Lupi Mannari e Licantropi - Esoterismo e Misteri

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Lupi Mannari e Licantropi

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Lupi Mannari e Licantropi


Quanto c’è di vero nelle storie e nelle leggende che riguardano i Lupi Mannari e i Licantropi
?
Forse più di quanto pensiamo, anche se la “licantropia” trova alcune convincenti risposte nella scienza e nella moderna medicina.

Proprio a tal proposito cominciamo a fare una prima sostanziale distinzione: il Lupo Mannaro ed il Licantropo non sono esattamente la stessa cosa.

Anche se i due nomi nel tempo hanno assunto il carattere di sinonimi, vi è una differenza sostanziale tra di essi che consiste nella volontarietà o meno della trasformazione, che è inconsapevole per il lupo mannaro e deliberata per il licantropo, uomo che si trasforma in lupo senza perdere l’uso della ragione e quindi mantenendo una componente umana.

L’origine di ambedue i miti ha radici antichissime,  inserite nell’ambito del complesso rapporto tra uomo, divino e universo magico senza assumere, tuttavia, un significato ineluttabilmente negativo.


Le più lontane e controverse tracce, risalgono alla prima età del bronzo, quando le migrazioni delle tribù nomadi indoarie le portarono in contatto con le popolazioni stanziali europee. In alcune caverne in Spagna e nel Sud della Francia sono presenti dei graffiti raffiguranti un essere a metà tra l’uomo e l’animale.
Si stima che abbiano circa 30.000 anni, inquadrandosi nel periodo dell’uomo di Cro-Magnon. Si evidenzia l’immagine antropomorfa con testa di uccello e zampe al posto delle mani, oppure con corna, orecchie da cervo e coda di lupo. E’ certamente possibile che tali disegni avessero il semplice fine di ingraziarsi le deità e nulla di concreto riguardante la licantropia o il mannarismo; in ogni caso si dimostrano alquanto diversi da altri ritrovamenti coevi.


Nell'Antico Egitto, le prime raffigurazioni di un incrocio tra un canide e un uomo riguardano lo sciacallo Anubi.
Appare la metamorfosi da uomo a lupo nell’Epopea di Gilgamesh
, ciclo epico di ambientazione sumerica, tra le testimonianze scritte più antiche in merito, dove la dea Ishtar trasforma per punizione un pastore, scagliandolo contro la famiglia, gli amici e la stessa comunità del suo villaggio, nucleo fondamentale della nascente civiltà mesopotamica. Nell'Antica Grecia compaiono altre raffigurazioni, rispettivamente Zeus, Febo e Licaone. Zeus, da appassionato mutaforma quale è, si serve più volte della sua facoltà per sedurre donne mortali eludendo la sorveglianza di Hera.

La figura del lupo, accentuatamente antropomorfa, fa la sua comparsa indipendente anche in altre zone europee. Presso le tribù galliche è un carnivoro necrofago e viene raffigurato seduto come un uomo nell'atto di divorare un morto. Presso gli etruschi è Ajta a incarnare in qualche modo le sembianze del mannaro; il dio etrusco degli inferi ama portare un elmo di pelle di lupo, che lo rende invisibile.
Nelle tradizioni del Nord Europa compaiono figure di guerrieri consacrati a Odino, i berserker
, che nella furia della battaglia si trasformavano in orsi o lupi. Fenrir, uno dei tre mostruosi figli del dio vichingo Loki, rappresenta il prototipo del lupo mannaro scandinavo.
In Oriente, si diceva che Gengis Khan fosse discendente del "grande lupo grigio". Nelle pianure degli Stati Uniti, erano gli indiani Pawnee a ritenersi imparentati con i lupi.
Sensibilmente più complicato è stabilire quando si abbiano le prime leggende che parlino esplicitamente di lupi mannari non collegati a capricci di deità.



Di certo fa la comparsa nel I secolo, nella narrativa della Roma antica con il nome di versipellis (“gira - pelle”).
Ne parla Gaio Petronio Arbitro nel frammento LXII del Satyricon
[1] ed è la prima novella in cui appare questa figura. Nel racconto si fa anche la prima menzione certa del plenilunio quale fattore determinante nella trasformazione dell’uomo in lupo; elemento che passa poi quasi inosservato fino all’XI° secolo.
In altre antiche leggende, il mannaro era un essere umano condannato da una maledizione a trasformarsi in una bestia feroce: la forma di cui si racconta più spesso è quella del lupo, ma in determinate culture prevalgono l'orso, il bue o un grosso gatto selvatico.
In seguito fu il Cristianesimo ad imprimere un marchio negativo alla commistione uomo-lupo, considerato segno inequivocabile dell’intervento del maligno e di depravazione fisica e morale (lo stesso era accaduto con i draghi e i serpenti).

Virgilio, nell’Eneide parla di uomini trasformati in lupi dalla Maga Circe e nelle Bucoliche il pastore Alfasibeo canta della trasformazione di Meri in lupo grazie ad alcune erbe donate da una maga. Anche Pomponio Mela parla di licantropia nel  De situ orbis, e così Properzio che, nelle Elegie, parla della maga Acantide, capace di trasformarsi in lupo mannaro. Nella mitologia greca, Licaone era il capostipite dei Pelasgi ed il fondatore, sul Monte Liceo, della prima città, Licosura, e questo personaggio si identificava, per via del suo nome, col lupo.

Il tema è anche presente nella tradizione celtica: infatti, proprio il patrono dell’Irlanda, San Patrizio, contende a San Natale Abate, pure molto venerato , il primato di aver dato origine alla stirpe dei lupi mannari irlandesi. La leggenda è riferita dal Kongs Skuggsjo, o Specchio dei re, opera norvegese in forma di dialogo del 1250, in cui si racconta che San Patrizio, irritato dagli irlandesi che non volevano convertirsi alla religione cristiana, lanciò loro la maledizione di trasformarsi in lupi mannari, mentre Giraldo di Cambria, nella Topographia Hibernica, attribuisce la stessa tremenda vendetta a San Natalis che trasforma gli abitanti di Ossory in licantropi.


Le testimonianze di avvistamenti di lupi mannari nel Medioevo e nel successivo Rinascimento sono talmente numerose da essere assimilabili ad una sorta di isteria collettiva. Il fenomeno veniva collegato a pratiche magiche e alla conoscenza e assunzione di erbe capaci di dare poteri misteriosi e sconosciuti. Tra le varie pratiche capaci di innescare la trasformazione si ritenevano esserci il bere acqua licantropica, ossia acqua piovana raccolta nelle orme di un lupo, oppure il pronunciare per tre volte il nome di un lupo mannaro dopo essersi tolti i vestiti e aver orinato su di essi.

Non ci poniamo neanche la domanda se tali prassi funzionassero davvero e non c’è modo di sapere per certo se realmente qualcuno si sia mai avventurato a bere qualche mistura micidiale fatta di grasso di lupo e sostanze tossiche dagli effetti psicotropi come bella donna, papavero, oppio, zafferano, solano e prezzemolo; ma quasi certamente è da quel periodo che nacque la credenza, di cui prima non si riscontra traccia, secondo la quale il morso di un lupo mannaro trasformi automaticamente la vittima in un suo simile
.

Si credeva anche che per fargli riacquistare la forma umana bastasse colpirlo con una chiave priva di buchi o bucargli la mano con un'asola da calzolaio o che, per mettersi in salvo, bastasse salire su di una scala con più di tre gardini. Una buona efficacia aveva anche l'Aconito, erba perenne della famiglia delle Ranunculaceae
, dotata di forti proprietà curative ma estremamente tossica: è conosciuta comunemente come Strozzalupo, dal fatto che alcuni popoli antichi la usavano per avvelenare i lupi e le volpi.
Soluzione più radicale e diffusa per liberarsi di tali mostri era comunque il rogo: tra il 1300 e il 1600 si calcolano tra le ventimila e le centomila vittime.
Ma si trattava davvero di lupi mannari, di licantropi o di altro?
Difficile dare una risposta esaustiva!

Si tratta certamente di una casistica complessa in cui rientrano tanti elementi legati alla realtà dell’epoca, tra cui anche i folli o delinquenti che, approfittando della paura collettiva, si ricoprivano di pelli di lupo per dare sfogo alla loro violenza e perpetrare i loro crimini, oppure molto più semplicemente di vittime della superstizione e della paura.
Tutte le storie e le leggende derivanti da quel periodo concordano nell'affermarne l'origine diabolica, in associazione con streghe ed eretici. Rimane comunque complicato tracciare una morfologia univoca del licantropo o del mannaro. Generalmente lo si trova rappresentato in forma di lupo e non in forma ibrida tra uomo e bestia (come nei film d'orrore). Ci sono naturalmente delle eccezioni sia pure rare e parziali: in alcune descrizioni il mannaro sembra poter procedere come un bipede o conservare una certa prensilità degli arti anteriori, riuscendo ad intrufolarsi nelle abitazioni forzandone le porte.
Altro tratto distintivo risulta essere l'immenso gusto per la carne fresca.
In altre testimonianze il mannaro assume un'ampia gamma di aspetti e dimensioni, dal normale lupo, da cui si distingue solo per l'intelligenza e la ferocia, a una mostruosità grossa come un bovino, dalla forza spaventosa e dalla ferocia senza pari. In alcuni casi si afferma anche che sia privo di coda o che sia necessariamente di colore nero. Un'altra caratteristica peculiare risiederebbe nelle sue impronte: in alcune leggende, il lupo mannaro lascerebbe a terra il segno di cinque unghie (i canidi normali ne lasciano solo quattro poiché il pollice si è atrofizzato e non tocca il terreno). Alcuni di questi uomini bestia conserverebbero la possibilità di parlare e ragionare come normali esseri umani, altri la perderebbero completamente.
Anche alla regola secondo cui non vengono mai rappresentati come ibridi ci sono delle eccezioni. Il demonologo francese Pierre Delancre (1565–1630), li descrive così: “Essi sgozzano li cani e li bambini e li divoran con eccellente appetito; camminano a quattro zampe; ululano come veraci [lupi]; hanno ampia bocca, occhi di fuoco e zanne acuminate
.”

Quanti mannari?…quanti licantropi?…quanti semplici folli o criminali? Chi può dirlo!


Ci sono, tuttavia, elementi probatori che incuriosiscono alquanto. Nel castello di Ambras, presso Innsbruck, c’è conservato un quadro in cui vi è ritratta un’intera famiglia dai tratti metà umani e metà lupeschi. Si trova ancora nella Camera dell'arte e delle curiosità del castello fatto costruire da Ferdinando II d'Austria nel XVI secolo per ospitare oggetti bizzarri e curiosità scientifiche.
A che categoria apparterrà chi vi è ritratto!?
Per quanto concerne, invece, l’indizio della luna piena quale elemento necessario per la trasformazione in lupo, come abbiamo accennato in precedenza, lo ritroviamo dopo un millennio con lo scrittore medievale Gervasio di Tilbury (1155-1234).
Si tratta di un indizio difficilmente rintracciabile nelle tradizioni popolari arcaiche, a parte i due casi citati, ma assai diffuso in epoca successiva e che conobbe uno straordinario successo in ambito letterario e, in particolare, nella produzione letteraria gotica del XIX secolo. Furono soprattutto Charles Robert Maturin nel suo The Albigenses
(1824) e George William MacArthur Reynolds, autore di Wagner the Wher-Wolf (1846), ad amalgamare spunti provenienti della tradizione nordica con elementi degli antichi miti lunari.
Con il romanzo Dracula
, scritto nel 1897 da Bram Stoker, ritroviamo i lupi mannari associati anche ai vampiri. In seguito il cinema ha fatto il resto consacrando tale legame e sposando anche le tesi che il morso di un lupo mannaro contagi automaticamente la vittima o che lo si possa uccidere solo con un'arma d'argento.

Fin qui le basi mitiche e letterarie della credenza, ma quali sono quelle scientifiche?

Sono fondamentalmente tre.

La prima è l’ipertricosi
, detta anche “sindrome del lupo mannaro”.
Si tratta di una disfunzione grave e invalidante di origine genetica, caratterizzata dalla crescita di una folta peluria su ogni parte del corpo, anche su quelle parti di norma glabre come il volto, il naso e le mani. I soggetti che ne sono affetti e che di pericoloso non hanno assolutamente nulla, vivono spesso in condizioni di isolamento e di emarginazione proprio a causa del loro aspetto. Il più noto appartenente a questa tipologia di “lupi mannari” è Larry Gomez, attore e trapezista messicano entrato nel Guinnes dei Primati come uomo più peloso del mondo.

Meno innocua è la seconda, conosciuta come “licantropia di origine psichiatrica”
. E’ una patologia, fortunatamente molto rara: una forma di delirio zooantropico, che può esprimersi attraverso un discreto numero di disturbi psichiatrici di personalità di tipo paranoide e in alcune forme di psicosi. La persona è convinta di essersi trasformata in lupo o di essere in procinto di farlo ed assume comportamenti animaleschi che possono eventualmente risultare pericolosi.
Esistono testimonianze di tale psicosi piuttosto antiche: la prima è riconducibile al Profeta Daniele che l'attribuisce al re babilonese Nabucodonosor: da qui in psichiatria il nome di “licantropia di Nabucodonosor”. In seguito se ne ha notizia dal medico romano Paulus Aegineta durante il Basso Impero e da altri testi medievali. Più recentemente, nel 1977 un caso è stato registrato nel The American Journal of Psychiatry da Harvey Rostenstock e Kenneth R. Vincent.

La malattia che può far manifestare dei sintomi assimilabili alla licantropia, tuttavia, è la Rabbia
, trasmessa all’uomo dal morso di un cane, di un volpe o di un lupo. Il virus intacca il sistema nervoso centrale provocando mutazioni comportamentali quali aggressività, violenza e ipersessualità organica.
In sostanza sembra che il legame tra luna piena e la licantropia sia un frutto puramente letterario e che un uomo dall’aspetto lupesco sia semplicemente affetto da ipertricosi. La possibilità di imbattersi in un uomo affetto da patologia psichiatrica, convinto di essere un lupo, è abbastanza remota e comunque non avrebbe né zanne acuminate né forza soprannaturale né, tanto meno, aspetto lupesco!

Arrivati a questo punto possiamo anche mettere la parola fine a questo tema e archiviarlo definitivamente.

Ma possiamo fare lo stesso con il mannarismo!?

Naturalmente la spiegazione scientifico-razionale sgombra il campo da tutta una serie di fantasie e frenesie mitologico-leggendarie e certamente c’è stato molto di radicalmente architettato in gran parte delle storie che sono arrivate fino a noi.
Tutta una serie di testimonianze su casi di presunto mannarismo, anche in epoca moderna, ad un’analisi accurata, finiscono con il risultare caotiche e contraddittorie. Neanche tutta la tecnologia con la quale circoliamo ogni giorno ci è di grande aiuto: siamo pieni di immagini e video di ufo, alieni, folletti, fatine, trolls e quant’altro, ma di lupi mannari neanche l’ombra.

Dovendo attenersi agli elementi raccolti potremmo semplicemente dedurre che il lupo mannaro ha certamente un posto di tutto riguardo nel mito, nella leggenda, nel folclore, nella superstizione e, naturalmente, nel panorama televisivo e cinematografico, ma ben poco a che fare con il mondo reale.

Malgrado tutto ciò e pur volendo mantenere una linea di giudizio equilibrata ed obiettiva non escluderei in senso assoluto che tutta la fenomenologia fin qui descritta e generalmente conosciuta, abbia potuto occultare e proteggere al suo interno qualcosa che facciamo fatica a notare. Se fosse esistito o esista ancora in una o più parti del mondo, in qualche foresta, zona silvestre e montuosa, lontana dai grandi centri urbani, un soggetto che si manifesti raramente, senza destare particolare clamore, non lo noteremmo. Qualunque azione o aggressione dovesse compiere andremmo a ricercarne la causa in qualche altra direzione.
Siamo sempre troppo convinti di conoscere ogni aspetto della nostra realtà, del mondo che ci circonda, di sapere cosa è possibile e cosa non lo è. Abbiamo deciso che quel qualcosa di cui ci hanno parlato gli egizi, i sumeri, i mesopotamici, le genti europee e quelle del Nord, quelle dell’Est e quelle oltre gli oceani, i mesoamericani e gli indo americani, e poi gli aborigeni australiani e quelli della Tasmania, per noi non è realistico.

Abbiamo dovuto aspettare fino al 2008 per renderci conto che quello del Chupacabra non era un semplice mito ed è stato solo grazie ad un ritrovamento fortuito, che è stato possibile effettuare il test del DNA ed identificare l’animale come un canide anche se, in inseguito, i marcatori genetici lo hanno assimilato di più alla famiglia dei coyote.

Io aspetterei ad accampare tante certezze è mi terrei lucidamente stretto il dubbio: un fondo di verità in tutte le tradizioni popolari è sempre esistito!

Per chi fosse curioso e volesse approfondire il tema propongo una lettura interessante: Breve guida ai Lupi Mannari


[1] Petronio, Satyricon 61-62: «Quando ero ancora schiavo, abitavamo in Vico Stretto, dove oggi c'è la casa di Gavilla. Lì, dài che ti dài, attacco a farmela con la moglie di Terenzio, l'oste. Magari l'avete anche conosciuta, Melissa, la Tarentina, quel gran pezzo di donna. Io però non ci avevo messo gli occhi sopra perché era una maggiorata o per sbattermela, ma piuttosto perché aveva un cuore grande così. Qualunque cosa le chiedevo, lei me lo dava: se racimolava un soldo, la metà finiva a me. Quanto al sottoscritto, quello che avevo lo passavo nelle sue tasche e non ci ho mai preso delle fregature. Un giorno, mentre se ne stava in campagna, il suo ganzo tira le cuoia. Allora io, facendo il boia e l'impiccato, cerco con ogni mezzo di raggiungerla, perché - sai come si dice - gli amici li si vede nel bisogno.
Il caso volle che il mio padrone se ne fosse andato a Capua a vendere il fior fiore del suo ciarpame. E così, cogliendo la palla al balzo, convinco un nostro ospite ad accompagnarmi fino al quinto miglio. Mica per altro: era un soldato e per giunta forte come un demonio. Alziamo le chiappe al primo canto del gallo e con una luna così chiara che sembrava di essere di giorno. Finimmo dentro un cimitero: il mio socio si avvicina a una lapide e si mette a pisciare, mentre io attacco a contare le lapidi fischiettando. A un certo punto, mi giro verso il tipo e vedo che si sta togliendo i vestiti di dosso e butta la sua roba sul ciglio della strada. A me mi va il cuore in gola e resto lì a fissarlo che per poco ci resto stecchito. Ed ecco che quello si mette a pisciare tutto intorno ai vestiti e di colpo si trasforma in lupo. Non pensate che stia scherzando: non mentirei nemmeno per tutto l'oro del mondo. Ma, come stavo dicendo, appena trasformato in lupo, attacca a ululare e poi si va a imboscare nella macchia. Sulle prime io non sapevo più nemmeno dov'ero: poi mi avvicino ai suoi vestiti per raccoglierli, ma quelli erano diventati di pietra. Chi più di me avrebbe dovuto morire dalla paura? Ciò nonostante sguaino la spada e, menando colpi alle ombre, tra uno scongiuro e l'altro, arrivo fino alla casa della mia amica.
Entro che sembro un cadavere, senza più fiato, con il sudore che mi scorre tra le gambe e gli occhi spenti. Tanto che per riprendermi ci metto un bel po'. La mia Melissa, stupita di vedermi in giro a quell'ora della notte, mi fa: "Se solo fossi arrivato un po' prima, almeno ci avresti dato una mano: un lupo è entrato nel recinto e ci ha massacrato tutte le pecore come un macellaio. Comunque, anche se è riuscito a scappare, non ha da stare allegro, perché un nostro servo gli ha trapassato il collo con la lancia". Dopo aver sentito questa storia, non riesco a chiudere occhio per tutta la notte, ma alle prime luci dell'alba me la filo a casa del nostro Gaio, nemmeno fossi un oste appena ripulito. E quando passo davanti al punto in cui i vestiti del mio compare erano diventati di pietra, ci trovo soltanto una pozza di sangue. Quando arrivo a casa, il soldato è lì sbracato sul letto come un bue, con al capezzale un medico impegnato a curargli il collo. Allora mi rendo conto che è un lupo mannaro e da quel giorno non ho più mangiato con lui manco un tozzo di pane, nemmeno a costo della vita.
Liberi voi di pensare quello che volete, ma se vi racconto una frottola, mi stramaledicano i vostri numi tutelari».



Articolo di: Claudio Dionisi per Esoterismo e Misteri
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Last Update: 03/05/2017
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