Le Cacce alle Streghe - Esoterismo e Misteri

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Le Cacce alle Streghe

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Le Cacce alle Streghe
 
di Linda Cavadini

Tra il 1450 e il 1750, con ondate diverse, migliaia di persone, per lo più donne vennero accusate del “crimen excepta” di stregoneria, di queste buona parte venne uccisa.
Io credo non si possa parlare di una sola caccia alle streghe, ma di un fenomeno che si sviluppò in modo diverso in diverse parti del mondo. Ciò che accomuna il fenomeno è la presenza di alcuni elementi comuni che, insieme, generarono questo fenomeno di isteria collettiva:
•      Il cambio di mentalità e il formarsi dell’idea che il satanismo e la stregoneria stregoneria fossero realtà concrete con caratteristiche e struttura ben definite: non solo il popolino credeva al maleficium, ma anche le classi colte erano certe dell’esistenza di una sette di streghe. All’idea rurale di una strega che lancia il malocchio, si somma la teoria culta che vedeva nella strega una adoratrice del demonio.
•      Problemi di carattere socio economico: crisi economica, guerre e conseguente aumento della popolazione femminile, carestie, epidemie. A seguito di ciò non fa che aumentare la paura della ribellione: le prime descrizioni di sabba compaiono allorquando l’Europa venne squassata dalle rivolte delle jaqueries
•      Grandi stravolgimenti religiosi e sociali: la riforma protestante e la Controriforma, l’affermazione delle monarchie nazionali, creazione del capro espiatorio;
•      Il cambio giuridico, da processi di carattere accusatorio a inquisitorio.
È difficile capire quali siano cause e quali conseguenze, credo, quindi, sia opportuno indagare questo periodo di crisi come il passaggio dal mondo dell’armonia e della fissità, tipico del medioevo, a quello in continua evoluzione, sociale ed economica, proprio dell’età moderna. Gli uomini della fine quattrocento cominciano a mettere in discussione la fiducia in dio, la sicurezza della fede e della religione: da più parti il mondo medievale sembra scricchiolare e i suoi valori saltano.
Il Rinascimento, periodo esaltato un tempo come emancipazione dalla schiavitù medievale, non inventa certo le streghe, ma le codifica e le descrive. Nel 1484, papa Innocenzo VII concede agli inquisitori Kramer e Sprenger, domenicani tedeschi, la facoltà di creare il manuale del perfetto cacciatore di streghe. Così nasce il Malleus maleficarum (martello delle streghe), pubblicato per la prima volta nel 1486. A partire da questo trattato la strega assume caratteristiche più definite, un volto preciso e chiaro per l’inquisitore: nasce il nuovo capro espiatorio.
Nei secoli medievali la paura viene da un nemico al di fuori della società e ben riconoscibile: ebrei, mussulmani, lebbrosi sono massacrati ad ondate e considerati inquinatori di pozzi, infanticidi, profanatori dell’ostia. La strega è, invece, un nemico interno, che non attenta solo alla vita delle persone, ma all’intera cristianità: è lei che sconvolge l’ordine. Inoltre, e qui c’è l’assoluta novità, non solo realizza ogni serie di pozioni e sortilegi, la strega è colei che fa un patto con Satana, l’Avversario per antonomasia. Se il lebbroso, il pazzo, l’ebreo e l’arabo potevano essere tollerati se isolati dalla società, la strega doveva essere eliminata. Uccidere la strega significava uccidere Satana, era il dovere di un cristiano.. È per questo che la Chiesa costruirà un ragionamento teologico e, in un certo qual modo, razionalista sulla necessità di estirpare la strega, origine di ogni male. Le cacce alle streghe, quindi, devono essere viste non solo come un fenomeno di isteria collettiva (a fasi alterne tutti i gruppi a margine della società dovettero subire persecuzioni), ma soprattutto come una pianificazione, assurda e errata certamente, di purificazione del mondo dal male.
 
LE STREGHE ESISTONO!
 
 
Nel momento in cui la persecuzione delle streghe diventa un compito importante per la Chiesa, nasce l’esigenza del manuale. Necessariamente rivolto alla classe colta e con un intento pratico, i manuali si susseguirono a partire dal Malleus maleficarum. Sebbene questo manuale, infatti, non fu mai adottato ufficialmente dalla Chiesa Cattolica; riscosse tuttavia i consensi di diversi inquisitori ed autorevoli ecclesiastici, nonché di giudici dei tribunali statali e secolari. L'immediata e durevole popolarità di questo libro contribuì a scalzare l'autorevolezza di un precedente testo di riferimento per i casi di stregoneria: l'antico Canon episcopi.
Come abbiamo visto, nel canon Episcopi veniva detto chiaramente che alcune donne credevano di cavalcare di notte per recarsi al sabba; nei manuali di questo periodo non c’è più spazio per i dubbi: le streghe esistono veramente e hanno caratteristiche ben precise che l’inquisitore deve imparare a riconoscere. Esse, infatti, sono subdole, possono assumere qualsiasi forma e ingannare facilmente chi si avvicina loro. L’assenza di segni specifici che le identifichino, le rende il pericolo più grande: una strega può apparire in qualsiasi momento, in sogno, in una tempesta.
«Ai nostri giorni, coloro che si sono interessati alla salute del corpo e dell’anima e a ciò che le streghe, donne vampiro, negromanti e altri analoghi scellerati mettono diabolicamente in opera contro la stirpe umana, ci hanno fatto conoscere per filo e per segno le confessioni degli autori di sortilegi […]» (Guaccio, Compendium maleficarum, 1626).
Così scrive Giaccio [1] nel 1626, 150 anni dopo il malleus, nessuno ormai dubita dell’esistenza della setta di streghe e stregoni, anzi il manuale è proprio scritto a partire da confessioni e da fatti che Giaccio giudica reali:
«Bernardo Da Como narra che a Mendrisio, nella diocesi di Como l’inquisitore Bartolomeo di Omate, il potestà e il notaio stavano processando alcune streghe. Volendo appurare se era vero che si recavano fisicamente al sabba uscì un giovedì e si recò nel luogo indicato da una di esse […] Là giunti scorsero molte persone radunate davanti al diavolo»
(ibidem).
«Altra cosa che ritengo vera è che le streghe vengano veramente trasportate da un luogo a un altro a opera del Diavolo, il quale sotto le sembianze di una capra o altro animale fantastico, le trasporta al sabba e assiste alle oscenità che commettono»
(ibidem).
Streghe e stregoni si spostano, volano e si radunano intorno al demonio: questa credenza è la somma di due tradizioni, una colta e l’altra di natura folklorica.
La Scolastica affermava che il Diavolo possedesse poteri di locomozione e che fosse in grado di trasportare persone nel suo elemento, l’aria, e, inoltre, sottolineava la possibilità dei demoni di assumere forme umane e di stringere patti con gli uomini. A questi elementi eruditi si sommano le antiche leggende sulle striges e sul corteo di Diana o domina abundantia, ormai evolutasi, nel Quattrocento, nell’idea di una setta di maghi dedita all’adorazione del demonio.
Le streghe volano sollevate da raffiche di vento o dai loro poteri, a volte si spalmano di unguenti e come confessò la “strega” Matteuccia di Francesco pronunciano formule magiche:
«Unguento, unguento,
mandame a la noce di Benivento
supra acqua et supra ad vento
et supra omne maletempo»
(Verbali dell’interrogatorio di Matteuccia di Francesco abitante a Ripabianca [2], bruciata nel 1428)
Sicuramente, però, il mezzo di trasporto più tipico per il volo è la scopa: l’uso di questo simbolo è riconducibile alla preponderanza femminile delle streghe, all’uso della scopa nei riti pagani di fertilità e al suo essere un simbolo fallico.
La strega ha molti poteri tra cui quello di trasformarsi, se il Canon episcopi affermava:
«Nessuno deve credere, che l’uomo possa davvero mutarsi in besta, o la bestia in uomo: si tratta solo di finzioni magiche che hanno la forma e non la sostanza delle cose che paiono essere».
La realtà dei processi ci mostra un quadro molto diverso:
«Si legge che nel 1546, a una certa Margherita di Esseling il ventre gonfiò di una circonferenza spropositata[…] Partorì dal grembo vermi spropositati e più di 150 serpenti. Il fatto fu considerato portentoso, ma fu prodigio di demoni, compiuto dalla madre della ragazza per denaro»
(Compendium maleficarum).
Helen, accusata di stregoneria nel 1661, racconta come le streghe si fossero infilate in casa sua la prima volta per convincerla a recarsi al sabba:
«da lì portarono birra e passarono attraverso un piccolo buco sotto forma di api e divennero nella sostanza della birra […] Il diavolo era con loro nella forma di grande cavallo»
(Dalla confessione di Helen Guthrie Forfart, 1661).
Quando il diavolo appariva alla strega era rivestito di carne e ossa, di bell’aspetto: talvolta, come in questo caso, la sua forma era di animale.
 
IL PATTO COL DIAVOLO: IL SABBA

La strega è un essere umano legato al diavolo da un patto o da un contratto che lo renda d suo servitore. A intervalli regolari le streghe dovevano recarsi a convegni sacrileghi e orgiastici, conosciuti col nome di sinagoga e, in seguito di sabba. C’erano i sabba ordinari, che generalmente avvenivano di venerdì e vi si radunavano poche streghe, e c’erano i sabba ecumenici, che si tenevano tre o quattro volte l’anno e a cui partecipavano streghe provenienti da ogni parte.
Il sabba è il luogo dell’incontro con Satana, il luogo in cui viene stipulato il patto solo dopo aver rinnegato totalmente la fede cristiana, sbeffeggiando i suoi riti:
«Io dichiaro di aver stipulato un patto col diavolo e di avere l’abitudine di recarmi su un manico di scopa per andare al sabba. Là trovavo un demonio chiamato Monseigneur che talvolta si trasformava in rospo e io gli rendevo omaggio baciandolo sotto la coda. A chi partecipava al sabba era richiesto di rinunciare del tutto alla fede cristiana»
(Dichiarazione di Guillaume Adeline, dottore di teologia, Normandia 1453).
Caterina Bonivarda, di Gambasca, provincia di Cuneo, viene accusata a fine ‘400 di essere una strega, dopo frequenti torture confessa di aver fatto un patto col diavolo: il patto è suggellato da una ritualità ben precisa e dall’unione sessuale. In cambio di fedeltà la strega otterrà denaro ricchezza e protezione:
«Fece per terra una croce con due paglie e poi pose il deretano sopra di esse, rinnegando espressamente Dio, la fede e il battesimo; e prese il detto demone in suo amante, signore e maestro, promettendo di servirlo e di obbedirgli e di dargli ogni anno un pollo bianco […]».
«Non preoccuparti, perché se accetterai di fare ciò che ti dirò, io aggiusterò ogni cosa e farò in modo che tu sarai consolata e contenta e ti darò molte ricchezze e denari»
(Verbali del processo a Caterina Bonivarda, 25 novembre 1495).
Ci si reca al sabba in volo, perché esso si trova in luoghi distanti e perché è un luogo altro in sé. Curiosamente i sabba si trovano spesso in luoghi già nell’antichità deputati a pratiche magiche: crocicchi, cimiteri, paludi, sotto alberi sacri.
 
«Il Diavolo, essendo venuto per condurla al sabba, la chiamò senza che nessuno lo udisse e le diede un unguento col quale, dopo essersi spogliata, si strofinò la schiena il ventre e lo stomaco: poi, rivestitasi, uscì dalla porta e fu immediatamente sollevata in aria a grande velocità. E in un istante si trovò sul luogo del sabba, che era nei pressi del cimitero. Arrivata aveva adorato il diavolo che soleva star ritto sulle zampe posteriori, aveva avuto rapporti con lui in forma di cane e aveva ballato con lui schiena a schiena. E dopo aver ballato aveva bevuto vino che non le era parso buono e mangiato pane bianco. Non aveva mai visto sale»
(Confessione di Colette du Mont, isola di Guernsey 1617).
La riunione è presieduta dal demonio che siede su un trono d’ebano: dalle sue corna fluisce luce e dai suoi occhi fiamme, la sua voce è orribile e il volto emana malinconia
Durante il sabba Satana chiede che si rinunci alla fede cristiana e che gli si rechi onore con il bacio osceno sul deretano, sul piede sinistro o sui genitali. Poi, vestito di nero, con mitra e cotta, tiene un sermone e ordina i seguaci di non tornare al cristianesimo e promette loro un paradiso migliore di quello cristiano.
I seguaci donano a Satana dolci, farina, pollame e denaro e hanno con lui rapporti sessuali privi di piacere, come confessa Caterina Bonivarda all’inquisitore:
«Dopo di ciò ho avuto un rapporto sessuale col diavolo a parte posteriori, ma nel rispetto della natura. Da esso non ho ricavato piacere alcuno poiché il demone ha il membro virile molto freddo e diverso da quello degli altri uomini»
(Verbale degli interrogatori di Caterina Bonivarda, Cuneo 24 novembre 1495).  
L’adorazione del demonio non avviene sempre nello stesso modo; dice infatti Guaccio:
«Le streghe non lo adorano sempre nello stesso modo. A volte piegano supplici le ginocchia, a volte stanno ritte ma volgendogli le spalle o a gambe in su e testa all’indietro. Offrendogli poi candele nere come la pece, o anche il cordone ombelicale dei neonato, gli baciano - in segno di rispetto - il didietro»
(Compendium maleficarum).
Il patto con Satana non permette libero arbitrio, non ci si può mai rifiutare di compiere il suo volere o di recarsi al sabba, fare un patto con il demonio significa divenirne schiavi:
«se qualcuna accampa pretesti per non recarsi al sabba, il demone non la trascina a forza, ma, pur lasciandola a casa, le infligge dolori così lancinanti, nella mente e nel corpo, che non ha più requie.[…] Per far cessare i dolori la donna è costretta a confessare e a impegnarsi, sotto giuramento, di non rifiutarsi più di andare al sabba»
(ibidem).
Il sabba concretizza un incubo universale: durante il rito si celebrano infanticidio e cannibalismo, da sempre atti che costituiscono tabù nel mondo occidentale e che quindi venivano imputati ai capri espiatori (cristiani al tempo dei Romani o ebrei al tempo dei cristiani).
«Circa due anni prima, in una notte d’estate esumarono dal cimitero di Martignana un figlio di quelli dei Francesi, che esse avevano ucciso la notte precedente e portatolo a Rofreddo, nella casa di Margherita Giordana, lo cossero nell’acqua e, mettendo da parte il grasso per ungere i loro bastoni, fecero salsicce delle sue carni e fra di loro se le mangiarono e divisero, dandone ad altri da mangiare»
(Verbale degli interrogatori di Caterina Bonivarda e Caterina Borrella, Cuneo 6 dicembre 1495).
Il sabba è il regno della frenesia e della libido, le streghe ballano nude una danza ipnotica che le lascia spossate e insoddisfatte, anche l’accoppiamento con il demonio non dà loro alcun piacere, perché il seme di Satana è freddo. I cibi sono bellissimi a vedersi ma hanno sapori orribili e sono del tutto privi di sale che è simbolo di Cristo.
«Nei sabba vi sono tavole imbandite, cui le streghe si accostano per gustare le vivande che il demonio offre. A tutte accade che, anche se le tavole hanno un bell’aspetto, le vivande sono così repellenti che, a guardarle e ad annusarle, anche lo stomaco più attanagliato dalla fame ne ha nausea».
«Ai banchetti seguono danze sfrenate in cerchio, sempre volte verso sinistra che causano solo stanchezza, noia affanno». «[…] Demoni e adepti si mischiano allora turpamente»
(ibidem).  
Il pasto servito è costituito da portate rivoltanti: pesce e carne dal gusto di legno marcio, vino col sapore dei liquami del letame, carne di bambini.
Le streghe sono eretiche e apostate, non vogliono sostituire la religione cattolica con le loro pratiche, ma sconfiggerla e glorificare satana, per questo i Sabba sono spesso ribaltamento del rito religioso. L’ostia non viene solo calpestata, ma profanata, così si legge nei verbali dei già citati processi a Caterina Bonivarda a Cuneo nel 1495:
«Tutte confessano di aver ricevuto nella Pasqua del 1493 il corpo del Signore nostro Gesù Cristo e, su istigazione dei demoni di essersi tolte da bocca l’ostia consacrata, di averla conservata e portata nella loro riunione notturna, di averla gettata in terra colpendola con verghe sino a ridurla in minuscoli pezzetti su cui avevano sputato e urinato, mentre i demoni presenti esultavano».
Spesso veniva somministrata una parodia dell’eucarestia sotto ambo le specie, ma quel che si riceveva era un oggetto duro e nero e un boccale pieno di liquido nauseabondo.

 
IL POPOLO E LE STREGHE: I MALEFICIA

Se le classi colte erano ossessionate dall’idea del complotto e della ribellione e il Sabba costituiva per loro il peccato più grande delle streghe, per il popolino questo aspetto divenne importante solo quando, grazie alle prediche e all’azione degli inquisitori, venne conosciuto. Fu così che il sabba e l’idea del patto con il diavolo si unirono a paure ben più pratiche e concrete, quelle dei maleficia.
Osserviamo questo racconto che ci fa Guaccio:
«Un certo Johan, mugnaio di Welferdingen, aveva un bimbetto d’un anno che era la sua gioia. Agathe di Pittelingen e Maria di Hoheneck lo sottraggono di nascosto nella culla e lo mettono su una pira eretta su un erto monte detto La Grise. Ne estraggono poi, con cura, le ceneri e le bagnano con rugiada delle spighe di grano e delle erbe, formando una pasta friabile, da spargere sulle viti e sulle piante, in modo da ucciderle in pieno fiore e impedire che diano frutto»
(Compendium maleficarum).

In questa testimonianza compare l’infanticidio, ma non atto a soddisfare e celebrare Satana, quanto a mandare un maleficio sulle spighe: nel mondo contadino le streghe attentano al benessere della società che, necessariamente, passa attraverso, la produttività dei campi o degli animali.
Gli operatori magici, come già ritenuto nell’antichità, potevano dominare gli eventi atmosferici, scatenare una tempesta solo spruzzando acqua verso il cielo.
«Ulli Hustly raccontò come una volta sua moglie aveva chiamato una levatrice che non era Dichtlin e Dio le diede un bambino. Allora Dichtlin minacciò sua moglie levando il dito e dicendo “Quanto scommetti che ti troverai nelle peggior condizioni?”. E arrivò un temporale e un fulmine cadde sulla sua casa e bruciò tutto quello che possedeva. Ed egli dice e giurerà sulla sua vita che questa fu opera di Dichtlin».
«Un po’ di  tempo fa Kuni andò a mietere. Giunse al fiume Luthern e vi trovò Anna che guardava in un gorgo del corso d’acqua. Kuni disse “Che cosa stai facendo?”. Ella rispose: “sto pescando”. Più tardi la vide in piedi nel gorgo, che si spruzzava d’acqua fra le gambe con entrambe le mani. E prima che giungesse a casa, ci fu un’acquazzone»
(Verbali del processo a Dichtlin e sua figlia Anna, Svizzera 1502).
Come appare chiaro dai testi, ci troviamo in un contesto di società di villaggio, fatto di invidie e gelosie, era facile essere accusate di praticare la magia e di fare fatture. Nel 1502 alcuni uomini provenienti dai villaggi di Scholtz, Ettisweil e Albersweile si lamentarono con il sindaco per i malefici compiuti da Dichtlin, moglie di Hans in Der Gasse, e di sua figlia Anna. Il quadro che emerge è chiaro, una dozzina di testimoni lancia accuse contro Dichtlin e Anna, tutte riguardano i maleficia. Otto volte viene accusata di aver provocato temporali battendo l’acqua del fiume, in due casi ha causato la morte di un uomo, in un caso ha causato malattie, in un altro ha causato la morte di un bue e in un altro la distruzione di una proprietà con un fulmine. Dichtlin è una levatrice e l’unica una motivazione fornita per i suoi maleficia, è la gelosia contro le sue rivali nella professione.
Il mondo rurale aveva da tempo imparato a convivere con la magia, senza ricorrere ai roghi, anche se a fasi alterne alcuni accusati di magia furono uccisi dalla furia del villaggio. Questi, ad esempio, i modi per riconoscere e prendere provvedimenti contro i malefici del bestiame:
«Rimedi contro i malefici del bestiame. Sia ben noto che quando le streghe vogliono privare del latte le vacche, sogliono recarsi nella casa in cui esse si trovano, e chiedono n pochino di burro o di giuncata con cui preparano il sortilegio. Le vittime devono guardare attentamente sotto la soglia che le bestie devono varcare e controllare anche le greppie e gli abbeveratoi».
«Se necessario, scavino per terra, e, nel caso trovassero qualche oggetto nascosto, riempiano il buco con terra presa altrove, aspergendo d’acqua benedetta. Si tratta di cose senza valore come pietre, pezzi di legno, topi o serpenti».  
Le streghe del mondo popolare ci fanno quasi sorridere, più che potenti mandanti del demonio, sembrano maghi dispettosi e iracondi, cui non interessa attentare alla vita della chiesa, ma punire i propri compaesani per torti subiti, come appare chiaro dalla storia della famiglia Trevisand. Nel 1601-1602 nel Devonshire, in Inghilterra, vennero raccolte prove riguardanti maleficia perpetrati nel villaggio di Hardness dalla famiglia Trevisand: i testimoni furono 12 e portarono accuse molto precise.
«L’interrogata disse che Peter Trevysard venne a casa sua per chiedere un’accetta, che la servitrice dell’interrogata gli rifiutò; Peter le rispose: “Non l’avrò? Ti farò un bel servizio, prima che siano passati 12 mesi”. E in breve la suddetta Alice Beere si ammalò, seguitando a stare un giorno bene e uno male per lo spazio di 11 settimane e alla fine morì. Anche il marito dell’interrogata e un loro figlio si ammalarono e continuarono così per 17 o 18 settimane, poi morirono»
(Verbali del processo alla famiglia Trevisand di Dorthmund, 1601-1602).
I verbali sono pieni di scaramucce e testimoniano più il cattivo carattere della famiglia e la loro fama di iettatori. Per esempio, Cristian Webbe, una vedova, diede in affitto una casa a Michel Trevisan. Quando Cristian chiese la pigione, Alice Trevisand la maledì dicendo «Sarà peggio per te». Alice gettò l’acqua sulla casa di Cristian che fortunatamente venne avvisata da un vicino. Alice invece fu vittima della sua stessa magia perché scivolò su quei gradini, si ammalò gravemente e parte delle mani e delle dita marcirono e si consumarono.
Come vediamo, normali storie di cattivo vicinato trasformano una donna arcigna e maligna in una strega, quando poi alle dicerie popolari cominciarono a sommarsi le teorie teologiche, iniziarono i roghi e i processi.
 
UNA VOCE FUORI DAL CORO: JOHAN WEYER
 
Alla fine del Quattrocento, dunque, nessuno pare dubitare dell’esistenza delle streghe; né il popolino, che per la verità mai le aveva messe in discussione, né le classi alte che, invece, nel Medioevo guardavano il fenomeno con scetticismo. La strega è una realtà presente e potente nella vita contro cui è necessario scagliarsi. Dal momento che non è possibile sconfiggere Satana che agisce, non dimentichiamolo, solo per volere o concessione divina, allora è bene eliminare chi liberamente lo sceglie e permettere a chi ha stipulato il patto con Satana di confessare le proprie colpe e di purificarsi attraverso il fuoco liberatore.
Qualcuno, però, preferì prendere le distanze da questa forma di ossessione diabolica e assumere posizioni scettiche. Il più famoso di quelli che criticarono la caccia alle streghe è, sicuramente, Johann Weyer (1515-1588), medico di Guglielmo V, duca di Cleve. Egli sostenne che le streghe non praticassero tutte le attività che venivano loro attribuite. Nei due testi De praestigiis daemonum (1563) e De lamiis volle dimostrare che le donne ignoranti che ammettevano di essere streghe soffrivano di allucinazioni e non dovevano essere prese sul serio.
Nelle sue tesi usò l’arte medica sostenendo che i maleficia delle streghe si potessero spiegare con cause mediche e naturali e che le confessioni delle streghe sono conseguenza di un disturbo dell’utero chiamato melanconia. Dimostrò che il patto con il diavolo non poteva essere considerato valido (perché sia valido un contratto i due contraenti devono avere la stessa natura)e quindi, non sussistendo, non poteva essere considerato un crimine.
Per Weyer la stregoneria era un tentativo compiuto da una persona con disturbi mentali di fare qualcosa che era impossibile sul piano fisico e giuridico. Tuttavia non si spinse a negare l’esistenza di Satana: egli ammise che il diavolo poteva influenzare la fantasia umana. I maleficia erano da attribuire a cause umane, ma il diavolo era responsabile di aver fatto credere alle streghe di averli causati, giocando sulla fantasia di povere donne ignoranti e malate.
In linea col Canon Episcopi, Weyer affermò che Satana non ha reso le donne dementi, ma solo più vulneraili: il processo contro queste donne, eretiche, è possibile, ma nessuna deve essere messa a morte.
Il pensiero di Weyer rimase isolato e le sue idee vennero screditate dai più grandi inquisitori; solo verso la metà del ‘600 gli intellettuali europei cominciarono a mettere in discussione il potere del Demonio e le sue opere.
 
LA RIFORMA E LA CONTRORIFORMA
 
L’aspetto più drammatico della riforma protestante fu la frantumazione della cristianità occidentale, avvenuta in un periodo di grandi conflitti sociali ed economici. Non possiamo pensare alla riforma protestante e alla controriforma cattolica come causa delle cacce alle streghe, dal momento che tali fenomeni si verificarono indistintamente sia in area cattolica che protestante, i riformatori cattolici e protestanti avevano in comune molte delle credenze sulle streghe e manifestarono allo stesso modo la loro avversione.
Con l’età della Riforma crebbe la consapevolezza del potere del diavolo nel mondo: sia Lutero che Calvino ne erano ossessionati e, al pari degli asceti medievali sostenevano che il vero cristiano dovesse combattere una lotta pari senza pari contro di lui. A molti cattolici, d’altro canto, l’origine del protestantesimo pareva opera di satana. Sia nelle aree cattoliche che in quelle protestanti si originò il bisogno di ripulire il mondo dall’opera del maligno attraverso una guerra interiore ed esteriore, processando streghe ed eretici.
I riformatori luterani e calvinisti, poi ponevano molto l’accento sulla santità personale e istruivano il popolo a condurre una vita più rigorosa e severa, combattendo la lotta contro Satana. Una vita irreprensibile era sicuro segnale della santità e, nell’ottica della predestinazione, del far parte della schiera degli eletti, ciò non faceva che aumentare il senso di colpa. Nell’Inghilterra del XVI e XVII secolo, per esempio, si è dimostrato che molte accuse venivano da persone che si erano rifiutate di prestare aiuto economico a un questuante e ciò aveva generato un grande senso i colpa. Ma, dipingendo il mendicante come un essere indegno di solidarietà, come una strega, ci si liberava del senso di colpa, proiettandolo sull’altro. Le streghe divennero capri espiatori di una società che stava affermando un nuovo ordine morale: in ambiente cattolico, ad esempio, quando i preti provavano un grande senso di colpa e di debolezza morale rispetto all’incontinenza sessuale, proiettavano la loro colpa sulle streghe.
In tutta Europa si assistette a una cristianizzazione senza precedenti, anche nelle zone rurali: ora la salvezza non era più un affare collettivo (ci si salvava in quanto membri della comunità dei cristiani) ma diventa sempre più personale e quindi più difficile. Tutti i cristiani dovevano condurre una vita esemplare, ma dovevano apprendere i principi della vera fede e le forme appropriate del culto. Era necessario purificare la fede sradicando le vecchie credenze e le pratiche superstiziose: vennero attaccati ad esempio: la benedizione popolare, l’uso dell’acqua santa, di incantesimi e di amuleti per proteggere se stessi, nonché la pratica della magia che potesse contemplare la recitazione di preghiere. Chi si sentiva minacciato da una strega non poteva più, almeno nei paesi protestanti, come era capitato nel medioevo, farsi il segno della croce, spruzzare acqua benedetta nelle case, appendere immagini di santi, l’unica via era istituire un processo legale. Tra le tante iniziative, fatte dalle chiese Riformate e dalla chiesa cattolica per convincere le masse dell’esistenza della strega:
* venne imposta la lettura in chiesa delle accuse e delle sentenze di condanna, la stessa lettura veniva eseguita in pubblico poco prima dell'esecuzione;
* si tenevano prediche contro la stregoneria durante i processi e prima dell'esecuzione;
* si organizzavano turni di preghiera collettiva contro il demonio e le streghe;
* si tenevano sermoni di natura tale da indurre gli stessi fedeli a "vigilare" e a individuare possibili streghe nell'ambito della propria famiglia e tra i conoscenti e chi non collaborava era minacciato di scomunica;
* le sedi dei processi furono trasferite in citta', o in grossi borghi, e le esecuzioni fissate nei giorni festivi per favorire la massima affluenza del pubblico (prima la messa e poi il rogo!);
* molti preti divennero famosi per lo zelo con cui individuavano e deferivano all'inquisizione i presunti colpevoli di stregoneria (Cambresis);
* in alcune parrocchie gli inquisitori affissero delle lettere e dei bandi sollecitando categoricamente la delazione da parte dei fedeli (Franca Contea, 1657)
* catechismo e prediche contribuirono a diffondere quei concetti di:
o patto col Diavolo
o sabba,
che la massa ancora ignorava;
•      il clero sviluppò ed alimentò un assurdo sentimento repressivo nei confronti della sessualità in generale ritenendola di per se stessa, atto ispirato dal demonio ed, in qualche occasione, riconducibile ad atto di vera e propria stregoneria.

LE BASI GIURIDICHE DELLE CACCE ALLE STREGHE

Talvolta gli abitanti dei villaggi, in preda al panico, decidevano di giustiziare le streghe. Nel 1610, nei paesi baschi, la folla fece irruzione e uccise chi era stato denunciato per stregoneria, sottoponendoli spontaneamente a dure torture e uccidendo almeno una donna.
I governi centrali considerarono questi fatti esecrabili e, ritenendoli una sfida alla loro autorità, si opposero fortemente a qualsiasi giustizia sommaria, si può quindi affermare che la maggior parte delle persone condannate per stregoneria  furono processate e condannate in modo legale.
Fra il XIII e il XIV il sistema giuridico conosce profondi cambiamenti riassumibili in quattro punti principali:
 
•         Sistema inquisitorio in luogo di quello accusatorio.
•         Uso della tortura nei processi per stregoneria.
•         I tribunali secolari acquistano giurisdizione in materia di stregoneria.
•         Declino dei tribunali ecclesiastici.

Prima del Duecento, si è visto, l’azione penale era basata sul sistema accusatorio: l’accusa era perseguita da un soggetto privato, la parte lesa o i suoi familiari. Se l’accusato ammetteva la sua colpa, o il privato accusator riusciva a provarla, solo allora il giudice lo condannava. In caso dubbio, il giudice chiedeva a Dio di fornire un segno di innocenza o colpevolezza, spesso attraverso la prova dell’ordalia. Se l’imputato dimostrava la propria innocente, l’accusatore era perquisibile penalmente secondo la vecchia tradizione romana della lex talionis.
A partire dal ‘200 i tribunali secolari d’Europa adottarono nuove tecniche più razionali, anche grazie alla rinascita, tra l’XI e l’ XII, dello studio formale del diritto romano e dell’aumento della criminalità. Anche la necessità della Chiesa di fronteggiare gli eretici determinò il cambiamento dell’assetto giuridico: il Laterano IV del 1215, ad esempio, proibì formalmente agli ecclesiastici di partecipare all’ordalia [3], decretandone la fine.
La nuova procedura divenne quindi inquisitoria, consentendo ai membri di una comunità di denunciare un sospetto criminale all’autorità giudiziaria: il nuovo sistema consentiva an magistrato del tribunale di citare un criminale sulla base delle informazioni che avevano ottenuto, spesso sulla base solo di voci. I magistrati del tribunale assunsero su di sé il compito di investigare e di determinare se l’imputato fosse o meno colpevole.
L’adozione del processo inquisitorio facilitò il perseguimento di ogni tipo di crimine, ma fu efficace soprattutto nei processi per eresia e stregoneria, anche perché permetteva di eliminare la responsabilità dell’accusatore.
 
Dal momento che le confessioni non erano sempre spontanee le autorità giudiziarie cominciarono a consentire l’uso della tortura [4]. Nel XIII secolo vennero fissate delle regole per l’impiego della tortura:
•      era vietata a meno che questo fosse l’unico modo di accertare i fatti processuali;
•      non doveva comportare la morte della vittima, né dovevano essere cavati gli occhi;
•      doveva essere graduata sia in rapporto alla gravità del crimine che alla fondatezza della colpevolezza;
•      tutti i gradi di tortura dovevano essere praticati nello stesso giorno:era proibita la ripetizione della tortura; erano esenti da tortura le donne incinte e i bambini;
•      non era ammessa l’assunzione delle deposizioni nella sala di tortura, la confessione doveva essere ripetuta spontaneamente entro 24 ore.
Nei processi per stregoneria, queste regole vennero spesso passate sotto silenzio, dal momento che era considerata un crimen exceptum, un crimine eccezionale, e, come tale, trattato. I governi, dal canto loro, definirono la stregoneria un crimine secolare e, in alcuni paesi si assicurarono il monopolio dei processi. A partire dalla fine del XV secolo i tribunali ecclesiastici persero molta della loro autorità e, laddove le monarchie erano forti, si trovarono ad essere subordinati al potere secolare dello Stato. Nei secoli XVI e XVII, a fronte di un interesse teorico costante verso la stregoneria e la demonologia, i magistrati ecclesiastici iniziarono ad avere una certa riluttanza a impartire sanzioni severe: non a caso in Italia e Spagna [5], dove i tribunali secolari non si imposero su quelli ecclesiastici, il numero dei processi e delle esecuzioni rimase relativamente basso rispetto al resto d’Europa. Ciò non vuol dire che l’azione degli ecclesiastici fosse defilata: essi continuarono a esercitare frequenti pressioni sulle autorità secolari affinché intraprendessero un’azione più energica nei confronti delle streghe in paesi come la Germania, la Scozia, la Francia. I tribunali locali si dimostrarono ancora più cruenti anche perché soggetti all’isteria del villaggio e perché rispetto alle autorità centrali, erano meno attenti al funzionamento del sistema giudiziario.
Ecco perché paesi come la Svizzera e la Germania, dove mancava un forte governo centrale e non esistevano tribunali ecclesiastici, spazzati via dalla riforma, assistiamo alle più massicce cacce alle streghe.
La caccia alle streghe deriva, dunque, anche dall’incapacità degli stati di garantire un forte potere centrale, garantendo grandi vantaggi ai poteri locali.

CATTURA, TORTURA E PENA
 
Prima di istituire un processo per eresia e, in seguito, per stregoneria, l’inquisitore dichiarava tempo di grazia, periodo in cui tutti quelli che ritenessero di avere qualcosa a che fare con l’eresia o la stregoneria sarebbero venuti spontaneamente davanti al tribunale per confessare ricevendo, ipso facto, l’assoluzione. Una volta individuata la strega su ordine del  magistrato o dell'inquisizione almeno quattro militari venivano incaricati di arrestarla, giocando sul fattore sorpresa. L'arrestata doveva essere immediatamente posta dentro una grossa cesta e condotta in carcere tenendola ben sollevata da terra. Si riteneva che se la strega avesse toccato terra avrebbe potuto acquisire la forza di resistere a qualsiasi tortura procurandosi il cosiddetto "maleficium taciturnitatis".
Una volta catturata il Malleus imponeva che:
«La strega sia rasata nel corpo e si cerchi il marchio del diavolo o mammelle addizionali».
La strega riceveva dal Diavolo un marchio in un punto ben nascosto del corpo; in genere nelle parti intime, ma non sempre, quindi era dovere dell’inquisitore cercarlo. Il marchio poteva consistere nella particolare disposizione di alcuni nei, un segno sulla pelle avente la forma di una zampa di pollo, oppure il cosiddetto "occhio del Diavolo" che consisteva in uno speciale neo collocato nella parte interna di una coscia, in prossimità della vagina.
Il marchio poteva anche essere invisibile e consistere in una piccola parte dell'epidermide resa insensibile al dolore e non sanguinante se trafitta [6].
Come, già detto, per estorcere la confessione si ricorreva alla tortura [7]: quella più frequente era la corda, con la quale, per mezzo di una puleggia, si sollevava in aria la vittima, che rimaneva appesa per le braccia legate dietro la schiena.
«Condotta nel luogo della tortura e legatele le mani dietro la schiena, dopo essere stata collegata a una corda e sollevata da terra, le furono dati tre strattoni. Un volta subitili, rimase in quella posizione per poco, poi chiese di essere deposta e promise di confessare ogni verità circa il detto crimine»
(Verbale di un processo in Savoia, 1477).
Gli strumenti di compressione più comuni erano le viti per gli arti e per le dita, le ganasce per la testa, vari tipi di pinze e gli stivali per gli arti, come si legge negli atti di un processo scozzese:
«Il dottor Fian fu sottoposto alla pena più spietata e crudele di questo mondo, quella dello stivale: le gambe gli furono schiacciate e fracassate e le ossa e la carne così sfracellate che il sangue e il midollo sprizzavano fuori in grande quantità» Scozia, XVI secolo).
Questi arnesi permettevano di graduare la tortura e di essere rimossi appena si disponesse della confessione. Alcune torture erano previste dal diritto penale, altre furono applicate illegalmente da qualche giudice particolarmente sadico [8]. In Germania si iniziò ad usare la sedia della strega, una sedia di ferro arroventata, in Scozia era tipico strappare le unghie alle streghe. Alcune torture illegali prevedevano di riempire le narici di calce ed acqua, di legare la strega a un tavolo coperto di ramoscelli di porcospino e di rovesciarle un cilindro munito di aculei lungo la spina dorsale, di bruciare acquavite o zolfo sul corpo. La particolare durezza delle torture fu anche determinata dal fatto che si credeva che molte streghe potessero usare la stregoneria per resistere al dolore. Quindi l’antidoto ritenuto più efficace contro la stregoneria delle vittime era il tormentum insomniae.L’imputato veniva tenuto sveglio per quaranta e più ore.
Dopo aver stabilito la colpevolezza dell’imputato, veniva emessa la sentenza, spesso di morte.
Il rogo era comune in tutte le zone ma con dei distinguo, in particolare, prima di essere arsa:
• in Inghilterra la vittima veniva impiccata;
• in Germania, Scozia e alcune regioni francesi le vittime venivano strangolate con la garrota;
• nel Principato di Ellwanghen le vittime erano passate a fil di spada;
• in Svezia le vittime erano preventivamente decapitate;
• in Italia, Spagna e Francia erano bruciate vive, mentre un canonico mostrava loro una croce.

La motivazione del rogo è da cercare nelle sacre scritture, dice infatti Paolo:
«Se l'opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco»
 (1 Cor. 3, 14-15).
La salvezza avviene tramite fuoco purificatore, ma è Giovanni ad essere ancora più preciso sulla sorte che toccherà chi non crede in Cristo:
«Quelli che non credono in me, saranno gettati via come rami secchi. Gli uomini li raccatteranno e li getteranno nel fuoco e saranno bruciati»
 (Giovanni 15,16).
Il rogo era la punizione generalmente inflitta agli eretici recidivi, e la strega, in quanto seguace di Satana, era certamente apostata. Bruciarle era anche un rituale di purificazione e rassicurava i giudici timorosi che esse non sarebbero tornate dal regno dei morti. È stato calcolato che il tasso delle condanne a morte, secondo varie località ed epoche, si sia aggirato sul 25-47% dei processi, con punte massime eccezionali del 92% (Svizzera). Nei casi in cui non veniva assegnata la condanna a morte, le pene minori potevano consistere nella marchiatura a fuoco, accecamento, estirpazione della lingua, mutilazioni varie, ecc. In pochi casi fortunati il presunto colpevole poteva essere liberato e mandato in esilio.

LE CACCE ALLE STREGHE: NUMERI, DATE, GEOGRAFIA
 
Non è facile identificare il numero esatto di processi ed esecuzioni, gli storici sono divisi e non dobbiamo dimenticare che molte esecuzioni furono sommarie e quindi non vennero registrate.
Lo studioso Hans Kuhn affermò che il numero delle "streghe" uccise, a partire dal 1484 e sino al 1782, ammonta all'impressionante cifra di 9 milioni. Le stime sono, tuttavia molto divergenti e raggruppabili in tre ipotesi diverse:
Stima minima: circa 300.000 processi e 145.000 esecuzioni.
Stima media: 1.200.000/1.500.000 processi e 900.000/1.200.000 esecuzioni.
Stima massima: circa 12.000.000 processi e 9.000.000 esecuzioni.
Molte grandi cacce furono caratterizzate da episodi minori, ma ciò che le accomunò fu il sentimento di terrore profondo e di panico, tipico di un comportamento di isteria collettiva. Le grandi cacce si verificarono nel momento in cui, anche grazie alla tortura, si verificò un sistema di delazioni tale da supportare e dimostrare le accuse.
Non è semplice tracciare una linea del tempo, anche se, pur con tutte le semplificazioni del caso, è possibile individuare questa evoluzione:
 
* 1300-1330: processi per magia politica.
* 1330-1375: processi per stregoneria/maleficia.
* dal 1375: processi per satanismo.
* 1435-1500: prime cacce alle streghe e pubblicazione dei principali trattati.
* 1500-1550: parziale declino dei processi.
* Seconda metà del ‘500: ristampa del Malleus maleficarum.
* 1550-1580 aumento dei processi.
* 1580-1650: periodo più intenso di cacce.
* Fine XVII secolo inizio XVIII: declino della stregoneria
* 1755: ultimo processo in Germania
Tutti i paesi europei vennero toccati da cacce di maggiore o minore entità, anche se il 75% dei processi si svolsero in: Francia, Svizzera, Germania, Paesi Bassi.
Nel dettaglio (tabelle tratte da Levak le cacce alle streghe in Europa):



 
MA CHI FURONO LE STREGHE?

 
Per i dati al momento in nostro possesso possiamo dire che il 76% delle streghe furono donne, il24% uomini, mentre non fu rilevato il numero di minori e bambini.
Il giudice di Wurzburg  in riferimento all’operato dell’inquisitore Hilipp Adolf di Ehremberg, principe vescovo di Wurzburg e Johann Georg II Fuchs di Dornheim, di Bramberga, ad esempio, resta inorridito dal vedere come tutta la città di Wurzburg (Germania) fosse implicata nell’accusa di stregoneria.
«Un terzo della città è sicuramente implicato. Gli esponenti più ricchi, elevati e illustri del clero sono già stati giustiziati. Una settimana fa una ragazza diciannovenne, considerata da tutti la più onesta della città, è stata mandata al rogo... ci sono trecento bambini di tre o quattro anni accusati di avere rapporti con il diavolo. Ho visto morire bambini di sette anni, e coraggiosi scolari decenni, dodicenni, quattordicenni».
Colpisce che anche i bambini fossero colpiti da quest’isteria collettiva. Si legge negli atti di un processo di Lucerna che:
«Oggi 16 novembre 1632 gli onorevoli podestà consiglieri e loro seguito, constatato che non vi era da sperare in alcun miglioramento della bambina, l'hanno fatta strangolare nella torre ma senza toglierle la vita, l'hanno racchiusa in un sacco, condotta al patibolo perché fosse bruciata e ridotta in cenere assieme a Brigitta Testacanuta, che a sua volta doveva quel giorno essere giustiziata e bruciata».
La bambina [9] in questione aveva 11 anni.
In Russia e Estonia gli uomini costituirono la maggioranza degli accusati di stregoneria, mentre nei paesi scandinavi le percentuali dei due sessi erano quasi pari, il motivo è che in questi luoghi la stregoneria non venne connessa con la sessualità, ma restò molto legata all’eresia [10].
Certamente, nell’immaginario collettivo esistevano streghe di sesso maschile; sembra che i tempestarii itineranti dell’alto medioevo, che scatenavano tempeste terrorizzando la popolazione, fossero uomini, ma nei secoli successivi il maleficium, nell’ambito del villaggio, fu quasi sempre femminile. Testi profondamente misogini come il Malleus maleficarum non fecero che avvallare questa tendenza; scrive infatti il Malleus in merito alla donna:
«Tutta la stregoneria deriva dalla lussuria della carne, che nelle donne è insaziabile. ...Che cosa è la donna se non un nemico dell'amicizia, una inevitabile punizione, un male necessario, una tentazione naturale?» (Malleus Maleficarum).
Gli uomini potevano benissimo, al pari delle donne, praticare la magia nera, fare patti col diavolo e partecipare al sabba, ma si riteneva che le donne fossero moralmente più deboli e quindi più facilmente soggette a soccombere alle tentazioni del demonio.
Il ragionamento è semplice: la donna è complice di lussuria e quindi più soggetta al diavolo, signore e padrone della menzogna e della fragilità della carne. il Diavolo aveva rapporti sessuali con tutte le streghe perché sapeva che le donne amano i piaceri della carne.
«Il suo amante [il diavolo] viene due o tre volte alla settimana, compie atti lascivi con lei, si accoppia con lei […]. Inoltre è più volte giaciuto con lei il fratellino […] compiendo con esso incesto, e ben più volte di quante sono menzionate nel precedente protocollo. Le piaceva molto di più quando suo fratello si univa a lei di quando lo faceva il diavolo. Il diavolo si è accoppiato con lei anche una volta che perdeva sangue» (Verbale del processo di Maria Durnau, 1661).
Maria Durnau venne accusata di stregoneria a Stoccarda insieme al fratellino Isau e i due furono uccisi con la spada il 27 di novembre dell'anno 1662 nella foresta.
Erano stati ritenuti colpevoli di orribili azioni: avevano rinnegato Cristo, sua madre e tutti i santi. Erano devoti del nemico maligno, e avevano vergognosamente disonorato l'ostie consacrate.  Come si legge, Maria era accusata di aver avuto rapporti sessuali innumerevoli volte col nemico maligno e di aver commesso incesto.
Il 62 % delle streghe processate aveva più di 50 anni, e, presumibilmente era brutta: così si esprimono Cardano e Scot:
«Le streghe sono misere vecchie mendicanti che vivono nelle valli nutrendosi di castagne e di erbe di campo» (Gerolamo Cardano, 1501-1573).
«Solitamente vecchie, zoppe, mezze cieche,pallide, sudice e piene di rughe[…] smilze e deformi, e offrono le loro facce melanconiche al disgusto di chi le incontra» (Reginald Scot, 1538-1599).
Molte delle donne accusate di maleficia erano persone solitarie, eccentriche o di cattivo carattere, magari vedove o “zitelle”, personalità solitarie che difficilmente si inquadravano nella rigida etica del villaggio.
Tra le accusate il 56% era costituito da persone sposate, il 28% erano vedove, il 16% erano nubili.
Alcune categorie di donne erano più facilmente vittime di accuse: le levatrici, le cuoche, le guaritrici. Dal momento che le streghe erano avide di bambini non battezzati per poterli sacrificare al Diavolo, le levatrici, più di chiunque altro, avevano la possibilità di battezzare nel nome di satana gli infanti. Il fatto che poi la mortalità infantile fosse così alta, certo non deponeva a loro favore. Nel 1728 una levatrice ungherese, bruciata come strega, fu accusata di aver battezzato nel nome del diavolo 2000 bambini. Le levatrici erano, sovente, anche erboriste e guaritrici e costituivano, nelle campagne, l'unica forma di assistenza medica a cui potersi rivolgere. Alcune disponevano di patenti rilasciate dalle autorità locali, non sempre sufficienti a preservarle da accuse ed arresti. Le cuoche, come le guaritrici, potevano facilmente lavorare con erbe ed essere accusate di aver avvelenato i commensali.
Esistevano nozioni diverse sulla natura delle streghe: per i contadini le streghe erano persone che facevano male ai loro vicini; per vescovi laici e avvocati la strega era membro di una setta segreta organizzata da Satana. Ogni processo era una battaglia tra le forze di Dio e le forze del diavolo ed era combattuta per l’anima della strega, che, seppur bruciata, avrebbe perso la sua vita terrena, a guadagnato quella eterna.    
 
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Caccia alle streghe in Italia tra il XIV e il XVII secolo, Atti del convegno nazionale di studi storico antropologici, Triora,
 22-24 ottobre 2004, Praxis 2007.
NOTE  

1 Egli era un frate dell'ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus e nel 1605 ebbe forse, ma la cosa non è certa, il primo contatto con il demonio in quanto fu chiamato al capezzale del duca Guglielmo III, duca di Julich-Clevenberg, che soffriva di una strana malattia, con sintomatologie che per l'epoca erano considerate chiari prove di possessione diabolica. L'idea del Compendium nasce probabilmente in quel periodo. Il testo è scritto in latino e si arricchisce di citazioni su svariate fonti per consentire al lettore di orientarsi con sicurezza nella scottante materia trattata. Il volume contiene con 31 xilografie che riassumono in suggestive immagini i tratti più essenziali descritti nelle pagine. Copia di questo trattato inquisitorio è conservata nella Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli.
2 Il 20 marzo del 1428 venne bruciata come strega Matteuccia di Francesco abitante a Ripabianca presso Deruta. Nella lunga sentenza fatta redigere dal capitano Lorenzo de Surdis compaiono filastrocche contro gli spiriti e il dolor di corpo, fatte confessare con ripetute torture, durante le quali si teneva l'interrogatorio. Ad un tratto, nelle confessioni di questa strega paesana, affiora un frammento estraneo: dopo essersi unta di grasso di avvoltoio, sangue di nottola e sangue di bambini lattanti, Matteuccia invocava il demonio Lucibello, che le appariva in forma di caprone, la prendeva in groppa e, tramutato in mosca, veloce come il fulmine, la portava al noce di Benevento dove erano radunate moltissime streghe e demoni capitanati da Lucifero maggiore.
3  Visto che l’ordalia prevedeva l’intervento divino, era necessario che un ecclesiastico benedicesse l’intera operazione.
4  La prima prova documentaria si trova nelle leggi della città di Verona 1228. Nel 1252 la Chiesa che per prima aveva adottato il sistema inquisitorio, seguì l’esempio dei tribunali secolari e consentì l’uso della tortura nei processi verso gli eretici. Innocenzo IV autorizzò gli inquisitori papali a usare la tortura.
5  Nella più importante caccia alle streghe che coinvolse più di 1900 persone, 11 furono condannate al rogo e solo una aveva reso confessione. In Spagna, in linea con i processi contro gli eretici, la confessione riconduceva, di solito alla riconciliazione con Dio.
6  In determinate occasioni, al fine di individuare comunque il marchio, vennero usati particolari spilloni con punta rientrante quando erano premuti sul corpo della vittima. In questo caso la mancanza di dolore veniva interpretata come chiaro segno dell'esistenza del marchio. Questi spilloni con la punta retrattile furono inventati, all'inizio del seicento, dal medico inglese Hopkins per facilitare il lavoro degli inquisitori.
7  Ecco alcune torture, utilizzate con modalità diverse in varie parti del mondo:
ANNODAMENTO: era una tortura specifica per le donne. Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone. Robusti uomini ruotavano l'attrezzo in modo veloce, provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo e lasciando il cranio scoperto. Questa tortura fu usata in Germania anche contro gli zingari (1740-1750) e in Russia nel corso della Rivoluzione Bolscevica nel 1917-1918;
CREMAGLIERA: era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima veniva legata su una tavola, caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (e in modo preciso sul corpo) fino a slogare tutte le articolazioni;
CULLA DELLA STREGA: questa era una tortura a cui venivano sottoposte solamente le streghe. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo e veniva fatta continuamente oscillare. Apparentemente non sembra una tortura ma il dondolio causava profondo disorientamento e aiutava a indurre a confessare.
FANCIULLA DI FERRO O VERGINE DI NORIMBERGA: era una specie di contenitore di metallo con sembianze umane (di fanciulla appunto) con porte pieghevoli. Nella parte interna delle porte, erano inserite delle lame metalliche. I prigionieri venivano chiusi dentro in modo che il loro corpo fosse esposto a queste punte in tutta la sua lunghezza, ma senza ledere in modo mortale gli organi vitali. La morte sopraggiungeva lentamente fra atroci dolori.
FORNO: questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomiglia ai forni crematori dei nazisti. La differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di essere cremate. Nel XVII secolo più di duemila fra ragazze e donne subirono questa pena nel giro di nove anni. Questo conteggio include anche 2 bambini.
IMPALAMENTO: è una delle più antiche forme di tortura. Veniva attuata per mezzo di un palo aguzzo.
ACQUA INGURGITATA: l'accusato, incatenato mani e piedi ad anelli infissi nel muro e posato su un cavalletto, è costretto a ingurgitare più di NOVE litri d'acqua, e ancora altrettanti se il primo tentativo non risulta convincente, per un totale di DICIOTTO litri.
PERA: era un terribile strumento che veniva impiegato il più delle volte per via orale. La pera era usata anche nel retto e nella vagina. Questo strumento era aperto con un giro di vite da un minimo a un massimo dei suoi segmenti. L'interno della cavità ne risultava orrendamente mutilato, spesso mortalmente. I rebbi costruiti alla fine dei segmenti servivano per aumentare il danno fisico. Questa era una pena riservata alle donne accusate di avere avuto rapporti sessuali col Maligno.
PRESSA: anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata come misura giudiziaria durante il XIV secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772.
PULIZIA DELL'ANIMA: era opinione diffusa in molte zone che l'anima di una strega o di un eretico fosse corrotta, sporca e covo di quanto di contrario ci fosse al mondo. Per pulirla prima del giudizio, qualche volta le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone, perfino sapone. La famosa frase "sciacquare la bocca con il sapone", che si usa oggi, risale proprio a questa tortura.
VEGLIA: consisteva nel privare del sonno gli accusati. Matthew Hopkins la usava in Essex. La vittima, legata, era costretta a immersioni nei fossati anche per tutta la notte per evitare che si addormentasse.*
I TRATTI DI CORDA. Venivano applicati normalmente per tre volte consecutive. Le mani della vittima venivano legate dietro la schiena e poi fissate ad una corda servita da carrucola. Sollevando la vittima da terra, con strappi più o meno violenti, si produceva la lussazione degli omeri. Questo era il tipo di tortura più frequente.
LO SQUASSAMENTO. È una variante del metodo precedente. La vittima veniva appesantita con carichi legati ai piedi, variabili tra i 15 ed i 25 chilogrammi . Uno strappo estremamente violento della corda produceva la fuoriuscita delle articolazioni delle braccia e, sovente, la rottura dei polsi.
IL CAVALLETTO. Tavolaccio sul quale la vittima era distesa con polsi e caviglie legati a funi che facevano capo ad un argano. L'azione dell'argano provocava lo stiramento degli arti con effetti simili ai due trattamenti precedenti. Questo tipo di tortura poteva essere protratto anche per 30-40 ore e con tensione crescente delle corde.
LE COMPRESSIONI. Tra le più comuni:
         o viti per stritolare arti e dita;
         o ganasce a vite per la testa;
         o stritolatori per genitali maschili;
         o stivali con viti, da applicarsi a gambe e piedi.
LA SEDIA DI FERRO Era una specialità tedesca. La vittima veniva fatta sedere nuda su di una sedia di ferro arroventata.
PINZE E TENAGLIE
         o Le pinze venivano usate per strappare le unghie (Scozia);
         o Le tenaglie arroventate si usavano per strappare lembi di pelle.
TORMENTI DIVERSI
         o la vittima veniva incatenata ad un muro (o in piedi su di uno sgabello) e costretta a bastonate ad una veglia forzata per parecchi Applicati in varie località secondo l'estro degli inquisitori: giorni, sino al totale istupidimento;
         o la culla di Giuda dove l'interrogato, legato mani e piedi, veniva fatto dondolare su di un cuneo che gli tagliava lentamente la pancia;
         o asportazione dei capezzoli femminili con lame taglientissime e cauterizzazione delle piaghe con colata di piombo fuso (specialità di alcuni inquisitori papali dell'Italia meridionale);
   * Mutilazioni varie. Asportazione di occhi, orecchi, dita.
8  Le regole d'oro di Eymerich. N. Eymerich stabilisce delle regole precise su come e quando applicare la tortura mediante strappi di corda.
   * 1 - Si tortura l'accusato che vacilla nelle risposte, affermando ora una cosa, ora il contrario, ma sempre negando i capi di accusa più importanti. Si presume in tal caso che l'accusato nasconda la verità e che incalzato dagli inquirenti, si contraddica. Qualora negasse una volta e poi si confessasse e pentisse verrebbe considerato come un eretico penitente e quindi condannato.
   * 2 - Sarà torturato l'accusato che abbia contro anche un solo testimone. La pubblica nomea ed un testimone costituiscono insieme una mezza prova, cosa del tutto naturale dal momento che una sola testimonianza vale di per sé come un indizio. La regola testis unus, testis nullus vale per la condanna ma non per la presunzione. Una sola testimonianza a carico è dunque sufficiente, anche se la testimonianza di uno solo non ha la stessa forza di un giudizio civile.
   * 3 - L'accusato contro il quale sussistono uno o più indizi gravi deve essere torturato. Il sospetto più gli indizi non sono sufficienti. Per i preti basta il sospetto (ma solo i preti infami saranno torturati). In questo caso sussistono numerose e sufficienti condizioni.
   * 4 - Sarà torturato l'accusato contro il quale deporrà un solo testimone in materia di eresia e contro il quale si abbiano indizi veementi e violenti.
   * 5 - Il sospettato contro il quale esistono più indizi veementi o violenti verrà torturato anche se non si hanno testimoni a carico.
   * 6 - Quindi a maggior ragione si dovrà torturare colui che, a somiglianza del precedente, avrà contro di sé la deposizione di un testimone.
   * 7 - Il sospettato contro cui si ha solo diffamazione o un solo testimone o un solo indizio non verrà torturato perché una di queste condizioni da sola non basta per procedere alla tortura.  
9  Anche bambini ed adolescenti (in particolare femmine) furono estesamente processati ed uccisi con l'accusa di stregoneria; era sufficiente avere compiuto gli otto anni per cadere nelle grinfie degli inquisitori. Le bambine di 8-10 anni, consacrate dalle loro madri al Diavolo, erano in grado di scatenare furiose tempeste in mare e devastanti grandinate sui raccolti. Sprenger e Kramer nel Malleus danno per scontata la trasmissione del maleficio da madre a figlia: «... l'esperienza dimostra che sempre le figlie hanno fama di essere le imitatrici dei delitti materni... e che quasi sempre la progenie è infetta».
10  Il fatto che l’eresia non era collegata al sesso può spiegare il motivo per cui l’Inquisizione spagnola e quella Romana processarono per stregoneria una percentuale di uomini superiore a quella riscontrata nella maggior parte dei tribunali europei. L’inquisizione in Italia e Spagna istituì processi per stregoneria come forma di magia e mostrò scarso interesse per il maleficium.

 
Articolo di: Linda Cavadini ©
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Last Update: 20/04/2017
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