ogni caso le domande non sono finite.
C'è forse qualcosa di cui Petronilla non parlò mai?
Lo fece perché Alice aveva in ostaggio sua figlia?
Crediamo che a questo punto sia necessario chiarire brevemente la questione delle torture cui sarebbero stati sottoposti i prigionieri dell'Inquisizione.
Bisogna ricordare che nell'886 papa Nicola I aveva dichiarato inammissibile l'uso della tortura e che la confessione dell'imputato avrebbe dovuto essere spontanea; nel XII secolo il decreto di Graziano (Concordia discordantium canonum) confermava sostanzialmente la condanna di tale metodo. Solo dal XIII secolo, la tortura era stata reintrodotta nella giustizia civile passando poi alla giurisdizione ecclesiastica e Papa Innocenzo IV ne autorizzò l'uso a condizioni ben precise, non previste nei tribunali civili del tempo. Ad esempio la vittima non doveva correre il rischio né della mutilazione né della morte e prima di usare la tortura l'inquisitore doveva chiedere l'approvazione del vescovo locale; in ogni caso la confessione ottenuta con la tortura o in "cospectu tormentorum" ossia alla vista degli strumenti di tortura, non era valida a fini processuali, ma doveva essere ripetuta spontaneamente e non sotto coercizione. Risulta, tuttavia, che nell'Irlanda dell'epoca il "codice" non avesse, formalmente, ancora recepito tali cambiamenti voluti da Innocenzo IV e che le torture non fossero ancora ammesse.
Infatti Petronilla non fu propriamente fustigata ma le furono inflitti semplicemente alcuni colpi di frusta e la sua resistenza fu davvero blanda se si considera che non poteva essere ignara delle conseguenze che una sua confessione avrebbe comportato. Si arrese al sesto colpo, ammettendo tutte le accuse e testimoniando contro Alice, definendola come la "più abile maestra del Regno nelle arti magiche".
Malgrado tutti gli altri "elementi probatori" fu proprio dalla sua ammissione che scaturirono le condanne per entrambe le donne, ma è difficile credere che Alice potesse ignorare o sottovalutare tale eventualità o che, in un modo o nell'altro, le testimonianze utili per la sua condanna sarebbero state recuperate dagli inquisitori.
C'era quindi qualcosa di cui Petronilla era al corrente e che non doveva emergere tanto da fingere di "arrendersi" al momento giusto soddisfacendo così gli inquisitori ed evitando che indagassero oltre?
Chi era realmente Petronilla de Meath e qual'era il suo ruolo in tutta la vicenda?
C'è forse qualcos'altro al di là delle accuse di cui abbiamo finora parlato e che non è effettivamente trapelato?
Forse non avremo mai una risposta certa ma molti indizi lasciano riflettere sia sul rapporto tra le due donne che sul ruolo di Petronilla.
Nelle note oscure di tutta la vicenda restano anche i nomi delle altre persone, tra le undici arrestate, che forse seguirono il suo destino. Sappiamo infatti che fu la prima ma non l'unica, anche se nessun documento residuo ne specifica i nomi: è molto probabile che, anche in questo caso, si salvò chi possedeva una certa disponibilità di denaro per comprarsi il "perdono".
Quanto alla destinazione finale di Alice ci sarebbero da fare ulteriori considerazioni.
Quel che comunemente si deduce dai vari resoconti è che andò a rifugiarsi in una qualche residenza non lontana da Londra ove visse ancora a lungo.
E' giusto citare, a tal proposito, la leggenda di una strega chiamata "Ketyll" di cui si trova qualche traccia nel paese di Clapham, Yorkshire del nord, legata al Castello di Clapdale, che agli inizi del XIV secolo apparteneva a Sir John de Clapham ma di cui, purtroppo, si hanno pochissime informazioni. E' probabile che Alice vi abbia sostato per un certo periodo ma è poco convincente che sia stata la sua destinazione finale, in quanto il problema di questa versione della storia è che non tiene conto di quella che era la situazione politica nell'Inghilterra di quel tempo.
Edoardo II Plantageneto, al contrario del padre, non era dotato del pugno di ferro necessario a governare in quegli anni difficili; gli uomini forti del suo regno erano altri. A causa delle sue scelte erano sorti molti contenziosi nel passaggio dei beni templari agli ospedalieri, che rimasero gestiti da personaggi nominati ad hoc. E' una lunga storia che esula dai nostri interessi immediati ma si deve tener conto che erano ancora lontani i tempi delle riforme luterane e dello scisma anglicano: la Chiesa e l'inquisizione erano ben presenti con la famigerata e capillare ramificazione di contatti ed informatori.
Ci sembra molto più probabile che, dopo un primo periodo di latitanza inglese, la Alice si sia definitivamente eclissata rientrando in quelle Fiandre da dove aveva avuto origine la sua famiglia e che le offrivano maggiori garanzie di anonimato.
Nessuno ebbe più notizie di lei.
Forse visse ancora a lungo... forse!
Proviamo, infine, a tentare di trarre delle conclusioni.
Chi era Alice Kyteler?
Era una strega?
Molto dipende dal significato che oggi vogliamo dare al termine.
Era una donna ambiziosa che si era spinta al limite, tanto da diventare custode di segreti... di quelli veri... di quelli che restano tali.
Aveva dimestichezza con prodotti e sostanze tossiche e velenose facendone uso...soprattutto con i mariti!
Era introdotta in ambienti esoterici, massonici e neotemplari, oltre a quelli iniziati al culto della religione precristiana.
Vi sono altre testimonianze che data la necessaria brevità non è stato possibile addurre le quali, pur non aggiungendo alcunché di sostanziale a quanto esposto, farebbero decisamente supporre che credesse nei culti e nelle ritualità magiche tanto da praticarle in prima persona, oltre che organizzarvi un gruppo dedito.
Se di magia possiamo parlare, nel suo caso ha rappresentato semplicemente uno degli strumenti con il quale raggiungere i suoi veri scopi che sono sempre stati la ricchezza ed il potere.
E' probabile che fosse un'eretica nel significato pieno del termine in quanto la "Chiesa" e l'inquisizione non furono i suoi nemici solo da un punto di vista pratico ma anche ideologico; è convincente l'ipotesi che, nel tempo, si sia allineata a culti o filosofie esoteriche naturalmente condannate dalla religione cristiana.
Lascio a Voi lettori la libertà di trarre altre conclusioni.


Note:

[1]Secondo il folclore romano, l'Incubus (dal latino incubare, "giacere sopra") era un demone di aspetto maschile che giace sui dormienti, solitamente donne, per trasmettere sogni cattivi e talvolta per avere rapporti sessuali con esse. Veniva spesso associato, come nome secondario, a Fauno, insieme ad altri come Fatuus, Fatuclus e Inuus. Rimane presente nelle leggende medievali dove la figura diventa più malvagia. L'incubo sottrae energia dalla donna con cui giace per trarne nutrimento, e nella maggior parte dei casi uccide la sua vittima o la lascia in pessime condizioni di salute. La versione femminile di questo demone è chiamata succubo. Durante la caccia alle streghe, l'ammissione di aver avuto rapporti sessuali con un demone o Satana era uno dei peccati puniti con il rogo. Si riteneva che, a volte, gli incubi concepissero dei figli con le donne che possedevano; una delle leggende più famose di un tale caso è quella del mago Merlino, il famoso mago della leggenda di re Artù.

Fonti:

  • The History of Ireland -  Irish Annals - Thomas Wright

  • Dame Alice Kyteler, la strega di Kilkenny - AD 1324 - John Drelincourt Seymoursorcery trial of Alice Kyteler - Richard de Ledrede

  • The Superstitions of Witchcraft - Howard Williams Field Day Anthology of Irish Writing, Volume 5 a cura di Angela Bourkeof Dame Alice Kyteler - Brian Levack

  • Witch Hunts in Europe and America - William E. Burnsand Magic in Europe, Volume 3: The Middle Ages - Karen Jolly

  • Ainsworth's Magazine - Volume 9

  • Diaboliche, maledette e disperate: le donne nei processi per stregoneria - Dinora Corsi

  • Stregoneria, Storia di una follia profondamente umana - Colette Arnould

  • Collectanea Franciscana, Volumi 46-47 - Istituto Storico Cappuccini, 1976

  • Gli amanti del demone- Stephens, Walter - The University of Chicago

  • Latin Poems - Richard de ledrede - Pontifical Institute of Mediaeval Studies, 1974.

  • The Sorcery Trial of Alice kyteler - Bernadette Williams  http://www.historyireland.com/medieval-history-pre- 1500/the-sorcery-trial-of-alice-kyteler-by-bernadette-williams/

  • http://www.sacred-texts.com/pag/iwd/iwd03.htm



Articolo di: Claudio Dionisi
per Esoterismo e Misteri

Foto di testa di Mauro Hyk De Angelis
- Modella: Maura Halflight

Pubblicato il 23 Maggio 2015
Ultima revisione 12 Ottobre 2015

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Last Update: 20/04/2017
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